La terza stagione di The Flash è quasi finita, in attesa del finale di stagione. Indipendentemente dal fluire degli eventi e dal meccanismo narrativo dell’intera stagione, gli ultimi episodi hanno dimostrato che la strada che CW ha deciso di percorrere è destinata a modificare il pubblico di questo show.

The Flash aveva grandi potenzialità e, in tutta sincerità, spero che si torni vivamente a seguire una linea più epica che romantica. Questo telefilm NON dovrebbe essere una storia d’amore fatta per ragazze teenager. Loro hanno già questo genere di show in TV (che nessuno a parte loro guarda). Dobbiamo quindi dire addio a quello che era un grande spettacolo di supereroi e fare spazio a questa sorta di soap opera in loop narrativo?

Non ha imparato nessuno dagli errori di Arrow?

La cosa migliore dell’episodio 22 è stata sicuramente il ritorno di Wentworth Miller nei panni di Captain Cold. Un personaggio epico che, a quanto pare, non riesce a starsene nel mondo dei morti così come in Prison Break. A proposito, avete notato quanti easter egg sono dedicati al personaggio di Michael Scofield? Uno su tutti la scena della mano di King Shark tagliata, in cui Captain Cold fa riferimento, quasi sicuramente, ad un momento vissuto con T Bag.

Chiacchiere da bar, anzi da “Bar”, in ogni caso. Ciò che ci interessa è capire come potrà andare avanti la storia e cosa succederà nella prossima stagione di The Flash, la quarta in arrivo il prossimo autunno.

Iris non è morta? Ma davvero?

Cosa ci aspetta nella prossima puntata di The Flash?

Se avete notato il fluire degli eventi, questi differiscono leggermente rispetto a quanto visto da Barry dopo aver viaggiato nel futuro. In primo luogo HR non è sul tetto in questa nuova linea temporale. Lo vediamo parlare con Cisco di quanto per lui sia importante fare la differenza, in modo da poter cambiare le cose. Avete fatto caso a come HR guarda il pezzo dell’armatura di Savitar? È l’unico modo per scoprire dove si trova e riuscire a raggiungere il dio della velocità.

Dopo aver atteso che Wally si riprendesse (è un velocista, ci mette davvero poco tempo), HR gli chiede di raggiungere Iris e Savitar così da fare uno scambio di persona. HR si trasforma con il suo dispositivo (perché farlo vedere ancora una volta durante l’episodio finale, sennò?) e si sacrifica per il team, così da dare il ben servito a Savitar. Il meccanismo è perfetto: Barry non conosce questo piano, Savitar neppure. Il caos vince ancora.

Qui il promo del finale di stagione

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Nella prossima stagione vedremo di nuovo Harrison Wells di Terra 2 e, probabilmente, qualche nuovo velocista.

La cosa più interessante di questa linea narrativa è che Savitar è destinato in ogni caso a perdere e a scomparire in quanto time remnant di Barry Allen. Lo dimostra la storia di Reverse Flash, inseguito da Black Flash in Legends of Tomorrow per ristabilire l’ordine della Forza della velocità. Trovate un riassunto qui:

Quale sarà il prossimo Villain?

Abbiamo avuto un indizio nell’incontro con Abra Kadabra il quale rivela una serie di informazioni sui suoi nemici più importanti. Uno tra tutti:

“Devoe.”

Ma chi è Devoe? C’è solo un nome come questo nelle storie di The Flash e si tratta di Clifford Devoe, il Pensatore. Clifford DeVoe fu un avvocato fallito che inizia una nuova carriera come il cervello dietro i piccoli criminali. Come Pensatore, diventa uno dei nemici ricorrenti di Jay Garrick. Tra i suoi dispositivi scientifici il più importante è il “Cappello Pensante”, un cappello metallico che può emettere forze mentali.

Nei fumetti è un nemico di Jay Garrick, e stando alle indiscrezioni trapelate nelle ultime settimane, sappiamo che il prossimo villain non sarà un velocista. Abbiamo già avuto un grande spoiler sulla prossima stagione?

Cosa ne pensate? Come andrà avanti la storia? Come finirà la stagione?

Scrivetecelo nei commenti qui sotto e partecipate alla discussione!

