Si chiama Father and Son ed ha le giuste potenzialità e l’ambizione per rivoluzionare il concetto di turismo in Italia. Sono ormai anni che raccontiamo il transmedia storytelling come un processo di narrazione su diversi canali prendendo ad esempio la produzione cinematografica hollywoodiana, ma raccontare una storia non significa necessariamente costruire eventi e personaggi per il grande schermo.

Napoli è la città in cui sono nato e cresciuto e, essenzialmente per questo motivo, un po’ la ami e un po’ la odi. La ami perché ha tanto da offrire, ma certe volte non la sopporti per i suoi eccessi da metropoli ricca di complicazioni. Siamo tutti d’accordo però sul fatto che il capoluogo campano e i paesi vesuviani abbiano da offrire un patrimonio artistico e culturale incredibilmente vasto, capace di emozionare con le sue storie un pubblico di tutte le età.

Per questo motivo ho particolarmente apprezzato l’app Father and Son come un prodotto capace di rinnovare l’attenzione verso i beni culturali attraverso un’avventura in due dimensioni a scorrimento nella quale un giovane artista va alla ricerca del suo passato, scoprendo qualcosa in più sulla storia del nostro Paese.

Father and Son è un progetto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) che racconta la bellezza della nostra cultura e permette di visitare i luoghi della cultura grazie ad un nuovo punto di vista. Coadiuvata dagli ottimi disegni di Sean Wenham si presenta come un progetto che può seriamente portare nuova luce a Napoli attraverso una manovra di rinnovamento reale, passando per il transmedia.

La mia sensazione giocando ai primi minuti di questa avventura è stata davvero positiva: ho voglia di esplorare Napoli, salire in sella alla Vespa per raggiungere il Museo e mi diverte bere una tazza (virtuale) di caffè, ma allo stesso tempo mi emoziona tornare indietro nel tempo all’epoca dell’antica Pompei e scoprire storie e racconti di famiglie che hanno dovuto trovare un modo per salvarsi dalla storica eruzione.

Father and Son è un ottimo passatempo, a mio avviso migliorabile in quanto a tempi di fruizione (certe volte le passeggiate nei luoghi sono un po’ lente), ma con un’ottima qualità di grafiche e contenuti (le musiche sono davvero il top).

Potete scaricarla per iPhone e iPad direttamente da App store seguendo questo link

Nella società odierna fatta di corse, confronti, eccessiva condivisione, quella forma di apatia depressiva che parte da una estensione del “mal du siècle” 2.0 a cui siamo sottoposti condiziona fortemente il nostro quotidiano.

La lotta alla depressione non è una cosa semplice, soprattutto dal punto di vista psico-fisico, per questo motivo è davvero interessante vedere cosa ha creato l’artista Polacco Dawid Planeta nel creare un mondo immaginario dove un uomo attraversa una giungla dimenticata da tutti e incontra le peggiori allegorie delle sue debolezze. Giganti animali con occhi di fuoco si staglieranno davanti a lui in una visione dark e misteriosa.

Per maggiori informazioni: minipeople.tumblr.com

Thomas Dambo è un artista danese che lavora con materiali riciclati. Negli ultimi 3 anni Dambo ha creato 25 sculture di cui 6 sono davvero curiose. Si tratta di sei giganti nascosti in zone della città di Copenaghen che la gente non visita spesso perché un po’ fuori mano rispetto al centro.

La straordinaria idea sta nel fatto che queste sculture possano essere trovate soltanto utilizzando una sorta di mappa del tesoro o decifrando una poesia posta accanto ad ogni creazione.

Tutte le sculture sono realizzate con materiali riciclati: circa 600 vecchi pallet e qualsiasi altra cosa che Dambo potesse riutilizzare. Dambo non è stato il solo a partecipare alla realizzazione, ma è stato aiutato da alcuni operai volontari del posto. Come premio per questo aiuto Dambo ha avuto un’altra trovata interessante: chiamare queste sculture con lo stesso nome di uno dei volontari.

Per maggiori informazioni: thomasdambo.com

Si chiama Scott Uminga ed è la mia nuova scoperta, un illustratore con sede negli stati uniti che unisce centinaia di livelli grafici per creare, praticamente, delle vibrazioni colorate.

Il suo è uno stile geometrico e si evolve in una serie di quadri che arricchirebbero il design di qualsiasi studio di comunicazione. Ho ritrovato nella sua arte un’ispirazione alle stampe giapponesi della metà del secolo scorso.

L’ispirazione di Uminga viene da qualsiasi cosa: una passeggiata in una notte piovosa, l’ascolto di Uptown Funk di Bruno Mars o una partita a Final Fantasy XV. Da qualunque lato venga la sua passione, non ho dubbi sulla sua arte. Da grande amante della pittura essenziale e dello stile grafico minimalista, ho trovato in questo artista un ottimo rappresentante della pittura contemporanea.

Per maggiori informazioni: scottuminga.com | Facebook | Society6

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L’artista Danese, HuskMitNavn, ha creato un mondo dai suoi disegni in bianco e nero creando delle “animazioni immobili” sperimentando nuove forme di 3D su un foglio di carta che ammetterebbe soltanto le due dimensioni.

