The Town of Light è chiaramente un videogioco molto originale. La sua originalità sta nel carattere, in quel gioco che si trasforma in storytelling e che permette di esplorare, riflettere, innervosirsi, insieme alla protagonista della storia. Abbiamo avuto modo di provarlo in anteprima la scorsa settimana grazie a Wired Productions che ci ha lanciato nella sua nuova, entusiasmante avventura.

The Town of Light è ambientato a Volterra, in Toscana, all’interno di un asilo psichiatrico, in una continua analessi tra presente e passato. La storia si muove sulla base di eventi realmente accaduti  e racconta le vicende osservate dagli occhi di Renée, una ragazza di 16 anni che soffre di sintomi di pazzia e depressione. Accompagneremo Renée alla ricerca dei suoi ricordi, tra le rovine del manicomio femminile di Volterra, in un vortice di emozioni e di confusionarie ricostruzioni del passato.

The Town of Light non è un gioco semplice, è talvolta complesso affrontarne le mappe proprio per la sua propensione alla rottura degli schemi. Una serie di puzzle relativamente semplici accompagnano il giocatore in un unico flow narrativo, fino alla fine della storia con una serie di obiettivi da sbloccare. Chi giocherà su PlayStation 4 sbloccherà anche qualche obiettivo gold e silver facilmente.

The Town of Light è un gioco dove la follia è coerente ed empatica. Tutti i documenti da sfogliare per ricordare gli eventi, le scelte che la protagonista dovrà fare, saranno vincolanti per lo sviluppo della trama. Da giocatore, fungerai da coscienza per la protagonista e potrai scegliere cosa rappresenti per lei. Lei ti chiederà di aiutarla a ricordare, spesso con alcune azioni un po’ sui generis come quella di trasportare una vecchia bambola su una sedia a rotelle per “ravvivarla” grazie al calore di alcune lampade mediche.

Sviluppato con tecnologia UnityThe Town of Light risulta essere abbastanza fluido se giocato con Ps4 Pro e se installato su hard disk nativo della playstation o su SSD esterno. Una prova su hard disk esterno ha causato qualche piccolo lag nei momenti cruciali della storia e caricamenti iniziali piuttosto lenti, consigliamo di installarlo su una partizione veloce della vostra Playstation 4.

In generale, un’esperienza da provare dato il prezzo contenuto, soprattutto per conoscere qualcosa in più della storia del nostro Paese e della condizione umana di quel periodo. Consigliato!

Nel panorama del genere dei giochi di ruolo (Gdr o Rpg) esiste una nuova generazione di titoli che sta provando a rinfrescare il mercato con proposte davvero valide, sia sul fronte delle idee che sul gameplay.

Per questo motivo è difficile parlare di Victor Vran come un gioco innovativo, per due motivi principali: il primo è semplicemente legato allo sviluppo, in quanto questo titolo è già conosciuto dalla community di Steam come un prodotto presente dal 2015 sul marketplace; il secondo motivo è legato alle dinamiche di gioco che sono davvero simili a titoli come Diablo III, un capolavoro del genere.

Eppure Victor Vran riesce a rapire l’attenzione sin dai primi minuti di gioco. È un titolo che ti prende con la sua semplicità, ti trasporta nei primi dungeon con la sua attitudine plug & play e, senza nemmeno accorgertene, è già passata la prima ora di gioco.

A mio avviso, un prodotto interessante per tre motivi: semplice, dinamico, con una colonna sonora strepitosa.

In arrivo su Playstation 4 la Overkill Edition vi porterà una serie di contenuti extra tra cui Fractured Worlds e la meravigliosa espansione Motörhead: Through the Ages – una selvaggia avventura heavy metal, ispirata ad una delle più chiassose rock band nel mondo.

Uno sguardo alla storia

Victor Vran è un cacciatore di mostri dal passato oscuro. La sua avventura inizia nel regno di Zagoravia ambientato in epoca vittoriana. Bar inglesi, cimiteri, villaggi e strade diroccate sono le ambientazioni che troverete più spesso nei dungeon. Con oltre 40 mappe, la storia viene raccontata attraverso una serie di artwork.

Da giocare in singolo e in multiplayer

Nonostante io non sia un grande fan del gioco online (non ho molto tempo da dedicare ai party online) devo dire che la campagna della Overkill Edition che ho avuto modo di provare grazie al test offertomi da Wired Productions  si è rivelata lunga e impegnativa. La mia preferenza va assolutamente alla versione Motörhead: Through the Ages per l’eccezionale scelta della colonna sonora che ti accompagna durante il dungeon.

Da grande fan dei giochi di ruolo a visuale dall’alto (per intenderci: Diablo e Baldur’s Gate sono tra i miei preferiti in assoluto), ho trovato Victor Vran un’alternativa valida e dal carattere essenziale: potenziati, distruggi il mostro, vai avanti. Un passatempo che permette di portare avanti le quest in modo piuttosto rilassante con potenziamenti demoniaci ed armi più o meno potenti (spade ed armi da fuoco in primis).

Su playstation 4, rispetto alla versione PC, sono stati introdotti diversi miglioramenti. Tra i più interessanti sicuramente il rilascio del gioco a 60fps per Playstation 4 Pro che porta l’esperienza ad una fluidità di gioco superiore.

Un acquisto consigliato agli amanti del genere, ma soprattutto a quelli che amano la musica rock all’interno dei videogiochi: non ve ne pentirete.

Nella folle corsa alla condivisione del digitale, certe volte ci si dimentica di fermarsi a riflettere sulle proprie produzioni e su ciò che si ha fotografato, ripreso, scattato in giro per il mondo.

Una cosa che mi succede spesso, ormai si può utilizzare anche il termine “frequentemente”, è quella di partire per un viaggio, accumulare una quantità industriale di scatti e di materiale video grezzo e di avere poi pochissimo tempo per ritornarci su, anche soltanto per conservare meglio quel ricordo in memoria. È questo il motivo per cui più di una volta ho sentito la necessità di abbandonare mirrorless, Osmo, accrocchi vari ed eventuali e partire soltanto armato di smartphone. Tanto, si sa, alla fine se proprio lo facciamo, riguarderemo soltanto le foto che abbiamo pubblicato sui social, una o due volte al massimo.

È qui che si annida l’errore più grande che possiamo commettere in ambito sia artistico che lavorativo ed è per questo motivo che ho particolarmente apprezzato l’ultimo video di Peter Mckinnon, fotografo e video specialist con sede a Toronto che con i suoi consigli ha costruito una community di oltre 400mila follower su Youtube.

