Conferenza Web Series tra creatività e nuovi format

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Questa mattina ho lasciato all’alba il mio ridente paesino nella provincia di Benevento per immergermi in una semi-fantozziana ventura volta al raggiungimento del Consiglio Regionale del Lazio per un’interessante conferenza dal titolo “WEB series tra creatività e nuovi format” organizzata dal festival Roma Web Fest.

Non so motivare la scelta di organizzare un evento dal così elevato interesse in un posto irraggiungibile con i mezzi pubblici ma procederò con il mio storytelling in maniera lineare così da motivare la scelta della mia partecipazione a questo incontro.

Sveglia alle 5 del mattino con colazione inesistente, raggiungo il treno Regionale che in giusto 3 ore mi porta a Roma. Sono accompagnato nel viaggio da una signora sulla novantina che ha parlato per tutto il tempo con sua figlia in uno strano linguaggio tra il dialetto casertano e il gaelico stretto di James Joyce. Ho capito solo la parte riguardante le malattie di persone che forse nemmeno la signora conosceva così bene.

Prosegue il viaggio e mi ritrovo alla stazione Termini/us dove mi ritrovo a prendere la metro per una ventina di minuti, un autobus per altri dieci (contando rigorosamente le fermate in quanto eva il sensore di rilevamento fuori uso) e un altro autobus per venti minuti. Quest ultimo, per effetti sonori, sembra stesse trascinando il relitto della Concordia per tutto il tragitto.

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Arrivo finalmente al consiglio regionale, sala Mechelli. Due signore mi accolgono gentilmente e mi fanno registrare un form, dedico con molto piacere qualche minuto del mio tempo e mi vado a sedere.

Janet De Nardis, direttore artistico del Roma Web Fest, introduce l’evento andando a definire il fenomeno delle web series. In suo aiuto Gabriele Niola, critico cinematografico e giornalista collaboratore di Mymovies.it, BadTaste, Radio Deejay, Wired e così via.

Gabriele affronta l’argomento da un punto di vista storico e, vi dirò, è stato il modo più fresco e divertente di raccontare ciò che è successo in Italia e nel mondo negli ultimi 8 anni nella produzione web. Si parte dal primo episodio nel 2006 di una ragazza che mette in linea su YouTube il suo video in cui racconta la storia della sua vita, il primo in assoluto a diventare un caso mediatico; si continua raccontando l’interesse dei grandi registi di cinema verso il web nel periodo in cui negli USA gli sceneggiatori erano in sciopero con la conseguente creazione di alcuni interessantissimi prodotti come quello ad opera di Joss Whedon chiamato DrHorrible’s SingAlong Blog grazie al quale monetizza tramite gli introiti della vendita del merchandising e del side-marketing.

Ciò che emerge da questo primo intervento è la capacità dei prodotti web di introdursi in prospettive più ampie, riuscendo ad attingere da altri media e a influenzarli attrerso un lessico innovativo.

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E’ da questo presupposto che, dopo i saluti istituzionali di Eugenio Patanè, presidente della Commissione Cultura Regione Lazio, si parlerà di brand all’interno delle serie web. Prende la parola Simone Laudiero, autore del gruppo “La BuonCostume” che cerca di far capire quanto sia importante creare dei prodotti di qualità nonostante le produzioni web vengano considerate a budget ridotto. Spesso, le web serie sono ritenute dei prodotti tecnicamente inferiori a quelli cinematografici o televisivi per una questione di budget. Ciò che mi trova d’accordo con Laudiero è che non bisogna scrivere delle cose per il web che siano forzate e poco adatte ad un linguaggio ben codificato. Sarebbe come il caso in cui Jack Skeleton, in The Nightmare Before Christmas, tenta disperatamente di essere ciò che non è rubando il Natale.

Leonardo Ferrara, produttore Rai Fiction, propone l’atteggiamento del network nazionale rispetto ai nuovi standard di intrattenimento, facendosi portoce di un nuovo movimento italiano a fore delle produzioni “dal basso”. La Rai, attrerso una serie di interventi a fore dei nuovi autori, supporterebbe la nuova televisione vicina al linguaggio del web per la realizzazione di alcuni prodotti ibridi.

Molto interessante l’intervento di Michele Ferrarese, Executive Creative Director per Fox International Channels, che porta la sua esperienza in flop.tv all’attenzione dei presenti. E’ stato molto interessante sentire la sua opinione riguardo i processi di attenzione del pubblico italiano rispetto a quello statunitense, facendo soprattutto attenzione alle esigenze degli under 30. Solitamente i grandi network tendono a recuperare l’attenzione di una fascia d’età che va dai 20 ai 30 provando ad abbassare l’età media degli ascoltatori. Il web si rivolge soprattutto a questa fascia di persone che cercano un intrattenimento più vicino al loro linguaggio e con dei contenuti più interessanti.

Interessante anche l’intervento di Massimo Razzi, giornalista a repubblica.it, quando siamo ormai arrivati al panel sullo storytelling, presentato da un simpatico aneddoto sulla collezione di strumenti musicali di Janet De Nardis. Razzi critica la presenza della fiction “Mamme Imperfette” di Ivan Cotroneo su una piattaforma come corriere.it in quanto non rebbe generato i numeri che il network si aspetta; la fiction rebbe totalizzato un numero maggiore di consensi soltanto nella sua distribuzione televisiva, venuta solo successivamente. Seppur si parlasse di un prodotto di qualità il pubblico non ha ancora la necessità di chiedere ad un portale di informazione questo genere di intrattenimento.

Cristina Priarone, Direttore Generale Roma Lazio Film Commission, ragiona sull’importanza di un findo nazionale per le web series che tanto ci invidiano negli Stati Uniti. Fabio Macaluso invece crede nel funzionamento del crowdfunding, già utilizzato per prodotti come la fan fiction su Dylan Dog.

L’incontro si chiude con l’ultimo panel dedicato al diritto d’autore online e all’impegno da parte di AGCOM, FAP e SIAE di garantire la tutela dei prodotti audiovisivi per ciò che riguarda la paternità artistica digitale.

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L’AGCOM vede la tutela dei prodotti audiovisivi con un sistema di semplice fruizione con la prima forma di procedimento fully digital, una situazione sicuramente innovativa rispetto agli ultimi anni. Giuliano Canu tende a precisare che la SIAE non si impone come controllore contro il web ma come garante del rispetto del diritto d’autore. Un argomento sicuramente molto delicato in quanto, personalmente, vedo spesso utilizzare nelle serie web più viste, decine di canzoni molto famose come sottofondo a queste storie. Che siano tutte retribuite con i compensi predisposti?

Lo scopriremo solo filmando.

Alla fine della conferenza sono tornato al mio autobus, e ho riflettuto su quanto ascoltato. Spesso ho uto come l’impressione che si parlasse del web come qualcosa di astratto, di lontano da noi. Come qualcosa che deve ancora essere spiegato e compreso a fondo. La verità è che la rete e il futuro sono già qui con noi, non c’è affatto bisogno di sottolinearlo. Quindi lode a chi ha capito che il web esiste. Ma complimenti a chi lo fa e, soprattutto, non lo nota.