La Geografia del Genio è un libro che consiglio a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, si sono trovati alle prese con l’apertura di una start-up o di una produzione creativa.

Dove risiede il genio? È questa la domanda che l’autore, Eric Weiner, si pone all’interno di tutto il libro.

Perché certi luoghi, in certi momenti, hanno prodotto una grande quantità di menti brillanti e di buone idee, mentre altri no?

Weiner ci accompagna per mano nelle enormi metropoli europee ed italiane che, con i loro personaggi di spicco, hanno rappresentato un momento culminante nella storia dell’Umanità.

Uno degli elementi più interessanti de La Geografia del Genio è la struttura psicosociale che le grandi menti tendono a creare. Come in una sorta di coperta che copre tutte le cose, attraverso la visione più Jungiana dell’inconscio collettivo, sembra che il genio si circondi di altra genialità. Nello spazio così come nel tempo.

I una cavalcata storica che ripercorre secoli di storia dell’umanità, uno dei punti più interessanti è l’incipit del capitolo 3 in cui l’autore parla di Firenze

Le grandi menti non pensano necessariamente nello stesso modo, ma gravitano le une intorno alle altre, attratte da qualche forza potente e sconosciuta.

Mi sono sempre chiesto, durante il periodo universitario, se l’ambiente di studio influenzasse in qualche modo la creatività e l’intelletto. Attraverso le pagine di questo libro è possibile approfondire l’argomento e comprendere al meglio quali sono i motori che generano le idee e se essi sono più potenti in ambiente metropolitano o in alcuni centri culturali.

La Silicon Valley è davvero un centro catalizzatore della genialità o è soltanto una questione di statistica?

Scopritelo insieme a me, leggendo La Geografia del Genio che trovate su Amazon a questo link

Dal 27 aprile è in libreria La vita Soltanto di Andrea Munari, un libro che racconta la storia del nostro Paese attraverso gli occhi di una famiglia semplice.

La storia è ambientata a Casagiamarra, frazione di Vetto, provincia di Reggio Emilia, subito dopo la prima Guerra Mondiale. Il protagonista è Germa venuta alla luce in un’umile famiglia contadina, i Nobili. I vagiti del Ventennio fascista già sovrastano ogni altro suono. Ed è in questa minuscola parte di mondo che Germa diventa grande, in un paese come Vetto dove si ama, si nasce e si muore, a volte per un semplice raffreddore. Mentre imperversa il delirio della guerra.

A guerra finita, Germa emigra con marito e figlia a Milano, in un’Italia che passa dall’euforia del boom economico alle lacrime degli anni di piombo, conoscendo gli anni duri della sua vita.

Andrea Munari racconta la storia di una famiglia, ma allo stesso tempo riesce a raccontare la storia di un Paese attraverso i protagonisti della classe più semplice. Parlare della Storia non significa soltanto mettere su carta i grandi uomini della storia, gli spietati dittatori e le guerre per le conquiste dei territori. Quando parliamo delle storie delle famiglie raccontiamo molto di più delle vicende del secolo scorso e Andrea Munari attraversa quel violento periodo attraverso gli occhi di una protagonista femminile “di carne e sangue”; una civiltà antica ed emozionante: sono gli ingredienti di questo esordio letterario.

Andrea Munari racconta la vita, la vita soltanto.

Andrea Munari, di origini emiliane, è nato a Milano il 1° gennaio 1971 e vive nel capoluogo lombardo. Appassionato di storia, letteratura e calcio, è cintura nera di judo, gioca nella Nazionale Editori e lavora da sempre nel mondo dell’editoria. Questo è il suo primo romanzo.

 

“Il suo pensiero, nel vedere la scia di sangue che quell’uomo aveva lasciato sull’asfalto, era immediatamente andato alla moglie e ai figli, e con loro a tutti quelli che ne avrebbero pianto la scomparsa, che si sarebbero tolti la pelle di dosso pur di non far accadere ciò che era accaduto. Di fronte alla morte siamo tutti uguali, e nessuno meglio di lei avrebbe potuto testimoniarlo.”

