Mario Tennis Aces è il gioco a cui non sapevate di voler giocare.

A poco più di un anno di distanza dall’uscita della nuova Nintendo Switch, Nintendo ci propone uno dei titoli più interessanti, appartenente ad una serie che ha costruito negli anni un fan-base importante, nonostante non tutti abbiano una passione smisurata per il gioco del tennis.

C’è da dire che per giocare a Mario Tennis Aces non c’è bisogno di conoscere solo le regole di base, una serie di nuovi power up e di abilità legate ad ognuno dei personaggi presenti nel gioco ti costringono a inventare qualcosa per battere il tuo avversario o, perlomeno, a rispondere ai suoi dritti e ai suoi rovesci.

Modalità in single player e multiplayer

Mario Tennis Aces presenta diverse modalità di gioco: abbiamo una modalità avventura in single player nella quale dovremo risolvere un mistero legato ad una racchetta maledetta e affrontare una serie di sfide con villain sempre più forti; una serie di modalità in multiplayer ci permetteranno invece di sfidare amici nel salotto di casa e nuovi avversari in tutto il mondo.

La modalità avventura non presenta particolari difficoltà, all’inizio dovremo affrontare una serie di livelli che ci accompagneranno ad un primo approccio delle tecniche di gioco, una sorta di tutorial in storytelling. Con un approccio basato sulle skill e sulla crescita del personaggio dovremo accumulare una serie di punti esperienza per andare avanti nel gioco e, completando tutte le sfide, potremo collezionare una serie di racchette che ci potranno aiutare a sconfiggere i villain più forti.

Le modalità che abbiamo trovato più interessanti sono sicuramente quelle in multiplayer, in quanto sono della convinzione che Mario Tennis Aces sia un gioco da giocare fondamentalmente in due modalità: Torneo Online e Sfida a casa con gli amici.

Nonostante la possibilità di creare stanze online nelle quali invitare gli amici, la modalità più interessante è sicuramente il Torneo, nel quale potremo incontrare sfidanti provenienti da tutto il mondo che utilizzeranno le migliori tecniche del roaster di personaggi per metterci al tappeto nel giro di due set.

Durante il periodo di pre-lancio del gioco avevamo avuto già la possibilità di provare la demo del torneo online, grazie alla quale siamo riusciti a valutare il sistema di gioco, le tecniche presenti e le potenzialità di alcuni dei personaggi.

Con l’uscita della versione finale al  day one abbiamo avuto la possibilità di valutare al meglio il sistema di gioco e di utilizzo: sia nella versione mobile che linked Mario Tennis Aces presenta una fluidità impressionante e una giocabilità unica. La modalità di torneo online presenta una serie di caratteristiche interessanti, una su tutte la possibilità di controllo preventivo del lag. Prima di iniziare una partita del torneo avremo la possibilità di valutare lo stato di connessione con l’avversario, attraverso una grafica davvero semplice.

Sfidare i partecipanti al torneo online non è cosa facile: possiamo all’inizio scegliere due modalità, una standard con i colpi classici del gioco e le relative penalizzazioni dovute all’accumulo di energia e una semplice dove ci dovremo preoccupare soltanto dei colpi base e nulla più.

La semplicità di accesso al sistema di gioco non toglie importanza al fatto che dovremo allenarci un po’ prima di arrivare alle fasi finali del torneo. Nonostante si tratti di un gioco appena uscito, la fan base conta già numerosi campioni che, senza alcuna pietà, cercheranno di buttarvi fuori dal torneo con alcuni colpi ad effetto di personaggi come Rosalina o utilizzando sapientemente le tecniche di difesa di Waluigi.

Una modalità che non mi ha particolarmente convinto è la Swing che poteva rappresentare il valore aggiunto per il sistema di gioco su Switch ma che non permette una risposta così fluida ai comandi, non è particolarmente intuitiva e, a mio avviso, non dispone di un sistema di risposta reale. Probabilmente c’è bisogno di un po’ di allenamento, ma la potenza di Nintendo sta proprio nella sua capacità di rendere un gioco “plug&play” ragion per cui viene un po’ penalizzata quando la modalità di gioco non è particolarmente intuitiva e veloce.

Il sistema di gioco

Rispetto ai suoi predecessori, Mario Tennis Aces presenta un sistema di gioco rinnovato che permette non soltanto di rispondere alle battute dell’avversario ma soprattutto di scendere in campo con tecnica e un sapiente utilizzo dei comandi. La decisione dell’ultimo millesimo di secondo può fare davvero la differenza e c’è bisogno di un po’ di pratica prima di diventare un vero campione capace di sfidare la vasta community online del gioco.

