Stava calando il sole sugli anni ’90 e mentre guardavamo in Vhs la trilogia di Jurassic Park, sognavamo di visitare un parco divertimenti del genere. Nel frattempo altri giochi ci permettevano di simulare la gestione di parchi a tema (Theme Park) e di Ospedali (Theme Hospital).

Oggi, però, con il rinnovamento del franchise e con l’uscita al cinema del secondo capitolo della trilogia (si spera) di Jurassic World intitolato Fallen Kingdom, i giocatori di tutto il mondo possono costruire il loro parco a tema dinosauri e lanciarsi alla scoperta di nuove, ma che dico, antichissime forme di vita!

Vi raccontiamo la nostra esperienza con Jurassic World Evolution – Deluxe Edition.

Iniziare a giocare

Jurassic World Evolution è un gioco che all’inizio può crearvi qualche perplessità in quanto veniamo immediatamente lanciati nell’azione. Un breve video introduttivo dal carattere emozionale ci trasporta nei primi minuti di gioco dove, senza un vero e proprio tutorial di gioco, ci troviamo subito ad affrontare i primi problemi manageriali sulla leggendaria Isla Nublar.

Le prime missioni sono relativamente semplici in quanto dovremo sottoporre la nostra attenzione a tre particolari prospettive di lavoro: la ricerca scientifica, il settore dell’intrattenimento e la salvaguardia della specie. Dovremo perciò scegliere un team di esperti che ci guiderà durante le prime fasi di gioco e ci introdurrà alle missioni principali. Un centro di ricerca sarà utile nelle prime fasi di gioco per capire come sintetizzare il DNA dei dinosauri estratto dai fossili che sono stati scoperti durante le missioni dal nostro centro di esplorazione. Ci troveremo quindi, nelle prime ore di gioco, a creare un loop di esplorazione, ricerca, estrazione DNA e creazione delle prime specie disponibili e, in men che non si dica, numerosi visitatori inizieranno ad affollare le strade del nostro parco a tema!

Dovremo perciò pensare anche a loro e iniziare a costruire una serie di facilities come alberghi, fast food, e negozi di merchandising per i quali potremo decidere quanto personale allocare e quanto dovranno costare i prodotti venduti. I problemi, verranno poi quando i triceratopi inizieranno a sfondare le reti di contenimento o quando i ceratosauri (primi carnivori a cui dare vita) inizieranno a litigare peggio di un gruppo di tamarri imbruttiti.

Per questo motivo dovremo poi costruire un centro di “contenimento” che servirà a sedare i dinosauri e a calmare le acque nel nostro parco a tema.

Jurassic World Evolution è un titolo che non sta solo a guardare alla meccanica di  gioco: le animazioni spettacolari in CGI e il motore grafico ingame la fanno da padrone, soprattutto quando, provare per credere, avvicineremo la telecamera per guardare più da vicino i dinosauri o, semplicemente, ci metteremo ad osservare le acque cristalline del mare dall’alto.

Se è vero che “la vita trova sempre un modo”, i personaggi del film a partire da Jeff Goldblum nei panni del Dr. Ian Malcolm, vi guideranno nelle scelte e nelle decisioni tattiche che modificheranno l’andamento e l’impatto del vostro mondo perduto. Bryce Dallas Howard sarà il vostro operations manager e  troverete anche Claire Dearing e  il Dr. Henry Wu in questa nuova storia.

La completezza del gioco

Durante le fasi successive del gioco potrete esplorare ulteriori isole nell’arcipelago come Isla de la muerte e iniziare a conoscere le prime problematiche relative al clima e alle tempeste, elementi che potranno distruggere la quiete nel vostro parco, far bloccare l’energia elettrica e permettere ai pericolosi indominus rex o ai tirannosauri di uscire dalle gabbie e iniziare a fare bisboccia, masticando qualche allegro turista come gioco aperitivo.

Non è presente soltanto il classico aspetto manageriale con vista aerea, ma potremo anche comandare alcuni elementi ingame come ad esempio la squadra operativa. Guidare una Jeep all’interno del parco per andare a scattare fotografie alle specie, sparare qualche tranquillante e sistemare collegamenti elettrici è il valore aggiunto che regala questo gioco, oltre all’aspetto di puro business.