È sulla bocca di tutti: in Better Call Saul le avventure dell’avvocato James McGill prima di diventare Saul Goodman, il(legale) di Walter White in Breaking Bad, hanno raggiunto il cuore di decine di migliaia di spettatori. Si tratta di quelle stesse persone che, lo scorso weekend a Roma e a Milano, hanno bloccato la circolazione cittadina in attesa di poter gustare uno dei piatti presenti sul menù di Los Pollos Hermanos, la catena di ristoranti presente all’interno della terza stagione di Better Call Saul e nella serie Breaking Bad.

Ma come si fa a raggiungere un pubblico così ampio?

Il successo di Better Call Saul non nasce soltanto dalla sua natura di spin-off di Breaking Bad, ma dalla capacità di riuscire a creare un legame empatico davvero forte con lo spettatore. Quanti sono i fan di Breaking Bad interessati al ramo giuridico? È necessario essere legati ad un cartello della malavita per comprendere le dinamiche raccontate? Ovviamente no!

Eppure Better Call Saul riesce a creare un rapporto con lo spettatore unico e indissolubile che costruisce settimana per settimana e ci mantiene incollati allo schermo, ci racconta una storia costruita tassello per tassello in modo impeccabile fino ad esplodere in un episodio come quello andato in onda la settimana scorsa: un semplice caso in tribunale. Sulla carta una storia noiosa di un avvocato del New Mexico in cerca di una vita professionale agiata, ma in realtà un esempio di viaggio epico alla ricerca del Sé in una costante lotta con le proprie ombre del passato.

L’azione è il personaggio

Numerosi filosofi si sono confrontati sulla vera ragione dell’esistenza dell’uomo; alcuni tra loro la definiscono come la sommma totale delle sue azioni. Aristotele afferma che “la vita è azione e il suo fine è una modalità di azione, non una qualità”. Un personaggio che riesce a creare una forte empatia con il suo pubblico è quello che dimostra di avere un forte contrasto tra ciò che dice di essere e ciò che è davvero, ovvero ciò che le sue azioni lo portano ad essere.

James McGill, così come Walter White, è un personaggio che danza sul confine tra lecito e illecito, in una costante lotta tra ciò che è la sua natura e quello che vorrebbe essere nella vita. È un personaggio che crea un forte legame con il suo spettatore, un leitmotiv della letteratura, il self-made man che utilizza tutti i modi, leciti e illeciti, per raggiungere il suo scopo finale.

Non è quindi necessario aver provato una volta nella vita le stesse esperienze di Saul Goodman o di Mike Ehrmentraut per sentirsi nella gabbia della psicologia del personaggio, restando comodamente seduti sulla poltrona di casa.

Il bagaglio del personaggio

David Howard, professore di sceneggiatura alla University of Southern California, ci racconta nel suo testo Lezioni di Sceneggiatura una delle più interessanti verità sulla costruzione di un personaggio: il “bagaglio” e le sue “questioni irrisolte”. Per rendere vivo un personaggio non basta immaginare cos’altro farebbe se non fosse stato coinvolto nella storia. Serve scoprire il suo passato, cosa ha modellato le sue scelte nel futuro, capire cosa li porta “in vita”. È più probabile che risulti vivo un personaggio con dei punti di forza e delle debolezze, con lacune, ossessioni, paure e segreti, piuttosto che uno senza tutti questi contrasti.

Per poter sembrare veri i personaggi devono aver vissuto una serie di storie e bisogna comprendere quale sia il bagaglio che portano con sé. Il cambiamento è il vero e proprio catalizzatore della comprensione di un personaggio e in Better Call Saul il motore narrativo si sviluppa principalmente sul retrocedere, alla ricerca di risposte, alla costante ricerca della comprensione di un personaggio che va verso un futuro certo, ma dal passato complesso.

La comprensione è il motore dell’emozione

Nel viaggio che compie l’eroe alla ricerca della sua catarsi, ovvero del raggiungimento di una liberazione del peso che grava sulle sue spalle, ci troviamo ad accompagnarlo passo dopo passo, condividendone successi e fallimenti in un cammino pieno di ostacoli da affrontare. Il nostro coinvolgimento non è direttamente legato al gradimento del personaggio, talvolta vogliamo vedere il protagonista fallire per capire che piega prenderanno gli eventi come sarà possibile procedere nella storia.

