Dopo anni dall’uscita del film Jumanji, ecco arrivare nelle sale italiane il 1 Gennaio l’atteso sequel: Jumanji – Benvenuti nella giungla. Questo film sarà una vera e propria evoluzione del vecchio Jumanji nel quale un gioco da tavolo era al centro di tutta la narrazione. Stavolta, mentre si trovano in punizione a scuola, Spencer, Fridge, Bethany e Martha scoprono un vecchio videogioco, Jumanji; non appena avviano la partita, i quattro vengono catapultati all’interno del mondo del videogioco, ognuno con il proprio avatar.

In una società dove si parla molto di realtà virtuale ed aumentata, dove la user experience trascina le folle, un film come Jumanji – Benvenuti nella giungla ci aiuta a riflettere sull’importanza del lavoro di squadra e di come le proprie forze, così come le proprie debolezze, possono essere importanti nella vita.

Per comprendere ciò ecco arrivare il tema dello scambio di corpo, un escamotage narrativo tanto attuale quanto nostalgico che impernia la trama sulle capacità dei personaggi di sopravvivere alle insidie di Jumanji per non restare bloccati nel gioco.

Ecco così arrivare l’esplorazione di Jumanji, un capitolo rimasto inesplorato, di cui solo il personaggio di Robin Williams poteva narrarne le disavventure. Stavolta ci sarà un nuovo team con un cast d’eccezione capitanato da Dwayne Johnson e Jack Black. Ogni partecipante avrà solo 3 vite a disposizione e una serie di indovinelli in rima da decifrare per cercare di sopravvivere al gioco.

È sicuramente interessante la dinamica transmediale che si è creata intorno al film per allargare la visione: dal 18 dicembre è infatti disponibile un contest con una serie di minigame su Facebook che permettono alla squadra più forte di aggiudicarsi un viaggio in Thailandia. Noi ci stiamo già provando! Scopri di più su questo sito.

L’appuntamento è al cinema con Jumanji – Benvenuti nella giungla a partire dal 1 Gennaio 2018!

 

Non sono passate nemmeno 24 ore dall’uscita de “Gli ultimi Jedi” che sulla rete già si leggono i primi commenti, mentre gli americani dovranno attendere ancora un giorno e mezzo per fiondarsi in sala e scoprire come procede il cammino della Forza di Rey, Finn e compagni.

Prima di iniziare questa recensione mi viene da dire soltanto una frase: STOP ALLE TEORIE.

Questo perché tutto ciò che noi fan potremo ipotizzare, tutti i fotogrammi che potremo andare a studiare alla ricerca di risposte, di chiarimenti, sarà praticamente tempo perso. E lo dimostra la mirabolante sceneggiatura di questo film, in cui Star Wars torna ad essere un prodotto cinematografico che sa stare al passo con i tempi, che sa innovare e rompere con la tradizione, che propone un’epica di qualità. Inoltre, la capacità della Disney di “non prendersi troppo sul serio” e inserire un po’ di comicità nella trama è una scelta, a mio avviso, davvero necessaria.

Altrimenti il rischio è di vedere sempre un film un po’ così:

Ci sono stati due elementi di rottura ad opera di Disney nella realizzazione di questo episodio: il primo è stato sicuramente quello di ascoltare attentamente i suggerimenti di George Lucas per poi congedarlo con un “tutto molto interessante” e poi andare ognuno per la propria strada; il secondo è stata sicuramente la revisione dei tempi di visione che sono passati da circa tre ore alle due ore e mezza che potrete vedere in sala, Rian Johnson ha accettato di buon grado questo cambiamento e, nonostante i compromessi con la casa di Topolino, ha dimostrato grande professionalità in fase di montaggio motivando le sue scelte.

Nonostante i tagli al montaggio, necessari e imprescindibili, dobbiamo tutti (e quando dico tutti, dico veramente tutti) ricordare che Star Wars non è mai stata una saga destinata ad un pubblico elitario e di nicchia ma ha da sempre riempito le sale cinematografiche di tutto il mondo. Ergo, ogni commento deve essere ascoltato e resta un’opinione soggettiva.

Ecco, ora ho messo le mani avanti e posso finalmente procedere: Gli Ultimi Jedi è un capolavoro. Ed è il capolavoro che mancava a questa saga, fatta di guerre laser, discorsi politici, meravigliosi contrasti dell’animo umano, coscienza introspettiva e rabbia furiosa. Star Wars è un film che ha saputo raccontare l’allegoria di più generazioni e Gli Ultimi Jedi è quel meraviglioso “film di mezzo” che ogni trilogia dovrebbe avere.