DLC ed extra

Nella versione Deluxe sono presenti altri dinosauri aggiuntivi come Include questi dinosauri: Styracosaurus, Crichtonsaurus, Majungasaurus, Archaeornithomimus e Suchomimus ma nella successiva release del 22 giugno saranno disponibili 6 nuovi dinosauri apparsi nel film Jurassic World: Fallen Kingdom™, inclusa la più spaventosa creazione del Dr. Wu: l’Indoraptor.

Jurassic World Evolution è disponibile per PC, PlayStation 4  e Xbox One in digitale. Sarà disponibile su Amazon a questo link dal 3 Luglio 2018.

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Sono trascorse ormai 4 decadi dall’uscita al cinema di Dawn of the living dead del maestro George Romero, ma il genere Zombie non sembra voler invecchiare, anzi, trova sempre il modo di ringiovanire i già vigorosi franchise che ne hanno sancito la fortuna.

Non è un caso che nel Gennaio 2019 potremo tornare tutti a Raccoon City per goderci la rivisitazione dell’agghiacciante RESIDENT EVIL® 2 questa volta con un’esperienza narrativa più profonda e ricreato da zero con RE Engine, il motore di gioco proprietario di Capcom.

L’originale Resident Evil 2 è stato uno dei videogiochi più influenti di tutti i tempi e tra i più acclamati dalla critica introducendo molte esperienze indimenticabili e alcuni dei personaggi più memorabili del franchise Resident Evil – che ha venduto oltre 83 milioni di copie in tutto il mondo. Il titolo uscì originariamente nel 1998 sulla console PlayStation®, proseguendo la trama del primo Resident Evil® e puntando sull’esplorazione action-horror, la risoluzione dei puzzle e le meccaniche di gameplay come elementi unici che hanno definito la serie.

Sono passati vent’anni e finalmente, con il nuovo Resident Evil 2, l’incubo torna più spaventoso che mai grazie ad un livello di immersione senza precedenti, come dimostrato dal recente acclamato Resident Evil 7 biohazard. Grazie al RE Engine il gioco vanterà un nuovo stile fotorealistico con una nitidezza effetto “gore-bagnato”.

Anche l’AI degli zombie è migliorata, mai più attese! Ora gli zombie reagiranno alle azioni del giocatore in tempo reale, ricevendo danno visibile da ogni singolo proiettile usato. Un nuovo sistema di illuminazione porterà a nuova vita le già conosciute stanze e corridoi del dipartimento di polizia di Raccoon City.

Torneremo nei panni di Leon e Claire, terrorizzati dall’idea di abbandonare la sicurezza delle zone illuminate!

“Quando nel 2015 abbiamo detto che avremmo realizzato un nuovo “Resident Evil 2” abbiamo ricevuto una reazione travolgente dai fan e dalla stampa. Eravamo impazienti di mostrarlo al mondo questa settimana,” ha dichiarato Yoshiaki Hirabayashi, Producer di Capcom. “Vogliamo che i fan vedano che questa rivisitazione di Resident Evil 2 non cattura solamente la magia del tanto amato capitolo originale, ma ne espande i contenuti offrendo un’esperienza più ricca. Questa prima anticipazione dell’E3 è solo un assaggio di quello che vi aspetta.”

Resident Evil 2 porterà l’orrore su PlayStation®4, Xbox One (compreso il supporto per Xbox One X) e Windows PC dal 25 gennaio 2019.

 

 

 

 

Sono state tante le novità dopo la conferenza di Sony alla convention E3 e già stiamo preparando i fondi per acquistare le fantastiche novità che arriveranno a partire dal prossimo autunno. Ma una delle novità più interessanti è stata sicuramente Control.

Il celebre studio di sviluppo finlandese Remedy Entertainment, Plc., e il publisher 505 Games, hanno svelato il loro nuovo attesissimo videogioco precedentemente conosciuto con il nome in codice “P7.” Dai creatori di Max Payne e di Alan Wake arriva Control, un titolo action-adventure in terza persona che unisce gli scontri a fuoco che hanno reso celebri i precedenti videogiochi di Remedy con le abilità soprannaturali. Control, svelato nel corso della conferenza stampa ufficiale di Sony PlayStation E3 – dove è stato mostrato per la prima volta in esclusiva il trailer di debutto – è ambientato in un mondo unico e in continua mutazione che contrappone la nostra realtà con tutto ciò che è strano e inspiegabile.

Ecco la storia:

Un’agenzia segreta newyorkese è stata infiltrata da una terribile minaccia ultraterrena, i giocatori interpreteranno il ruolo di Jesse Faden, il nuovo direttore dell’agenzia che dovrà tentare di riprenderne il controllo.