Nel suo video più recente (Peter è uno youtuber davvero prolifico, difficile stare al passo) ha posto l’accento sulla necessità di mantenere vivo e reale il nostro approccio alla fotografia in un modo davvero semplice: stampare i nostri scatti. Per questo motivo, armato di una canon Pro-1000 del valore di circa 1400€ ha dimostrato quanto sia interessante confrontare il proprio lavoro digitale creando delle stampe di alta qualità professionale.

C’è da dire che per ottenere stampe di qualità non è necessario investire un capitale: ad un prezzo davvero interessante è possibile affidarsi a laboratori online professionali, con una serie di soluzioni efficaci che ci consentiranno di cogliere diversi aspetti della nostra tecnica fotografica.

Noi abbiamo scelto Saal Digital, un azienda che ci ha fatto provare il suo servizio e di cui siamo rimasti pienamente soddisfatti. Grazie al servizio di stampa foto o stampa fotoquadri è possibile ordinare e ricevere in pochissimi giorni (provare per credere!) le nostre stampe ad una qualità che ci ha resi entusiasti del risultato.

L’ordine può essere effettuato utilizzando il software Saal Design (disponibile gratuitamente al seguente link www.saal-digital.it/software-download/software-saal-design/) oppure tramite servizio online (www.saal-digital.it/negozio-online/). È possibile scegliere la superficie, il formato e il tipo di fissaggio desiderato. Bastano veramente 5 click per ordinare la stampa e riceverla via corriere a casa o in studio.

Noi abbiamo stampato una foto di un viaggio negli Stati Uniti su pannello PVC 50×70, con ottimi risultati in termini di qualità: definizione di stampa ottimale, colori fedeli al progetto iniziale, supporto resistente e assenza di macchie o sbavature di stampa. Inoltre c’è da dire che l’imballaggio in cui è arrivata la stampa è stato impeccabile: cartone esterno a doppia protezione rinforzata, imballaggio del prodotto in plastica resistente e protezione della stampa con foglio di imballaggio opaco.

Per le vostre stampe potete collegarvi a  www.saal-digital.it ed effettuare il vostro primo ordine.

La terza stagione di The Flash è quasi finita, in attesa del finale di stagione. Indipendentemente dal fluire degli eventi e dal meccanismo narrativo dell’intera stagione, gli ultimi episodi hanno dimostrato che la strada che CW ha deciso di percorrere è destinata a modificare il pubblico di questo show.

The Flash aveva grandi potenzialità e, in tutta sincerità, spero che si torni vivamente a seguire una linea più epica che romantica. Questo telefilm NON dovrebbe essere una storia d’amore fatta per ragazze teenager. Loro hanno già questo genere di show in TV (che nessuno a parte loro guarda). Dobbiamo quindi dire addio a quello che era un grande spettacolo di supereroi e fare spazio a questa sorta di soap opera in loop narrativo?

Non ha imparato nessuno dagli errori di Arrow?

La cosa migliore dell’episodio 22 è stata sicuramente il ritorno di Wentworth Miller nei panni di Captain Cold. Un personaggio epico che, a quanto pare, non riesce a starsene nel mondo dei morti così come in Prison Break. A proposito, avete notato quanti easter egg sono dedicati al personaggio di Michael Scofield? Uno su tutti la scena della mano di King Shark tagliata, in cui Captain Cold fa riferimento, quasi sicuramente, ad un momento vissuto con T Bag.

Chiacchiere da bar, anzi da “Bar”, in ogni caso. Ciò che ci interessa è capire come potrà andare avanti la storia e cosa succederà nella prossima stagione di The Flash, la quarta in arrivo il prossimo autunno.

Iris non è morta? Ma davvero?

Cosa ci aspetta nella prossima puntata di The Flash?

Se avete notato il fluire degli eventi, questi differiscono leggermente rispetto a quanto visto da Barry dopo aver viaggiato nel futuro. In primo luogo HR non è sul tetto in questa nuova linea temporale. Lo vediamo parlare con Cisco di quanto per lui sia importante fare la differenza, in modo da poter cambiare le cose. Avete fatto caso a come HR guarda il pezzo dell’armatura di Savitar? È l’unico modo per scoprire dove si trova e riuscire a raggiungere il dio della velocità.

Dopo aver atteso che Wally si riprendesse (è un velocista, ci mette davvero poco tempo), HR gli chiede di raggiungere Iris e Savitar così da fare uno scambio di persona. HR si trasforma con il suo dispositivo (perché farlo vedere ancora una volta durante l’episodio finale, sennò?) e si sacrifica per il team, così da dare il ben servito a Savitar. Il meccanismo è perfetto: Barry non conosce questo piano, Savitar neppure. Il caos vince ancora.

Qui il promo del finale di stagione

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Nella prossima stagione vedremo di nuovo Harrison Wells di Terra 2 e, probabilmente, qualche nuovo velocista.

La cosa più interessante di questa linea narrativa è che Savitar è destinato in ogni caso a perdere e a scomparire in quanto time remnant di Barry Allen. Lo dimostra la storia di Reverse Flash, inseguito da Black Flash in Legends of Tomorrow per ristabilire l’ordine della Forza della velocità. Trovate un riassunto qui:

Quale sarà il prossimo Villain?

Abbiamo avuto un indizio nell’incontro con Abra Kadabra il quale rivela una serie di informazioni sui suoi nemici più importanti. Uno tra tutti:

“Devoe.”

Ma chi è Devoe? C’è solo un nome come questo nelle storie di The Flash e si tratta di Clifford Devoe, il Pensatore. Clifford DeVoe fu un avvocato fallito che inizia una nuova carriera come il cervello dietro i piccoli criminali. Come Pensatore, diventa uno dei nemici ricorrenti di Jay Garrick. Tra i suoi dispositivi scientifici il più importante è il “Cappello Pensante”, un cappello metallico che può emettere forze mentali.

Nei fumetti è un nemico di Jay Garrick, e stando alle indiscrezioni trapelate nelle ultime settimane, sappiamo che il prossimo villain non sarà un velocista. Abbiamo già avuto un grande spoiler sulla prossima stagione?

Cosa ne pensate? Come andrà avanti la storia? Come finirà la stagione?

Scrivetecelo nei commenti qui sotto e partecipate alla discussione!

È sulla bocca di tutti: in Better Call Saul le avventure dell’avvocato James McGill prima di diventare Saul Goodman, il(legale) di Walter White in Breaking Bad, hanno raggiunto il cuore di decine di migliaia di spettatori. Si tratta di quelle stesse persone che, lo scorso weekend a Roma e a Milano, hanno bloccato la circolazione cittadina in attesa di poter gustare uno dei piatti presenti sul menù di Los Pollos Hermanos, la catena di ristoranti presente all’interno della terza stagione di Better Call Saul e nella serie Breaking Bad.