Ne Gli Ultimi Jedi tutti i protagonisti vanno incontro al loro destino e lo fanno con una strepitosa voglia di provare. La grandezza di Johnson sta nell’aver inserito in sceneggiatura il meraviglioso tema del fallimento dal punto di vista che hanno i giovani di oggi, in un clamoroso surf di incertezze la paura di fallire è grande.

Abbiamo avuto sempre paura del futuro, ma non riusciamo ad ascoltare dentro di noi. È questo che ci insegna la Forza, che ogni maestro Jedi deve lasciare alle nuove generazioni: i libri, la teoria e la tecnica sono importanti ma è ancora più importante ascoltare il mondo dentro di noi e quello intorno a noi e affrontare la realtà.

Questa è la vera epica dei nostri tempi, gli archetipi non bastano più, i vecchi saggi sono deboli come i giovani apprendisti, la verità non è tra il bene e il male ma è nel mezzo delle nostre azioni. Quelle quotidiane.

Vecchie e nuove leggende della ribellione sono impegnate nel leggere il bilanciamento della Forza nelle loro vite, un esercizio che ricorda a tutti noi che gli eroi non sono altro che uomini.

È questo il vero valore epico de Gli Ultimi Jedi, a prescindere dalle regole di costruzione di una storia. Quelle le potete leggere sui libri, ma il fiato sospeso in sala è davvero un’altra cosa.

Ah, il film dura un po’, quindi vi lascio con un consiglio spassionato del regista mentre vi do appuntamento ad una prossima recensione ricca di spoiler, magari più avanti.

 

Italia sì, Italia no. Italia cinque!

Sono cinque le nomination italiane ai prossimi Golden Globes, quelli che sono un po’ i viceanticipaanteprimadeglioscar. Il prossimo 7 gennaio al Beverly Hilton Hotel scopriremo se Chiamami con il tuo nome di Luca Guadagnino (3 nomination), Ella & John – The Leasure seeker di Paolo Virzì e The Young Pope di Paolo Sorrentino si aggiudicheranno l’ambita statuetta.

Qui la lista completa e, se ve lo state chiedendo: no, non c’è Noah Schnapp.

Film

Miglior film drammatico
Chiamami col tuo nome
Dunkirk
The Post

La forma dell’acqua
Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior film di genere comedy o musical
The Disaster Artist
Get Out
The Greatest Showman
I, Tonya
Lady Bird

Miglior regista
Guillermo del Toro, La forma dell’acqua
Martin McDonagh, Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Christopher Nolan, Dunkirk
Ridley Scott, Tutti i soldi del mondo
Steven Spielberg, The Post

Miglior attore in un film drammatico
Timothée Chalamet, Chiamami col tuo nome
Daniel Day-Lewis, Il filo nascosto
Tom Hanks, The Post
Gary Oldman, L’ora più buia
Denzel Washington, Roman J. Israel, Esq.

Miglior attrice in un film drammatico
Jessica Chastain, Molly’s Game
Sally Hawkins, La forma dell’acqua
Frances McDormand, Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Meryl Streep, The Post
Michelle Williams, Tutti i soldi del mondo

Miglior attrice in un film di genere comedy o musical
Judi Dench, Victoria & Abdul
Helen Mirren, Ella & John – The Leisure Seeker
Margot Robbie, I, Tonya
Saoirse Ronan, Lady Bird
Emma Stone, La battaglia dei sessi

Miglior attore in un film di genere comedy o musical
Steve Carell, La battaglia dei sessi
Ansel Elgort, Baby Driver
 James Franco, The Disaster Artist
 Hugh Jackman, The Greatest Showman
 Daniel Kaluuya, Get Out

Miglior sceneggiatura originale
Aaron Sorkin, Molly’s Game
Greta Gerwig, Lady Bird
Martin McDonagh, Tre manifesti a Ebbing, Missouri
Liz Hannah e Josh Singer, The Post
Guillermo del Toro e Vanessa Taylor, La forma dell’acqua

Miglior attrice non protagonista (per ogni tipo di film)
Mary J. Blige, Mudbound
Hong Chau, Downsizing – Vivere alla grande
Allison Janney, I, Tonya
Laurie Metcalf, Lady Bird
Octavia Spencer, La forma dell’acqua