Con esperienza di gioco in stile sandbox, in cui il gameplay – esaltato dal motore grafico proprietario Northlight – assume un ruolo fondamentale, richiede al giocatore l’abilità di essere in grado di padroneggiare poteri soprannaturali, equipaggiamenti modificabili e ambienti di gioco reattivi mentre affronterà gli oscuri e misteriosi mondi che caratterizzano Control.

Control rappresenta un nuovo ed elettrizzante capitolo della nostra storia e vuole essere il nuovo punto di riferimento per i giochi targati Remedy. Control esalta la nostra abilità nel creare mondi coinvolgenti che permettono al giocatore di sentirsi al centro dell’esperienza di gioco,” ha dichiarato Mikael Kasurinen, Game Director di Control. “Uno degli elementi chiave per Remedy è stato quello di assicurare più libertà di azione nel gameplay permettendo di sperimentare il gameplay al proprio ritmo di gioco preferito”

“Fin dai nostri primi incontri con Remedy siamo rimasti profondamente ispirati dalla visione di questo progetto, siamo orgogliosi di poterli aiutare a far sì che Control prenda vita e arrivi alla community dei giocatori,” ha affermato Neil Ralley, presidente di 505 Games. “Siamo fiduciosi che questo videogioco rappresenterà un altro grande successo per le nostre aziende.”

Control arriverà per PlayStation 4, Xbox One, e PC (via Steam) nel 2019. Per maggiori informazioni e per seguire gli aggiornamenti ecco il sito ufficiale: www.controlgame.com.

Considerare Vampyr come un normale action Rpg potrebbe essere il peggiore errore che possiate commettere durante i primi minuti di gioco. Questo titolo è un progetto particolarmente ambizioso di Dontnod Entertainment (vi ricordate Remember Me e Life is Strange?) che ambientano la storia di Jonathan Reid, un medico appena tornato dall’esperienza durante il primo conflitto mondiale, nella Londra più oscura di tutta la storia del secolo scorso.

Reid (ho trovato molto divertente l’assonanza del nome del protagonista con un famoso prodotto anti-zanzare) diventa un vampiro in seguito ai suoi studi sulle trasfusioni di sangue, e decide di prendere le sue prime vittime…senza svelarvi altro!

Abbiamo deciso, a differenza di molte altre testate online, di non prodigarci in spoiler in quanto l’elemento fondamentale di questo gioco è sicuramente la storia. La componente narrativa di questo titolo è il fiore all’occhiello di una produzione che porta con sé uno studio sull’action storytelling: le nostre azioni, le scelte che prenderemo caratterizzeranno il finale della nostra avventura.

La possibilità di esplorare quattro quartieri di Londra con diversi personaggi non giocanti, consentirà di modificare la storia su più livelli di narrazione e potremo decidere di approfondire un personaggio, piuttosto che un altro, andando a intrecciare alla trama principale una serie di missioni secondarie. Un sistema di gioco che risulta interessante sul piano delle interazioni con i PNG ma che non sempre ho trovato interessante.

Difatti, avere troppe possibilità di risoluzione del gioco può causare più volte un po’ di incertezza nell’esperienza di gioco, soprattutto perché Vampyr ci permette di esplorare liberamente le zone di Londra alla ricerca di prodotti, per creare sieri e cercare oggetti dai vari nemici sconfitti. Il gameplay consiste in due modalità fondamentali: da una parte ci troveremo quindi a interagire con una serie di personaggi non giocanti in giro per Londra, dall’altra dovremo soddisfare la necessità di sangue del personaggio di Reid.

Un particolare interesse va al sistema di crescita del personaggio che permette di potenziare le abilità non senza una certa difficoltà: uccidere significa portare a casa punti esperienza e potremo addirittura condizionare la storia decidendo di far fuori o meno alcuni dei personaggi chiave. I punti esperienza possono essere utilizzati per sbloccare una serie di interessanti abilità, che possono aiutare durante il combattimento, soprattutto nelle fasi finali del gioco. È possibile utilizzare il combattimento corpo a corpo, le armi o poteri soprannaturali, ma quelle che ho trovato più interessanti e innovative sono sicuramente le abilità da vampiro.

Il continuo e costante adattamento alla nostra tipologia di gioco vi renderà dipendenti da una certa condotta: potremo essere il nuovo “Blade” oppure il più famoso squartatore di Londra.