Ma come si fa a raggiungere un pubblico così ampio?

Il successo di Better Call Saul non nasce soltanto dalla sua natura di spin-off di Breaking Bad, ma dalla capacità di riuscire a creare un legame empatico davvero forte con lo spettatore. Quanti sono i fan di Breaking Bad interessati al ramo giuridico? È necessario essere legati ad un cartello della malavita per comprendere le dinamiche raccontate? Ovviamente no!

Eppure Better Call Saul riesce a creare un rapporto con lo spettatore unico e indissolubile che costruisce settimana per settimana e ci mantiene incollati allo schermo, ci racconta una storia costruita tassello per tassello in modo impeccabile fino ad esplodere in un episodio come quello andato in onda la settimana scorsa: un semplice caso in tribunale. Sulla carta una storia noiosa di un avvocato del New Mexico in cerca di una vita professionale agiata, ma in realtà un esempio di viaggio epico alla ricerca del Sé in una costante lotta con le proprie ombre del passato.

L’azione è il personaggio

Numerosi filosofi si sono confrontati sulla vera ragione dell’esistenza dell’uomo; alcuni tra loro la definiscono come la sommma totale delle sue azioni. Aristotele afferma che “la vita è azione e il suo fine è una modalità di azione, non una qualità”. Un personaggio che riesce a creare una forte empatia con il suo pubblico è quello che dimostra di avere un forte contrasto tra ciò che dice di essere e ciò che è davvero, ovvero ciò che le sue azioni lo portano ad essere.

James McGill, così come Walter White, è un personaggio che danza sul confine tra lecito e illecito, in una costante lotta tra ciò che è la sua natura e quello che vorrebbe essere nella vita. È un personaggio che crea un forte legame con il suo spettatore, un leitmotiv della letteratura, il self-made man che utilizza tutti i modi, leciti e illeciti, per raggiungere il suo scopo finale.

Non è quindi necessario aver provato una volta nella vita le stesse esperienze di Saul Goodman o di Mike Ehrmentraut per sentirsi nella gabbia della psicologia del personaggio, restando comodamente seduti sulla poltrona di casa.

Il bagaglio del personaggio

David Howard, professore di sceneggiatura alla University of Southern California, ci racconta nel suo testo Lezioni di Sceneggiatura una delle più interessanti verità sulla costruzione di un personaggio: il “bagaglio” e le sue “questioni irrisolte”. Per rendere vivo un personaggio non basta immaginare cos’altro farebbe se non fosse stato coinvolto nella storia. Serve scoprire il suo passato, cosa ha modellato le sue scelte nel futuro, capire cosa li porta “in vita”. È più probabile che risulti vivo un personaggio con dei punti di forza e delle debolezze, con lacune, ossessioni, paure e segreti, piuttosto che uno senza tutti questi contrasti.

Per poter sembrare veri i personaggi devono aver vissuto una serie di storie e bisogna comprendere quale sia il bagaglio che portano con sé. Il cambiamento è il vero e proprio catalizzatore della comprensione di un personaggio e in Better Call Saul il motore narrativo si sviluppa principalmente sul retrocedere, alla ricerca di risposte, alla costante ricerca della comprensione di un personaggio che va verso un futuro certo, ma dal passato complesso.

La comprensione è il motore dell’emozione

Nel viaggio che compie l’eroe alla ricerca della sua catarsi, ovvero del raggiungimento di una liberazione del peso che grava sulle sue spalle, ci troviamo ad accompagnarlo passo dopo passo, condividendone successi e fallimenti in un cammino pieno di ostacoli da affrontare. Il nostro coinvolgimento non è direttamente legato al gradimento del personaggio, talvolta vogliamo vedere il protagonista fallire per capire che piega prenderanno gli eventi come sarà possibile procedere nella storia.

È quello che succede con l’anti-eroe per eccellenza Walter White ma, in questa sede, quello che avviene a James McGill, del quale conosciamo l’amaro destino. Nonostante non vogliamo essere in grado di prevedere i cambiamenti di rotta del percorso seguito dal personaggio lungo la storia, ci lasciamo trasportare dal modo in cui questa stessa storia viene raccontata.

La travagliata storia di James con suo fratello Chuck, la storia professionale e sentimentale con Kim Wexler, l’illecita e misteriosa collaborazione con Mike Ehrmentraut sono solo alcuni degli elementi che permettono di aumentare il valore delle emozioni che ci permetteranno di comprendere meglio cosa significheranno le azioni di quel personaggio all’interno delle vicende narrate in Breaking Bad.

Nel momento in cui Kim scopre dell’esistenza della registrazione fatta da Chuck ai danni di suo fratello James, si precipita immediatamente dal suo collega/amante recitando la stessa frase che Saul Goodman userà con Walter White: “Dammi un dollaro”. Sarà questa la frase chiave che ci farà provare emozioni contrastanti nei confronti di un personaggio che ha imparato qualcosa dalla vita e che si porterà più avanti un bagaglio importante.

Sei interessato a storie, personaggi e avventure tra cinema e serie TV? Ti consiglio il mio libro Transmedia Creator, lo trovi qui.

La terza stagione di Better Call Saul è in onda su Netflix e noi non vediamo l’ora di sapere come fare James McGill a diventare l’iconico Saul Goodman.

Voi cosa ne pensate? Scrivetecelo nei commenti!

A volte presentare un curriculum ad un’azienda non basta. Spesso sia recruiter che responsabili alle risorse umane sono alla ricerca di una presentazione chiara del candidato che permetta loro di effettuare una pre-selezione sulle attività di ricerca del personale.

Per questo motivo in questo articolo vi aiuterò a progettare, ma soprattutto a realizzare un video di presentazione professionale che vi consentirà di far aumentare le vostre possibilità di essere assunti da un’azienda.

Da dove si comincia?

Tutto parte da un’idea ma, soprattutto, dall’idea che vogliamo dare di noi stessi. Non è necessario raccontare ogni particolare della nostra vita, ma è necessario selezionare tutto ciò che ci sarà utile per presentarci come candidati per una o più offerte di lavoro.

