Ogni giorno, ad ogni minuto e in qualsiasi momento della giornata siamo bombardati da una guerra mediatica che vuole convogliare le nostre paure, le nostre angosce e tutte le preoccupazioni, verso un unico nemico dei popoli occidentali: la crisi.

La distruzione di un ottimismo basato soltanto sull’auto-sostentamento economico e sull’apparente impossibilità di trovare strumenti alternativi per concludere in positivo la giornata, ha creato un disagio in tutte le comunità, da quelle imprenditoriali di alto livello, fino al piccolo imprenditore locale.

Per questo motivo, più volte, mi sono fatto portatore di un messaggio positivo, sia su queste pagine che su altre testate online su cui ho avuto modo di scrivere: dobbiamo essere il motore del cambiamento, svegliarci presto (ma non troppo!) la mattina e metterci in marcia, un chilometro alla volta su questa autostrada che, all’apparenza, può sembrare peggio della terribile Salerno-Reggio Calabria il giorno di ferragosto.

Cambiamo tutto, restiamo al Sud, guerrieri e non ci lamentiamo, sono soltanto alcune delle parole utilizzate in un percorso professionale post-lauream costellato da supernove in esplosione, in un meccanismo di ricerca dove Aziende ed imprenditori ricercano consigli per avere successo nel loro lavoro.

Uno dei fari nella notte è il sito lacrisinonesiste.com, un sito che coinvolge una community di esperti del settore che aiuta l’imprenditore a trovare una strada alternativa, sfruttando i potenti mezzi del web.

Il sito, creato da Gabriele Maltinti ha come obiettivo principale quello di reinventarsi e studiare forme di reddito alternative ed automatiche, arrivando così al raggiungimento della libertà finanziaria.  Lo stesso Gabriele ha provato i consigli sulla sua pelle, ha svolto in passato varie attività, tra cui l’apertura di locali, ristoranti e una ditta di trasporti, decidendo di dare alla sua vita un’impronta totalmente diversa avventurandosi nel mondo imprenditoriale bulgaro, dove ha la possibilità di scoprire nuovi e interessanti business, tra cui l’elicicoltura e la coltivazione della melissa.

Da questa esperienza nasce il sito e la community di La Crisi non Esiste.

La Crisi non Esiste organizza una serie di eventi, il primo dei quali ha accolto a Firenze 800 persone provenienti da tutta Italia, uno staff di relatori e
professionisti di altissimo livello operanti in diversi business, smuovendo l’aria di scetticismo che si era creata intorno ad un nome così complicato da digerire.

Visto il successo della prima edizione, il 6 e 7 ottobre 2018 a Milano ci sarà una seconda edizione alla quale è possibile iscriversi tramite questo link.

Con l’iscrizione avrete in omaggio gli e-book La crisi non esiste e Bitcoin; inoltre è previsto l’ingresso nell’esclusivo gruppo Facebook dove potrai essere seguito nel tuo percorso fino al raggiungimento dei tuoi obiettivi. Potrai essere protagonista sul palco di La crisi non esiste 2018!

Alcuni tra i relatori dell’evento: Gabriele Maltinti, ideatore dell’evento, Massimiliano Acerra, Massimiliano Cavaliere, Pietro Gangemi, Sara Iannone, Michele Munaretto, Marco Salvadori, Lorenzo Vazzana, Dino Andrei, Roberto Grandis, Valerio Malvezzi, Pietro Cavaleri, Marco Nastasi.

Appuntamento sul sito per maggiori informazioni!

Il freddo pungente taglia l’aria, e già le prime luci abbagliano i giorni che anticipano le feste natalizie.

In Campania, il canovaccio è sempre lo stesso: amici e familiari vengono invitati a giocare a casa, i mazzi di carte sono pronti sul tavolo, le cartelle per la tombola si impregneranno presto di quel profumo che solo le bucce di mandarino sono in grado di rilasciare; la frutta secca, il cioccolato e le fette di pandoro vengono consumate con la promessa mai mantenuta di iscriversi in palestra dopo il 6 Gennaio.