Per maggiori informazioni e per assistere ad una delle prossime presentazioni del libro visitate questo link 

Gennaio, tempo di resoconti e buoni propositi. Oggi vogliamo parlarvi di cinque libri che, pur non essendo appena usciti in libreria, ci sono piaciuti molto e che quindi vogliamo consigliarvi per questo nuovo anno.

Iniziamo subito!

  1. LE CINQUE PERSONE CHE INCONTRI NEL CIELO – Mitch Albom

Questo libro è “la fiaba che divori quando sei innamorato, la storia che tieni accanto se ti senti perduto”. Un romanzo poetico, pieno di insegnamenti e di speranza.
Eddie, vecchio e solo, ha condotto una vita normale, come quella di tanta gente. Ha 83 anni, lavora ancora in un luna park e non sa che il giorno del suo compleanno sarà anche l’ultimo della sua vita: infatti, quando una bambina rimane intrappolata nella grande ruota panoramica, Eddie si arrampica per salvarla, ma precipita e muore. Si risveglia in cielo e scopre che, come ciascuno di noi, vi incontrerà cinque persone conosciute in vita. Queste persone (fra cui la moglie, morta da molto tempo) gli sveleranno il senso della sua esistenza.

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2) LA FELICITA’ DELLE PICCOLE COSE – Caroline Vermalle

“Per una sorta di miracolo basta una voce, un cuore, un certo modo di vedere le cose, per illuminare tutto di colpo”

Parigi. La neve cade dolcemente sulla città, come in una cartolina. Un uomo passeggia lungo la Senna diretto verso casa. E’ un avvocato di successo con la passione per i quadri impressionisti. Affascinante, ricco e talentuoso, l’uomo sembra avere tutto quello che si può desiderare dalla vita. Fino a quando, un giorno, riceve una misteriosa eredità: biglietti e disegni che hanno tutta l’aria di una caccia al tesoro. Convinto di essere sulle tracce di un quadro dimenticato da Monet, l’uomo decide di tentare di scoprire il tesoro. Inizia così un viaggio tra i luoghi prediletti dai suoi amati pittori impressionisti…

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3) IL PARADISO DEGLI ORCHI – Daniel Pennac

Il libro narra la storia di Benjamin Malaussène, che di mestiere fa il capro espiatorio, mansione per la quale viene strigliato dai clienti per oggetti malfunzionanti. Anche se il lavoro è molto duro, Benjamin è costretto a svolgerlo poiché ha una famiglia molto numerosa alle spalle: Clara, Therèse, Jeremy, il Piccolo e il cane Julius. La famiglia Malaussène vive nel quartiere di Belleville, accanto a un ristorante arabo gestito dalla mamma adottiva della famiglia, Jasmina, e da tutta la sua famiglia. Infatti, la vera madre dei Malaussène è uno spirito libero e molto spesso scompare per lunghissimi periodi, tornando incinta e abbandonata dal suo ennesimo grande amore. La storia ha inizio quando, nel Grande Magazzino dove Benjamin lavora, iniziano ad esplodere una serie di bombe. L’uomo viene subito sospettato a causa del suo lavoro e per la sua presenza nell’edificio ogni qual volta una bomba esploda. Nonostante tutti questi inconvenienti, Ben riesce sempre a tenere di buon umore i suoi fratelli raccontandogli delle storie del libro che egli stesso ha scritto…

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La tortora e il Pappagallo” edito da Luna Nera è l’ultimo volume pubblicato da Antimo Pappadia, autore che abbiamo conosciuto alla rassegna “La vendemmia dei libri“. 

Opera innovativa per quanto concerne la tematica e tecnicamente ben strutturata, una storia che risulta accattivante, acuta e spietatamente realistica. Il romanzo si sviluppa su due linee parallele: su di una, viaggia la storia del protagonista, Luciano, un quarantenne alle prese con una società in piena crisi economica e di valori; sull’altra, si evince una vera e propria denuncia all’ipocrisia del nostro sistema sociale.

Questo libro racconta una storia intensa, avvincente e dai toni piccanti. Luciano è una persona semplice che rappresenta quella parte dell’Italia onesta, operosa e coscienziosa; quella parte di collettività che si sente indignata e si ribella con tutte le sue forze a questo sistema miope e fin troppo traviato. 