È quello che succede con l’anti-eroe per eccellenza Walter White ma, in questa sede, quello che avviene a James McGill, del quale conosciamo l’amaro destino. Nonostante non vogliamo essere in grado di prevedere i cambiamenti di rotta del percorso seguito dal personaggio lungo la storia, ci lasciamo trasportare dal modo in cui questa stessa storia viene raccontata.

La travagliata storia di James con suo fratello Chuck, la storia professionale e sentimentale con Kim Wexler, l’illecita e misteriosa collaborazione con Mike Ehrmentraut sono solo alcuni degli elementi che permettono di aumentare il valore delle emozioni che ci permetteranno di comprendere meglio cosa significheranno le azioni di quel personaggio all’interno delle vicende narrate in Breaking Bad.

Nel momento in cui Kim scopre dell’esistenza della registrazione fatta da Chuck ai danni di suo fratello James, si precipita immediatamente dal suo collega/amante recitando la stessa frase che Saul Goodman userà con Walter White: “Dammi un dollaro”. Sarà questa la frase chiave che ci farà provare emozioni contrastanti nei confronti di un personaggio che ha imparato qualcosa dalla vita e che si porterà più avanti un bagaglio importante.

Sei interessato a storie, personaggi e avventure tra cinema e serie TV? Ti consiglio il mio libro Transmedia Creator, lo trovi qui.

La terza stagione di Better Call Saul è in onda su Netflix e noi non vediamo l’ora di sapere come fare James McGill a diventare l’iconico Saul Goodman.

Voi cosa ne pensate? Scrivetecelo nei commenti!

Alla luce delle considerazioni della puntata andata in onda negli Stati Uniti il 3 Maggio, possiamo finalmente tirare un “sospiro di sollievo” sull’identità di Savitar, il villain della terza stagione di The Flash, un velocista che si sente un dio della velocità.

ATTENZIONE DA QUESTO MOMENTO IN POI PERICOLO SPOILER

Abbiamo finalmente scoperto che sotto l’armatura di Savitar si nasconde in realtà un futuro Barry Allen. Fin qui, onestamente, non mi pare una grande scoperta. Più volte durante la stagione avevo avuto il sentore che si trattasse dello stesso Flash a causa di una serie di indizi, uno su tutti la frase che Savitar recita durante una delle “interviste” agli Star Labs: “I am the future, Flash”. Nessuna virgola tra le due parole, insomma, così come un differente futuro per la linea temporale a cui stiamo assistendo dopo il Flash Point: niente Iris e un futuro diverso nel 2024.

A questo punto non resta che una sola ipotesi: Savitar è in realtà il Barry Allen di Flash-point, un Barry Allen che poteva essere, ma non è stato, quello a cui “Flash ha tolto via tutto quello che aveva”. Ma cosa aveva Savitar/Barry nel suo mondo? Se parliamo di Flash-point è facile dirlo: Savitar aveva una famiglia, due genitori, una vita vera, reale, che ha dovuto abbandonare rifugiandosi nella nuova timeline creata dalla sua nemesi.

Questa ipotesi spiegherebbe la volontà di Savitar di donare nuovamente i poteri a coloro che li possedevano in Flash-point, Wally West compreso.

Savitar è quindi il Barry Allen cancellato dalla storia, un personaggio in cerca di vendetta, lo stesso di cui leggiamo sul giornale del 2024 nell’articolo “The Flash vanishes in crisis” ma ad opera del Barry Allen del 2024 della time-line attuale. Un bel casino, insomma.

Qui lo schema della nostra ipotesi, voi cosa ne pensate?

UPDATE 11 Maggio 2016: In realtà Savitar è un’immagine residua di Barry Allen creatasi dopo lo scontro con Zoom in cerca di vendetta. Ci eravamo vicini, no?

AMC scopre le carte in gioco e vuole che il nostro appetito per la terza stagione di “Better Call Saul“, il fortunato (e stupendo) spin-off di Breaking Bad, resti in un certo senso “insaziabile”.