Quest’anno, però, ho preparato una sorpresa ad amici e cugini che invaderanno casa.

Grazie a Playstation ho avuto modo di provare il nuovo ecosistema di giochi Playlink e nelle prossime righe cercherò di raccontarvi la mia esperienza. A onor del giusto, abbiamo una collaborazione in atto con Playstation Italia ma…vogliamo veramente credere che non avrei provato uno di questi giochi in caso contrario?

Per questo motivo alcune informazioni saranno un po’ più specifiche, ma le considerazioni saranno totalmente personali.

Che cos’è Playlink

 

PlayLink è un ecosistema di nuovi giochi che Playstation ha presentato al pubblico con la prima uscita Dimmi Chi Sei! un party game che permette a tutti gli amici di sfidarsi in una serie di quiz che hanno come base la vita stessa dei partecipanti al gioco. Il carattere innovativo di Playlink è la partecipazione ai giochi tramite lo smartphone e il tablet, non c’è bisogno di un controller per giocare, basta scaricare l’app del titolo e, via, sono risate!

La prima volta che ho giocato a Dimmi Chi Sei! con Playlink è stato semplice, ma la mia preoccupazione era principalmente quella di riuscire a coinvolgere persone della mia famiglia che non sono esattamente abituate a giocare alla Playstation. Nonostante in famiglia ci siano accaniti giocatori di Guitar Hero, qualcun altro non ha la minima idea di come si impugni un controller.

Tutti, però, sanno come si usa uno smartphone. Per utilizzare Playlink basta scaricare la app del gioco, connettere lo smartphone o tablet alla PS4 e…basta! Non ditemi che a Natale sarà più semplice giocare alla tombola o al bingo, perché io ogni volta perdo almeno 10 minuti per recuperare i numeri mancanti!

Quando abbiamo giocato per la prima volta con Playlink è stato tutto un agitare lo smartphone, inclinandolo, ruotandolo e scattando selfie, provare per credere!

Qui trovate maggiori informazioni

I giochi a disposizione


I giochi a disposizione sono 5: Hidden Agenda, Frantics, SingStar Celebration, Sapere è Potere e Dimmi chi Sei!

Il mio preferito, oltre al già citato Dimmi Chi Sei!, è sicuramente Hidden Agenda, un gioco che unisce il party game alla visione di un film, dove tutti insieme potrete prendere decisioni sull’andamento della storia.

Inutile dirvi perché è tra i miei giochi preferiti su Playstation 4: un gioco che unisce storytelling di qualità all’innovazione cinematografica è praticamente alla base del processo di narrazione transmediale, un argomento di studio che da anni condivido con la mia audience.

Hidden Agenda è un titolo maturo: grazie al sistema Playlink, Playstation è stata in grado di portare al livello successivo il sistema ibrido di gioco e storytelling che era presente in titoli come Beyond: Due AnimeUntil Dawn, giusto per citarne alcuni. Con Hidden Agenda, facciamo un passo ulteriore verso l’interazione con il prodotto cinematografico, portando l’intrattenimento verso un confine finora esplorato poco e male.

Se dunque Sony non è nuova alla sperimentazione in ambito di storytelling esperienziale, c’è da dire che Hidden Agenda è il tipo di prodotto destinato ad un’audience che vuole divertirsi e interagire con ciò che sta guardando. Se il cinema accoglierà un giorno questa tecnologia, avremo sicuramente le nuove generazioni più attente allo storytelling e meno impegnate nel messaggiare sullo smartphone mentre sono in sala.

Per il momento, però, possiamo goderci in famiglia (e sul divano di casa) la caccia al famigerato assassino noto come “Trapper”, invitando fino a 5 amici nel gioco e rigiocandolo più volte fino a scoprire tutte le pieghe nascoste della trama.

Questo Natale lanciate la sfida e accendete lo smartphone, per maggiori informazioni sui giochi Playlink fate un salto su questo link!