Miglior attore non protagonista (per ogni tipo di film)
Willem Dafoe, The Florida Project
Armie Hammer, Chiamami col tuo nome
Richard Jenkins, La forma dell’acqua
Christopher Plummer, Tutti i soldi del mondo
Sam Rockwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Miglior film straniero
Una mujer fantástica, Cile
Per primo hanno ucciso mio padre, Cambogia
Oltre la notte, Germania
Loveless, Russia
The Square, Svezia, Germania e Francia

Miglior film d’animazione
Baby Boss
The Breadwinner
Ferdinand
Coco
Loving Vincent

Miglior canzone originale per il cinema
“Home,” Ferdinand
“Mighty River,” Mudbound
“Remember Me,” Coco
“The Star”, The Star
“This Is Me,” The Greatest Showman

Miglior colonna sonora per il cinema
Alexandre Desplat, La forma dell’acqua
Jonny Greenwood, Il filo nascosto
John Williams, The Post
Hans Zimmer, Dunkirk
Carter Burwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Serie tv

Miglior serie tv drammatica
The Crown
Game of Thrones
The Handmaid’s Tale
Stranger Things
This is Us

Miglior serie tv di genere comedy
Black-ish
The Marvelous Mrs. Maisel
Master of None
SMILF
Will & Grace

Miglior miniserie o film per la tv
Big Little Lies
Fargo
Feud: Bette and Joan
The Sinner
Top of the Lake: China Girl

Miglior attore in una serie tv drammatica
Sterling K. Brown, This is Us
Freddie Highmore, The Good Doctor
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Liev Schreiber, Ray Donovan
Jason Bateman, Ozark

Miglior attrice in una serie tv drammatica
Caitriona Balfe, Outlander
Claire Foy, The Crown
Maggie Gyllenhaal, The Deuce
Katherine Langford, Tredici
Elisabeth Moss, The Handmaid’s Tale

Miglior attore in una serie tv comedy o musical
Anthony Anderson, Black-ish
Aziz Ansari Master of None
Kevin Bacon, I Love Dick
William H. Macy, Shameless
Eric McCormack, Will & Grace

Miglior attrice in una serie tv comedy o musical
Pamela Adlon, Better Things
Alison Brie, Glow
Issa Rae, Insecure
Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel
Frankie Shaw, SMILF

Miglior attore in una miniserie o in un film per la tv
Robert De Niro, The Wizard of Lies
Jude Law, The Young Pope
Kyle MacLachlan, Twin Peaks
Ewan McGregor, Fargo
Geoffrey Rush, Genius

Miglior attrice in una miniserie o in un film per la tv
Jessica Biel, The Sinner
Nicole Kidman, Big Little Lies
Jessica Lange, Feud: Bette and Joan
Susan Sarandon, Feud: Bette and Joan
Reese Witherspoon, Big Little Lies

Miglior attore non protagonista in una serie o film per la tv
Alfred Molina, Feud
Alexander Skarsgard, Big Little Lies
David Thewlis, Fargo
David Harbour, Stranger Things
Christian Slater, Mr. Robot

Miglior attrice non protagonista per una serie o film per la tv
Laura Dern, Big Little Lies
Ann Dowd, The Handmaid’s Tale
Chrissy Metz, This is Us
Michelle Pfeiffer, The Wizard of Lies
Shailene Woodley, Big Little Lies

Era il 1977 e io sarei nato soltanto 10 anni dopo. Eppure Stephen King scrisse un romanzo che di lì a poco sarebbe diventato un grandissimo successo.

Passò poco più di un anno, e Stanley Kubrick ne trasse uno dei suoi capolavori: Shining.

Jack Nicholson alias Jack Torrance, scrittore in crisi che per ritrovare l’ispirazione accetta un posto di guardiano durante la stagione invernale all’Overlook Hotel sulle Montagne Rocciose. Parte così con sua moglie Wendy e il figlio di sette anni, Danny, senza sapere che quel viaggio cambierà per sempre le loro vite…

Devo fare un mea culpa: prima dell’università non avevo mai apprezzato Shining come posso farlo adesso. E c’è, probabilmente, una ragione per tutto questo.

Shining non è soltanto un’opera d’arte narrativa, ma una rivoluzione tecnica e visiva. Devi necessariamente, e lo dico senza peccare di presunzione, fare un piccolo percorso di studio estetico ed artistico prima di poterne apprezzare a pieno tutti i diversi strati narrativi.