Un promo per la terza stagione, camuffato da spot promozionale per il ristorante “Los Pollos Hermanos” che abbiamo conosciuto nella serie madre “Breaking Bad”, è stato rilasciato nelle ultime ore e mostra un Gus Fring (Giancarlo Esposito) in ottima forma e pronto per nuove avventure. Da brivido.

Si era già parlato della possibilità che Gus Fring potesse fare il suo ritorno con un tuffo nel passato all’interno dell’universo narrativo di Breaking Bad, in quanto alcuni fan su reddit avevano trovato numerosi “easter egg” nascosti all’interno dei titoli degli episodi e negli episodi stessi.

Adesso possiamo certamente chiudere qui il discorso con la certezza che il più temibile dei villain incontrati da Walter Whit sarà nella terza stagione di Better Call Saul. Tra l’altro Saul Goodman l’ha sempre detto: “I know a guy, who knows a guy…”.

Siete entusiasti all’idea di rivedere Gus Fring in questo show? Considerando l’alto livello di sceneggiatura e la grande qualità di questo prodotto non mi dispiacerebbe incontrare di nuovo Walter White nei panni di professore di chimica del liceo, sarebbe davvero esaltante.

Durante l’attesa eccovi il promo della prima puntata di Better Call Saul

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È una notizia che accogliamo con entusiasmo quella che ci regala Variety durante le feste: Stories International in partnership con Circle of Confusion sarebbe interessata alla produzione di adattamenti cinematografici e televisivi per i videogiochi “Altered Beast” e “Streets of Rage”.

Conoscerete Circle of Confusion per prodotti come “Fear the Walking Dead,” “The Talking Dead,” “Powers,” “Outcast,” e “Dirk Gently.” Tra i film: “Spare Parts,” “American Ultra,” e “Mr. Right,” con Sam Rockwell e Anna Kendrick.

Dalla notizia di Variety emerge anche la situazione relativa ai lavori in corso; pare infatti che Stories stia producendo film e progetti televisivi basati sui franchise sega come Shinobi, Golden Axe, Virtua Fighter, The House of the Dead e il “redivivo” Crazy Taxy, per una distribuzione internazionale.

Si tratta sicuramente di una notizia da prendere con le pinze: una tale abbondanza di produzioni dovrà sicuramente scontrarsi con l’imbuto della fattibilità. C’è da capire se i prodotti definiti “in produzione” siano ancora nella fase di scrittura e di funding e, ovviamente, se alcuni (o tutti) abbiano già trovato un canale di distribuzione interessato all’acquisto.

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Trovo davvero interessante la possibilità di produrre una serie TV chiamata Golden Axe, sarebbe una bellissima alternativa a prodotti fantasy già esistenti, ma sono assolutamente imbarazzato all’idea che ognuno di questi progetti possa ricevere lo stesso trattamento dei videogiochi che in passato sono diventati storie per il cinema o la TV.

Se guardiamo agli esperimenti fatti sul web da canali come Machinima ci rendiamo conto di come l’indipendenza produttiva possa generare prodotti effettivamente interessanti. È il caso, ad esempio, di serie web come quella dedicata a Street Fighter che ha visto sia Assassin’s Fist che il nuovissimo Resurrection.

C’è da dire che, almeno per quanto riguarda il settore televisivo, Circle of Confusion ha piazzato nella bacheca dei trofei una serie di progetti interessanti prodotti da Robert Kirkman (il papà di The Walking Dead) come Outcast e, ovviamente, Fear of the Walking Dead.

Se potessi esprimere un piccolo desiderio su una produzione tratta dai videogiochi Sega, mi piacerebbe vedere decisamente un film su Alex Kidd. Quello sì che sarebbe una grande sfida.

 

Le strade della connessione transmediale nel Marvel Cinematic Universe sono infinite. E lo abbiamo ormai imparato, a giudicare dagli incroci a cui siamo stati sottoposti noi “ansiosi” fan alla ricerca di tutte le informazioni possibili su protagonisti, novità, story-arc e mash-up di Avengers e supereroi partoriti dalla mente di un grande nome del fumetto statunitense, Stan Lee.