Le battute principali del gioco sono nove: top spin, slice, colpo piatto, pallonetto, smorzata, colpo in tuffo, colpo caricato, colpo stellare, colpo tecnico. Ognuno di questi colpi viene sfruttato in modo diverso dal personaggio che viene scelto dal roaster. È possibile utilizzare sapientemente la peculiarità di un personaggio rispetto a un tipo di colpo: alcuni colpi saranno più potenti con un personaggio che ha “potenza” come peculiarità, altri colpi avranno un maggiore impatto se sceglieremo un personaggio con “furbizia”.

È un sistema che non livella i personaggi e che pretende un certo studio sulla migliore scelta da fare, soprattutto nel torneo. Sarà molto facile, infatti, incontrare degli avversari che avranno studiato alla perfezione un colpo ad effetto con Rosalina e che ve lo propineranno per tutta la durata della partita.

Il colpo intenso e il colpo speciale potranno spezzare la racchetta dell’avversario se non viene bloccato in tempo, ragion per cui ci vorrà un po’ di allenamento prima di poter padroneggiare al meglio le tecniche di difesa insieme al time-warping.

I personaggi a disposizione

I personaggi a disposizione al day one sono 16 ma altri sono in arrivo e saranno disponibili in accesso anticipato per chi partecipa al torneo online del gioco. Ogni personaggio ha le sue caratteristiche tecniche, una peculiarità di gioco e un colpo speciale unico.

L’utilizzo di un personaggio non va considerato soltanto nei primi minuti di gioco ma va studiato nei suoi colpi migliori. Come dicevamo, alcuni personaggi presentano delle tecniche di gioco che possono mettere in difficoltà l’avversario basandosi su una difesa prolungata, accumulo di energia e utilizzo continuo di colpi speciali o intensi.

Considerazioni finali

Mario Tennis Aces è un gioco che diverte su due diversi livelli: è un bel party game se giocato in locale o in lan con gli amici a casa o in giro in mobile, ma il valore aggiunto viene sicuramente dato dalle caratteristiche del multiplayer online sul quale Nintendo sta investendo molto in vista dell’inaugurazione del servizio a pagamento previsto per Settembre.

Si tratta di un gioco che permette di passare anche pochi minuti in aeroporto in attesa del nostro volo, senza avere la pretesa di un gioco che dominerà il vostro tempo libero. È forse proprio questa la potenza di questo gioco, come tanti altri in casa Nintendo, ovvero la possibilità che viene data all’utente di divertirsi facendo anche solo una partita e poi posando la console in borsa. È questo il vero obiettivo, il vero valore aggiunto che un gioco di tennis può avere, oltre alla grafica accattivante e alla giocabilità a cui siamo abituati da tempo. Peccato per la modalità avventura che, a nostro avviso, poteva avere qualche sfida più interessante.

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Considerare Vampyr come un normale action Rpg potrebbe essere il peggiore errore che possiate commettere durante i primi minuti di gioco. Questo titolo è un progetto particolarmente ambizioso di Dontnod Entertainment (vi ricordate Remember Me e Life is Strange?) che ambientano la storia di Jonathan Reid, un medico appena tornato dall’esperienza durante il primo conflitto mondiale, nella Londra più oscura di tutta la storia del secolo scorso.

Reid (ho trovato molto divertente l’assonanza del nome del protagonista con un famoso prodotto anti-zanzare) diventa un vampiro in seguito ai suoi studi sulle trasfusioni di sangue, e decide di prendere le sue prime vittime…senza svelarvi altro!

Abbiamo deciso, a differenza di molte altre testate online, di non prodigarci in spoiler in quanto l’elemento fondamentale di questo gioco è sicuramente la storia. La componente narrativa di questo titolo è il fiore all’occhiello di una produzione che porta con sé uno studio sull’action storytelling: le nostre azioni, le scelte che prenderemo caratterizzeranno il finale della nostra avventura.

La possibilità di esplorare quattro quartieri di Londra con diversi personaggi non giocanti, consentirà di modificare la storia su più livelli di narrazione e potremo decidere di approfondire un personaggio, piuttosto che un altro, andando a intrecciare alla trama principale una serie di missioni secondarie. Un sistema di gioco che risulta interessante sul piano delle interazioni con i PNG ma che non sempre ho trovato interessante.

Difatti, avere troppe possibilità di risoluzione del gioco può causare più volte un po’ di incertezza nell’esperienza di gioco, soprattutto perché Vampyr ci permette di esplorare liberamente le zone di Londra alla ricerca di prodotti, per creare sieri e cercare oggetti dai vari nemici sconfitti. Il gameplay consiste in due modalità fondamentali: da una parte ci troveremo quindi a interagire con una serie di personaggi non giocanti in giro per Londra, dall’altra dovremo soddisfare la necessità di sangue del personaggio di Reid.