La vicenda si sviluppa in un contesto sociale che ben conosciamo, e cioè quello economicamente impoverito e moralmente defraudato dei più elementari valori umani.

L’autore,  attraverso un realismo inquietante, mette a nudo molti aspetti preoccupanti della nostra società, quegli stessi aspetti che vengono troppo spesso nascosti  da un muro di ipocrisia da una classe politica ingorda e immorale.  Nonostante la drammaticità del  romanzo,  la storia lascia comunque al lettore una flebile speranza per un futuro migliore. La speranza che la parte sana della nostra collettività, conservi i valori come l’amore, la solidarietà e l’onestà e possa così costruire su di essi, un mondo migliore.

Non tutti sanno che il film L’Impero Colpisce Ancora non è esattamente il film che avrebbe dovuto continuare gli eventi di Episodio IV: Una nuova Speranza. Questo onore sarebbe dovuto andare a Splinter of the Mind’s Eyemeglio conosciuto in Italia come La Gemma di Kaiburr, una storia di Alan Dean Foster pubblicata in forma di romanzo nel 1978 ma mai utilizzata per produrre uno dei film della saga. Questo è uno dei primi casi, se non il primissimo, di transmedia storytelling legato al franchise inventato da George Lucas.

Ma perchè ai tempi, fu commissionato ad Alan Dean Foster un sequel che poi non fu mai realizzato?

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Indipendentemente da essere un grande scrittore e un lodevole regista, George Lucas è sicuramente un mirabile costruttore di universi, soprattutto finanziari. Sin dal primo episodio girato di Star Wars, Lucas ha saputo generare un piano geniale per il franchise che comprendeva tutte le possibili linee narrative esterne al soggetto principale. Così quando ha deciso di assumere Foster per il romanzo di Star Wars, George Lucas seguiva un piano ben preciso: se Star Wars fosse stato un successo, allora il romanzo sarebbe servito da teaser fino al successivo progetto cinematografico; se invece il film si fosse rivelato un fiasco, si sarebbe potuto utilizzare il libro come un progetto per una pellicola low-budget. Così, nacque la Gemma di Kaiburr.

Il problema principale della stesura del libro è stato dover scrivere senza mai vedere Star Wars. Difatti, quando il romanzo fu avviato, Lucas non aveva nemmeno finito di scrivere l’episodio del film. Ora, i fan più accaniti sanno benissimo che Lucas ha amato rimaneggiare più volte tutta la saga, non essendo mai stato completamente convinto dei risultati. Così, update dopo update, fix dopo fix, il franchise ha subito numerosi cambiamenti in corso d’opera che hanno costretto a rivedere alcune parti della storia.

Insomma, Han ha sparato per primo.

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Foster ha dichiarato a Yahoo! Notizie: “Ho avuto un paio di versioni della sceneggiatura e mi hanno anche dato un teaser su bobina da 16 millimetri per capire qualcosa del film”. Aiutato solo da alcuni concept e da una rapida visita alla ILM per vedere i modelli di realizzazione, Foster ha iniziato la pianificazione de La gemma di Kaiburr tutto da solo.
Una delle altre pecche ne La Gemma di Kaiburr è essenzialmente l’assenza di Han Solo. È davvero difficile immaginare l’assenza di uno dei personaggio più importanti della saga, ma quando Foster si stava preparando a scrivere il romanzo, Harrison Ford non aveva ancora firmato per filmare eventuali sequel di Star Wars.

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Siccome nei piani di Lucas non rientrava assolutamente l’inserimento di cast “stellari” e grossi budget di produzione, Foster è stato incaricato di scrivere solo le scene che sarebbero super economiche. Quindi, le preoccupazioni sul bilancio hanno portato Splinter ad ambientare il progetto quasi per interno all’interno di grotte, edifici o nella nebbia della palude del pianeta Mimban.

Dati questi preupposti non è  quindi una sorpresa che ci siano alcune discrepanze con la storia originale, come la terminologia, il colore della spada laser di Darth Vader o, peggio ancora, il rapporto tra Luke e Leia. Foster ha scritto così una trama in cui la coppia durante una missione per la ribellione, si trovano ad esplorare alcuni confini ben diversi da quelli della galassia.