La magia di questo universo ha però messo in discussione la possibilità di inserire o meno riferimenti e personaggi nei vari universi, andando a creare una sorta di dissidi tra la produzione televisiva e quella cinematografica. In tal senso, una delle connessioni principali tra i due mondi è sempre stata la prospettiva data dalla serie TV Agents Of S.H.I.E.L.D. in onda sul canale ABC (di proprietà di Disney, of course), nella quale l’arco narrativo dei protettori della terra dalle minacce aliene si va in qualche modo ad intrecciare ai protagonisti dei film sugli Avengers andando a creare una sorta di continuità nel tempo e nello spazio. Per tale motivo, la puntata nella quale Coulson era impegnato a ripulire Londra dalle macerie lasciate dal passaggio di Thor andò in onda nella settimana successiva all’uscita del film nelle sale, causando una sensazione di verosimiglianza nella coscienza di noi spettatori.

Ovviamente potremo fare numerosi esempi con i collegamenti di questa serie con tutti i film del MCU usciti in passato e, a quanto pare, anche stavolta le nostre aspettative non saranno tradite. Con l’arrivo della magia del nuovo eroe Marvel, Doctor Strange, i produttori di Agents of S.H.I.E.L.D. hanno dichiarato che gli effetti dei suoi poteri saranno avvertiti anche nella serie ma in maniera un po’ astratta.

In seguito ad un’intervista ad Entertainment Weekly, Jed Whedon e Maurissa Tancharoen hanno rivelato una possibile connessione tra lo show e Doctor Strange. “I legami con i film sono stati a volte molto diretti, altre volte più tematici. Quest’anno il legame tra la serie e Doctor Strange sarà più un riflesso del film, meno un intreccio di trama. Il film arriva al cinema nel momento giusto per la nostra serie, e vedrete molte idee simili venire esplorate”, questa la dichiarazione di Whedon.

L’introduzione di poteri soprannaturali non si fermerebbe nell’introduzione di temi e relazioni legate al film in uscita il 26 Ottobre nelle sale italiane, ma con l’arrivo di un nuovo personaggio: Ghost Rider un eroe che riceve i poteri da Satana in persona. Ovviamente le teorie sui possibili intrecci narrativi con la storia principale saranno risolti dall’uscita del nuovo Avengers: Infinity War che andrà a chiudere il cerchio sullo story arc legato alle gemme dell’infinito e al temibile Thanos, il villain che si cela dietro alle post-credit scene delle ultime pellicole di Marvel Studios.

Inserire lentamente una serie di fili nella trama di questa tela che è la produzione televisiva del MCU non deve lasciare i fan delusi. Il fatto che diverse produzioni si interessino alla costruzione di senso nell’Universo narrativo si dovrebbe risolvere nella costruzione di coerenza e non di necessaria evoluzione univoca della storia. Dico questo in quanto la costruzione di senso all’interno del MCU è sicuramente un passo avanti rispetto alla confusione generata da DC nella gestione delle produzioni cinematografiche e televisive, nelle quali vediamo più volte gli stessi eroi alle prese con archi narrativi identici e ripetibili. Vanno bene tutte le storie sugli universi paralleli, ma la costruzione di coerenza renderebbe più piacevole la visione anche per chi non vive alla ricerca di informazioni su questa o quell’altra uscita cinematografica.

I produttori hanno così aggiunto: “vogliamo lentamente giocare con la moralità di costruire queste cose, a partire dalle questioni scientifiche intorno alla narrazione. Questo è il primo elemento da esplorare prima di entrare in altre discussioni.” Tancharoen ha aggiunto: “È stato chiaro che in Age of Ultron siamo andati a fondo nel mondo delle intelligenze artificiali non esattamente nel modo in cui l’avevamo pianificato, così vedrete se continueremo o meno quel tema”.

Le possibilità lasciate agli sceneggiatori sembrano essere quindi numerose, in attesa del 26 Ottobre con l’appuntamento al cinema con Doctor Strange,  la quarta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. sarà presto in TV in Italia mentre negli Stati Uniti è già in onda dallo scorso 20 Settembre.