Un particolare interesse va al sistema di crescita del personaggio che permette di potenziare le abilità non senza una certa difficoltà: uccidere significa portare a casa punti esperienza e potremo addirittura condizionare la storia decidendo di far fuori o meno alcuni dei personaggi chiave. I punti esperienza possono essere utilizzati per sbloccare una serie di interessanti abilità, che possono aiutare durante il combattimento, soprattutto nelle fasi finali del gioco. È possibile utilizzare il combattimento corpo a corpo, le armi o poteri soprannaturali, ma quelle che ho trovato più interessanti e innovative sono sicuramente le abilità da vampiro.

Il continuo e costante adattamento alla nostra tipologia di gioco vi renderà dipendenti da una certa condotta: potremo essere il nuovo “Blade” oppure il più famoso squartatore di Londra.

In ogni caso, l’attesa che Dontnod ha creato intorno alle atmosfere intense di Vampyr hanno trovato un terreno molto fertile e, in alcune recensioni della critica internazionale è stato addirittura paragonato ad una sorta di Comma 22, famoso romanzo di Heller, nel quale assistiamo ad una feroce critica alla grande guerra. La storia di questo gioco ci permette, insomma, di leggere spesso tra le righe.

Particolare attenzione ho voluto dare alle atmosfere dark gothic create anche da una colonna sonora che riesce a far dimenticare qualche elemento grafico non proprio bello da vedere.

In conclusione, Vampyr è un gioco che diverte e che ha qualche elemento innovativo pur essendo un gioco che non rischia moltissimo. Da grande fan degli Action Rpg ho trovato in questo gioco un modello innovativo dal punto di vista dello storytelling e, ad essere sinceri, è quanto basta a far dimenticare qualche carenza relativa al budget di produzione.

Se vuoi provare anche tu Vampyr lo trovi su Amazon a questo link per Xbox One, Ps4 e PC

 

Era il 1994, ci trovavamo nella metà dei magnifici nineties. I Nirvana perdevano il proprio leader, l’Italia usciva sconfitta dalla finale dei mondiali contro la seleçao brasiliana e, noi tutti, eravamo ammaliati da quella meravigliosa tecnologia da salotto che era il Super Nintendo.

Era il 28 ottobre e Shaq Fu era “‘l’ennesimo” picchiaduro in 2D a scorrimento orizzontale. L’unica differenza era che, l’eroe in questione, non era altro che Shaquille Rashaun O’Neal conosciuto come Shaq, un campione che durante i suoi 19 anni di carriera in NBA ha giocato in sei squadre, conquistando quattro titoli, tre con i Los Angeles Lakers e il più recente, nel 2006, con i Miami Heat.

Vedere un cestista come Shaq nei panni di un eroe dei videogiochi era formidabile: Shaquille O’Neal si “aggirava” in un dojo di Kung Fu mentre viene a conoscenza di una partita di basket di beneficenza a Tokyo in Giappone. Dopo aver parlato con un maestro di kung fu, si imbatte in un’altra dimensione, dove deve salvare un ragazzo di nome Nezu dalla diabolica mummia di Set – Ra.

Era il 1994.

Sono passati 24 anni e, per noi trentenni, è rimasto ancora viva nella memoria la magia di quegli anni. Per questo motivo non abbiamo potuto non far passare inosservata l’uscita di Shaq-Fu: A Legend Reborn, una produzione Saber Interactive e Wired Productions uscito per PlayStation®4, PC, Xbox One e Nintendo Switch™ che sancisce il ritorno alle “mazzate” del mitico cestista americano.

Noi, l’abbiamo giocato su Switch, per fare un omaggio alla grande N e ai tempi che furono, a scanso di equivoci!

Shaq Fu: A Legend Reborn è un beat ‘em up con elementi grafici rinnovati rispetto alla tradizione e raccontano un’avventura originale nella quale un bambino cinese (cinese?!?) viene ritrovato nelle acque di un fiume e addestrato alle arti marziali da un maestro ma sta per scoprire una dura verità sul suo destino. Shaq inizia il suo viaggio dopo aver visto il suo squinternato maestro dare la vita per salvarlo da una nuova minaccia. Dovremo farci strada a suon di ceffoni per riuscire a capire cosa stanno tramando gli “oscuri signori del palazzo” alle nostre spalle.

Il gioco è ben scritto, arguto e molto divertente: non si prende mai sul serio. Questo è necessariamente un bene quando parliamo di giochi che vogliono imporsi per giocabilità e originalità. Devo dire che ben poche volte ho trovato in un titolo “new gen retro arcade” la voglia di giocarci più volte (l’ultimo è stato il mitico Broforce), complice probabilmente la possibilità di giocarlo in treno o durante le pause dal lavoro con la Switch.

Si tratta di un gioco che sulla console di Nintendo gira abbastanza fluidamente e subisce qualche calo di framerate in modalità portatile quando l’azione (e lo schermo) comincia a diventare davvero piena di nemici. Non ho riscontrato però molte volte questo problema, il che è un bene. Si tratta di un gioco che fa dimenticare qualche piccolo difetto, rispetto al divertimento che può dare.