In ogni caso, l’attesa che Dontnod ha creato intorno alle atmosfere intense di Vampyr hanno trovato un terreno molto fertile e, in alcune recensioni della critica internazionale è stato addirittura paragonato ad una sorta di Comma 22, famoso romanzo di Heller, nel quale assistiamo ad una feroce critica alla grande guerra. La storia di questo gioco ci permette, insomma, di leggere spesso tra le righe.

Particolare attenzione ho voluto dare alle atmosfere dark gothic create anche da una colonna sonora che riesce a far dimenticare qualche elemento grafico non proprio bello da vedere.

In conclusione, Vampyr è un gioco che diverte e che ha qualche elemento innovativo pur essendo un gioco che non rischia moltissimo. Da grande fan degli Action Rpg ho trovato in questo gioco un modello innovativo dal punto di vista dello storytelling e, ad essere sinceri, è quanto basta a far dimenticare qualche carenza relativa al budget di produzione.

Se vuoi provare anche tu Vampyr lo trovi su Amazon a questo link per Xbox One, Ps4 e PC

 

Era il 1994, ci trovavamo nella metà dei magnifici nineties. I Nirvana perdevano il proprio leader, l’Italia usciva sconfitta dalla finale dei mondiali contro la seleçao brasiliana e, noi tutti, eravamo ammaliati da quella meravigliosa tecnologia da salotto che era il Super Nintendo.

Era il 28 ottobre e Shaq Fu era “‘l’ennesimo” picchiaduro in 2D a scorrimento orizzontale. L’unica differenza era che, l’eroe in questione, non era altro che Shaquille Rashaun O’Neal conosciuto come Shaq, un campione che durante i suoi 19 anni di carriera in NBA ha giocato in sei squadre, conquistando quattro titoli, tre con i Los Angeles Lakers e il più recente, nel 2006, con i Miami Heat.

Vedere un cestista come Shaq nei panni di un eroe dei videogiochi era formidabile: Shaquille O’Neal si “aggirava” in un dojo di Kung Fu mentre viene a conoscenza di una partita di basket di beneficenza a Tokyo in Giappone. Dopo aver parlato con un maestro di kung fu, si imbatte in un’altra dimensione, dove deve salvare un ragazzo di nome Nezu dalla diabolica mummia di Set – Ra.

Era il 1994.

Sono passati 24 anni e, per noi trentenni, è rimasto ancora viva nella memoria la magia di quegli anni. Per questo motivo non abbiamo potuto non far passare inosservata l’uscita di Shaq-Fu: A Legend Reborn, una produzione Saber Interactive e Wired Productions uscito per PlayStation®4, PC, Xbox One e Nintendo Switch™ che sancisce il ritorno alle “mazzate” del mitico cestista americano.

Noi, l’abbiamo giocato su Switch, per fare un omaggio alla grande N e ai tempi che furono, a scanso di equivoci!

Shaq Fu: A Legend Reborn è un beat ‘em up con elementi grafici rinnovati rispetto alla tradizione e raccontano un’avventura originale nella quale un bambino cinese (cinese?!?) viene ritrovato nelle acque di un fiume e addestrato alle arti marziali da un maestro ma sta per scoprire una dura verità sul suo destino. Shaq inizia il suo viaggio dopo aver visto il suo squinternato maestro dare la vita per salvarlo da una nuova minaccia. Dovremo farci strada a suon di ceffoni per riuscire a capire cosa stanno tramando gli “oscuri signori del palazzo” alle nostre spalle.

Il gioco è ben scritto, arguto e molto divertente: non si prende mai sul serio. Questo è necessariamente un bene quando parliamo di giochi che vogliono imporsi per giocabilità e originalità. Devo dire che ben poche volte ho trovato in un titolo “new gen retro arcade” la voglia di giocarci più volte (l’ultimo è stato il mitico Broforce), complice probabilmente la possibilità di giocarlo in treno o durante le pause dal lavoro con la Switch.

Si tratta di un gioco che sulla console di Nintendo gira abbastanza fluidamente e subisce qualche calo di framerate in modalità portatile quando l’azione (e lo schermo) comincia a diventare davvero piena di nemici. Non ho riscontrato però molte volte questo problema, il che è un bene. Si tratta di un gioco che fa dimenticare qualche piccolo difetto, rispetto al divertimento che può dare.

La storia è ben fatta, in stile produzione film blockbuster tamarro anni ’90. Ci piace.