Per questo motivo abbiamo bisogno di carta e penna per appuntare in una scaletta tutto ciò che vogliamo inserire nel nostro profilo. Tra queste informazioni sarà necessario citare il nostro nome e cognome, di cosa ci occupiamo e cosa abbiamo eventualmente studiato per arrivare a quell’obiettivo, quali sono le nostre competenze di base e come le mettiamo a frutto, qual’è la nostra giornata tipo, quale potrebbe essere il valore aggiunto che potremmo donare all’azienda qualora decidesse di assumerci.

Tutto qui. Ovviamente, il successo della nostra proposta deriverà dal modo in cui la realizzeremo.

Per questo motivo è utile creare, oltre ad una scaletta di contenuti, un testo informativo che ci consenta di “recitare” un copione davanti alla telecamera e che ci permetta di descrivere al meglio la nostra professionalità.

Ecco un esempio di testo:

Il mio nome è Xxxx Yyyyy e sono laureato in … Durante il mio percorso universitario ho appreso… Grazie a questi studi ho maturato la passione per… che mi ha permesso di avviare un’attività di …. che mi ha permesso di muovere i primi passi in questo mondo. La mia giornata di lavoro si sviluppa in questo modo… Faccio domanda di assunzione alla società perché credo di avere le giuste competenze per… Grazie per l’attenzione e buon lavoro.

Il testo che andrete a realizzare è ovviamente molto personale e dipende dai traguardi che avete raggiunto e soprattutto quelli che avrete intenzione di raggiungere. La mia linea guida è, in generale, quella di non inserire troppe informazioni e di mantenere il testo lineare e snello in modo da non perdere l’attenzione di chi vedrà il vostro video di presentazione.

Immaginate di ricevere 100 video di presentazione di perfetti sconosciuti, voi quale scegliereste?

Il modo migliore per comprendere l’efficacia di un video è quello di mettersi dall’altra parte dello schermo. Immaginate di dover visionare decine, se non centinaia di video presentazione: quale sarà il video che vi colpirà di più?

Quello semplice, concreto, sintetico.

Per quanto la vostra carriera vi possa sembrare interessante, le persone che devono assumervi hanno bisogno di capire se siete davvero in grado di raggiungere un obiettivo nel modo più semplice possibile. Quella di presentarvi è la prima sfida che vi si pone davanti.

Per questo motivo nella realizzazione del video dovrete rendere la vostra presentazione efficace sia in termini di tempo che di contenuti. La qualità di ciò che avremo da dire dovrà allinearsi con la qualità di ciò che avremo da mostrare, in modo da mantenere viva l’attenzione dei nostri spettatori.

Un video della durata massima di 2 minuti con informazioni didascaliche della vostra attività

Creare un video della durata di 2 minuti significa realizzare un testo di circa 200/250 parole che possa intervallare voce, immagini ed eventualmente una traccia musicale.

La creazione del video

Girare il video non dovrà rappresentare un grosso problema, basterà utilizzare l’attrezzatura giusta e impiegare circa un’ora del nostro tempo. Innanzitutto è necessario utilizzare una telecamera o una fotocamera; se non ne avete a disposizione una il vostro smartphone è perfetto per questa attività. Utilizzare uno smartphone di ultima generazione vi consentirà di utilizzare al meglio uno degli strumenti di cui vi parlerò più avanti in questo tutorial: Adobe Spark Video.

Lo spazio

Innanzitutto scegliete lo spazio giusto per registrare il vostro video di presentazione professionale: un ambiente adatto al vostro lavoro (uno studio, un laboratorio artigianale, un ufficio con alle spalle un computer o una libreria) vi consentirà di creare il giusto mood che farà entrare lo spettatore nel vostro mondo. È importante scegliere un luogo che consenta di ottenere un audio pulito e lineare. Per ottenere un risultato del genere dovrete utilizzare uno spazio interno lontano da inquinamento acustico. Se scegliete di raccontare un’attività all’aperto vi consiglio di utilizzare un’attrezzatura idonea per la ripresa audio, come speciali microfoni con filtro deadcat che potete trovare su Amazon.

L’inquadratura

È importantissimo scegliere la giusta inquadratura per raccontarvi in camera. Vi consiglio di utilizzare un taglio semplice che vi consenta di apparire fino alle spalle in camera, con una posizione non perfettamente centrale, guardando in camera e parlando al vostro interlocutore. Per questo tipo di presentazione è importante mantenere un rapporto non troppo legato e formale, ma cercate di raccontare la vostra storia nel modo più semplice possibile. Non preoccupatevi di eventuali errori, potrete correggerli in un secondo momento.

I B-roll

Per spezzare la monotonia del racconto principale, potrete girare dei video che raccontano il vostro viaggio quotidiano. Date spazio alla creatività creando ritmo nel montaggio con una serie di riprese che vi ritraggono al lavoro al pc o nei vostri momenti professionali. Preferite i dettagli alle inquadrature larghe: mani che battono sulla tastiera del pc, una tazza di caffè fumante, il vostro abbigliamento, la cura che riponete nel vostro lavoro.

Questo genere di riprese è fondamentale per la buona riuscita di un video di presentazione personale perché vi permetterà di costruire una storia viva e attiva, un ritratto originale e interessante di voi stessi.

Il montaggio

Esistono diversi modi per montare il video di presentazione da inviare ai recruiter: tra i programmi professionali posso citare Adobe Premiere Pro, ma è possibile mettere insieme più clip anche grazie a programmi come iMovie su Mac o Premiere Clips su iPhone e Android.

Per rendere le cose più semplici, ho pensato di utilizzare un’app di Adobe chiamata Spark Video che si rivelerà la soluzione perfetta per il nostro obiettivo.

Adobe Spark Video è un app semplice da utilizzare ed è pensata principalmente per uno scopo: raccontare progetti, idee, storie.

Basta avviare l’applicazione per avere a disposizione le principali funzionalità: promuovere un’idea, raccontare cosa è successo, il viaggio dell’eroe, descrivere qualcosa di importante per te, crescita personale, insegnare qualcosa, e così via.

Per la nostra attività potremo utilizzare uno dei template e riempire le caselle proposte rispondendo semplicemente alle domande che ci vengono poste.

Per un utilizzo più professionale di questa piattaforma consiglio in ogni caso di utilizzare la funzione “Start From Scratch” che vi consentirà di non essere vincolati ad uno schema proposto e vi permetterà di esprimere al meglio la vostra creatività.

Per un esempio di come è possibile utilizzare Adobe Spark Video vi rimando a questa pagina, dove troverete un video di presentazione molto simile a quello che avrete bisogno di realizzare.

Per oggi questo tutorial è completo, ma vi chiedo di continuare a seguire il nostro blog e a mettere un like sulle nostre pagine di Facebook e seguirci su Twitter così da aiutarci a crescere! Grazie!