La storia è ben fatta, in stile produzione film blockbuster tamarro anni ’90. Ci piace.

Per maggiori informazioni il sito ufficiale del gioco 

 

Non sono passate nemmeno 24 ore dall’uscita de “Gli ultimi Jedi” che sulla rete già si leggono i primi commenti, mentre gli americani dovranno attendere ancora un giorno e mezzo per fiondarsi in sala e scoprire come procede il cammino della Forza di Rey, Finn e compagni.

Prima di iniziare questa recensione mi viene da dire soltanto una frase: STOP ALLE TEORIE.

Questo perché tutto ciò che noi fan potremo ipotizzare, tutti i fotogrammi che potremo andare a studiare alla ricerca di risposte, di chiarimenti, sarà praticamente tempo perso. E lo dimostra la mirabolante sceneggiatura di questo film, in cui Star Wars torna ad essere un prodotto cinematografico che sa stare al passo con i tempi, che sa innovare e rompere con la tradizione, che propone un’epica di qualità. Inoltre, la capacità della Disney di “non prendersi troppo sul serio” e inserire un po’ di comicità nella trama è una scelta, a mio avviso, davvero necessaria.

Altrimenti il rischio è di vedere sempre un film un po’ così:

Ci sono stati due elementi di rottura ad opera di Disney nella realizzazione di questo episodio: il primo è stato sicuramente quello di ascoltare attentamente i suggerimenti di George Lucas per poi congedarlo con un “tutto molto interessante” e poi andare ognuno per la propria strada; il secondo è stata sicuramente la revisione dei tempi di visione che sono passati da circa tre ore alle due ore e mezza che potrete vedere in sala, Rian Johnson ha accettato di buon grado questo cambiamento e, nonostante i compromessi con la casa di Topolino, ha dimostrato grande professionalità in fase di montaggio motivando le sue scelte.

Nonostante i tagli al montaggio, necessari e imprescindibili, dobbiamo tutti (e quando dico tutti, dico veramente tutti) ricordare che Star Wars non è mai stata una saga destinata ad un pubblico elitario e di nicchia ma ha da sempre riempito le sale cinematografiche di tutto il mondo. Ergo, ogni commento deve essere ascoltato e resta un’opinione soggettiva.

Ecco, ora ho messo le mani avanti e posso finalmente procedere: Gli Ultimi Jedi è un capolavoro. Ed è il capolavoro che mancava a questa saga, fatta di guerre laser, discorsi politici, meravigliosi contrasti dell’animo umano, coscienza introspettiva e rabbia furiosa. Star Wars è un film che ha saputo raccontare l’allegoria di più generazioni e Gli Ultimi Jedi è quel meraviglioso “film di mezzo” che ogni trilogia dovrebbe avere.

Ne Gli Ultimi Jedi tutti i protagonisti vanno incontro al loro destino e lo fanno con una strepitosa voglia di provare. La grandezza di Johnson sta nell’aver inserito in sceneggiatura il meraviglioso tema del fallimento dal punto di vista che hanno i giovani di oggi, in un clamoroso surf di incertezze la paura di fallire è grande.

Abbiamo avuto sempre paura del futuro, ma non riusciamo ad ascoltare dentro di noi. È questo che ci insegna la Forza, che ogni maestro Jedi deve lasciare alle nuove generazioni: i libri, la teoria e la tecnica sono importanti ma è ancora più importante ascoltare il mondo dentro di noi e quello intorno a noi e affrontare la realtà.

Questa è la vera epica dei nostri tempi, gli archetipi non bastano più, i vecchi saggi sono deboli come i giovani apprendisti, la verità non è tra il bene e il male ma è nel mezzo delle nostre azioni. Quelle quotidiane.

Vecchie e nuove leggende della ribellione sono impegnate nel leggere il bilanciamento della Forza nelle loro vite, un esercizio che ricorda a tutti noi che gli eroi non sono altro che uomini.

È questo il vero valore epico de Gli Ultimi Jedi, a prescindere dalle regole di costruzione di una storia. Quelle le potete leggere sui libri, ma il fiato sospeso in sala è davvero un’altra cosa.

Ah, il film dura un po’, quindi vi lascio con un consiglio spassionato del regista mentre vi do appuntamento ad una prossima recensione ricca di spoiler, magari più avanti.

 

Ogni giorno, ad ogni minuto e in qualsiasi momento della giornata siamo bombardati da una guerra mediatica che vuole convogliare le nostre paure, le nostre angosce e tutte le preoccupazioni, verso un unico nemico dei popoli occidentali: la crisi.

La distruzione di un ottimismo basato soltanto sull’auto-sostentamento economico e sull’apparente impossibilità di trovare strumenti alternativi per concludere in positivo la giornata, ha creato un disagio in tutte le comunità, da quelle imprenditoriali di alto livello, fino al piccolo imprenditore locale.

