Il freddo pungente taglia l’aria, e già le prime luci abbagliano i giorni che anticipano le feste natalizie.

In Campania, il canovaccio è sempre lo stesso: amici e familiari vengono invitati a giocare a casa, i mazzi di carte sono pronti sul tavolo, le cartelle per la tombola si impregneranno presto di quel profumo che solo le bucce di mandarino sono in grado di rilasciare; la frutta secca, il cioccolato e le fette di pandoro vengono consumate con la promessa mai mantenuta di iscriversi in palestra dopo il 6 Gennaio.

Quest’anno, però, ho preparato una sorpresa ad amici e cugini che invaderanno casa.

Grazie a Playstation ho avuto modo di provare il nuovo ecosistema di giochi Playlink e nelle prossime righe cercherò di raccontarvi la mia esperienza. A onor del giusto, abbiamo una collaborazione in atto con Playstation Italia ma…vogliamo veramente credere che non avrei provato uno di questi giochi in caso contrario?

Per questo motivo alcune informazioni saranno un po’ più specifiche, ma le considerazioni saranno totalmente personali.

Che cos’è Playlink

 

PlayLink è un ecosistema di nuovi giochi che Playstation ha presentato al pubblico con la prima uscita Dimmi Chi Sei! un party game che permette a tutti gli amici di sfidarsi in una serie di quiz che hanno come base la vita stessa dei partecipanti al gioco. Il carattere innovativo di Playlink è la partecipazione ai giochi tramite lo smartphone e il tablet, non c’è bisogno di un controller per giocare, basta scaricare l’app del titolo e, via, sono risate!

La prima volta che ho giocato a Dimmi Chi Sei! con Playlink è stato semplice, ma la mia preoccupazione era principalmente quella di riuscire a coinvolgere persone della mia famiglia che non sono esattamente abituate a giocare alla Playstation. Nonostante in famiglia ci siano accaniti giocatori di Guitar Hero, qualcun altro non ha la minima idea di come si impugni un controller.

Tutti, però, sanno come si usa uno smartphone. Per utilizzare Playlink basta scaricare la app del gioco, connettere lo smartphone o tablet alla PS4 e…basta! Non ditemi che a Natale sarà più semplice giocare alla tombola o al bingo, perché io ogni volta perdo almeno 10 minuti per recuperare i numeri mancanti!

Quando abbiamo giocato per la prima volta con Playlink è stato tutto un agitare lo smartphone, inclinandolo, ruotandolo e scattando selfie, provare per credere!

Qui trovate maggiori informazioni

I giochi a disposizione


I giochi a disposizione sono 5: Hidden Agenda, Frantics, SingStar Celebration, Sapere è Potere e Dimmi chi Sei!

Il mio preferito, oltre al già citato Dimmi Chi Sei!, è sicuramente Hidden Agenda, un gioco che unisce il party game alla visione di un film, dove tutti insieme potrete prendere decisioni sull’andamento della storia.

Inutile dirvi perché è tra i miei giochi preferiti su Playstation 4: un gioco che unisce storytelling di qualità all’innovazione cinematografica è praticamente alla base del processo di narrazione transmediale, un argomento di studio che da anni condivido con la mia audience.

Hidden Agenda è un titolo maturo: grazie al sistema Playlink, Playstation è stata in grado di portare al livello successivo il sistema ibrido di gioco e storytelling che era presente in titoli come Beyond: Due AnimeUntil Dawn, giusto per citarne alcuni. Con Hidden Agenda, facciamo un passo ulteriore verso l’interazione con il prodotto cinematografico, portando l’intrattenimento verso un confine finora esplorato poco e male.

Se dunque Sony non è nuova alla sperimentazione in ambito di storytelling esperienziale, c’è da dire che Hidden Agenda è il tipo di prodotto destinato ad un’audience che vuole divertirsi e interagire con ciò che sta guardando. Se il cinema accoglierà un giorno questa tecnologia, avremo sicuramente le nuove generazioni più attente allo storytelling e meno impegnate nel messaggiare sullo smartphone mentre sono in sala.