Se la cinematografia degli anni ’90 ha creato qualcosa di davvero affascinante non lo dobbiamo soltanto alla produzione tradizionale, ma soprattutto a grandi opere di ibridazione del reale all’immaginario come l’intramontabile Chi ha incastrato Roger Rabbit diretto da Robert Zemeckis nel quale raccontava un thriller nel mondo dei cartoni animati con un fantastico Christoper Lloyd nella parte del villain principale.

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Anche l’Italia, in quel periodo, ha conosciuto una sperimentazione live-action/animazione e l’ha fatto con uno splendido titolo come Volere Volare di un maestro della pellicola come Maurizio Nichetti che affrontava la sua trasformazione in cartone animato in compagnia della sua consorte interpretata da Angela Finocchiaro.

SON OF ZORN: L-R: Zorn (voiced by Jason Sudeikis) and Johnny Pemberton in SON OF ZORN coming soon to FOX. ©2016 Fox Broadcasting Co. Cr: FOX
SON OF ZORN: L-R: Zorn (voiced by Jason Sudeikis) and Johnny Pemberton in SON OF ZORN coming soon to FOX. ©2016 Fox Broadcasting Co. Cr: FOX

Il mercato americano sembra così ritentare la fortuna con una serie televisiva che incrocia ancora una volta il nostro mondo con quello animato e lo fa con un titolo dal gusto davvero retrò: Son Of Zorn. Questo prodotto di Fox vedrà la luce sulle reti statunitensi a partire dal prossimo 25 Settembre e racconterà la storia di Zorn, un guerriero animato proveniente da una lontana isola dell’Oceano Pacifico dove tutto è animato. Zorn torna ad Orange County, California, per riconquistare la sua ex-moglie in carne ed ossa e il figlio adolescente. Come difensore di Zephyria, Zorn ha combattuto innumerevoli battaglie epiche per tutta la vita ma niente è paragonabile con la sfida di riprendere i contatti con la propria famiglia.

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Secondo i produttori esecutivi Phil Lord e Chris Miller , Son of Zorn è uno show che racconta una serie di pazze vicende di una famiglia alle prese con una nuova avventura, ma in realtà il messaggio rivolto allo spettatore è la complessità di un divorzio dal punto di vista di un ragazzo adolescente.

La complessità di una produzione così lontana dagli schemi è probabilmente il motivo per cui le sperimentazioni avvenute negli anni passati non hanno lasciato spazio ad ipotesi di rinnovamento di questo genere ibrido, lasciando grandi titoli nella loro unicità per diversi anni. La produzione di Son Of Zorn non è stata in ogni caso semplice, nonostante le produzioni audiovisive abbiano avuto a disposizione mezzi tecnologici più interessanti rispetto a quelle di 20 o 30 anni fa, il produttore esecutivo/regista di Son Of Zorn ha avuto la necessità di andare a scuola di animazione per avere la possibilità di dirigere al meglio questo progetto. Anche gli attori e la troupe dovevano studiare precisamente movimenti, azioni e oggetti da utilizzare tramite uno speciale storyboard che accompagnava le riprese di ogni puntata. Nelle scene in cui erano da soli avranno, molto probabilmente, tirato un sospiro di sollievo.

Se andiamo ad analizzare il trend di questo ultimissimo periodo ci rendiamo conto di quanto stia tornando l’interesse per un genere di produzione live-action/animazione: la stessa Disney ha annunciato il suo prossimo titolo che prenderà il nome di Wild City e sarà realizzato tramite questa tecnologia e diretto dal regista James Ponsoldt. In passato si era già parlato di realizzare alcuni film tratti da cartoni animati e fumetti di successo come Garfield o i Puffi utilizzando l’ibridazione dei contenuti in animazione ma successivamente è stata preferita una realizzazione in rendering tridimensionale, per incontrare il favore del pubblico e mantenere una linea di mercato coerente con le produzioni del periodo.

Son of Zorn fa probabilmente un passo indietro ed è dedicato sia a chi ama il genere comedy, una generazione molto vasta di persone abituate a seguire gli show della FOX, ma soprattutto si rivolge a quel pubblico un po’ nostalgico, abituato ad un certo tipo di animazione anni ’80. Se stiamo assistendo in questo periodo ad un ritorno dei momenti dell’infanzia lo dobbiamo sicuramente alla richiesta del pubblico: Nintendo torna ancora una volta con i Pokemòn ed una riedizione dello storico NES in formato HD, i fumetti della Marvel e della DC scritti a partire dagli anni ’60 vivono una nuova giovinezza al cinema e in televisione e così via.