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Indipendentemente dalle discrepanze ci sono alcuni elementi che sono stati utilizzati nei film successivi, tratti da La Gemma di Kaiburr. Uno fra tutti la perdita di un braccio nella battaglia finale tra Luke e Darth Vader. In questo caso, però, è Vader a perdere un braccio e non Luke. Ancora più interessante è la lotta tra Leia che raccoglie la spada laser di Luke e inizia la sua personale battaglia con Vader. Questa scena, insomma, potrebbe ricordare molto la lotta tra Rey e Kylo Ren in The Force Awakens. Una coincidenza? Sappiate che Foster è stato assunto per scrivere il romanzo de Il risveglio della Forza, ragion per cui…
La trama di questo romanzo ruota intorno a Luke e Leia alla ricerca di un artefatto chiamato, per l’appunto, la gemma di Kaiburr, cristallo che amplificherebbe i poteri di coloro che sono sensibili alla Forza. E che introdurrebbe il ritorno di Obi Wan Kenobi in un modo davvero interessante. Ricordiamo tutti che Luke non è mai stato allenato alle vie della Forza. Per questo motivo c’è bisogno di un modo veloce per dimostrarsi all’altezza di uno scontro con Darth Vader. E qual’è il modo più veloce per apprendere le vie della Forza (oltre al velocissimo addestramento su Dagobah con Yoda)?

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Semplice, una gemma che contiene lo spirito di Obi Wan e che permette a Luke di utilizzare la sua Forza per sconfiggere il temibile Darth Vader. Qualcosa di simile accade con l’apparizione dello spirito di Obi-Wan ne L’impero Colpisce Ancora, insomma. Nel libro in questione Luke urlerebbe a Vader la frase “Sono Obi-Wan!”, introducendo qualcosa di simile alla reincarnazione. Qualcosa di cui non abbiamo mai sentito parlare nella saga e che potrebbe introdurre nuovi elementi narrativi nella nuova trilogia prodotta da Disney. La spada laser di Luke rievoca in Rey una serie di vecchi ricordi che potrebbero essere, in qualche modo, legati a personaggi che abbiamo già conosciuto. E se ci trovassimo davanti alla nuova Gemma di Kaiburr?

Leggere oggi La Gemma di Kaiburr significa fare un passo indietro nella storia che tutti conosciamo, ma si tratta di un pozzo di conoscenza dal quale attingere a ipotetiche nuove linee narrative nell’universo di Star Wars, ancora in costruzione.

 

Audible è uno dei servizi più in voga nell’universo dei servizi Amazon negli Stati Uniti, dove ha ricevuto numerosi consensi e sta aumentando esponenzialmente gli abbonamenti venduti. Per accedere alla piattaforma in Italia basta scaricare l’app e iniziare un periodo di prova con accesso a oltre 12,000 titoli divisi per genere. Dopo il periodo di prova è possibile sottoscrivere un canone mensile di 9,99€.

In Italia, a differenza degli USA, non ci saranno alcune tra le più belle voci dello star system, ma siamo convinti che il catalogo si allargherà con una serie di nuovi titoli letti dalle più belle voci del nostro Paese.

Questa notizia mi fa riflettere sulla proposta di rilanciare una tipologia di prodotto come l’audiolibro che non ha mai avuto una grandissima fortuna, almeno nel nostro Paese. L’impossibilità di potersi dedicare a un libro porta spesso a rinunciare a un bellissimo tipo di intrattenimento che sviluppa la fantasia e che, soprattutto, non ci sottopone ad un processo di zombieficazione da schermo digitale. Un colosso come Amazon permetterà di dare nuova vita alla letteratura ma, se il servizio dovesse avere successo in Italia, ci porrebbe davanti a un quesito importante: siamo diventati passivi nei confronti delle storie? Abbiamo bisogno di una somministrazione continua?

Se siamo stanchi di leggere, probabilmente dovremo rivedere non soltanto le nostre abitudini ma anche i nostri modelli di business in ambito di produzione di storie. Se lo storytelling sta cedendo il passo alla riduzione e allo sfrondamento delle parole dovuti a un pubblico abituato a leggere sul web, avremo la necessità di rivedere anche il modo in cui produrremo la nuova letteratura.