Per maggiori informazioni il sito ufficiale del gioco 

 

Tra tutti i giochi che vanno giocati su Nintendo Switch la versione di Max: The curse of brotherhood è sicuramente un titolo da recuperare.

Max: The curse of brotherhood è un puzzle-platform che nasce come sequel di Max & the Magic Marker, un gioco uscito qualche tempo fa anche su Nintendo DS. Il gioco si apre con una bellissima animazione in stile Pixar, nella quale vediamo Max esasperarsi dinanzi all’ennesimo tentativo di suo fratello minore Felix di fargli perdere la pazienza. Per questo motivo, come biasimare il giovane Max per aver cercato su “Giggle” il modo per allontanare il piccolo di famiglia dalla sua cameretta? La lettura ad alta voce di un incantesimo arcaico aprirà un portale nel quale Felix viene risucchiato e darà inizio all’avventura di Max, in un mondo magico e pieno di nemici da sconfiggere.

Vi dirò la verità, non si tratta di un gioco particolarmente difficile, tanto che con un bel po’ di abilità è possibile concludere l’intero walkthrough in circa 3 ore, ma prendendovela con calma il gioco durerà almeno 7 o 8 ore.

Suddiviso in alcuni capitoli, il gameplay è strutturato in mondi a tema come foreste e zone vulcaniche in un’avventura che aumenta di intensità man mano che ci avviciniamo al nostro obiettivo finale.

Su switch, in ogni caso, la parte migliore è quella in cui dobbiamo utilizzare una “penna” per risolvere alcuni puzzle. Se per Xbox One e Playstation 4 venivamo aiutati dal pad o dal sensore touch, stavolta sembra che la Switch sia la console definitiva per far girare questo gioco.

Difatti, il livello di esperienza in modalità portatile con il touch screen aumenta notevolmente quando dobbiamo utilizzare l’intera console per poter andare avanti, interagendo con gli oggetti presenti nel gioco. Ci troveremo così ad alzare piattaforme per poter procedere, a creare forme con l’acqua o a spostare oggetti intorno a noi.

La limitazione del gioco sta forse nell’impossibilità di poter interagire con tutti gli elementi intorno a noi, ma per qualche minuto di divertimento non ci si fa nemmeno tanto caso.

La struttura dei puzzle e dei boss non è particolarmente complessa, tanto che se avete un po’ di dimestichezza con i giochi di Mario come l’ultimo Super Mario Odissey, vi troverete a risolvere alcuni livelli con particolare facilità.

In definitiva è un gioco che non brilla per storytelling ma è da provare soprattutto per le ambientazioni e per il design che risulta davvero eccezionale, un piacere per gli occhi.

Si tratta di un gioco che consigliamo a un pubblico di giovanissimi ma che fa divertire anche chi cerca un titolo per Switch che non costi troppo e consenta di far passare il tempo in attesa al gate dell’aeroporto attraverso magici mondi.

Trovi Max: The Curse of brotherhood su Amazon a questo link

 

Signori, non immaginavamo che un simulatore sulla gestione agricola potesse essere così divertente.

Pure Farming 2018 è un simulatore di azienda agricola nel quale è possibile utilizzare tutte le ultime tecnologie e macchinari originali all’avanguardia per lanciarsi a capofitto nelle attività che vanno dalla coltivazione del suolo e delle colture all’allevamento di bestiame e alla produzione di energia pulita.

Per chi è sempre stato incuriosito dalla vita di campagna e vuole provare cosa significa gestire una vera azienda agricola, Pure Farming 2018 può darne la possibilità senza sudate e stanchezze aggiunte.

Ambientato in luoghi come Italia, Germania, Asia e le due Americhe in Pure Farming 2018 è possibile piantare colture specifiche e giocare in tre modalità differenti: Coltivazione LiberaLa mia prima fattoria e, soprattutto, Sfida di Coltivazione.

Ci siamo approcciati a questo gioco con tutti i dubbi e le perplessità del caso ma, in generale, la sensazione che si ha fin dai primi minuti di gioco (se non ti sei mai approcciato a un simulatore del genere) è quella di trovarsi davanti ad una mix tra Grand Theft Auto 3il giardino Zen che conservi sulla mensola in ufficio.

Tutto ciò può sembrar banale, ma la realtà supera la fantasia quando il primo tutorial di gioco, con indicazioni tramite un tablet personale del protagonista, vi consente di effettuare le prime operazioni di raccolta con gli automezzi fino alla prima vendita sul mercato dei nostri prodotti.