Anche Son of Zorn si presenta come una sorta di rinnovato He-Man tutto muscoli e spada che cavalca un famiglio gigantesco (stavolta diverso dalla fida tigre Cringer/Battle-Cat) ed è impegnato a salvare il mondo dal male. La scommessa principale, dal punto di vista puramente stilistico e di narrazione, è quella di riuscire ad andare oltre la prima stagione, in un mercato ormai saturo di idee e di produzioni che vengono esaminate da un’audience statunitense oberata dai contenuti e che va sempre più incontro al consumo in binge watching di serie televisive.

Nella prima stagione di Supergirl in onda negli USA sulla CBS, è stato introdotto il personaggio di Superman  soltanto di silhouette, come visione periferica, messaggio di testo e così via. Non abbiamo finora quindi avuto il piacere di conoscere il volto dell’uomo d’acciaio all’interno dell’universo televisivo che, ricordiamo, comprende altri popolari show come The FlashArrow Legends Of Tomorrow.

Sembra che per la seconda stagione, oltre al già annunciato crossing-over, ci sarà una sorpresa per i fan che si erano visti chiudere una porta in faccia qualche giorno fa, quando uno dei produttori della Warner Bros aveva dichiarato che non saranno presenti Batman Superman all’interno degli show televisivi. Questa decisione, probabilmente dovuta ad esigenze di franchise cinematografico, sembra essere rivoluzionata.

Warner Bros ha dichiarato in una nuova nota stampa:

“The iconic character of Superman will first be seen visiting his cousin Kara in National City at the beginning of the series’ second season.”

Nello show dedicato a Supergirl farà così il suo ritorno, quindi, il cugino Kal-El. Ed è subito speculazione su chi entrerà nel cast.

Qualcuno grida ad alta voce  il Tom Welling che interpretò il Superman della serie Smallville, ma c’è sicuramente qualcuno che spera che Henry Cavill possa far parte del cast in un cameo per dare un senso a tutto l’universo transmediale che si sta creando intorno a questi personaggi.

Superman apparirà nei primi due episodi della serie, in onda negli USA a partire dal prossimo Agosto.

Tra tutte le cose più strane che il web poteva creare ci mettiamo sicuramente questa trovata: un nuovo generatore di frasi in stile “Lorem Ipsum” che spesso e volentieri vengono utilizzate per riempire gli spazi vuoti all’interno dei template di siti web, prima di integrare i contenuti del cliente.

Dice Wikipedia:

Il lorem ipsum è un testo segnaposto utilizzato da grafici, designer, programmatori e tipografi a modo riempitivo per bozzetti e prove grafiche[1]. È un testo privo di senso, composto da parole in lingua latina, riprese pseudocasualmente da uno scritto di Cicerone del 45 a.C, a volte alterate con l’inserzione di passaggi ironici. La caratteristica principale è data dal fatto che offre una distribuzione delle lettere uniforme, apparendo come un normale blocco di testo leggibile. Il testo è stato utilizzato per la prima volta nel 1500 da un anonimo tipografo per mostrare i propri caratteri; da allora è diventato lo standard dell’industriatipografica.

Sul sito www.gomorraipsum.it potete trovare un generatore di paragrafi con cui potrete riempire gli spazi dei vostri siti o sollazzare il vostro cliente di Bergamo alta con una serie di colorite locuzioni e folkloristici aforismi provenienti direttamente dalla sceneggiatura di Gomorra, la fortunata serie televisiva arrivata alla sua seconda stagione in onda su Sky che sta raccogliendo consensi in tutto il mondo.

Qui trovate un esempio, tenendo presente che Google Chrome ci ha chiesto di tradurre la pagina dalla lingua “inglese”. Fate voi.