In questo Stanley Kubrick ci ha abituato: il suo genio visionario e la sua capacità di raccontare attraverso un acceso simbolismo rendono il suo film un capolavoro da guardare e riguardare prima di riuscirne a cogliere a pieno ogni sfumatura.

Sul lato tecnico, Shining è il film che rivoluziona il cinema: l’utilizzo della steadicam, il lungo piano sequenza aereo che apre la sequenza iniziale, sono soltanto alcune delle innovazioni che Kubrick trasmetterà alle nuove generazioni.

E saranno proprio le generazioni a venire che vedranno in Shining un vero e proprio cult. Innumerevoli citazioni sono presenti in produzioni più disparate, da Blade Runner ai Simpson. Sapevate che il video di The Kill dei 30 seconds to Mars è ambientato in alcune delle location più note del film?

In occasione di Halloween e a 40 anni della pubblicazione del best seller con cui King terrorizzò i lettori di tutto il mondo, torna su grande schermo nella sua versione da 119 minuti in italiano solo il 31 ottobre, l’1 e il 2 novembre (elenco sale a breve su www.nexodigital.it) il film horror più pauroso di sempre.

Ci sarà anche la proiezione dell’inedito cortometraggio intitolato Work and play, che come gli spettatori più attenti ricorderanno rende omaggio alla frase che Jack Torrance scrive ossessivamente sulla sua macchina da scrivere: “All work and no play makes Jack a dull boy” nella versione inglese del film.

Un consiglio: recuperate anche il film in lingua originale. Purtroppo in italiano si perde spesso il senso di molte frasi, a partire da quella che abbiamo citato, che è forse la più importante di tutto il film.

Trovate Shining anche su Amazon a questo link

 

Nella folle corsa alla condivisione del digitale, certe volte ci si dimentica di fermarsi a riflettere sulle proprie produzioni e su ciò che si ha fotografato, ripreso, scattato in giro per il mondo.

Una cosa che mi succede spesso, ormai si può utilizzare anche il termine “frequentemente”, è quella di partire per un viaggio, accumulare una quantità industriale di scatti e di materiale video grezzo e di avere poi pochissimo tempo per ritornarci su, anche soltanto per conservare meglio quel ricordo in memoria. È questo il motivo per cui più di una volta ho sentito la necessità di abbandonare mirrorless, Osmo, accrocchi vari ed eventuali e partire soltanto armato di smartphone. Tanto, si sa, alla fine se proprio lo facciamo, riguarderemo soltanto le foto che abbiamo pubblicato sui social, una o due volte al massimo.

È qui che si annida l’errore più grande che possiamo commettere in ambito sia artistico che lavorativo ed è per questo motivo che ho particolarmente apprezzato l’ultimo video di Peter Mckinnon, fotografo e video specialist con sede a Toronto che con i suoi consigli ha costruito una community di oltre 400mila follower su Youtube.

Nel suo video più recente (Peter è uno youtuber davvero prolifico, difficile stare al passo) ha posto l’accento sulla necessità di mantenere vivo e reale il nostro approccio alla fotografia in un modo davvero semplice: stampare i nostri scatti. Per questo motivo, armato di una canon Pro-1000 del valore di circa 1400€ ha dimostrato quanto sia interessante confrontare il proprio lavoro digitale creando delle stampe di alta qualità professionale.

C’è da dire che per ottenere stampe di qualità non è necessario investire un capitale: ad un prezzo davvero interessante è possibile affidarsi a laboratori online professionali, con una serie di soluzioni efficaci che ci consentiranno di cogliere diversi aspetti della nostra tecnica fotografica.

Noi abbiamo scelto Saal Digital, un azienda che ci ha fatto provare il suo servizio e di cui siamo rimasti pienamente soddisfatti. Grazie al servizio di stampa foto o stampa fotoquadri è possibile ordinare e ricevere in pochissimi giorni (provare per credere!) le nostre stampe ad una qualità che ci ha resi entusiasti del risultato.

L’ordine può essere effettuato utilizzando il software Saal Design (disponibile gratuitamente al seguente link www.saal-digital.it/software-download/software-saal-design/) oppure tramite servizio online (www.saal-digital.it/negozio-online/). È possibile scegliere la superficie, il formato e il tipo di fissaggio desiderato. Bastano veramente 5 click per ordinare la stampa e riceverla via corriere a casa o in studio.