Modificando il foglio di carta in diversi modi, i personaggi dei suoi disegni interagiscono con il mondo interno ed esterno e le sue creazioni guadagnano un’interessante originalità.

Per maggiori informazioni: huskmitnavn.dk | Instagram |Tumblr

Il suo nome è Tony Futura, un artista digitale di casa a Berlino, e crea un’arte così surreale da sembrare una nuova estensione del fenomeno della pop-art, la tendenza artistica affermatasi negli Stati Uniti negli anni Sessanta del secolo scorso, e poi diffusasi in Europa, basata sulla riproduzione esasperata e deformata, in chiave critica e ironica, dei materiali e dei simboli della civiltà dei consumi.

Abbiamo scoperto le sue produzioni più interessanti e abbiamo deciso di proporvele in questo articolo, ma potete visitare il suo blog e il suo profilo Instagram per maggiori informazioni.

Se pensavate che le vostre spedizioni fossero al sicuro, forse comincerete a ricredervi guardando queste immagini.

Walead Beshty, artista di Los Angeles, ha impiegato 9 anni della sua vita realizzando una serie di oggetti in vetro che si adattassero perfettamente alle scatole di spedizione del corriere FedEx. Dopo averli inscatolati con cura, li ha spediti a varie gallerie ed esibizioni d’arte per esplorare nuove forme di espressione artistica.

Ovviamente il risultato potete immaginarlo, e se non ci riusciste vi lasciamo alle immagini delle varie esibizioni. Se siete interessati a saperne di più vi invitiamo a visitare questo sito.

La società cambia molto rapidamente. Se volessimo andare indietro nel tempo, soltanto dieci o quindici anni fa, i rapporti tra le persone non dipendevano così eccessivamente dal mezzo tecnologico. Oggi, se ci guardiamo intorno, vediamo coppie al ristorante che non si guardano più negli occhi ma muovono i pollici sui loro telefoni in maniera compulsiva; vediamo bambini che non giocano più a pallone in estate ma sono sempre più catturati dagli schermi portatili; vediamo un mondo di persone che hanno smesso di guardare il mondo intorno a loro senza provare a condividerlo.

Sembra assurdo che un articolo del genere esca fuori da un blog sull’intrattenimento e la tecnologia, ma è effettivamente un argomento che non mi sento di lasciare inespresso.

Si è spesso parlato di cambiamento nel sociale, qualcuno più radicale parla addirittura di “autismo digitale” ma, spesso e volentieri, si tratta di gruppi cattolici che portano avanti una complessa rivolta contro un demone che va oltre il credo religioso.

Per questo motivo, quando mi sono trovato davanti ai disegni di Marco Melgrati, ho profondamente apprezzato la sua arte. Le sue opere, a volte minimali, si rivelano particolarmente intense quando provano ad esprimere il senso di disagio dell’essere umano di fronte al vero desiderio.

Non è così strano domandarsi se desideriamo davvero la compagnia delle persone o se abbiamo bisogno soltanto di confrontarci con gli altri per una necessità di auto-compiacimento.

Provate a lasciare Facebook per un po’. Quelli che vi contatteranno su Whatsapp (figuriamoci una telefonata), saranno divisi in due categorie: quelli che non capiscono la vostra scelta e la criticheranno e quelli che vi contatteranno soltanto per elencarvi una lunga serie di vittorie personali, senza interessarsi minimamente alle vostre avventure. Un bizzarro esperimento, ma va provato.

Abbiamo intervistato Marco Melgrati dopo aver apprezzato le sue opere in rete. Marco è un artista che vive a Città del Messico da qualche tempo, lavora per importanti aziende e testate giornalistiche e ama raccontare il mondo intorno a sé con un occhio diverso dal solito.

Qui trovate i suoi lavori e la sua intervista.

Le tue illustrazioni sono una descrizione che lascia molto spazio alla riflessione sui nuovi rapporti tra gli individui, come nasce una delle tue opere? 

Quando lavoro su commissione (giornali, riviste, ecc) la libertà è ovviamente limitata perchè devo attenermi all’ articolo o all’ esigenze del committente.La difficoltà sta nel cercare di creare una buona immagine anche quando il tema da illustrare non è dei più stimolanti; nel qual caso cerco di trovare i lati più interessanti e più vicini al mio modo di disegnare, trovando un idea che possa esprimerli senza snaturare il tema. Quando invece disegno per conto mio, amo illustrare principalmente temi di attualità, letteratura e, in generale, quello che trovo più interessante al momento.Di solito prima di iniziare un illustrazione  raccolgo materiale su internet, foto, video, articoli  del soggetto che devo rappresentare; scrivo le parole e i concetti chiave cercando associazioni di idee. Poi mi prendo una pausa e cerco di lasciar fluire i pensieri senza sforzarmi di trovare un idea.Il modo migliore è andando a correre con la musica, o semplicemente sdraiandomi e chiudendo gli occhi.