Con un livello di dettaglio più alto di quello richiesto solitamente da un simulatore gestionale, Pure Farming  2018 è possibile guidare veicoli agricoli autentici dei leader del settore come Zetor, Landini, McCormick, Gregoire, DAF, Mitsubishi e molti altri. Inoltre è possibile provare tutto ciò che immaginate dell’agricoltura moderna, come l’allevamento, i frutteti, le serre, la coltivazione dei campi, l’energia pulita e altro ancora.

Noi, a dire il vero, siamo sempre stati affascinati dal mondo della coltivazione della vite: grazie a Pure Farming 2018 siamo riusciti a coltivare il nostro vigneto per la produzione di un’ottimo vino virtuale. Ci viene ancora da sorridere scrivendo questa recensione, ma l’esperienza è simpatica quanto rilassante.

Il processo di fruizione di questo gioco non è tanto legato al raggiungimento degli obiettivi: la modalità di coltivazione libera si pone su un livello di otium indescrivibile. Potete giocare per molto tempo senza nemmeno accorgervene, scaricando lo stress della giornata.

Ecco un video illustrativo di Pure Farming 2018, disponibile su Amazon per PC, Ps4 e Xbox One.

 

Riscaldate le mani, preparate i polpastrelli e partite per giocare durante le festività ai vostri giochi preferiti. In questo articolo trovate un po’ di soluzioni sia per PC che per Playstation 4 che Snakebyte ci ha inviato in prova e che vi racconteremo nelle prossime righe.

GAME:PAD 4 S (nero)

La prima proposta di Snakebyte è per un controller destinato alla console Sony, ma può essere tranquillamente utilizzato come controller per PC collegando direttamente la porta USB.

Il GAME:PAD 4S si presenta, appena tolto dalla scatola, come un controller davvero leggero (meno di 300g, siamo intorno ai 270) e molto plasticoso al tatto. Nonostante ciò la risposta dei tasti già ad un primo utilizzo è più che buona, configurandosi come un pad che potrete tranquillamente avere come riserva, soprattutto per le partite da fare con gli ospiti durante le feste di Natale.

Il GAME:PAD 4S è dotato di tutti i tasti per la configurazione standard su Ps4, compreso il touchpad cliccabile così da non trovare compromessi con titoli che richiedono un controllo totale sul gaming. Si tratta di un controller con filo, quindi non wireless, con una lunghezza di 3 metri, una misura più che accettabile che copre tranquillamente la distanza tra il divano e il televisore.

Ciò che ci è piaciuto maggiormente è stato il grip delle levette, solide e con dei rilievi in corrispondenza delle 4 direzioni assiali che permettono un miglior controllo sulle dita. In generale la sensazione durante il gioco è piacevole e l’utilizzo con filo risparmia un po’ di grattacapi. La cosa che ci ha convinto di più della configurazione sono i pulsanti L ed R, con una corsa minore rispetto ai Dualshock che garantiscono un utilizzo ottimale per i giochi di calcio e per gli FPS, garantito.

Il controller richiede al primo utilizzo un aggiornamento per funzionare su console con firmware successivo al 4.50, trovate tutte le informazioni sul sito ufficiale di Snakebyte.

Trovate maggiori informazioni su questa pagina.

Key:Board Pro

La tastiera Keyboard pro è un prodotto davvero interessante. Di buona qualità costruttiva è una sicurezza dal punto di vista delle performance: con tasti a doppia iniezione e retroilluminati a 9 diversi effetti di luce, questa tastiera è l’ideale per il gioco anche in notturna. L’abbiamo provata a luci spente ed è veramente incredibile!

Peccato per la configurazione dei tasti al momento solo in lingua tedesca che, allo stato delle cose, non rappresentano un problema per chi vuole un supporto per il gaming.

La lunghezza del cavo di collegamento USB rinforzato è di 1.8 metri e accompagna un design di qualità, una tastiera che sembra essere costruita per non lasciarti nel momento del bisogno. Il produttore assicura una durata per oltre 10 milioni di battiture, un numero davvero alto per una tastiera da gaming!

Ciò che abbiamo apprezzato di più di questo prodotto è la sensazione di controllo che dona nell’utilizzo. Una tastiera per gamer esigenti ma anche per chi si avvicina al mondo del gaming su pc e cerca un prodotto di qualità.

Trovi maggiori informazioni su questo sito.