Certo, al momento si tratta di fantascienza. Leggere un libro è un’esperienza fantastica, ma la carta costosa cederà sempre più il passo a nuovi supporti e dovremo fare in modo di adeguarci e salvaguardare la letteratura così come l’abbiamo conosciuta.

 

Oggi vi parliamo di Dormiremo da vecchi di Pino Corrias, un libro edito da ChiareLettere, che ci racconta una serie di storie legate a personaggi, talvolta estremi, del mondo del cinema.

Oscar Martello, il produttore della Incudine Film, Andrea Serrano, il suo migliore amico, Jacaranda Rizzi, l’attrice, sono personaggi che emergono dalle acque della nuova dolce vita romana. Un amore che diventa cinema e che si tuffa nelle gelide acque del Tevere.

Spudorato e aspro intreccio di storie di coloro che scrivono e vivono di storie, nella stesura di una trama in cui i personaggi scuoiati dal passato si ripropongono coinvolti da un malsano senso dell’apparenza, travolti dall’incoerente recita del quotidiano in mancanza di una concreta identità. Le vite immolate alla rivendicazione di ciò che non si è stato e di quanto si sia arrivati a diventare, per poi raggiungere inesorabilmente la realtà di un presente che chiede il riscatto di tutto quanto ottenuto. Dal romanzo emerge chiara la superficiale teoria del Falso che onora tutto, anche il marcio, in virtù del potere economico, che sia alle anime che alle cose senza un comprovato valore ne fa assumere uno spessore che malgrado tutto trova coerenza nella sfacciata ostentazione. Tutto quello che non è Arte è Menzogna.

La costruzione di storie diverse che si intrecciano in un vortice di passioni neo-romantiche ci trasportano in una Roma cinematografica e grigia, dove i sogni si spengono nel momento in cui la macchina da presa smette di girare, nel momento in cui gli attori tornano nel mondo reale, lontano dalla sfera del sogno felliniano.

Pino Corrias è stato inviato de “La Stampa”. Per la Rai ha prodotto inchieste e fiction. Tra le altre: Mani pulite, Ilaria Alpi – L’ultimo viaggio e le serie La meglio gioventù, Coliandro, Catturandi. Tra i suoi libri: Vita agra di un anarchico (Feltrinelli), Luoghi comuni (Rizzoli), Vicini da morire (Mondadori). Collabora a “il Fatto Quotidiano”, “il Venerdì di Repubblica”, Vanity Fair.

Dormiremo da vecchi è disponibile su Amazon seguendo questo link.

Ho passato gli ultimi due anni a studiare le attitudini di produzioni major e indipendenti nella creazione di storie che potessero attrersare diversi mezzi di comunicazioni in maniera trasversale. Sono partito dalla necessità di analizzare le migliori produzioni di questo tipo e ne è uscito fuori “Transmedia Creator“, un manuale in formato cartaceo e in formato ebook che si presenta come una guida per la creazione di storie ma che, a mio viso, può risultare utilissimo per coloro che vogliono leggere le trame sommerse delle storie che amano guardare al cinema o in tv, in modo da poter allargare i propri orizzonti.

Il libro è in vendita su Amazon tramite questo link sia in formato cartaceo che digitale: http://www.amazon.it/gp/product/1507675011/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=24114&creativeASIN=1507675011&linkCode=as2&tag=s0898b-21

Oppure sullo store di Mondadori a questo link: http://books.mondadoristore.it/Transmedia-Creator-Livio-Ascione/eae978150767501/

Di seguito una descrizione sintetica:

Impara a scrivere storie che possano attrersare differenti media e scopri le tecniche che utilizzano da diversi anni ad Hollywood per la creazione di progetti di grande successo. Puoi diventare un transmedia creator in pochi passi o, se sei interessato alle dinamiche che sono alla base delle tue serie tv preferite, puoi conoscere a fondo il mondo della produzione trasversale. Impara da casi di successo come The MatrixThe Walking Dead LOST e aumenta l’esperienza di visione!

Grazie e buona lettura aumentata!