Per il momento, però, possiamo goderci in famiglia (e sul divano di casa) la caccia al famigerato assassino noto come “Trapper”, invitando fino a 5 amici nel gioco e rigiocandolo più volte fino a scoprire tutte le pieghe nascoste della trama.

Questo Natale lanciate la sfida e accendete lo smartphone, per maggiori informazioni sui giochi Playlink fate un salto su questo link!

 

Mi sembra inutile presentarvi Stranger Things, la serie TV marcata Netflix che lo scorso anno è stata sulla bocca di tutti e di cui attendiamo, con forte trepidazione, la seconda stagione.

Per smorzare l’attesa, ho scaricato l’app per iPhone (la trovate anche su Android) che qualche giorno fa ha spopolato su App Store.

A differenza che su console, su iPhone mi posso tranquillamente definire un casual gamer, cioè una di quelle persone che non giocano tutti i giorni all’app del momento ma che si limitano a fare una partitella di tanto in tanto mentre sono in fila alla posta.

Per questo motivo, impegnarmi in un gioco come Stranger Things ha dovuto creare in me il need, ovvero la necessità di scaricare ed aprire l’app più di una volta.

Com’è il gioco di Stranger Things su iPhone

Essenzialmente, tutta la produzione di Stranger Things, che si parli di un prodotto televisivo o di un software, punta essenzialmente sull’effetto nostalgia. Per questo motivo in un momento in cui sentiamo parlare ogni giorno di ritorno al passato, ai favolosi anni ’80 e al Super Nintendo Classic Mini, l’unica cosa più intelligente da fare è cavalcare l’onda dell’entusiasmo e sviluppare un RPG vecchio stampo: un prodotto a cui avremmo potuto tranquillamente giocare da bambini.

Se dovessimo studiare il fenomeno da un punto di vista transmediale, ci renderemmo conto che questa applicazione ha una grave pecca: ripercorre essenzialmente la storia della prima stagione vista in TV, aggiungendo sparuti dettagli all’esperienza.

Questa, secondo me, può essere un punto a sfavore di un progetto che, nonostante il rimando ai favolosi giochi dei più famosi franchising del passato, si deve necessariamente ricordare che siamo nel 2017.

E nel 2017, cara Netflix, gli spettatori voglio sapere di più. Di più!!!

Per questo motivo lanciare un’app per smartphone significa creare i presupposti per lanciare nuovi spunti e non soltanto per fare un recap della scorsa stagione.

Sbloccando il gioco potrete vedere un trailer mai visto prima in TV ma sono convinto che facendo un salto su YouTube potrete presto ottenere il premio senza finire il gioco. Così va il mondo.

Struttura del gioco

Attraverso l’utilizzo di suoni e musiche retro, grafiche e un gameplay che richiama i meravigliosi giochi che ci tenevano incollati allo schermo da bambini, Stranger things include sette giocatori giocabili, ognuno con un’abilità diversa.

Le location sono Mirkwood Forest, Hawkins Lab, e la casa di Jim Hopper, organizzate in sei dungeon da esplorare nelle quali dovrete trovare premi e risolvere puzzle senza spendere un centesimo in microtransazioni.

Il giorno del lancio di Super Nintendo Mini eravamo già lì, nel nostro centro commerciale di fiducia, pronti a portarci a casa una copia di questo pezzo di passato, riproposto in chiave contemporanea, con alimentazione USB e presa HDMI.

Ma acquistare una console così non significa soltanto un tuffo nel passato, un nostalgico tira e molla tra i sentimenti che raggiungi verso le tre decadi di registrazione all’anagrafe. Significa la necessità di semplificare, di ridurre quel flusso di lavoro neuronale a cui siamo sottoposti anche quando dovremmo, in un certo senso rilassarci sul divano, per tornare a giocare insieme, spalla a spalla, io Donkey Kong e tu Diddy.

Qualcosa che avevamo perso di vista negli ultimi 15 anni, insomma.

