Ven. Mar 22nd, 2019

Abbiamo visitato EXPO 2015 e abbiamo scoperto che il mondo ha bisogno di più divertimento e meno design

Lo scorso 16 giugno siamo stati a Milano per la nostra prima visita presso EXPO 2015. Vi Parliamo di “prima visita” in quanto per visitare questa mostra internazionale c’è bisogno di qualche giorno in più, svariate bottiglie d’acqua da consumare e, soprattutto, un paio di scarpe davvero comode.

Ma cominciamo per ordine, vi racconterò il diario della nostra esperienza cercando di non escludere davvero nulla di questa passeggiata.

Ore 5.00 del mattino.

Suona la sveglia e siamo pronti per raggiungere la stazione di Napoli. Il treno è sempre lo stesso, il mitico alta velocità Italo che ancora stavolta ci ha regalato un sogno: andata e ritorno alla modica cifra di 29€ a persona che, per raggiungere Milano, credetemi, sono davvero pochi. Le 4 ore e mezza di viaggio sono state una passeggiata, ma il treno davvero pieno ci ha impedito di riposare il giusto cosa che ha avuto come conseguenza una manciata di nervi tesissimi fino a quando non abbiamo superato i tornelli di controllo dell’esposizione internazionale.

Ore 12.45

Durante il viaggio in treno ci rendiamo conto che presso i padiglioni di EXPO non è presente un servizio di deposito bagagli. Questa tipologia di servizio è attiva solo presso la Fiera di Rho durante i periodi di fiera (durante il salone del Mobile, ad esempio). Appresa questa notizia con grande entusiasmo (abbiamo pensato più volte di “girare la testa al ciuccio”), ci rechiamo presso la stazione centrale di Milano che ci ha permesso di depositare il bagaglio evitando di perdere altro tempo e raggiungere il nostro albergo. Costo del servizio: 6€ per la prima ora e 90c per le ore successive. Un costo che è aumentato, guarda caso, proprio a partire dal primo Maggio 2015. Una coincidenza? Probabilmente.

Ore 13.10

La grande difficoltà nel raggiungere EXPO 2015 sta nell’avvicinarsi  all’area extraurbana di Rho. Il 16 giugno era in corso lo sciopero di Trenord, quindi abbiamo dovuto utilizzare la linea M1 di ATM in maniera obbligatoria e con un cambio dell’ultimo minuto. Anche qui una coincidenza: all’arrivo in stazione Fiera Milano troviamo decine di controllori dell’ATM intenti a deliziare i passeggeri con salatissime multe. A. ci ha raccontato di essere stato multato nonostante fosse in possesso di un biglietto che non era riuscito a vidimare dopo aver cambiato linea, il suo sconforto è stato condiviso da altri turisti che ci hanno raccontato di essersi trovati in una situazione di stallo e di nervosismo alle porte della Fiera e, soprattutto, con 36,50€ mancanti nel portafogli oltre al salato biglietto d’ingresso già pagato. Su questo Milano ha un po’ da lavorare.

Ore 13.30

L’ingresso alla fiera è stato un po’ confusionario, non era proprio semplice comprenderne l’ingresso dalla Metro, ma siamo stati aiutati dall’ufficio accrediti che si è dimostrato gentile ed affidabile. Siamo stati fortunati ad avere dalla nostra gli accrediti Media che ci hanno permesso di visitare la Fiera con tranquillità e avendo a disposizione una serie di servizi riservati come in altre manifestazioni. Il primo padiglione visitato è stato il padiglione zero, dove siamo stati trasportati nel mondo di Expo e introdotti nell’esperienza. Molto interessante, abbiamo lanciato un periscope online e il primo commento è stato “boring”. Forse più bello da vivere che da guardare sullo smartphone. Qui, alcune papere esposte al padiglione zero.

 

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Ore 15.00 – 18.00

Le ore successive sono state di totale immersione all’interno dell’area espositiva, alla scoperta delle peculiarità alimentari di alcuni tra i paesi che abbiamo avuto modo di visitare nel breve tempo. Il primo padiglione che abbiamo visitato è stato quello del Brasile. La scelta di visitare questo padiglione per primo è stata dettata sicuramente dalla curiosità di aver visto nelle numerose foto trapelate online questa grande rete attraversabile a piedi, un’esperienza davvero unica nel suo genere. Devo dire la verità: soffro davvero tanto di vertigini, per cui dopo aver attraversato la prima parte del ponte, ho avuto seri problemi a portare avanti la seconda passeggiata a oltre 6-7 metri di distanza dal suolo, senza parlare delle persone che saltellavano e rendevano tutto molto più difficile! Una volta a terra però l’ho considerata una bellissima esperienza e, detto tra noi, molto divertente.