Per questo motivo, più volte, mi sono fatto portatore di un messaggio positivo, sia su queste pagine che su altre testate online su cui ho avuto modo di scrivere: dobbiamo essere il motore del cambiamento, svegliarci presto (ma non troppo!) la mattina e metterci in marcia, un chilometro alla volta su questa autostrada che, all’apparenza, può sembrare peggio della terribile Salerno-Reggio Calabria il giorno di ferragosto.

Cambiamo tutto, restiamo al Sud, guerrieri e non ci lamentiamo, sono soltanto alcune delle parole utilizzate in un percorso professionale post-lauream costellato da supernove in esplosione, in un meccanismo di ricerca dove Aziende ed imprenditori ricercano consigli per avere successo nel loro lavoro.

Uno dei fari nella notte è il sito lacrisinonesiste.com, un sito che coinvolge una community di esperti del settore che aiuta l’imprenditore a trovare una strada alternativa, sfruttando i potenti mezzi del web.

Il sito, creato da Gabriele Maltinti ha come obiettivo principale quello di reinventarsi e studiare forme di reddito alternative ed automatiche, arrivando così al raggiungimento della libertà finanziaria.  Lo stesso Gabriele ha provato i consigli sulla sua pelle, ha svolto in passato varie attività, tra cui l’apertura di locali, ristoranti e una ditta di trasporti, decidendo di dare alla sua vita un’impronta totalmente diversa avventurandosi nel mondo imprenditoriale bulgaro, dove ha la possibilità di scoprire nuovi e interessanti business, tra cui l’elicicoltura e la coltivazione della melissa.

Da questa esperienza nasce il sito e la community di La Crisi non Esiste.

La Crisi non Esiste organizza una serie di eventi, il primo dei quali ha accolto a Firenze 800 persone provenienti da tutta Italia, uno staff di relatori e
professionisti di altissimo livello operanti in diversi business, smuovendo l’aria di scetticismo che si era creata intorno ad un nome così complicato da digerire.

Visto il successo della prima edizione, il 6 e 7 ottobre 2018 a Milano ci sarà una seconda edizione alla quale è possibile iscriversi tramite questo link.

Con l’iscrizione avrete in omaggio gli e-book La crisi non esiste e Bitcoin; inoltre è previsto l’ingresso nell’esclusivo gruppo Facebook dove potrai essere seguito nel tuo percorso fino al raggiungimento dei tuoi obiettivi. Potrai essere protagonista sul palco di La crisi non esiste 2018!

Alcuni tra i relatori dell’evento: Gabriele Maltinti, ideatore dell’evento, Massimiliano Acerra, Massimiliano Cavaliere, Pietro Gangemi, Sara Iannone, Michele Munaretto, Marco Salvadori, Lorenzo Vazzana, Dino Andrei, Roberto Grandis, Valerio Malvezzi, Pietro Cavaleri, Marco Nastasi.

Appuntamento sul sito per maggiori informazioni!

Il freddo pungente taglia l’aria, e già le prime luci abbagliano i giorni che anticipano le feste natalizie.

In Campania, il canovaccio è sempre lo stesso: amici e familiari vengono invitati a giocare a casa, i mazzi di carte sono pronti sul tavolo, le cartelle per la tombola si impregneranno presto di quel profumo che solo le bucce di mandarino sono in grado di rilasciare; la frutta secca, il cioccolato e le fette di pandoro vengono consumate con la promessa mai mantenuta di iscriversi in palestra dopo il 6 Gennaio.

Quest’anno, però, ho preparato una sorpresa ad amici e cugini che invaderanno casa.

Grazie a Playstation ho avuto modo di provare il nuovo ecosistema di giochi Playlink e nelle prossime righe cercherò di raccontarvi la mia esperienza. A onor del giusto, abbiamo una collaborazione in atto con Playstation Italia ma…vogliamo veramente credere che non avrei provato uno di questi giochi in caso contrario?

Per questo motivo alcune informazioni saranno un po’ più specifiche, ma le considerazioni saranno totalmente personali.

Che cos’è Playlink

 

PlayLink è un ecosistema di nuovi giochi che Playstation ha presentato al pubblico con la prima uscita Dimmi Chi Sei! un party game che permette a tutti gli amici di sfidarsi in una serie di quiz che hanno come base la vita stessa dei partecipanti al gioco. Il carattere innovativo di Playlink è la partecipazione ai giochi tramite lo smartphone e il tablet, non c’è bisogno di un controller per giocare, basta scaricare l’app del titolo e, via, sono risate!

La prima volta che ho giocato a Dimmi Chi Sei! con Playlink è stato semplice, ma la mia preoccupazione era principalmente quella di riuscire a coinvolgere persone della mia famiglia che non sono esattamente abituate a giocare alla Playstation. Nonostante in famiglia ci siano accaniti giocatori di Guitar Hero, qualcun altro non ha la minima idea di come si impugni un controller.