Provate a riascoltare questo, poi ne riparliamo.

L’evoluzione del multiplayer online, la disponibilità di titoli free roaming, l’impossibilità di mettere la parola fine a un gioco, sono tutte caratteristiche delle nuove generazioni di console che, mettetela come volete, ci hanno avvicinato al mondo ma allontanato dai nostri amici. Quelli con cui ci si vedeva il sabato pomeriggio e con cui ci si perdeva in interminabili sfide di Super Mario All Stars, sono stati sostituiti da giocatori che vivono a chilometri di distanza da noi e che consideriamo come un computer un po’ più strano e pazzo nei movimenti.

Che cosa ci resta di quei momenti in cui la scuola era l’unico pensiero?

Ci resta il Super Nintendo Mini, ci resta la voglia di farci una risata quando ci rendiamo conto che da bambini eravamo molto più bravi a superare il primo livello di Super Ghouls and Ghost

Qualche detrattore in rete ha detto: “sì, ma io ci ho sempre giocato sul computer con gli emulatori”; altri giovani nati e cresciuti dopo il 2000 sono affascinati da questa strana scatola che il fratello maggiore ha sempre tenuto off limits nella sua cameretta. La verità è che Nintendo ci sta provando a riavvicinarci con i nuovi prodotti come Switch ma l’inversione di rotta è impossibile.

Non si tratta, lo dico ancora una volta, di nostalgia. Si tratta di un sistema diverso, di semplicità.

Oggi si parla di videogamer pro, di esperti del gioco. Bene, ma quando abbiamo smesso di divertirci?

Io ho comprato un Super Nintendo Mini, ci giocherò tutte le volte che avrò bisogno di capire quando è il momento di dire: less is more.

Ci siamo, tra meno di un mese sugli scaffali di tutti i negozi arriverà Star Wars Battlefront II, l’atteso sequel del miglior fps dedicato alle Guerre Stellari, sviluppato da Electronic Arts.

Durante il periodo di apertura della Beta abbiamo avuto modo di provare alcune modalità di gioco e, per chi non avesse aderito alla Open, vi raccontiamo le nostre impressioni.

Velocità di gioco

Innanzitutto è necessario fare un cenno alla velocità di gioco. Aumentata sensibilmente nelle fasi frenetiche di confronto con il nemico viene data con questo nuovo capitolo la possibilità di controllare la strategia e permettere alla squadra di disporsi in modo tale da ragionare sulle zone di attacco e di difesa.

Nella mappa multiplayer di Naboo si nota la differenza con il precedente capitolo: la fase di attacco viene organizzata in turni così come quella di difesa e le differenti classi di soldato consentono di ragionare meglio sulla scelta. Nei momenti di distruzione totale sceglieremo un soldato pesante ma quando dovremo proteggere una zona sarà più importante utilizzare uno specialista per colpire i nemici nascosti.

Esperienza

L’esperienza di gioco si nota già dai primi minuti di utilizzo della beta. È tutto improntato sui punteggi che permettono di acquistare carte di espansione delle caratteristiche, una condizione più strategica rispetto al semplice spara e porta il punteggio a casa.

C’è da dire che potremo ragionare sulla maturità di questo gioco quando riusciremo finalmente a vedere la modalità Storia e potremo godere di questa novità immersiva nell’Universo di Star Wars. Che si tratti di canone o meno, la possibilità di vestire i panni di un soldato dell’Impero è una novità interessante che non trovavamo dai tempi dell’adepto di Darth Vader in The Force Unleashed. Qualcosa di simile, insomma.

Fattore D

Ovvero divertimento. C’è da dire che come in tutti i giochi sparatutto in prima persona il pericolo principale è quello di annoiarsi dopo poco tempo. Star Wars Battlefront II cerca di portare all’utente un roaster di personaggi e di mappe che permetteranno di variare di molto l’esperienza in multiplayer.

Vi dico la verità, non sono un grande giocatore in multiplayer, soprattutto di quei giochi in cui è palese che la velocità di connessione e di ping faccia la differenza nel risultato.