 

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Alina intenta ad attraversare la rete con fare spavaldo
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Il bambino con i genitori è più coraggioso di me

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Successivamente alla visita del padiglione del Brasile è la volta del padiglione del Vietnam che si presenta come uno dei più piccoli ma con una forma e un design davvero interessanti. Qui l’esperienza è musicale ed è possibile godere di un concerto con strumenti e musicisti tipici di questo Paese.

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I padiglioni dedicati al riso Basmati e altri padiglioni adiacenti sono davvero particolari per forma e contenuti. In questa zona è possibile godere di una ricca vegetazione dedicata alla coltura del riso e alla cultura dei paesi che sono ricchi di questi prodotti, Italia compresa. Di seguito alcune immagini che abbiamo scattato, divertendoci a specchiarci attraverso le facciate dei padiglioni.

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In questa zona è possibile fare un break per il pranzo approfittando dei piccoli punti ristoro che offrono un piatto a base di riso ed altri prodotti tipici. Noi, che di stomaco ne abbiamo abbastanza, abbiamo scelto di fermarci presso un ristorantino del Bangladesh e abbiamo provato uno dei piatti componibili che offrono i rivenditori di questa specifica area dell’esposizione universale: riso aromatizzato e speziato, carne di bovino al curry e verdure lessate. Ho avuto le visioni mistiche per tutta la giornata, ma il sapore era niente male. Necessario un toast come spuntino a qualche passo di distanza.

Uno dei piatti che potete trovare nella zona dedicata al Basmati
Uno dei piatti che potete trovare nella zona dedicata al Basmati

Di seguito qualche altra foto e contributo di questa prima parte della nostra esperienza con la visita ad alcuni padiglioni tra cui quelli di Argentina, Marocco e Kuwait

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Il padiglione del Kuwait
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Il divertentissimo gruppo “Choque Urbano” al padiglione dell’argentina

In generale EXPO 2015 offre molti spunti di riflessione sulla necessità dei paesi meno industrializzati di esporsi a livello globale. La moltitudine di attività legate agli schermi touch e alla riproduzione di video esplicativi rende l’esperienza dell’esposizione universale un po’ meno bella di quanto la dipingono i media ufficiali. La passeggiata è però comunque davvero interessante se guardiamo alla fiera con occhi da bambino e da adulto. Da una parte abbiamo il divertimento legato ai colori e alle atmosfere di tutto il mondo, dall’altra la necessità di comprendere il livello delle risorse alimentari mondiali e la necessità di alcune zone del mondo di modificare il proprio apparato produttivo. Non si parla soltanto di paesi del terzo mondo alla ricerca di un miglioramento delle condizioni di vita ma anche dei grandi paesi industrializzati come, uno fra tutti, gli Stati Uniti d’America che si stanno impegnando nell’eliminazione, da qui a tre anni, di una serie di ingredienti tossici all’interno delle produzioni industriali (vedi l’olio di colza e similari).

La necessità di EXPO 2015 non starebbe tanto nel voyerismo puro e crudo ma nella possibilità di scendere leggermente a fondo nelle tematiche che stanno alla base delle prime necessità del nostro mondo. Un dialogo è possibile e necessario, senza dover pigiare su schermi a caso e guardare qualche piantina particolare rinchiusa in una claustrofobica teca di cristallo.

Durante il nostro primo soggiorno ad EXPO (mi auguro di tornarci ancora) ci siamo resi conto che questa esperienza ci ha raccontato tanto in termini di design ed ecosostenibilità, ma forse troppo poco in termini di divertimento e gioia del cibo davvero gustato. Probabilmente saziare 250.000 visitatori al giorno è una sfida troppo grande per chiunque ma, almeno per il momento, ce ne torniamo a casa stanchi e distrutti dal giro di mezzo mondo…in qualche ora!

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La parata delle mascotte di Expo 2015

 

1 thought on “Abbiamo visitato EXPO 2015 e abbiamo scoperto che il mondo ha bisogno di più divertimento e meno design

  1. Articolo davvero stupendo, chiaro ed interessante… oltre ad essere stato il primo articolo ad avermi fatto provare il desiderio di “toccare con mano” l’EXPO.

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