Tutti, però, sanno come si usa uno smartphone. Per utilizzare Playlink basta scaricare la app del gioco, connettere lo smartphone o tablet alla PS4 e…basta! Non ditemi che a Natale sarà più semplice giocare alla tombola o al bingo, perché io ogni volta perdo almeno 10 minuti per recuperare i numeri mancanti!

Quando abbiamo giocato per la prima volta con Playlink è stato tutto un agitare lo smartphone, inclinandolo, ruotandolo e scattando selfie, provare per credere!

Qui trovate maggiori informazioni

I giochi a disposizione


I giochi a disposizione sono 5: Hidden Agenda, Frantics, SingStar Celebration, Sapere è Potere e Dimmi chi Sei!

Il mio preferito, oltre al già citato Dimmi Chi Sei!, è sicuramente Hidden Agenda, un gioco che unisce il party game alla visione di un film, dove tutti insieme potrete prendere decisioni sull’andamento della storia.

Inutile dirvi perché è tra i miei giochi preferiti su Playstation 4: un gioco che unisce storytelling di qualità all’innovazione cinematografica è praticamente alla base del processo di narrazione transmediale, un argomento di studio che da anni condivido con la mia audience.

Hidden Agenda è un titolo maturo: grazie al sistema Playlink, Playstation è stata in grado di portare al livello successivo il sistema ibrido di gioco e storytelling che era presente in titoli come Beyond: Due AnimeUntil Dawn, giusto per citarne alcuni. Con Hidden Agenda, facciamo un passo ulteriore verso l’interazione con il prodotto cinematografico, portando l’intrattenimento verso un confine finora esplorato poco e male.

Se dunque Sony non è nuova alla sperimentazione in ambito di storytelling esperienziale, c’è da dire che Hidden Agenda è il tipo di prodotto destinato ad un’audience che vuole divertirsi e interagire con ciò che sta guardando. Se il cinema accoglierà un giorno questa tecnologia, avremo sicuramente le nuove generazioni più attente allo storytelling e meno impegnate nel messaggiare sullo smartphone mentre sono in sala.

Per il momento, però, possiamo goderci in famiglia (e sul divano di casa) la caccia al famigerato assassino noto come “Trapper”, invitando fino a 5 amici nel gioco e rigiocandolo più volte fino a scoprire tutte le pieghe nascoste della trama.

Questo Natale lanciate la sfida e accendete lo smartphone, per maggiori informazioni sui giochi Playlink fate un salto su questo link!

 

Risparmiare a 30 anni, forse ve ne sarete accorti, non è proprio semplice.

La nostra generazione è una delle più ingegnose e creative degli ultimi secoli: sfruttiamo quello che abbiamo a disposizione per inventare nuove possibilità, per aprirci nuove strade, per canalizzare la nostra vita verso un business che ci permetta di sostenerci.

Talvolta, però, le nostre risorse finanziarie sono soggette a feroci cambiamenti: l’acquisto o la ristrutturazione di una nuova casa, in primis, è uno dei peggiori animali che incontriamo nella giungla; per non parlare, poi, della necessità di acquistare un computer o un tablet per lavoro o, quando è possibile, del concedersi una vacanza da sogno, magari attraversando l’oceano.

Tutti i nostri sogni, le nostre ambizioni, si scontrano con una parola meravigliosa, un concetto fondamentale per rendere vivo il fuoco dei nostri desideri: compromesso.

Il compromesso, badate bene, assume un significato in un certo senso storico. Dobbiamo imparare a ingegnarci, ad essere creativi, ad accumulare per poi reinvestire su noi stessi.

Per questo motivo, quando sono stato contattato da AcomeA SGR per parlare della loro app Gimme5, il loro progetto mi ha entusiasmato. E non poco.

AcomeA SGR è una società di gestione del risparmio, indipendente da gruppi bancari, nata nel 2010 dall’iniziativa di un gruppo di gestori e imprenditori con una lunga esperienza nel settore e vincitrice di diversi premi tra i quali il Premio Alto rendimento de Il Sole 24 Ore negli anni 2013, 2014, 2015, 2016.

Da questa esperienza nasce Gimme5, un app che si propone come il “nuovo salvadanaio digitale”, grazie al quale chiunque può iniziare a mettere da parte somme, grandi o piccole, con l’obiettivo di farle crescere e raggiungere i propri obiettivi di risparmio.

Come funziona Gimme5


Gimme5 è un servizio che può essere utilizzato tramite un’app per smartphone, ma dal sito web. Lo trovate a questo indirizzo.

Grazie a Gimme5 puoi diventare un risparmiatore smart, grazie a una serie di vantaggi, basta un semplice Joink (click) e scegli tu ogni volta se e quanto risparmiare

Quanti e quali sono i tuoi obiettivi? Impostali sull’app di Gimme5 e non esistono vincoli di importo o ricorrenza: puoi risparmiare quando e quanto vuoi.