Game:Mouse Pro 

Con un salto di qualità dal punto di vista delle performance la gamma di mouse di Snakebyte raggiunge il top con il Game:Mouse pro, offrendo performance ideali per i giocatori più avanzati. Per i casual gamer esiste anche la versione entry level di alto livello chiamata Game:Mouse.

Game:Mouse pro ha un sensore che arriva fino a 4000 dpi con quattro impostazioni:800/1600/3200/4000.

La base a bassa frizione permette di compiere movimenti veloci nel gioco in linea con quelli della tua mano sulla scrivania. Inoltre è possibile modificare il mouse con 7 colori a LED. La lunghezza del cavo è di 1,7 metri, una bella caratteristica per un mouse da gaming.

Qui qualche immagine di riferimento

Lo trovate su Amazon in offerta a questo link.

Mouse:Pad e Mouse:Pad pro

Chiudiamo questo articolo con l’ottima linea Mouse:Pad di Snakebyte, due prodotti per veri gamer che cercano qualcosa che faccia scivolare al meglio il mouse sulla propria scrivania, per ottenere performance di grande livello.

Sono le piccole cose a fare la differenza e questi pad per mouse lo dimostra a pieno: il modello Mouse:Pad pro è realizzato per i gamer pro, misura 30x80cm e copre l’intera zona di gioco per il mouse. Una base di gomma vi permetterà di controllare al meglio i vostri movimenti.

Ottimo prodotto anche la versione base di Mouse:Pad che vi propone una superficie di gioco di 35x28cm e performance di buon livello.

L’abbiamo provato in combo con Game:Mouse e il risultato è stato più che soddisfacente.

Trovare Mouse:Pad pro qui su Amazon.

Il freddo pungente taglia l’aria, e già le prime luci abbagliano i giorni che anticipano le feste natalizie.

In Campania, il canovaccio è sempre lo stesso: amici e familiari vengono invitati a giocare a casa, i mazzi di carte sono pronti sul tavolo, le cartelle per la tombola si impregneranno presto di quel profumo che solo le bucce di mandarino sono in grado di rilasciare; la frutta secca, il cioccolato e le fette di pandoro vengono consumate con la promessa mai mantenuta di iscriversi in palestra dopo il 6 Gennaio.

Quest’anno, però, ho preparato una sorpresa ad amici e cugini che invaderanno casa.

Grazie a Playstation ho avuto modo di provare il nuovo ecosistema di giochi Playlink e nelle prossime righe cercherò di raccontarvi la mia esperienza. A onor del giusto, abbiamo una collaborazione in atto con Playstation Italia ma…vogliamo veramente credere che non avrei provato uno di questi giochi in caso contrario?

Per questo motivo alcune informazioni saranno un po’ più specifiche, ma le considerazioni saranno totalmente personali.

Che cos’è Playlink

 

PlayLink è un ecosistema di nuovi giochi che Playstation ha presentato al pubblico con la prima uscita Dimmi Chi Sei! un party game che permette a tutti gli amici di sfidarsi in una serie di quiz che hanno come base la vita stessa dei partecipanti al gioco. Il carattere innovativo di Playlink è la partecipazione ai giochi tramite lo smartphone e il tablet, non c’è bisogno di un controller per giocare, basta scaricare l’app del titolo e, via, sono risate!

La prima volta che ho giocato a Dimmi Chi Sei! con Playlink è stato semplice, ma la mia preoccupazione era principalmente quella di riuscire a coinvolgere persone della mia famiglia che non sono esattamente abituate a giocare alla Playstation. Nonostante in famiglia ci siano accaniti giocatori di Guitar Hero, qualcun altro non ha la minima idea di come si impugni un controller.

Tutti, però, sanno come si usa uno smartphone. Per utilizzare Playlink basta scaricare la app del gioco, connettere lo smartphone o tablet alla PS4 e…basta! Non ditemi che a Natale sarà più semplice giocare alla tombola o al bingo, perché io ogni volta perdo almeno 10 minuti per recuperare i numeri mancanti!

Quando abbiamo giocato per la prima volta con Playlink è stato tutto un agitare lo smartphone, inclinandolo, ruotandolo e scattando selfie, provare per credere!

Qui trovate maggiori informazioni

I giochi a disposizione


I giochi a disposizione sono 5: Hidden Agenda, Frantics, SingStar Celebration, Sapere è Potere e Dimmi chi Sei!