Lavorare come operatore cinematografico, video maker, fotografo è possibile e questo è il momento giusto per affacciarsi a questo mercato ricco di possibilità.

Scrivere questo post non è una cosa semplice, per questo motivo lo indirizzo soprattutto a chi ha iniziato a muoversi nel mondo del lavoro creativo, a chi ha bisogno di un consiglio utile scevro da qualsiasi interesse o dalla classica “lamentela”: in Italia non si fa niente.

Nell’ultimo periodo il nostro Paese sta affrontando una serie di difficoltà nella gestione per i giovani alla ricerca del lavoro, conosciamo bene la situazione dei cervelli in fuga alla ricerca di lavoro in Germania, Francia e Inghilterra (brexit permettendo) ma non è detto che questa sia la chiave per aprire la porta del successo.

Pertanto, in questo post vi consiglierò i metodi per avviarvi con successo al mondo del lavoro in un magnifico settore che, se fatto con criterio, vi potrà regalare grandi soddisfazioni. È possibile avere tante soddisfazioni restando nel vostro paese di provincia, mantenendo rapporti di lavoro con clienti da tutto il mondo.

Diciamoci la verità, sarà anche più soddisfacente riuscire in una sfida dove tutti gettano la spugna!

Per questo motivo ho deciso di scrivere un post con i consigli più importanti da seguire per iniziare a lavorare in questo settore, per costruirsi un’identità ma soprattutto per diventare un’autorità del settore.

Costruite un “brand” di  voi stessi e fatelo conoscere online e offline

Siamo nel 2017, avrete sicuramente sentito parlare almeno una volta nella vita di personal branding. Se non fosse così, in due parole, significa creare il marchio di voi stessi. È il primo passo per generare credibilità sul vostro lavoro e per affacciarvi sul mercato. Per questo motivo, se siete fotografi in erba, dimenticate i watermark sulle foto su facebook e iniziate a esporvi in maniera professionale e precisa.

Il primo passo è comunicare il proprio brand

Oggi è davvero semplice comunicare il proprio lavoro e bastano un paio d’ore per creare un logo e aprire il proprio sito web con tutte le informazioni e il portfolio di lavori da illustrare ai clienti interessati.

Per questo motivo il primo passo da fare è acquistare un dominio con spazio web (basta googolare “acquista spazio web” per centinaia di risultati) e in pochi passi potrete installare una versione di wordpress che vi permetterà di avere il biglietto da visita più importante di tutti: il vostro sito web.

Utilizzate un blog per imporre la vostra autorità sul mercato

Non fate l’errore di tenere segreto il vostro lavoro: se conoscete qualcosa è perché l’avete studiata e la condivisione di queste informazioni è il primo passo per guadagnare in credibilità.

Per questo motivo aprire un blog significa soprattutto costruire la strada verso il proprio successo professionale.

Qualche anno fa, ad una cena di laurea, mi trovai a parlare dell’importanza di aprire un blog per guadagnare clienti e profitti extra dal proprio lavoro. Scoppiò una risata generale, una proposta inutile secondo quei ragazzi che si avviavano ad una carriera di avvocati, economisti e mummie egizie.

Oggi, chi rideva di questa possibilità, si confronta con i fatturati multimilionari di fashion blogger che non hanno fatto altro che credere nelle proprie possibilità e hanno allargato i propri confini.

Dimenticatevi dei social network e investite in rapporti interpersonali

Su questo andrò sicuramente contro tendenza rispetto all’attuale situazione socio-professionale, ma è un argomento che ho già trattato in un altro post che potete recuperare qui.

Investite sulla formazione e sugli aggiornamenti

Non commettete l’errore di pensare che “l’internet” sia il vaso di Pandora pronto a regalarvi ogni genere di soddisfazione. L’apprendimento è una cosa importantissima perché vi insegna fondamentalmente tre cose: la tecnica, l’approfondimento e l’importanza di relazionarsi agli altri.

Sempre più spesso leggo di persone che dicono che basta leggere tre libri per imparare qualcosa, che è necessario soltanto lavorare e fare esperienza, che non c’è bisogno della scuola o dell’Università.

SBAGLIATO! SBAGLIATO! SBAGLIATO!

Il lavoro a cui ci approcciamo è una professione fatta di studio, di passione e soprattutto di tecnica e necessita di tantissima attenzione, ma soprattutto delle giuste guide che sapranno indirizzarvi verso la giusta strada da intraprendere.

Per questo motivo è necessario scegliere un corso universitario o accademico che indirizzi alle tecniche e alle teorie di base per la nostra attività. La passione per la materia ci porterà ad approfondire questi temi e a cercare altrove le conoscenze e le informazioni che la scuola e l’università non possono darci per tutta una serie di scelte (e non di problemi, come spesso si è portati a pensare). Inoltre seguire un corso di formazione professionale, un’accademia o un corso universitario, ci darà la possibilità di conoscere tante persone con cui iniziare una rete professionale importante. Saranno quelle stesse persone che vi aiuteranno a trovare i primi lavori, a partecipare ai primi concorsi e vi consiglieranno i libri e i film da leggere per affrontare al meglio il vostro lavoro.

La costruzione di un’identità che ci permetta di essere “all-line” (online + offline) rispetto al mondo passa anche per la partecipazione a convegni, conferenze, fiere di settore, tutto ciò che ci consente di allargare i confini della nostra conoscenza e della nostra rete di contatti.

Il professionista è colui che usa i social (meglio l’email) per mantenere i rapporti, non per cercarli e basta.

Costruite il vostro studio personale

Non c’è niente di meglio che costruire il proprio spazio di lavoro. Che sia una stanza di casa o in uno stabile preso in affitto per l’occasione è davvero importante avere uno spazio in cui esprimere la propria creatività e dove riflettere sul lavoro del giorno. In questo spazio vi servirà banalmente una scrivania, un computer, attrezzatura informativa, una lavagna dove appuntare appuntamenti e task della settimana. Non perdete di vista una zona dove organizzare al meglio la vostra attrezzatura e, ovviamente, avviate la ricerca fondi per una buona attrezzatura.

Scriverò un post a parte per l’allestimento dell’attrezzatura da studio.

Pensate ai passive incoming

Sia per chi lavori come freelance che per chi inizierà a lavorare per una realtà aziendale è necessario pensare a coprire i buchi di bilancio tra un lavoro e l’altro o a guadagnare dei soldi extra per finanziare il prossimo viaggio intorno al mondo.

Il lavoro è fatto di clienti ma soprattutto di soddisfazioni personali, per questo motivo è importante proporre le proprie produzioni in vendita sul mercato.