 

Risparmiare a 30 anni, forse ve ne sarete accorti, non è proprio semplice.

La nostra generazione è una delle più ingegnose e creative degli ultimi secoli: sfruttiamo quello che abbiamo a disposizione per inventare nuove possibilità, per aprirci nuove strade, per canalizzare la nostra vita verso un business che ci permetta di sostenerci.

Talvolta, però, le nostre risorse finanziarie sono soggette a feroci cambiamenti: l’acquisto o la ristrutturazione di una nuova casa, in primis, è uno dei peggiori animali che incontriamo nella giungla; per non parlare, poi, della necessità di acquistare un computer o un tablet per lavoro o, quando è possibile, del concedersi una vacanza da sogno, magari attraversando l’oceano.

Tutti i nostri sogni, le nostre ambizioni, si scontrano con una parola meravigliosa, un concetto fondamentale per rendere vivo il fuoco dei nostri desideri: compromesso.

Il compromesso, badate bene, assume un significato in un certo senso storico. Dobbiamo imparare a ingegnarci, ad essere creativi, ad accumulare per poi reinvestire su noi stessi.

Per questo motivo, quando sono stato contattato da AcomeA SGR per parlare della loro app Gimme5, il loro progetto mi ha entusiasmato. E non poco.

AcomeA SGR è una società di gestione del risparmio, indipendente da gruppi bancari, nata nel 2010 dall’iniziativa di un gruppo di gestori e imprenditori con una lunga esperienza nel settore e vincitrice di diversi premi tra i quali il Premio Alto rendimento de Il Sole 24 Ore negli anni 2013, 2014, 2015, 2016.

Da questa esperienza nasce Gimme5, un app che si propone come il “nuovo salvadanaio digitale”, grazie al quale chiunque può iniziare a mettere da parte somme, grandi o piccole, con l’obiettivo di farle crescere e raggiungere i propri obiettivi di risparmio.

Come funziona Gimme5


Gimme5 è un servizio che può essere utilizzato tramite un’app per smartphone, ma dal sito web. Lo trovate a questo indirizzo.

Grazie a Gimme5 puoi diventare un risparmiatore smart, grazie a una serie di vantaggi, basta un semplice Joink (click) e scegli tu ogni volta se e quanto risparmiare

Quanti e quali sono i tuoi obiettivi? Impostali sull’app di Gimme5 e non esistono vincoli di importo o ricorrenza: puoi risparmiare quando e quanto vuoi.

Tra le varie opzioni, quella che ho avuto modo di testare è il risparmio fisso mensile: è possibile scegliere la velocità a cui far viaggiare i tuoi risparmi impostando il tuo profilo tra Prudente, Dinamico e Aggressivo e controllare tutti i tuoi risparmi mentre un team di gestori professionisti si prende cura dei tuoi soldi.

Un’opzione molto comoda che mi riserverò di modificare nel caso in cui non potrò più permettermi di mettere da parte la somma prevista. Altrimenti, potrò disattivarlo quando vorrò.

Una delle funzionalità più interessanti è sicuramente la ricezione di consigli che accompagnano durante le fasi e nelle decisioni di risparmio e investimento.

Quante volte vi sarete trovati a dover gestire somme di denaro da parte di più persone per l’acquisto di un regalo? O, più semplicemente, volete farvi aiutare nel raggiungere il vostro obiettivo e il vostro compleanno è dietro l’angolo?

Sicuramente, la migliore opzione di Gimme5 è la possibilità di gestire un piccolo crowdfundinchiedendo un sostegno ad amici e parenti per raggiungere la cifra richiesta.

Tutti i soldi risparmiati vengono investiti sui fondi comuni di AcomeA SGR e in ogni momento il cliente è libero di trasferire i propri soldi da un obiettivo all’altro o di rimborsare (del tutto o in parte) il proprio investimento al costo fisso di 1€ (indipendentemente dall’importo richiesto).