Che l’arte sia idolo e simulacro della natura, ce l’hanno insegnato le più grandi menti della storia a partire dal sommo Aristotele. Che poi, la produzione di ogni artista possa prendere spunto da altri stili  più o meno noti, è un fatto assai comune. Questo fenomeno di ispirazione è quello che viene comicamente dichiarato da Michele Rech, in arte Zerocalcare, in occasione della pubblicazione da parte di Bao Publishing della raccolta Born To Be A Larva di Boulet (tradotto “Polpetta”) uno dei più amati fumettisti del web francese.

È proprio Zerocalcare a firmare le prime pagine di questa distribuzione italiana con una breve storia nella quale racconta la sua tendenza a “copiare” il fumettista francese. Difatti, mentre cercava artisti internazionali più o meno sconosciuti in Italia da cui poter attingere, si è imbattuto in questo fenomeno d’oltralpe che da qualche anno colleziona like e popolarità tra i suoi connazionali, con una certa eco anche nell’estremo oriente.

Born to be a larva è una raccolta delle prime tavole che Boulet ha pubblicato sul suo blog. Stanco di pubblicare libri, ha aperto un blog nel 2004 nel quale ha iniziato a pubblicare una serie di pensieri sparsi, ma soprattutto diari della sua vita quotidiana. L’enorme successo del suo blog lo porta a girare le fiere del fumetto di tutta la Francia che racconta sagacemente attraverso i personaggi che abitano queste convention davvero geek. Ma non è il solo argomento che ritorna in queste pagine, sono diversi infatti i temi che Boulet tratta spesso sul suo blog tra cui la disperazione nei confronti dei computer e della tecnologia oppure lo sformato di patate mai gettato nell’immondizia che prende vita improvvisamente e decide di attaccarlo

La sensazione che si ha leggendo Born to be a Larva è quella di scavare nella vita di una persona che è molto simile a noi, con le proprie piccole gioie e vicissitudini e con il modo pazzo di affrontarle. Per questo motivo l’autore si scusa (o in un certo senso mette le mani avanti…) con noi e cerca di far capire quanto sia difficile riunire in un solo filo logico tutte le storie presenti sul blog e pubblicate in alcuni anni. Qualcosa che editorialmente può essere un rischio, ma che giocato con la giusta disinvoltura e ironia può raggiungere una buona fetta di nuovi fan e appassionati.

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Ho trovato questa raccolta davvero interessante e vicina alla tipologia di meta-fumetto che mi piace leggere. Questo perchè mantiene il sorriso e l’ironica virtù di uno Zerocalcare che ha saputo, a mio parere, potenziare le storie “à la Boulet” aggiungendo gli archetipi di una generazione cresciuta a botte di soldino e street fighter in un mondo di zombie più o meno reali; inoltre mi ricorda molto un piacevolissimo Rocky di Martin Kellerman, stavolta però in forma umana e non animale.

Un libro da leggere e rileggere, in attesa del prossimo compendio!

 

 

 

Oggi voglio parlarvi del nuovo libro scritto da Giuseppe Peveri, in arte Dente. Cantautore romagnolo molto conosciuto e amato soprattutto dai giovani (me compresa!) si è questa volta cimentato nella scrittura di favole, per bambini. Molto stanchi. Molto, molto stanchi aggiungerei.

Il libro ha un costo di 13 euro, forse qualche centesimo in meno se lo acquistate su amazon, e si presenta come una raccolta di brevissime storie suddivise in sezioni, tanto brevi da sembrare quasi dei tweet.
Le sezioni sono svariate: “favole con una morale”, “favole buone”, “favole cattive”, “favole con un finale triste”….(“mi piacciono le canzoni coi finali tristiiii” cit.) e racchiudono una serie di pillole talvolta amare, talvolta ironiche e dolci che hanno la comune caratteristica di terminare con la parola FINE.

Un esempio:

Questa favola va letta ad alta voce

Così anche nel buio

La favola si vede

Fine.

 

Ora, alcune favole sono davvero molto belle. Ironiche, bizzarre e con un significato tutto da scoprire. Altre risultano  un po’ troppo criptiche e nonsense per 13 euro.

Le favole sono illustrate da  Franco Matticchio, autore di fumetti e pittore. Dice «i disegni migliori sono quelli che non si capiscono»,  un po’ come dice Dente delle parole.

Ragazzi, ci siete riusciti benissimo.

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