Esistono numerosi siti che consentono di vendere le vostre foto e i vostri video ad un prezzo più o meno fisso oppure potete partecipare a concorsi online che vi consentono di lavorare (bene) per raggiungere ottimi risultati in termini di revenue (se avete lavorato bene, ovviamente).

Tra i più interessanti siti di stock photo e video vi consiglio Pond 5, un sito che ho iniziato ad utilizzare anche io e di cui vi darò le mie impressioni in un altro post.

Su concorsi online vi consiglio i celebri UserfarmZooppa, due siti che mi hanno permesso più volte in passato di mettermi in gioco sulle tecniche di advertising in video. Diversi colleghi che lavorano con me utilizzano queste piattaforme e riescono a fatturare qualcosa in più durante l’anno.

Viaggiate e allargate i confini

Viaggiate, guardate il mondo, fate esperienza ma poi…tornate! È importantissimo confrontarsi con altre culture, soprattutto quelle in cui esiste una maggiore competenza in termini di produzione industriale. Nel settore video gli Stati Uniti sono la Mecca da raggiungere, ma conoscerete professionisti del settore che in tutta la loro modestia invidieranno il fatto che voi vivete in un Paese meraviglioso come l’Italia.

Tornate ad innamorarvi dei luoghi in cui siete cresciuti e guardateli con gli occhi di chi proviene dall’altra parte del globo e li visita per la prima volta. Quando faccio questo gioco penso spesso agli scavi di Ercolano, a quelli di Pompei, a via Caracciolo a Napoli, alle meraviglie delle costiere amalfitana e sorrentina, al panorama che Visconti guardava dalla sua villa ad Ischia, all’arco di trionfo che Traiano fece costruire a Benevento, al meraviglioso porto di Salerno…e stiamo parlando soltanto della Campania!

Viaggiate, dunque, conoscete le persone che vi aiuteranno ad allargare la rete e le vostre competenze e poi tornate a cambiare le cose qui, in Italia! Un Paese che non è secondo a nessuno in quanto a cultura, bellezze del territorio e, professionalità ma, soprattutto, cibo!

Pensate fuori dal coro

Lavorare nel mondo del cinema, della fotografia e della produzione video significa alzare il livello di difficoltà ogni giorno. È necessario apprendere da più fonti e non commettere mai l’errore di chiudersi in una serie di “canoni” dettati da chi ne sa più di voi: questa macchina fotografica è meglio di quest’altra; questo computer è solo bello ma vuoi mettere con quello che ho costruito io con 400€; a che ti serve leggere Aristotele se vuoi fare i video. Queste frasi saranno solo alcune delle cose che vi diranno in ambiente di lavoro, evitate come la peste chi prova a limitarvi.

Pagare moneta, vedere cammello!

Valutate il valore del vostro lavoro e richiedetelo in modo chiaro e preciso.

Il modo più semplice per fare questa valutazione è capire quanto vorreste essere pagati per un giorno di lavoro e quanti giorni vi servono per terminare quel lavoro.

Purtroppo in questo lavoro, come in tanti altri, c’è la tendenza a procrastinare i termini di pagamento. È quindi importantissimo regolarizzare la vostra posizione fiscale aprendo una partita IVA, su cui scriverò un post ad hoc successivamente, e concordare con il cliente i termini di pagamento in anticipo facendo firmare un contratto di fornitura servizi al momento dell’accordo.

Spesso e volentieri vi capiterà di dover accettare pagamenti vincolati ai tempi biblici dei finanziamenti regionali, valutate bene se siete nella posizione di poter attendere anche un anno per i pagamenti. Se così non fosse, non accettate dal principio.

La coerenza, innanzitutto, sarà lo strumento più importante del vostro lavoro.

E questo è tutto per oggi, se volete conoscere qualcosa in più su questo entusiasmante lavoro non esitate a scrivere un commento qui sotto, seguiteci su twitter o facebook e, sopratutto, mi raccomando, leggete i nostri consigli!

Sei in partenza per un nuovo viaggio? Hai voglia di girare un video fantastico da condividere su Youtube, instagram e sui vari social? Hai bisogno di un consiglio su come realizzarlo in modo che emozioni e racconti al meglio la tua storia?

Sei nel posto giusto.

In questo tutorial lavoreremo ad un video che racconti al meglio la tua vacanza. Per continuare avrai bisogno di tre cose fondamentali una fotocamera o un telefono che giri video, un’idea e, soprattutto, tanta creatività.

Ma andiamo per ordine e, per far ciò, avremo bisogno di un punto di riferimento. Per questo motivo, utilizzeremo un breve video che ho girato durante uno dei miei viaggi, un video semplice, che racconta una passeggiata in una delle città più belle del mondo.

Tutto parte da un’idea.

Qualunque genere di video tu voglia realizzare, ti consiglio di partire sempre da un’idea. La tua idea potrà essere una semplice passeggiata nel centro della città, una ricerca dei sapori e delle tradizioni di quel posto, una scoperta dei posti più lontani dal caos cittadino, qualunque cosa tu voglia basta che sia chiaro nella tua testa cosa avrai in mente di realizzare.

Non commettere l’errore di voler girare ogni cosa che ti capita sott’occhio.

Ci sono due grandi pericoli nel mondo del travel video (o travel blogging, chiamatelo come volete) il primo è sicuramente quello di voler portare a casa quanto più materiale possibile. Cerca di focalizzarti sulla TUA storia, ma soprattutto rilassati e goditi il viaggio. Divertiti, non ha importanza la quantità di materiale che avrai a disposizione una volta a casa. Non avrà senso girare un video di uno, cinque o dieci minuti, soltanto perché gli altri “hanno fatto così” o “su youtube fanno così”.

Racconta la TUA e solo la TUA storia di viaggio.

Il secondo pericolo più frequente è quello di girare video che risultano piatti e monotoni: immagini fisse, video mossi, ritratti sfocati, contenuti poco definiti. Per migliorare questo aspetto ci viene incontro una piccola regola del cinema e del video, in generale.

A-roll e B-roll gli alleati del tuo video di viaggi

Girare video significa raccontare una storia. È per questo motivo che il ritmo narrativo ha un’importanza fondamentale all’interno di un video di viaggi e va organizzato attraverso due tipologie di sequenza.

Generalmente, definiamo A-roll tutti quei video che hanno un ruolo di “guida” all’interno del video. In un certo senso potete girare la telecamera verso di voi e raccontare il viaggio o decidere che una persona all’interno del video guidi la “passeggiata” nel luogo delle vostre vacanze.