È importante notificare che il cliente resta il solo titolare del suo patrimonio e ha lo stesso livello di servizio riservato fino ad oggi solo ai “grandi” investitori, qualunque sia la somma investita

Si tratta insomma, di uno strumento che mi ha permesso di mettere da parte un po’ di liquidità, investendola nel tempo, con una cifra ragionevole di ingresso: 5 euro per ogni obiettivo.

Per maggiori informazioni visita il sito di Gimme5 seguendo questo link.

Mi sembra inutile presentarvi Stranger Things, la serie TV marcata Netflix che lo scorso anno è stata sulla bocca di tutti e di cui attendiamo, con forte trepidazione, la seconda stagione.

Per smorzare l’attesa, ho scaricato l’app per iPhone (la trovate anche su Android) che qualche giorno fa ha spopolato su App Store.

A differenza che su console, su iPhone mi posso tranquillamente definire un casual gamer, cioè una di quelle persone che non giocano tutti i giorni all’app del momento ma che si limitano a fare una partitella di tanto in tanto mentre sono in fila alla posta.

Per questo motivo, impegnarmi in un gioco come Stranger Things ha dovuto creare in me il need, ovvero la necessità di scaricare ed aprire l’app più di una volta.

Com’è il gioco di Stranger Things su iPhone

Essenzialmente, tutta la produzione di Stranger Things, che si parli di un prodotto televisivo o di un software, punta essenzialmente sull’effetto nostalgia. Per questo motivo in un momento in cui sentiamo parlare ogni giorno di ritorno al passato, ai favolosi anni ’80 e al Super Nintendo Classic Mini, l’unica cosa più intelligente da fare è cavalcare l’onda dell’entusiasmo e sviluppare un RPG vecchio stampo: un prodotto a cui avremmo potuto tranquillamente giocare da bambini.

Se dovessimo studiare il fenomeno da un punto di vista transmediale, ci renderemmo conto che questa applicazione ha una grave pecca: ripercorre essenzialmente la storia della prima stagione vista in TV, aggiungendo sparuti dettagli all’esperienza.

Questa, secondo me, può essere un punto a sfavore di un progetto che, nonostante il rimando ai favolosi giochi dei più famosi franchising del passato, si deve necessariamente ricordare che siamo nel 2017.

E nel 2017, cara Netflix, gli spettatori voglio sapere di più. Di più!!!

Per questo motivo lanciare un’app per smartphone significa creare i presupposti per lanciare nuovi spunti e non soltanto per fare un recap della scorsa stagione.

Sbloccando il gioco potrete vedere un trailer mai visto prima in TV ma sono convinto che facendo un salto su YouTube potrete presto ottenere il premio senza finire il gioco. Così va il mondo.

Struttura del gioco

Attraverso l’utilizzo di suoni e musiche retro, grafiche e un gameplay che richiama i meravigliosi giochi che ci tenevano incollati allo schermo da bambini, Stranger things include sette giocatori giocabili, ognuno con un’abilità diversa.

Le location sono Mirkwood Forest, Hawkins Lab, e la casa di Jim Hopper, organizzate in sei dungeon da esplorare nelle quali dovrete trovare premi e risolvere puzzle senza spendere un centesimo in microtransazioni.

Torniamo a parlare di produzioni transmediali e lo facciamo con The Gifted, una spettacolare serie Marvel che andrà in onda dal 18 ottobre in prima visione assoluta su FOX.

Innanzitutto c’è da dire che questa serie è stata creata da Matt Nix (Burn Notice, APB) ma ha avuto la collaborazione di Bryan Singer, regista di 4 film sugli X-Men e ora al lavoro sul film Bohemian Rhapsody che racconterà la vita del favoloso Freddie Mercury.

In The Gifted vedremo la famiglia Strucker in grande difficoltà dopo che i poteri mutanti dei loro figli hanno trasformato la loro serenità del vivere quotidiano. Il Governo che dà loro la caccia e un imminente pericolo costringeranno Caitlin e Reed Stucker a chiedere aiuto ad un’organizzazione di mutanti nata con lo scopo di proteggere i perseguitati.