Cosa pensi delle nuove tecnologie di realtà virtuale ed esperienza visiva a 360 gradi? In che modo modificheranno la società?

Ho provato gli occhiali di realtà virtuale per la prima volta qua in Messico. Devo dire che mi hanno abbastanza impressionato! Secondo me avranno un sacco di applicazioni, mi immagino ad esempio studi di architettura o interior designer che permettono al cliente di farsi un giro per la futura casa. Si tratta di uno strumento potentissimo, a tratti inquietante, perchè stimola la separazione totale dal reale. Come tutte le cose però, dipende dall’uso che uno ne fa. Non credo comunque che andrà ad intaccare lo spazio delle arti in 2d, la potenza della pittura della grafica e delle illustrazioni a mio parere sta proprio nei sui limiti bidimensionali: totalmente un altro linguaggio.

Lasciare l’Italia per diventare un nomade digitale è un’impresa che obbliga ad uscire dalla propria “comfort zone” alla ricerca di nuova ispirazione. Come ha influenzato la tua arte? 

Penso che internet abbia  totalmente rivoluzionato, nel bene o nel male, il mondo del lavoro.Poter lavorare da internet permette una libertà di movimento e una gestione del proprio tempo molto ampia. Non parlo soltanto di questo tipo di lavoro, ci sono amici che lavorano come dipendenti per alcune aziende e, da quando hanno iniziato a lavorare alcuni giorni in remoto, hanno incredibilmente aumentato la produttività.Uscire dal proprio paese è comunque stimolante. Non ho trovato particolari problemi ad ambientarmi in Messico, nell’ultimo periodo sono in compagnia di mio fratello (fotografo, architetto) che sta facendo il giro del mondo in moto e sta imparando a conoscere questo gran bel Paese. Certo ci sono molti problemi, ma la nazione sembra comunque essere in via di sviluppo.Città del Messico è estremamente caotica, ma molto stimolante e molto viva. Sinceramente molto più bella di quello che mi aspettassi.Immaginate che il New York Times l’ha inserita, in una graduatoria di 52 città, come la prima città da visitare quest’ anno.

Cosa c’è in Italia che non hai trovato all’estero? E cosa all’estero che non esiste nel nostro Paese?

L’ Italia, per quel poco che ho avuto modo di viaggiare e farmi un metro di paragone, è il paese più bello del mondo! Ne sono convintissimo, non ho mai visto un paese così vario e ricco. In ogni paesino si può trovare una chiesa barocca, un tempio romano, dipinti dall’alto valore storico e artistico.
Purtoppo, e spero di sbagliarmi, l’impressione che ho, è quella di un paese bloccato: ultra-burocratico, con una popolazione anziana, una politica spesso ottusa e, ancora peggio, ognuno cerca di “fregare” il prossimo.
All’ estero si ritrovano un po’ gli stessi problemi, non esistono eden. La grande differenza è che in molti paesi è più facile iniziare qualcosa; la gran parte dei miei amici di Milano è andata a lavorare all’estero. Sono felicissimo di essere nato in Italia,  ma un paese con una disoccupazione giovanile intorno al 40 per cento ha di sicuro qualcosa che non va.

I pastelli, soprattutto quelli a cera, sono un fantastico ricordo dell’infanzia. Quasi tutti noi li abbiamo utilizzati all’asilo o alle scuole elementari e ne siamo legati sentimentalmente. Bryan Edmiston ha avuto un’idea davvero interessante, utilizzando per le sue sculture una serie di strumenti di incisione per ricavare alcuni dei più famosi personaggi di videogiochi, film e serie TV da questi colori a cera.

Quanto tempo ci vuole per realizzare questi prodotti? Dai 45 minuti fino alle 24 ore! Oggi Edminston si dedica attivamente alla produzione di queste piccole opere d’arte e le propone sui suoi canali social. Questa la pagina di facebook

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Put Your Head Into Gallery (tradotto: Metti la tua testa in una galleria d’arte) è un progetto d’arte interattiva che presenta 4 differenti spazi di altrettante famose gallerie d’arte: la Saatchi Gallery (Tezi Gabunia), il Louvre (Rubens), la Tate Modern (Hirst), la Gagosian Gallery (Liechtenstein). La bellezza di questi modelli sta nella trasportabilità e nell’interazione. Chiunque può visitare queste mini-gallerie appoggiando la propria testa all’interno della struttura e, guardando al suo interno, ognuno può ricevere uno scatto della sua presenza e diventare egli stesso un’esibizione del museo.

Put Your Head Into Gallery porta una vera e propria ventata di innovazione, dove l’arte diventa riproducibile e assume una nuova forma come spazio espositivo. La possibilità di rivedersi in una famosa galleria e l’esperienza interattiva di questo progetto consentono un riavvicinamento del pubblico all’arte in una forma che non può essere più chiamata semplicemente passiva. La necessità che abbiamo di partecipare alla forma d’arte restituisce alla galleria un senso personale.

E, sicuramente, una bella foto da condividere sui social con gli amici.

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