B-roll sono invece tutti i video che in montaggio spezzeranno la monotonia del racconto principale, creando ritmo nel montaggio e generando attenzione da parte dello spettatore. Questo genere di video è fondamentale per la buona riuscita di un video di viaggi perché ti permetterà di costruire una storia viva e attiva, un racconto fatto di sensazioni e documenti reali del tuo viaggio. Un buon esempio di b-roll sono le persone che vivono in quel momento la città o alcuni animali incontrati per strada, il passaggio di un treno che divide una scena dall’altra.

Tutto ciò che vorrai, insomma.

I migliori B-roll che potrai creare

Un ottimo consiglio da seguire per la creazione dei B-roll è sostanzialmente quello di girare video particolari, utilizzando la funzione “slow motion” del tuo smartphone o prodigandoti in geniali time-lapse della folla in movimento nella piazza della città.

Realizzerò un tutorial appositamente per questo nei prossimi giorni.

Una volta a casa…

Sei tornato dal viaggio? Hai staccato la spina per qualche giorno, ti sei divertito, hai assaggiato nuovi piatti e una buona birra tipica del posto. Adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro.

Organizza il lavoro in cartelle

La cosa più importante da fare appena tornati a casa è il processo di ingest (o ingestion) ovvero, con termini più semplici, la creazione di un database di tutti i contenuti accumulati durante il viaggio. Se hai girato i vostri video con più di una fotocamera avrai bisogno di creare due cartelle principali e nominarle con il nome della tua macchina. In ciascuna di queste cartelle crea una cartella A-roll e una cartella B-roll; se hai letto con attenzione il tutorial saprai benissimo già cosa fare da solo!

Una volta organizzato il lavoro potrai suddividerlo ulteriormente in altre cartelle che nominerai come “giorno 1”, “giorno 2” e così via. È un lavoro che non trovo molto utile per un video di viaggi e che, in generale, non mi è mai stato di grande aiuto, ma potrebbe fare al tuo caso. Scegli con consapevolezza!

Scegli una musica evocativa

Non esiste video di viaggi che si rispetti senza una musica che accompagni le immagini e ne veicoli l’emozione. Per questo motivo sono sempre alla ricerca di brani originali che posso utilizzare per i miei video di viaggio. Due dei miei siti preferiti sono incompetech.com e freemusicarchive.com in quanto offrono musica royalty free per i tuoi video su Youtube senza richiedere alcun pagamento. Questi due siti funzionano con il meccanismo del copyright creative commons 3.0 per cui dovremo necessariamente citare l’autore all’interno delle nostre produzioni online.

Se invece vuoi acquistare la licenza per una composizione ti consiglio siti come audiojungle, ma ti basterà fare una ricerca su Google per trovare tantissime opzioni dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.

Dedichiamoci al montaggio

Siamo finalmente nella fase finale della nostra piccola produzione! Ora che abbiamo caricato tutti i nostri video nel nostro software di montaggio possiamo finalmente raccontare la nostra storia.

Per prima cosa andiamo a rivedere tutti i filmati che abbiamo realizzato e cerchiamo di annotare mentalmente, o su un taccuino, tutte le sequenze di cui avremo bisogno. Iniziamo a fare qualche taglio e posizioniamolo sulla timeline.

Cerchiamo di raccontare la nostra storia in modo coerente, alternando A-roll e B-roll, posizionando le tracce a tempo con la musica, ma soprattutto cercando di creare un ritmo di racconto ben preciso.

Raccontare una storia utilizzando il potente sistema del montaggio non è cosa semplice. Avremo bisogno di attenzione e pazienza, dovrai tornare indietro più volte e riguardare il filmato in modo da eliminare le parti inutili per sostituirle con altre più interessanti. Guarda più volte i tuoi B-roll a distanza di giorni, semmai. Scoprirai alcuni secondi di girato che non avevi notato prima e che potranno completare il puzzle della tua creazione.

Alla fine di questo processo sarai pronto per caricare il tuo video sul tuo account youtube o instagram.

Per consigli tecnici e altri dubbi non esitate a scrivermi nei commenti qui sotto!

Grazie e al prossimo tutorial!

È successo di nuovo: Whatsapp non funziona per un paio d’ore. Il mondo sembra essere nel panico: l’unico modo per comunicare con amici, parenti, con il resto del mondo è fuori uso.

Come farò a comunicare con il mio compagno di banco all’università?

Come farò a sentirmi con la mia ragazza?

Evviva, due ore di libertà dai clienti!

Ad un tratto, però, ci ricordiamo di alzare la testa dal telefono, che quel micromondo che ci siamo creati ancora una volta quel giorno, non appena aperti gli occhi, è fuori dai giochi per un po’. Ci guardiamo intorno, sono tutti ancora lì, non sono spariti dal pianeta. Eppure Whatsapp non funziona.

Questa situazione sembra così banale, ma se ci pensiamo bene non lo è affatto. Ognuno di noi è a suo modo dipendente da una delle funzioni del suo telefono, in una social-sfera da cui è difficile scappare e che sembra essere uno spazio in cui ci sentiamo confortati da una reputazione che ci siamo costruiti con cura: il nostro profilo con tutti i nostri interessi, gli aggiornamenti di stato rilasciati ogni giorno con tutte le novità sulla nostra vita, le foto dei nostri pranzi, le nostre vittorie lavorative.

In Olanda hanno iniziato a progettare semafori con strisce led per pedoni distratti dall’uso dello smartphone, ed è questo il punto da cui voglio partire per affrontare il discorso: come possiamo pretendere di mantenere il focus sulle nostre vite quando non riusciamo nemmeno ad attraversare la strada senza usare il telefono?

Sembra assurdo e contro tendenza, ma uno dei passi più interessanti che ho fatto nella mia carriera professionale è stato quello di lasciare definitivamente Facebook, nel dicembre del 2012. Facebook offre sicuramente tantissime potenzialità: incontrare velocemente e virtualmente gli amici (e conoscere tutto sulle loro vite), offrire i propri servizi su un mercato vasto di utenti, essere aggiornato su tutto ciò che succede nel mondo; l’unico problema è che tutto ciò ha un prezzo davvero alto, quello di essere costretti, involontariamente, a passare buona parte della giornata su questo spazio, dimenticandoci quali sono gli obiettivi più importanti della nostra vita.

Per questo motivo, a chiunque voglia dare una svolta alla propria carriera, alle proprie esperienze di vita, consiglio vivamente di lasciare Facebook e dedicarsi alla realizzazione dei propri progetti.