Considerando la grande qualità delle serie targate Marvel, sia dal punto di vista narrativo che da quello tecnico (effetti speciali, regia, montaggio ecc.), non ho assolutamente dubbi sullo spettacolo che regaleranno gli episodi della prima stagione di The Gifted.

Gli elementi archetipici sono davvero interessanti: la famiglia, il super-potere, il viaggio dell’eroe, la speranza. Un mix di emozioni accompagnerà la presenza di nuovi eroi ad altri già comparsi nell’Universo Cinematografico X-Men come ad esempio Polaris, la figlia di Magneto, e Blink.

Con una struttura narrativa ragionata sulla base dell’esperienza dei film e della produzione a fumetti degli X-Men, questa serie andrà a colmare il vuoto che esiste nei fan dei mutanti Marvel, con un importante valore aggiunto: la durata della visione e i tempi di attesa più brevi per godere di storie che hanno bisogno di essere raccontate.

Non è un segreto che i film dedicati agli X-Men siano tra i più attesi di tutto l’Universo Cinematografico Marvel. Per questo motivo l’introduzione di una serie televisiva che racconti le storie dei mutanti non può essere che accolta in modo chiaramente positivo.

Seguite The Gifted con noi, in onda dal 18 ottobre in prima visione assoluta su FOX.

 
Buzzoole

Era il 1977 e io sarei nato soltanto 10 anni dopo. Eppure Stephen King scrisse un romanzo che di lì a poco sarebbe diventato un grandissimo successo.

Passò poco più di un anno, e Stanley Kubrick ne trasse uno dei suoi capolavori: Shining.

Jack Nicholson alias Jack Torrance, scrittore in crisi che per ritrovare l’ispirazione accetta un posto di guardiano durante la stagione invernale all’Overlook Hotel sulle Montagne Rocciose. Parte così con sua moglie Wendy e il figlio di sette anni, Danny, senza sapere che quel viaggio cambierà per sempre le loro vite…

Devo fare un mea culpa: prima dell’università non avevo mai apprezzato Shining come posso farlo adesso. E c’è, probabilmente, una ragione per tutto questo.

Shining non è soltanto un’opera d’arte narrativa, ma una rivoluzione tecnica e visiva. Devi necessariamente, e lo dico senza peccare di presunzione, fare un piccolo percorso di studio estetico ed artistico prima di poterne apprezzare a pieno tutti i diversi strati narrativi.

In questo Stanley Kubrick ci ha abituato: il suo genio visionario e la sua capacità di raccontare attraverso un acceso simbolismo rendono il suo film un capolavoro da guardare e riguardare prima di riuscirne a cogliere a pieno ogni sfumatura.

Sul lato tecnico, Shining è il film che rivoluziona il cinema: l’utilizzo della steadicam, il lungo piano sequenza aereo che apre la sequenza iniziale, sono soltanto alcune delle innovazioni che Kubrick trasmetterà alle nuove generazioni.

E saranno proprio le generazioni a venire che vedranno in Shining un vero e proprio cult. Innumerevoli citazioni sono presenti in produzioni più disparate, da Blade Runner ai Simpson. Sapevate che il video di The Kill dei 30 seconds to Mars è ambientato in alcune delle location più note del film?

In occasione di Halloween e a 40 anni della pubblicazione del best seller con cui King terrorizzò i lettori di tutto il mondo, torna su grande schermo nella sua versione da 119 minuti in italiano solo il 31 ottobre, l’1 e il 2 novembre (elenco sale a breve su www.nexodigital.it) il film horror più pauroso di sempre.

Ci sarà anche la proiezione dell’inedito cortometraggio intitolato Work and play, che come gli spettatori più attenti ricorderanno rende omaggio alla frase che Jack Torrance scrive ossessivamente sulla sua macchina da scrivere: “All work and no play makes Jack a dull boy” nella versione inglese del film.