Star Wars Battlefront II però è un gioco che promette davvero tanto a chi ama la saga creata da Lucas: una nuova storia con una campagna ragionata e (si spera) con uno storytelling degno di nota; un multiplayer che permette di fare una partita in compagnia di amici o di sconosciuti per ammazzare l’ora di noia; una modalità arcade per chi ha voglia di dare due calci alla resistenza senza troppo impegno.

La mia esperienza con questa beta è al 90% positiva, con la speranza di trovare nel gioco finale più originalità ed esperienza che longevità. Il gioco dovrebbe non includere micro transazioni e tutti i DLC saranno free e non a pagamento, ciò significa che ci troveremo davanti ad un titolo che potrà essere giocato per un anno o più con tutte le novità introdotte nel tempo. Ne varrà la pena?

E voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto e lasciate un like sulla nostra pagina di Facebook!

 

Uno dei prossimi successi di Wired Productions sarà sicuramente l’action platform Max: The Curse of Brotherhood, un’avventura cinematografica perfetta per tutta la famiglia. Con questo titolo potrete immergervi in ambientazioni Scandinave, attraverso paesaggi tipici della Norvegia e della Svezia, con uno storytelling davvero avvincente.

Con una modalità di gioco jump&run questo gioco saprà trascinarvi in una serie di puzzle innovativi e di sfide all’interno di antichi tempi e verdi foreste.

Insieme al fratello Felix, Max dovrà sconfiggere il malvagio Lord Mustacho e farsi strada tra un livello all’altro attraverso ponti fatti di alberi e lunghe liane.

Leo Zullo, Managing Director di Wired Productions ha dichiarato: “Siamo assolutamente entusiasmati di riuscire finalmente a portare questo progetto su PS4. Si tratta di un gioco magico con incredibili effetti visivi”.

Max: The Curse of Brotherhood sarà disponibile per Ps4 entro il prossimo autunno, in tempo per le vacanze Natalizie.

The Town of Light è chiaramente un videogioco molto originale. La sua originalità sta nel carattere, in quel gioco che si trasforma in storytelling e che permette di esplorare, riflettere, innervosirsi, insieme alla protagonista della storia. Abbiamo avuto modo di provarlo in anteprima la scorsa settimana grazie a Wired Productions che ci ha lanciato nella sua nuova, entusiasmante avventura.

The Town of Light è ambientato a Volterra, in Toscana, all’interno di un asilo psichiatrico, in una continua analessi tra presente e passato. La storia si muove sulla base di eventi realmente accaduti  e racconta le vicende osservate dagli occhi di Renée, una ragazza di 16 anni che soffre di sintomi di pazzia e depressione. Accompagneremo Renée alla ricerca dei suoi ricordi, tra le rovine del manicomio femminile di Volterra, in un vortice di emozioni e di confusionarie ricostruzioni del passato.

The Town of Light non è un gioco semplice, è talvolta complesso affrontarne le mappe proprio per la sua propensione alla rottura degli schemi. Una serie di puzzle relativamente semplici accompagnano il giocatore in un unico flow narrativo, fino alla fine della storia con una serie di obiettivi da sbloccare. Chi giocherà su PlayStation 4 sbloccherà anche qualche obiettivo gold e silver facilmente.

The Town of Light è un gioco dove la follia è coerente ed empatica. Tutti i documenti da sfogliare per ricordare gli eventi, le scelte che la protagonista dovrà fare, saranno vincolanti per lo sviluppo della trama. Da giocatore, fungerai da coscienza per la protagonista e potrai scegliere cosa rappresenti per lei. Lei ti chiederà di aiutarla a ricordare, spesso con alcune azioni un po’ sui generis come quella di trasportare una vecchia bambola su una sedia a rotelle per “ravvivarla” grazie al calore di alcune lampade mediche.