Vac a fa na pisciat e ce pens

Quann steva là in Honduras, steva rint a na capanna e nziemm a me ce steva n’american ca parlava, parlava pecché teneva paura. E intant’ e sord tuoj nunn arrivavan. ‘Na sera gli honduregni me mettetter’ nu macete n’man e gridavan’: ‘Accirel’! Accirel’! Je pregav’, pregav’ ca corcrun’ me venev’ a salva’, ca tu me veniv’ a salva’! Ma nient’… E loro continuavan’ a grida’ ‘Accirel’! O accirimm’ nuje a te! E allora l’aggia fatt’: aggia abbiat’ a taglia’ primm’ a cap’, po ‘e bracc, po ‘e man’! L’aggia fatt’ piezz’ piezz’! Mo capisc’?!

Guaglio sta senz pensie

Nun ce sta’ mammà là dint’! Nun ce sta nient’! Mammà se n’è ghiuta! Tu ci credi in Dio? Quel Dio che tutto vede e tutto sa? Je ce crer’, crer’ ca è tutto nu disegno suojo. Quann’ tu me purtast’ a spara’ chillu cristian’ p’a prima vota e po’ m’e protetto cu’ mio padre, Dio sapeva ca l’ira sparat’ tu e no je! Quann’ Salvatore Conte è turnat’, quann’ Danielino è muort’, iss ‘o sapeva. Iss sape tutte cos’! Sapeva pure ca oggi je e te stevema inda ‘sta machina, nuje sapimm’ chell’ ca vulessem’ fa, ma solo Dio sap’ comm’ va’ a firni’ veramente ‘sta storia!

Il finale della seconda stagione di The Flash (ve ne abbiamo parlato qui) ha risposto a una lunga serie di domande, creandone allo stesso tempo molte altre sul futuro (o sul passato) della serie che sta ammaliando centinaia di migliaia di spettatori in tutto il mondo, Italia compresa.

In questo articolo vogliamo parlarvi di una possibile linea narrativa che può essere introdotta nella prossima stagione per cui, se non avete ancora visto il finale della seconda stagione, vi consiglio di non continuare a leggere questo articolo e di ritornare qui a discuterne con noi quando sarete pronti!

Durante l’episodio finale abbiamo visto una folle corsa tra Flash e Zoom, nella quale è successo qualcosa di strano. Il modo in cui Zoom è stato portato via dagli spettri del tempo, dopo essere stato battuto da Flash, sembra averlo trasformato in qualcosa di diverso con l’invecchiamento del volto e il deterioramento di parte del corpo. Anche il costume sembra essere stato modificato da questo scontro, trasformando i loghi di zoom in quelli di Black Flash, con i fulmini in rosso.

Sembra che abbiamo assistito in questo modo alla nascita di Black Flash, o Flash Nero, una sorta di mietitore dei velocisti e di chi è entrato a contatto con la Forza della Velocità. Black Flash, creato da Grant Morrison, Mark Millar, e Ron Wagner è apparso per la prima volta nel 1988 nel numero di “The Flash” vol. 2 #138, ed è stato una manifestazione della morte per i velocisti che hanno intrapreso il viaggio nel tempo e sfidato la Forza della Velocità.

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Questa cosa rivela un paio di fatti interessanti sulla prossima stagione. Il primo è che Black Flash potrebbe tornare per punire Barry Allen per aver cambiato gli eventi del passato e, probabilmente, uccidere la versione di The Flash della linea temporale modificata. Spesso e volentieri, anche nella serie Legends Of Tomorrow, abbiamo sentito dire che al tempo non piacciono le modifiche e che tutto tende a stabilizzarsi. Il secondo fatto potrebbe riguardare l’arrivo di numerosi nuovi velocisti trasformando il Black Flash in un cacciatore specializzato. D’altronde abbiamo già visto l’introduzione di Jay Garrick come un velocista di Terra-3 e non ci sembra così assurdo dover conoscere nuovi velocisti di tutte le terre possibili. Alcune delle possibilità sono: Flash di Terra-2, Wally West di Terra-1, Flash di Terra-52. Seriamente, vedremo Terra-52?

Il sito Collider propone addirittura la possibilità che questi eventi fungano da teaser per la storyline di Green Lantern “Blackest Night” , in cui il Flash Nero sia unicamente un Easter Egg per i fan della DC.

Cosa ne pensate? Aspettiamo i vostri commenti qui sotto

 

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