Un consiglio: recuperate anche il film in lingua originale. Purtroppo in italiano si perde spesso il senso di molte frasi, a partire da quella che abbiamo citato, che è forse la più importante di tutto il film.

Trovate Shining anche su Amazon a questo link

 

La Geografia del Genio è un libro che consiglio a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono trovati alle prese con l’apertura di una start-up o di una produzione creativa.

Dove risiede il genio? È questa la domanda che l’autore, Eric Weiner, si pone all’interno di tutto il libro.

Perché certi luoghi, in certi momenti, hanno prodotto una grande quantità di menti brillanti e di buone idee, mentre altri no?

Weiner ci accompagna per mano nelle enormi metropoli europee ed italiane che, con i loro personaggi di spicco, hanno rappresentato un momento culminante nella storia dell’Umanità.

Uno degli elementi più interessanti de La Geografia del Genio è la struttura psicosociale che le grandi menti tendono a creare. Come in una sorta di coperta che copre tutte le cose, attraverso la visione più Jungiana dell’inconscio collettivo, sembra che il genio si circondi di altra genialità. Nello spazio così come nel tempo.

I una cavalcata storica che ripercorre secoli di storia dell’umanità, uno dei punti più interessanti è l’incipit del capitolo 3 in cui l’autore parla di Firenze

Le grandi menti non pensano necessariamente nello stesso modo, ma gravitano le une intorno alle altre, attratte da qualche forza potente e sconosciuta.

Mi sono sempre chiesto, durante il periodo universitario, se l’ambiente di studio influenzasse in qualche modo la creatività e l’intelletto. Attraverso le pagine di questo libro è possibile approfondire l’argomento e comprendere al meglio quali sono i motori che generano le idee e se essi sono più potenti in ambiente metropolitano o in alcuni centri culturali.

La Silicon Valley è davvero un centro catalizzatore della genialità o è soltanto una questione di statistica?

Scopritelo insieme a me, leggendo La Geografia del Genio che trovate su Amazon a questo link

Il giorno del lancio di Super Nintendo Mini eravamo già lì, nel nostro centro commerciale di fiducia, pronti a portarci a casa una copia di questo pezzo di passato, riproposto in chiave contemporanea, con alimentazione USB e presa HDMI.

Ma acquistare una console così non significa soltanto un tuffo nel passato, un nostalgico tira e molla tra i sentimenti che raggiungi verso le tre decadi di registrazione all’anagrafe. Significa la necessità di semplificare, di ridurre quel flusso di lavoro neuronale a cui siamo sottoposti anche quando dovremmo, in un certo senso rilassarci sul divano, per tornare a giocare insieme, spalla a spalla, io Donkey Kong e tu Diddy.

Qualcosa che avevamo perso di vista negli ultimi 15 anni, insomma.

Provate a riascoltare questo, poi ne riparliamo.

L’evoluzione del multiplayer online, la disponibilità di titoli free roaming, l’impossibilità di mettere la parola fine a un gioco, sono tutte caratteristiche delle nuove generazioni di console che, mettetela come volete, ci hanno avvicinato al mondo ma allontanato dai nostri amici. Quelli con cui ci si vedeva il sabato pomeriggio e con cui ci si perdeva in interminabili sfide di Super Mario All Stars, sono stati sostituiti da giocatori che vivono a chilometri di distanza da noi e che consideriamo come un computer un po’ più strano e pazzo nei movimenti.

Che cosa ci resta di quei momenti in cui la scuola era l’unico pensiero?

Ci resta il Super Nintendo Mini, ci resta la voglia di farci una risata quando ci rendiamo conto che da bambini eravamo molto più bravi a superare il primo livello di Super Ghouls and Ghost

Qualche detrattore in rete ha detto: “sì, ma io ci ho sempre giocato sul computer con gli emulatori”; altri giovani nati e cresciuti dopo il 2000 sono affascinati da questa strana scatola che il fratello maggiore ha sempre tenuto off limits nella sua cameretta. La verità è che Nintendo ci sta provando a riavvicinarci con i nuovi prodotti come Switch ma l’inversione di rotta è impossibile.