Come affrontare il cambiamento?

Non è semplice voltare pagina all’improvviso. Io, ad esempio, ho cercato nuovi canali di comunicazione che potessero rivelarsi un’alternativa a Facebook ma che allo stesso tempo mi avessero permesso di farne un utilizzo moderato e consapevole.

Twitter è un valido alleato.

Questo social network vi consente di rimanere aggiornati sulle ultime tendenze, di confrontarvi con altre persone su temi che vi interessano particolarmente e, soprattutto, è uno spazio che non richiede costante attenzione. Se Facebook e Instagram sono la vostra casa da tenere pulita e ordinata, Twitter è l’albergo che ci permette di visitare i posti del mondo e che possiamo lasciare il giorno dopo, diretti verso una nuova meta.

È questo il primo passo per iniziare i propri progetti, liberi da una dipendenza social, attraverso un nuovo punto di vista. Sarà difficile mantenere tutti i “rapporti di amicizia” che mantenevate su Facebook, ma sarete così bravi da ricordare alle persone che vi interessano davvero che esiste un’alternativa inventata da Alexander Graham Bell (o da Antonio Meucci) alla fine del XIX secolo: il telefono.

Come avviare i propri progetti

Tutto nasce da un’idea.

Il punto cardine del nostro progetto è qualcosa che ci ha attraversato la mente. Un’idea non è necessariamente un progetto definito, ma può essere un odore, un sapore, un desiderio, un sogno, qualcosa che vorremmo realizzare.

Scrivi la tua idea.

Prendi un foglio di carta, una lavagna, un foglio elettronico, un taccuino, qualsiasi cosa tu abbia a disposizione e inizia a scrivere la tua idea. Potrà essere il soggetto per una nuova sceneggiatura, un’app per smartphone che non esiste ancora, un piatto che vorresti cucinare, un blog sui viaggi, il lavoro che vorresti iniziare, i chili che vorresti perdere una volta per tutte; tutto quello che ti passa per la mente è importante in questa prima attività di brainstorming.

Una volta trovata l’idea, lasciala lì e riprendila dopo un giorno. Ti accorgerai di volerla realizzare, se è qualcosa che davvero ti entusiasma sentirai la necessità di continuare ad andare avanti su quel progetto. Nel frattempo la tua distanza dai social ti avrà aiutato a focalizzarti su questo progetto e ti permetterà di dedicartici senza distrazioni. C’è qualcuno che dopo aver lasciato Facebook ha dato una spinta eccezionale alla propria carriera di studi trasformando tutti gli “esami impossibili” in “wow, era così complicato?”.

Non esiste peggior nemico del procrastinare.

Quando siamo su Facebook la nostra attenzione cala vertiginosamente facendo diventare la nostra comunicazione un passatempo. Con il passare del tempo, appunto, tendiamo a procrastinare, ovvero a dire “questo lo farò domani”. Se avessi fatto così anch’io, probabilmente non sarebbe nato questo blog, non avrei studiato un modo per raggiungere la community che ci siamo costruiti su Twitter e, soprattutto, non avrei guardato con soddisfazione a ciò che ho costruito.

Guardati intorno ed inizia ad esplorare

Aprire un blog, tre anni fa, è stato un modo per costruire qualcosa che mi permettesse di conoscere nuovi confini, di esplorarli e di raccontarli su uno spazio che fosse libero da schemi e da vincoli. Su questi spazi leggete recensioni, come progetti d’arte, come recensioni su serie TV e cinema. È uno spazio ritagliato su misura sulle nostre passioni, che ci piace condividere stando attenti al cambiamento e ai nuovi trend. Ogni giorno modifichiamo qualcosa, studiamo il modo per raggiungere nuovi contatti, utilizziamo questo spazio come punto di partenza per aiutarci nel nostro lavoro.

Il confronto con altri professionisti del vostro settore è necessario ed inevitabile: imparate, ogni giorno. Non fate l’errore di costruire qualcosa per poi sentirvi ad un punto di arrivo, ma aggiungete un tassello in più e abbiate il coraggio di distruggere quando è inevitabile.

Come diceva il grande Syd Field, un maestro della sceneggiatura cinematografica, “Scrivere significa soprattutto riscrivere”. Quando avete raggiunto un punto importante del vostro percorso, tornate indietro e controllate il vostro lavoro, miglioratelo, cancellate le parti peggiori.

Lasciate perdere le distrazioni e scrivete il vostro progetto, unico.

Alla luce delle considerazioni della puntata andata in onda negli Stati Uniti il 3 Maggio, possiamo finalmente tirare un “sospiro di sollievo” sull’identità di Savitar, il villain della terza stagione di The Flash, un velocista che si sente un dio della velocità.

ATTENZIONE DA QUESTO MOMENTO IN POI PERICOLO SPOILER

Abbiamo finalmente scoperto che sotto l’armatura di Savitar si nasconde in realtà un futuro Barry Allen. Fin qui, onestamente, non mi pare una grande scoperta. Più volte durante la stagione avevo avuto il sentore che si trattasse dello stesso Flash a causa di una serie di indizi, uno su tutti la frase che Savitar recita durante una delle “interviste” agli Star Labs: “I am the future, Flash”. Nessuna virgola tra le due parole, insomma, così come un differente futuro per la linea temporale a cui stiamo assistendo dopo il Flash Point: niente Iris e un futuro diverso nel 2024.

A questo punto non resta che una sola ipotesi: Savitar è in realtà il Barry Allen di Flash-point, un Barry Allen che poteva essere, ma non è stato, quello a cui “Flash ha tolto via tutto quello che aveva”. Ma cosa aveva Savitar/Barry nel suo mondo? Se parliamo di Flash-point è facile dirlo: Savitar aveva una famiglia, due genitori, una vita vera, reale, che ha dovuto abbandonare rifugiandosi nella nuova timeline creata dalla sua nemesi.

Questa ipotesi spiegherebbe la volontà di Savitar di donare nuovamente i poteri a coloro che li possedevano in Flash-point, Wally West compreso.

Savitar è quindi il Barry Allen cancellato dalla storia, un personaggio in cerca di vendetta, lo stesso di cui leggiamo sul giornale del 2024 nell’articolo “The Flash vanishes in crisis” ma ad opera del Barry Allen del 2024 della time-line attuale. Un bel casino, insomma.

Qui lo schema della nostra ipotesi, voi cosa ne pensate?

UPDATE 11 Maggio 2016: In realtà Savitar è un’immagine residua di Barry Allen creatasi dopo lo scontro con Zoom in cerca di vendetta. Ci eravamo vicini, no?

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