Tra le varie opzioni, quella che ho avuto modo di testare è il risparmio fisso mensile: è possibile scegliere la velocità a cui far viaggiare i tuoi risparmi impostando il tuo profilo tra Prudente, Dinamico e Aggressivo e controllare tutti i tuoi risparmi mentre un team di gestori professionisti si prende cura dei tuoi soldi.

Un’opzione molto comoda che mi riserverò di modificare nel caso in cui non potrò più permettermi di mettere da parte la somma prevista. Altrimenti, potrò disattivarlo quando vorrò.

Una delle funzionalità più interessanti è sicuramente la ricezione di consigli che accompagnano durante le fasi e nelle decisioni di risparmio e investimento.

Quante volte vi sarete trovati a dover gestire somme di denaro da parte di più persone per l’acquisto di un regalo? O, più semplicemente, volete farvi aiutare nel raggiungere il vostro obiettivo e il vostro compleanno è dietro l’angolo?

Sicuramente, la migliore opzione di Gimme5 è la possibilità di gestire un piccolo crowdfundinchiedendo un sostegno ad amici e parenti per raggiungere la cifra richiesta.

Tutti i soldi risparmiati vengono investiti sui fondi comuni di AcomeA SGR e in ogni momento il cliente è libero di trasferire i propri soldi da un obiettivo all’altro o di rimborsare (del tutto o in parte) il proprio investimento al costo fisso di 1€ (indipendentemente dall’importo richiesto).

È importante notificare che il cliente resta il solo titolare del suo patrimonio e ha lo stesso livello di servizio riservato fino ad oggi solo ai “grandi” investitori, qualunque sia la somma investita

Si tratta insomma, di uno strumento che mi ha permesso di mettere da parte un po’ di liquidità, investendola nel tempo, con una cifra ragionevole di ingresso: 5 euro per ogni obiettivo.

Per maggiori informazioni visita il sito di Gimme5 seguendo questo link.

Mi sembra inutile presentarvi Stranger Things, la serie TV marcata Netflix che lo scorso anno è stata sulla bocca di tutti e di cui attendiamo, con forte trepidazione, la seconda stagione.

Per smorzare l’attesa, ho scaricato l’app per iPhone (la trovate anche su Android) che qualche giorno fa ha spopolato su App Store.

A differenza che su console, su iPhone mi posso tranquillamente definire un casual gamer, cioè una di quelle persone che non giocano tutti i giorni all’app del momento ma che si limitano a fare una partitella di tanto in tanto mentre sono in fila alla posta.

Per questo motivo, impegnarmi in un gioco come Stranger Things ha dovuto creare in me il need, ovvero la necessità di scaricare ed aprire l’app più di una volta.

Com’è il gioco di Stranger Things su iPhone

Essenzialmente, tutta la produzione di Stranger Things, che si parli di un prodotto televisivo o di un software, punta essenzialmente sull’effetto nostalgia. Per questo motivo in un momento in cui sentiamo parlare ogni giorno di ritorno al passato, ai favolosi anni ’80 e al Super Nintendo Classic Mini, l’unica cosa più intelligente da fare è cavalcare l’onda dell’entusiasmo e sviluppare un RPG vecchio stampo: un prodotto a cui avremmo potuto tranquillamente giocare da bambini.

Se dovessimo studiare il fenomeno da un punto di vista transmediale, ci renderemmo conto che questa applicazione ha una grave pecca: ripercorre essenzialmente la storia della prima stagione vista in TV, aggiungendo sparuti dettagli all’esperienza.

Questa, secondo me, può essere un punto a sfavore di un progetto che, nonostante il rimando ai favolosi giochi dei più famosi franchising del passato, si deve necessariamente ricordare che siamo nel 2017.

E nel 2017, cara Netflix, gli spettatori voglio sapere di più. Di più!!!

Per questo motivo lanciare un’app per smartphone significa creare i presupposti per lanciare nuovi spunti e non soltanto per fare un recap della scorsa stagione.

Sbloccando il gioco potrete vedere un trailer mai visto prima in TV ma sono convinto che facendo un salto su YouTube potrete presto ottenere il premio senza finire il gioco. Così va il mondo.

Struttura del gioco

Attraverso l’utilizzo di suoni e musiche retro, grafiche e un gameplay che richiama i meravigliosi giochi che ci tenevano incollati allo schermo da bambini, Stranger things include sette giocatori giocabili, ognuno con un’abilità diversa.

Le location sono Mirkwood Forest, Hawkins Lab, e la casa di Jim Hopper, organizzate in sei dungeon da esplorare nelle quali dovrete trovare premi e risolvere puzzle senza spendere un centesimo in microtransazioni.

