Cronenberg si scaglia contro chi si auto-nomina critico cinematografico

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Nell’accezione del social sharing in cui ogni spettatore si rivela creatore dei contenuti e principale produttore di feedback su cui le produzioni possono puntare per proporre nuovi contenuti, bisogna rendersi conto delle conseguenze e dell’impatto su chi è principale autore di queste opere, sia dal punto di vista artistico che da quello socio-culturale. Sicuramente l’utilizzo smodato da parte delle aziende dei big data, atti a creare prodotti sicuri e non a generare nuove tendenze, ha creato nel consumatore una sorta di consapevolezza dell’essere il demiurgo di ciò che poi andrà a vedere al cinema, leggerà in libreria o, sempre più spesso, guarderà in televisione.

A tal proposito Did Cronenberg, famoso regista di alcuni capolori tra cui i miei preferiti Videodrome ed eXistenZ, si è pronunciato, durante un’intervista concessa a Canadian Press firmata da Victoria Ahearn sulla morte della critica cinematografica, assolutamente contro un certo stile di critica nata dall’utilizzo di portali come Rotten Tomatoes. Per chi non lo conoscesse, sul sito in questione è possibile ritrovare svariate recensioni su film e serie televisive, cercando di dimostrarsi quanto più chiari possibili e, come vuole ormai il trend della rete, con il minor numero possibile di peli sulla lingua. L’acidità, insomma, sembra er fatto marcire questi famosi pomodori.

Cronenberg dice a riguardo: “Se vai su Rotten Tomatoes hai critici e critici topquesto significa che ci sono persone legittimate che hanno lorato duro e sono inclusi in un sito in quanto collegati a una testata o magari anche no. Poi c’è tutta quest’altra gente che si autoproclama critica solo perché un sito dice loro che lo sono: leggi le loro recensioni e ti rendi conto che non sanno scrivere. O, se sanno scrivere, rivelano la loro stupidità e ignoranza”.

Per concludere: “Alcune voci che sono emerse sono di valore, e magari non sarebbero mai venute fuori – ha aggiunto il regista di Toronto – questo il lato positivo della faccenda. Ma credo che in ogni caso una critica efficace ne esca penalizzata”.

A mio viso, credo che oggi la democrazia digitale abbia creato un grande indotto economico a fore delle major che fanno un pò il gioco dell’orco e della fatina buona, cercando di dare al pubblico quello che vuole ma, allo stesso tempo, dando loro la finta impressione che possano decidere cosa è buono e cosa no. Cronenberg dice una cosa giusta e cioè che, indipendentemente dal fatto che un film ti sia piaciuto o meno, devi almeno scriverla con un criterio grammaticale (basta fare un giro sotto i video degli youtubers per rendersi conto di quanto abbiamo litigato con l’italiano) e con un minimo di coscienza critica dettata dallo studio delle basi della cinematografia.

Essendo io stesso laureato in critica cinematografica e endo studiato numerose pagine di semiotica e analisi del film, mi rendo conto di quante lacune possa ere una persona che può effettivamente considerarsi uno studioso del cinema. La difficoltà sta nel far capire al pubblico che c’è differenza tra studioso e appassionato, così come c’è differenza tra un giardiniere e lo zio che ha comprato una falciatrice. Con le dovute eccezioni, mi sembra giusto.