Noi abbiamo stampato una foto di un viaggio negli Stati Uniti su pannello PVC 50×70, con ottimi risultati in termini di qualità: definizione di stampa ottimale, colori fedeli al progetto iniziale, supporto resistente e assenza di macchie o sbavature di stampa. Inoltre c’è da dire che l’imballaggio in cui è arrivata la stampa è stato impeccabile: cartone esterno a doppia protezione rinforzata, imballaggio del prodotto in plastica resistente e protezione della stampa con foglio di imballaggio opaco.

Per le vostre stampe potete collegarvi a  www.saal-digital.it ed effettuare il vostro primo ordine.

Oggi vogliamo parlarvi di Atmosphere Aerosol, uno straordinario prodotto proveniente dagli USA che farà felici tantissimi fotografi e video maker anche qui in Italia.

Nell’era dell’immagine e dei nuovi media, la sperimentazione non conosce limiti e ogni giorno assistiamo alla nascita di nuovi concept, tecniche e accessori per la fotografia e il video. Con Shifts! vado sempre a caccia di nuovi trend per spingermi oltre la cosiddetta “comfort zone” in modo da cercare nuovi stimoli al mio lavoro di film maker.

Per questo motivo sono rimasto davvero sconvolto nel conoscere l’esistenza di un prodotto come Atmosphere Aerosol, un’idea semplice ma allo stesso tempo rivoluzionaria. Si tratta di una bomboletta spray che rilascia una quantità di nebbia artificiale tale da riempire una stanza e da permettere una serie di interessantissimi effetti di luce riflessa e uniformemente diffusa. Se volete un controllo creativo della luce, con questo prodotto non esiste limite alla creatività.

Il video che potete vedere qui sopra da una dimostrazione precisa dell’utilizzo che si può fare di una bomboletta di Atmosphere Aerosol all’interno di una stanza esposta ai raggi solari o a una luce artificiale. Abbiamo in ogni caso testato l’efficacia di questo prodotto anche all’aperto con risultati più che soddisfacenti. Ovviamente avrete bisogno di una quantità proporzionale di nebbia artificiale in base alla distribuzioni degli elementi che bloccano il gas come alberi o costruzioni.

La comodità che ho riscontrato nell’utilizzo di Atmosphere aerosol può essere sintetizzata in una parola: praticità. Questo perchè una bomboletta di aerosol entra comodamente nella borsa; inoltre si tratta di un prodotto sicuro con certificazione non tossica e senza pericolo per l’ambiente.

Il prodotto contiene una quantità di butano e olio minerale che nonostante non rappresenti una quantità non tossica il mio consiglio è quello di utilizzarne una dose minima (così da far durare una lattina il più a lungo possibile – circa 15 utilizzi) ma soprattutto di utilizzarlo in locali in cui passa aria. Altro problema potrebbe essere l’alta concentrazione di liquidi che si depositano sul pavimento dopo l’utilizzo rendendo tutto scivoloso. L’utilizzo moderato e omogeneo permette di contenere questo effetto, ma ancora una volta trovo questo prodotto perfetto per scatti e video in esterna.

Atmosphere aerosol è un validissimo sostituto per una macchina da fumo, a un prezzo conveniente: una lattina di Atmosphere Aerosol costa sul sito del produttore circa 12$ ma potete ricevere uno sconto con l’acquisto di più articoli.

In sintesi, Atmosphere Aerosol è un prodotto da utilizzare con attenzione ma che può regalare enormi soddisfazioni creative.

Potete visitare il sito di Atmosphere Aerosol per l’acquisto di questo prodotto e potrete approfittare dello sconto del 15% inserendo il coupon SHIFTS in fase d’acquisto!

Questa recensione è da leggere rigorosamente con questo brano in sottofondo. Per chi non avesse ancora visto il film, questo articolo può contenere SPOILER!

Ed eccoci qui a commentare uno dei film più discussi dell’ultimo periodo, vi sto parlando di La La Land di Damien Chazelle, un regista classe 1985 (ha soltanto un paio d’anni più di me) ma di cui sentiremo parlare sicuramente molto in futuro. Con all’attivo un film davvero interessante come Whiplash, questa volta Chazelle torna a raccontare e a riesumare i fantasmi del passato del jazz, con un film che racconta il ritmo, prima delle emozioni.