Sviluppato con tecnologia UnityThe Town of Light risulta essere abbastanza fluido se giocato con Ps4 Pro e se installato su hard disk nativo della playstation o su SSD esterno. Una prova su hard disk esterno ha causato qualche piccolo lag nei momenti cruciali della storia e caricamenti iniziali piuttosto lenti, consigliamo di installarlo su una partizione veloce della vostra Playstation 4.

In generale, un’esperienza da provare dato il prezzo contenuto, soprattutto per conoscere qualcosa in più della storia del nostro Paese e della condizione umana di quel periodo. Consigliato!

Nel panorama del genere dei giochi di ruolo (Gdr o Rpg) esiste una nuova generazione di titoli che sta provando a rinfrescare il mercato con proposte davvero valide, sia sul fronte delle idee che sul gameplay.

Per questo motivo è difficile parlare di Victor Vran come un gioco innovativo, per due motivi principali: il primo è semplicemente legato allo sviluppo, in quanto questo titolo è già conosciuto dalla community di Steam come un prodotto presente dal 2015 sul marketplace; il secondo motivo è legato alle dinamiche di gioco che sono davvero simili a titoli come Diablo III, un capolavoro del genere.

Eppure Victor Vran riesce a rapire l’attenzione sin dai primi minuti di gioco. È un titolo che ti prende con la sua semplicità, ti trasporta nei primi dungeon con la sua attitudine plug & play e, senza nemmeno accorgertene, è già passata la prima ora di gioco.

A mio avviso, un prodotto interessante per tre motivi: semplice, dinamico, con una colonna sonora strepitosa.

In arrivo su Playstation 4 la Overkill Edition vi porterà una serie di contenuti extra tra cui Fractured Worlds e la meravigliosa espansione Motörhead: Through the Ages – una selvaggia avventura heavy metal, ispirata ad una delle più chiassose rock band nel mondo.

Uno sguardo alla storia

Victor Vran è un cacciatore di mostri dal passato oscuro. La sua avventura inizia nel regno di Zagoravia ambientato in epoca vittoriana. Bar inglesi, cimiteri, villaggi e strade diroccate sono le ambientazioni che troverete più spesso nei dungeon. Con oltre 40 mappe, la storia viene raccontata attraverso una serie di artwork.

Da giocare in singolo e in multiplayer

Nonostante io non sia un grande fan del gioco online (non ho molto tempo da dedicare ai party online) devo dire che la campagna della Overkill Edition che ho avuto modo di provare grazie al test offertomi da Wired Productions  si è rivelata lunga e impegnativa. La mia preferenza va assolutamente alla versione Motörhead: Through the Ages per l’eccezionale scelta della colonna sonora che ti accompagna durante il dungeon.

Da grande fan dei giochi di ruolo a visuale dall’alto (per intenderci: Diablo e Baldur’s Gate sono tra i miei preferiti in assoluto), ho trovato Victor Vran un’alternativa valida e dal carattere essenziale: potenziati, distruggi il mostro, vai avanti. Un passatempo che permette di portare avanti le quest in modo piuttosto rilassante con potenziamenti demoniaci ed armi più o meno potenti (spade ed armi da fuoco in primis).

Su playstation 4, rispetto alla versione PC, sono stati introdotti diversi miglioramenti. Tra i più interessanti sicuramente il rilascio del gioco a 60fps per Playstation 4 Pro che porta l’esperienza ad una fluidità di gioco superiore.

Un acquisto consigliato agli amanti del genere, ma soprattutto a quelli che amano la musica rock all’interno dei videogiochi: non ve ne pentirete.

Si chiama Father and Son ed ha le giuste potenzialità e l’ambizione per rivoluzionare il concetto di turismo in Italia. Sono ormai anni che raccontiamo il transmedia storytelling come un processo di narrazione su diversi canali prendendo ad esempio la produzione cinematografica hollywoodiana, ma raccontare una storia non significa necessariamente costruire eventi e personaggi per il grande schermo.