Torniamo a parlare di produzioni transmediali e lo facciamo con The Gifted, una spettacolare serie Marvel che andrà in onda dal 18 ottobre in prima visione assoluta su FOX.

Innanzitutto c’è da dire che questa serie è stata creata da Matt Nix (Burn Notice, APB) ma ha avuto la collaborazione di Bryan Singer, regista di 4 film sugli X-Men e ora al lavoro sul film Bohemian Rhapsody che racconterà la vita del favoloso Freddie Mercury.

In The Gifted vedremo la famiglia Strucker in grande difficoltà dopo che i poteri mutanti dei loro figli hanno trasformato la loro serenità del vivere quotidiano. Il Governo che dà loro la caccia e un imminente pericolo costringeranno Caitlin e Reed Stucker a chiedere aiuto ad un’organizzazione di mutanti nata con lo scopo di proteggere i perseguitati.

Considerando la grande qualità delle serie targate Marvel, sia dal punto di vista narrativo che da quello tecnico (effetti speciali, regia, montaggio ecc.), non ho assolutamente dubbi sullo spettacolo che regaleranno gli episodi della prima stagione di The Gifted.

Gli elementi archetipici sono davvero interessanti: la famiglia, il super-potere, il viaggio dell’eroe, la speranza. Un mix di emozioni accompagnerà la presenza di nuovi eroi ad altri già comparsi nell’Universo Cinematografico X-Men come ad esempio Polaris, la figlia di Magneto, e Blink.

Con una struttura narrativa ragionata sulla base dell’esperienza dei film e della produzione a fumetti degli X-Men, questa serie andrà a colmare il vuoto che esiste nei fan dei mutanti Marvel, con un importante valore aggiunto: la durata della visione e i tempi di attesa più brevi per godere di storie che hanno bisogno di essere raccontate.

Non è un segreto che i film dedicati agli X-Men siano tra i più attesi di tutto l’Universo Cinematografico Marvel. Per questo motivo l’introduzione di una serie televisiva che racconti le storie dei mutanti non può essere che accolta in modo chiaramente positivo.

Seguite The Gifted con noi, in onda dal 18 ottobre in prima visione assoluta su FOX.

 
Buzzoole

Era il 1977 e io sarei nato soltanto 10 anni dopo. Eppure Stephen King scrisse un romanzo che di lì a poco sarebbe diventato un grandissimo successo.

Passò poco più di un anno, e Stanley Kubrick ne trasse uno dei suoi capolavori: Shining.

Jack Nicholson alias Jack Torrance, scrittore in crisi che per ritrovare l’ispirazione accetta un posto di guardiano durante la stagione invernale all’Overlook Hotel sulle Montagne Rocciose. Parte così con sua moglie Wendy e il figlio di sette anni, Danny, senza sapere che quel viaggio cambierà per sempre le loro vite…

Devo fare un mea culpa: prima dell’università non avevo mai apprezzato Shining come posso farlo adesso. E c’è, probabilmente, una ragione per tutto questo.

Shining non è soltanto un’opera d’arte narrativa, ma una rivoluzione tecnica e visiva. Devi necessariamente, e lo dico senza peccare di presunzione, fare un piccolo percorso di studio estetico ed artistico prima di poterne apprezzare a pieno tutti i diversi strati narrativi.

In questo Stanley Kubrick ci ha abituato: il suo genio visionario e la sua capacità di raccontare attraverso un acceso simbolismo rendono il suo film un capolavoro da guardare e riguardare prima di riuscirne a cogliere a pieno ogni sfumatura.

Sul lato tecnico, Shining è il film che rivoluziona il cinema: l’utilizzo della steadicam, il lungo piano sequenza aereo che apre la sequenza iniziale, sono soltanto alcune delle innovazioni che Kubrick trasmetterà alle nuove generazioni.

E saranno proprio le generazioni a venire che vedranno in Shining un vero e proprio cult. Innumerevoli citazioni sono presenti in produzioni più disparate, da Blade Runner ai Simpson. Sapevate che il video di The Kill dei 30 seconds to Mars è ambientato in alcune delle location più note del film?

In occasione di Halloween e a 40 anni della pubblicazione del best seller con cui King terrorizzò i lettori di tutto il mondo, torna su grande schermo nella sua versione da 119 minuti in italiano solo il 31 ottobre, l’1 e il 2 novembre (elenco sale a breve su www.nexodigital.it) il film horror più pauroso di sempre.

Ci sarà anche la proiezione dell’inedito cortometraggio intitolato Work and play, che come gli spettatori più attenti ricorderanno rende omaggio alla frase che Jack Torrance scrive ossessivamente sulla sua macchina da scrivere: “All work and no play makes Jack a dull boy” nella versione inglese del film.

Un consiglio: recuperate anche il film in lingua originale. Purtroppo in italiano si perde spesso il senso di molte frasi, a partire da quella che abbiamo citato, che è forse la più importante di tutto il film.

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