La La Land è un film che non inserisco soltanto nel genere del musical, è qualcosa di più interessante soprattutto se confrontato con le grandi produzioni hollywoodiane del passato da cui lo stesso Chazelle ha preso sicuramente ispirazione. In una storia d’amore raccontata in un presente estremamente realistico e ambientato in una città come Los Angeles, nella quale gli attori sono costretti a correre tra un turno come barista e un appuntamento per un casting televisivo, trovano spazio l’ambizione e il sogno di una vita con un gusto che ricorda i grandi film del passato come Un Giorno a New York, con il leggendario Frank Sinatra, Bringing Up Baby (Susanna!) diretto da Howard Hawks e A qualcuno piace Caldo con l’intramontabile Marilyn Monroe.

In un panorama d’ispirazione come quello dello star system, fatto di luci ma soprattutto di ombre, La La Land racconta l’archetipico scontro tra ambizione e sentimento, dove gli intrecci si verificano in un ritmo forsennato che solo il jazz, quella musica che ogni sera cambia volto, riesce a raccontare.

Non ho mai apprezzato singolarmente Ryan Gosling ed Emma Stone, nonostante la loro fortunata filmografia. Ho sempre ritenuto che il loro principale problema fosse l’assenza di una certa “aura” che solo i grandi attori conquistano col tempo. C’è da dire però che la coppia è abbastanza affiatata e funziona bene sul grande schermo 699vaxn. La sensazione è che i due personaggi si incontrino nella danza e nel canto ma che conducano due vite essenzialmente parallele. Se è così, Gosling e Stone hanno centrato in pieno l’obiettivo.

Passiamo al valore tecnico del film: a parte la regia e la sceneggiatura (incredibilmente mature e ricche per un così giovane regista), sono tre gli elementi che elevano questo film a capolavoro. Parliamo sicuramente delle musiche: ancora una volta il compositore di fiducia di Chazelle, Justin Hurwitz, dopo aver creato splendide musiche in Whiplash, moltiplica il suo talento in La La Land. Le musiche originali sono quelle che donano un grande ritmo al montaggio, altro eccezionale elemento del film, e si accostano magnificamente allo storytelling cadenzato in stagioni, un po’ come avveniva per il film 500 Giorni Insieme.

Per finire, un grande plauso alla cinematografia di questo film che, a tratti, riesce a posizionare la storia tra il cinema e il teatro con un sapiente (e mai banale) utilizzo degli effetti speciali e degli “occhi di bue” che isolano i protagonisti dal resto della scena.

E voi? Cosa ne pensate? Attendo i vostri commenti qui sotto

Ieri sera, con qualche giorno di ritardo rispetto al voluto, sono riuscito finalmente a vedere Arrival di Denis Villeneuve, un film che mi ha incollato alla poltrona fin dal primo trailer rilasciato online.

Su SHIFTS! scrivo spesso di Transmedia Storytelling, quindi la prima cosa di cui mi va di parlarvi è la modalità di presentazione di questo film. Con l’uscita dei primi trailer erano nascosti degli Easter egg che permettevano a chi ascoltava la voce di uno degli alieni di ricodificare l’onda audio e di trovare delle coordinate che riportavano ad alcune delle città coinvolte nella trana del film.

Inoltre, una sorta di caccia al tesoro online aveva permesso di trovare un frammento dal diario di Louise (Amy Adams) che raccontava buona parte dei dubbi (e della storia) della protagonista. Una prova di storytelling transmediale a dir poco sensazionale.

Poi, arriva il giorno della verità, sono pronto a vedere il film. La visione dura circa due ore ma sembra che ne passi un quarto quando siamo quasi alla fine. Pochi momenti per respirare, tanti in cui si tiene il fiato sospeso. Se non fosse per il fatto che ogni tanto la luce verde dell’uscita di emergenza mi ricordi di essere al cinema, direi di essere totalmente immerso nell’invasione aliena.

Tre attori eccezionali, Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker, per una storia altrettanto rivoluzionaria. Innanzitutto largo alle donne nei film di fantascienza: dopo il filone inaugurato dai nuovi film di Star Wars vediamo finalmente una donna che merita di interpretare una donna “di scienza”. Anche se Louise non si considera una vera e propria scienziata, la conoscenza è la chiave di comprensione di questo film.