Non si tratta, lo dico ancora una volta, di nostalgia. Si tratta di un sistema diverso, di semplicità.

Oggi si parla di videogamer pro, di esperti del gioco. Bene, ma quando abbiamo smesso di divertirci?

Io ho comprato un Super Nintendo Mini, ci giocherò tutte le volte che avrò bisogno di capire quando è il momento di dire: less is more.

Ci siamo, tra meno di un mese sugli scaffali di tutti i negozi arriverà Star Wars Battlefront II, l’atteso sequel del miglior fps dedicato alle Guerre Stellari, sviluppato da Electronic Arts.

Durante il periodo di apertura della Beta abbiamo avuto modo di provare alcune modalità di gioco e, per chi non avesse aderito alla Open, vi raccontiamo le nostre impressioni.

Velocità di gioco

Innanzitutto è necessario fare un cenno alla velocità di gioco. Aumentata sensibilmente nelle fasi frenetiche di confronto con il nemico viene data con questo nuovo capitolo la possibilità di controllare la strategia e permettere alla squadra di disporsi in modo tale da ragionare sulle zone di attacco e di difesa.

Nella mappa multiplayer di Naboo si nota la differenza con il precedente capitolo: la fase di attacco viene organizzata in turni così come quella di difesa e le differenti classi di soldato consentono di ragionare meglio sulla scelta. Nei momenti di distruzione totale sceglieremo un soldato pesante ma quando dovremo proteggere una zona sarà più importante utilizzare uno specialista per colpire i nemici nascosti.

Esperienza

L’esperienza di gioco si nota già dai primi minuti di utilizzo della beta. È tutto improntato sui punteggi che permettono di acquistare carte di espansione delle caratteristiche, una condizione più strategica rispetto al semplice spara e porta il punteggio a casa.

C’è da dire che potremo ragionare sulla maturità di questo gioco quando riusciremo finalmente a vedere la modalità Storia e potremo godere di questa novità immersiva nell’Universo di Star Wars. Che si tratti di canone o meno, la possibilità di vestire i panni di un soldato dell’Impero è una novità interessante che non trovavamo dai tempi dell’adepto di Darth Vader in The Force Unleashed. Qualcosa di simile, insomma.

Fattore D

Ovvero divertimento. C’è da dire che come in tutti i giochi sparatutto in prima persona il pericolo principale è quello di annoiarsi dopo poco tempo. Star Wars Battlefront II cerca di portare all’utente un roaster di personaggi e di mappe che permetteranno di variare di molto l’esperienza in multiplayer.

Vi dico la verità, non sono un grande giocatore in multiplayer, soprattutto di quei giochi in cui è palese che la velocità di connessione e di ping faccia la differenza nel risultato.

Star Wars Battlefront II però è un gioco che promette davvero tanto a chi ama la saga creata da Lucas: una nuova storia con una campagna ragionata e (si spera) con uno storytelling degno di nota; un multiplayer che permette di fare una partita in compagnia di amici o di sconosciuti per ammazzare l’ora di noia; una modalità arcade per chi ha voglia di dare due calci alla resistenza senza troppo impegno.

La mia esperienza con questa beta è al 90% positiva, con la speranza di trovare nel gioco finale più originalità ed esperienza che longevità. Il gioco dovrebbe non includere micro transazioni e tutti i DLC saranno free e non a pagamento, ciò significa che ci troveremo davanti ad un titolo che potrà essere giocato per un anno o più con tutte le novità introdotte nel tempo. Ne varrà la pena?

E voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto e lasciate un like sulla nostra pagina di Facebook!

 

Se non dovessi esprimermi in alcune righe di recensione, sui prodotti KREAFUNK avrei da dire due semplici cose: design unico e qualità eccellente.

Sono queste le due caratteristiche che rendono l’azienda danese KREAFUNK uno dei più interessanti player europei nel mercato, seppur piuttosto inflazionato, degli speaker bluetooth e dei device audio.