Il mio preferito, oltre al già citato Dimmi Chi Sei!, è sicuramente Hidden Agenda, un gioco che unisce il party game alla visione di un film, dove tutti insieme potrete prendere decisioni sull’andamento della storia.

Inutile dirvi perché è tra i miei giochi preferiti su Playstation 4: un gioco che unisce storytelling di qualità all’innovazione cinematografica è praticamente alla base del processo di narrazione transmediale, un argomento di studio che da anni condivido con la mia audience.

Hidden Agenda è un titolo maturo: grazie al sistema Playlink, Playstation è stata in grado di portare al livello successivo il sistema ibrido di gioco e storytelling che era presente in titoli come Beyond: Due AnimeUntil Dawn, giusto per citarne alcuni. Con Hidden Agenda, facciamo un passo ulteriore verso l’interazione con il prodotto cinematografico, portando l’intrattenimento verso un confine finora esplorato poco e male.

Se dunque Sony non è nuova alla sperimentazione in ambito di storytelling esperienziale, c’è da dire che Hidden Agenda è il tipo di prodotto destinato ad un’audience che vuole divertirsi e interagire con ciò che sta guardando. Se il cinema accoglierà un giorno questa tecnologia, avremo sicuramente le nuove generazioni più attente allo storytelling e meno impegnate nel messaggiare sullo smartphone mentre sono in sala.

Per il momento, però, possiamo goderci in famiglia (e sul divano di casa) la caccia al famigerato assassino noto come “Trapper”, invitando fino a 5 amici nel gioco e rigiocandolo più volte fino a scoprire tutte le pieghe nascoste della trama.

Questo Natale lanciate la sfida e accendete lo smartphone, per maggiori informazioni sui giochi Playlink fate un salto su questo link!

 

Mi sembra inutile presentarvi Stranger Things, la serie TV marcata Netflix che lo scorso anno è stata sulla bocca di tutti e di cui attendiamo, con forte trepidazione, la seconda stagione.

Per smorzare l’attesa, ho scaricato l’app per iPhone (la trovate anche su Android) che qualche giorno fa ha spopolato su App Store.

A differenza che su console, su iPhone mi posso tranquillamente definire un casual gamer, cioè una di quelle persone che non giocano tutti i giorni all’app del momento ma che si limitano a fare una partitella di tanto in tanto mentre sono in fila alla posta.

Per questo motivo, impegnarmi in un gioco come Stranger Things ha dovuto creare in me il need, ovvero la necessità di scaricare ed aprire l’app più di una volta.

Com’è il gioco di Stranger Things su iPhone

Essenzialmente, tutta la produzione di Stranger Things, che si parli di un prodotto televisivo o di un software, punta essenzialmente sull’effetto nostalgia. Per questo motivo in un momento in cui sentiamo parlare ogni giorno di ritorno al passato, ai favolosi anni ’80 e al Super Nintendo Classic Mini, l’unica cosa più intelligente da fare è cavalcare l’onda dell’entusiasmo e sviluppare un RPG vecchio stampo: un prodotto a cui avremmo potuto tranquillamente giocare da bambini.

Se dovessimo studiare il fenomeno da un punto di vista transmediale, ci renderemmo conto che questa applicazione ha una grave pecca: ripercorre essenzialmente la storia della prima stagione vista in TV, aggiungendo sparuti dettagli all’esperienza.

Questa, secondo me, può essere un punto a sfavore di un progetto che, nonostante il rimando ai favolosi giochi dei più famosi franchising del passato, si deve necessariamente ricordare che siamo nel 2017.

E nel 2017, cara Netflix, gli spettatori voglio sapere di più. Di più!!!

Per questo motivo lanciare un’app per smartphone significa creare i presupposti per lanciare nuovi spunti e non soltanto per fare un recap della scorsa stagione.

Sbloccando il gioco potrete vedere un trailer mai visto prima in TV ma sono convinto che facendo un salto su YouTube potrete presto ottenere il premio senza finire il gioco. Così va il mondo.

Struttura del gioco

Attraverso l’utilizzo di suoni e musiche retro, grafiche e un gameplay che richiama i meravigliosi giochi che ci tenevano incollati allo schermo da bambini, Stranger things include sette giocatori giocabili, ognuno con un’abilità diversa.

Le location sono Mirkwood Forest, Hawkins Lab, e la casa di Jim Hopper, organizzate in sei dungeon da esplorare nelle quali dovrete trovare premi e risolvere puzzle senza spendere un centesimo in microtransazioni.

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