Napoli è la città in cui sono nato e cresciuto e, essenzialmente per questo motivo, un po’ la ami e un po’ la odi. La ami perché ha tanto da offrire, ma certe volte non la sopporti per i suoi eccessi da metropoli ricca di complicazioni. Siamo tutti d’accordo però sul fatto che il capoluogo campano e i paesi vesuviani abbiano da offrire un patrimonio artistico e culturale incredibilmente vasto, capace di emozionare con le sue storie un pubblico di tutte le età.

Per questo motivo ho particolarmente apprezzato l’app Father and Son come un prodotto capace di rinnovare l’attenzione verso i beni culturali attraverso un’avventura in due dimensioni a scorrimento nella quale un giovane artista va alla ricerca del suo passato, scoprendo qualcosa in più sulla storia del nostro Paese.

Father and Son è un progetto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) che racconta la bellezza della nostra cultura e permette di visitare i luoghi della cultura grazie ad un nuovo punto di vista. Coadiuvata dagli ottimi disegni di Sean Wenham si presenta come un progetto che può seriamente portare nuova luce a Napoli attraverso una manovra di rinnovamento reale, passando per il transmedia.

La mia sensazione giocando ai primi minuti di questa avventura è stata davvero positiva: ho voglia di esplorare Napoli, salire in sella alla Vespa per raggiungere il Museo e mi diverte bere una tazza (virtuale) di caffè, ma allo stesso tempo mi emoziona tornare indietro nel tempo all’epoca dell’antica Pompei e scoprire storie e racconti di famiglie che hanno dovuto trovare un modo per salvarsi dalla storica eruzione.

Father and Son è un ottimo passatempo, a mio avviso migliorabile in quanto a tempi di fruizione (certe volte le passeggiate nei luoghi sono un po’ lente), ma con un’ottima qualità di grafiche e contenuti (le musiche sono davvero il top).

Potete scaricarla per iPhone e iPad direttamente da App store seguendo questo link

Siete pronti per rivivere una delle migliori avventure videoludiche della vostra infanzia?

Una notizia che farà contenti i retro gamer di tutto il mondo, grazie ad uno speciale emulatore disponibile su questo sito è possibile giocare con il Tomb Raider originale distribuito su playstation nel 1996. Potete giocarci tranquillamente con i comandi tramite tastiera, buon divertimento!

 

 

Ottime novità per gli amanti dei GDR di qualità: UnDungeon™, un gioco di ruolo e d’azione d’ispirazione classica con elementi roguelike, è arrivato su Kickstarter con il supporto di Square Enix Collective®. Il gioco è stato sviluppato dallo studio Laughing Machines™, con sede a Dusseldorf, che ha stabilito un obiettivo di 50.000 € per poterlo pubblicare su PC.

UnDungeon è ambientato in un luogo misterioso in cui vigono i principi del multiverso, secondo i quali diverse varianti dello stesso mondo si sono unite in un’unica dimensione dopo un evento cataclismico conosciuto come “Shift”.

No, noi di SHIFTS! non c’entriamo proprio nulla! 😀

UnDungeon unisce battaglie veloci, una fantastica pixel art disegnata a mano, meccaniche tradizionali dei giochi di ruolo ed elementi roguelike. I giocatori partiranno per un’avventura soprannaturale attraverso una mappa dinamica generata proceduralmente e dovranno mettersi nei panni di uno dei sette messaggeri provenienti dai vari mondi distrutti dallo Shift.

 UnDungeon ha ricevuto il totale sostegno della comunità di Collective, e siamo felici di supportare il team e la loro campagna su Kickstarter.” ha dichiarato Phil Elliott, direttore di Indie Development in Square Enix®. “Il gioco ha una bellissima atmosfera e uno stile fantastico, ed è stato un piacere lavorare con il team. Auguriamo loro tutto il meglio con questa campagna!

 

Per ulteriori dettagli su UnDungeon, visita:

UnDungeon Kickstarter: https://www.kickstarter.com/projects/laughingmachines/undungeon-pixelart-action-rpg-with-roguelike-eleme
UnDungeon Square Enix Collective: https://collective.square-enix.com/projects/270/undungeon

UnDungeon Kickstarter Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=fo5AgPNGuTA

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