Non mi protrarrò in stupidi spoiler, ma vi consiglio di guardare il film e poi di fare un giro su Reddit a leggere tutte le connessioni dei fan e a confrontarle con quello che voi avete capito della storia. È qualcosa di entusiasmante.

Con Arrival il cinema di fantascienza le armi tornano ad essere una domanda e non una risposta. Se anni fa gli attacchi alieni erano quelli di Independence Day o di Mars Attacks oggi il pubblico richiede un elemento più verosimile.

Regia e montaggio sono al massimo delle potenzialità per un film che è perfetto da questi punti di vista. Forse la sceneggiatura rischia di creare dialoghi un po’ “telefonati” in alcune parti del film. La colonna sonora è una delle cose migliori del film, con musiche a tema “circolare” come quelle di Max Richter (tra le migliori On the Nature of Daylight).

Arrival rivoluziona il genere fantascientifico, per come si presenta e per come racconta una storia fatta di emozioni e di errori di uomini e donne, costretti a confrontarsi con qualcosa di più grande di loro.

E voi? L’avete visto? Cosa ne pensate?

Grazie al cielo questo 2017 ha aperto le porte a tutta una serie di film che fanno venire di nuovo voglia di andare al cinema, dopo un 2016 un po’ freddino come produzioni internazionali.

Così, dopo l’interessante The Walk, Robert Zemeckis ci prova ancora con il suo nuovo Allied e, signore e signori, qualunque risultato volesse raggiungere, il regista di Ritorno al Futuro ci è riuscito ancora una volta.

Allied è un film meraviglioso, semplicemente. Racconta una storia semplice ma dal carattere epico e ci accompagna lentamente in una climax vertiginosa di emozioni non rischiando mai di cadere nella banalità.

Se il cinema è un Oceano di difficoltà, allora Zemeckis non ha mai smesso di lanciare a noi spettatori un salvagente a forma di domanda. Dal primo minuto del film ci domandiamo qualcosa sui personaggi, durante l’ultimo minuto del film ancora ci chiediamo cosa succederà.

Allied è un film che non si vergogna di scavare dentro l’animo dei suoi personaggi. La macchina da presa indaga, il montaggio non taglia sul controcampo e resta, impavido, a scrutare il dubbio che si innesta nell’eroe epico.

Se galeotto fu il film e chi lo diresse, allora la mia benedizione va sulla coppia Pitt-Cotillard, una sensazionale sintesi di empatia attoriale che racconta ben più della vita, ma qualcosa di più vicino alla vera passione. E poi, Brad Pitt è una garanzia contro i nazisti sin dal buon vecchio Bastardi Senza Gloria.

Se qualcuno di voi non avesse ancora visto il trailer, non lo faccia. Andate al cinema e godetevi ogni singolo colpo di scena perché sarà ancora più interessante scoprire la storia per la prima volta.

Di Allied non riesco a buttare via niente, direzione superba, recitazione da Oscar, musiche ed effetti speciali ineccepibilmente incalzanti. Solo una cosa odio di questo film: che mi “costringe” a vederlo almeno un’altra volta, quando c’è ancora tanto cinema da apprezzare nei prossimi giorni.

E voi cosa ne pensate?

Dopo mesi di voci di corridoio, produzioni andate a monte, registi che hanno abbandonato il progetto, sembra che qualcosa si stia muovendo finalmente nel giusto senso!

Non vi emozionate troppo all’idea, ma sembra che la prima parte della scrittura della sceneggiatura del film di Uncharted sia stata completata! Lo sceneggiatore Joe Carnahan ha ufficialmente completato lo script e celebrato il momento con questo post su instagram che sta facendo il giro del mondo

C’è ancora molta strada da fare prima che Uncharted: Il Film veda la sua uscita nelle sale, ma i primi passi sono stati compiuti e non vedo l’ora di conoscerne il risultato. Certo, i film tratti dai videogiochi sono quasi sempre un flop e le loro storie hanno spesso e volentieri una resa narrativa imbarazzante sul grande schermo, ma un progetto così interessante come Uncharted non può non avere la mia attenzione.

D’altronde la via che Sony e Naughty Dog hanno intrapreso con la realizzazione di spin-off narrativi già all’interno dell’universo videoludico (nel 2017 uscirà Uncharted: The Lost Legacy per Playstation 4) ci fa immaginare che Nathan Drake e compagni non abbiano appeso la pistola al chiodo e che ci sia ancora molto da raccontare.

Inline
Inline