Il progetto KREAFUNK

 

KREAFUNK nasce nel 2011 dall’idea di due Danesi appassionati di design con un solo obiettivo in mente: creare un ponte che unisse la creatività e la funzionalità attraverso un design di qualità dallo stile urbano.

Per questo motivo nasce KREAFUNK che anno dopo anno ha aumentato le soluzioni di vendita producendo articoli dedicati ad appassionati di design e di tecnologia.

I prodotti di questa recensione

Quando abbiamo parlato a KREAFUNK del nostro blog, è scattato immediatamente l’entusiasmo, per questo motivo abbiamo avuto la possibilità di recensire due prodotti davvero interessanti: tRADIOaMOVE.

Se c’è una cosa che apprezziamo di un prodotto è sicuramente il packaging: nonostante la semplicità della produzione, gli speaker arrivano a casa in una elegantissima scatola di legno con chiusura a scorrimento, su cui sono incise alcune citazioni legate al mondo della musica e dello spettacolo.

Che meraviglia.

KREAFUNK tRADIO

KREAFUNK tRadio è la prima radio nella collezione, ma chiamarla in questo modo è abbastanza riduttivo. tRadio è un prodotto che porta l’esperienza musicale ad un livello successivo, permettendo la trasmissione del classico segnale FM unita al nuovo segnale DAB+ oltre che fungere da riproduttore di musica in bluetooth.

Elegante, raffinata, dai colori che ricordano gli anni ’20 del XX secolo è la perfetta combinazione tra design hipster e ultima novità tecnologica. È possibile scegliere la propria stazione radiofonica così come ascoltare le proprie playlist su Spotify ed Apple Music.

tRadio è pronta per la next generation

tRADIO ti prepara al futuro delle trasmissioni radio, portandoti nel mondo del digitale. Molto presto i segnali radio saranno trasmessi esclusivamente in digitale e questo prodotto sarà già in grado di ricevere i segnali puliti delle tue trasmissioni preferite. È importante perciò che la tua radio supporti il segnale DAB, ma soprattutto il segnale DAB+ vista la velocità con cui queste tecnologie stanno progredendo.

Le funzioni principali di KREAFUNK tRADIO sono DAB+, FM, AUX e Bluetooth speaker con una batteria doppia di 2×2.200 mAh. Questa batteria consente una durata di riproduzione di oltre 10 ore permettendovi di ricaricare tRADIO con un caricatore esterno incluso nella confezione.
Lo schermo LCD smart vi consentirà di avere maggiori informazioni su ciò che state ascoltando e di visualizzare il livello del volume. Due casse da 3W portano una potenza utile a coprire tranquillamente una stanza di 30/40 metri quadri e la memoria interna vi consentirà di registrare fino a 64 stazioni in preset. Il bluetooth utilizzato per questa tecnologia è il 4.0.
Potete acquistare tRADIO a questo link

KREAFUNK aMOVE

aMove è uno speaker bluetooth 4.0 wireless piccolo e compatto (dimensioni 16.2 x 5 cm, H: 7.2 cm) con una batteria di 1800 mAh al suo interno che consente di ascoltare circa 20 ore di musica consecutivamente.

Questo prodotto è consigliato in modo particolare a chi vuole connettere il proprio smartphone in modo rapido e ha l’esigenza di portare una cassa bluetooth nello zaino per ascoltare la musica in mobilità. Le dimensioni compatte e la cassa da 3W consentono una riproduzione audio pulita e dalla profondità davvero interessante.

I bassi sono definiti (abbiamo ascoltato l’ultimo disco dei Foo Fighters – Concrete and Gold) e alti e medi sono la vera forza di questo prodotto. Un suono chiaro e pulito e un design davvero introvabile in altri prodotti di questo genere.

Potete scegliere aMove in 5 colori: bianco, nero, verde, blu sabbia e l’originalissimo color prugna. Nel box in legno in cui arriva è incluso anche un cavo USB e uno AUX.

Potete acquistare aMove a questo link su Amazon

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