Ecco perchè Boyhood ha stravinto ai Golden Globe

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Durante le feste natalizie ho uto modo di guardare Boyhood di Richard Linklater, uno dei film più interessanti dell’ultimo anno. Boyhood è un film interessante non soltanto perchè, da un punto di vista di produzione, non rompe le regole aristoteliche sulla narrazione di un dramma ma anche perchè riesce, con una struttura diegetica molto credibile, a colpire il cuore degli spettatori di differenti tipologie.

La produzione di questo film, durata circa 10-12 anni, ha dato la possibilità al regista di crescere insieme ai suoi personaggi (e ai suoi attori), condividendo con il pubblico le emozioni di una storia che, già di per sé, risulta altamente archetipica. Il forte senso di immedesimazione causato dalla rottura dei legami familiari in cui tutti, bene o male, possiamo ritrovarci, crea un senso di ansia e allo stesso tempo di serenità durante la visione della pellicola.

Il film segue la vita del giovane Mason, dai sei anni, quando frequenta la scuola elementare, fino ai diciotto anni, quando entra al college, raccontando il rapporto con i genitori divorziati, i traslochi, le nuove scuole, i matrimoni falliti della madre, il rapporto conflittuale con la sorella Samantha, la nuova relazione del padre, seguendo anche l’evoluzione degli oggetti d’uso quotidiano, tecnologici e non, e i cambiamenti culturali, sociali e politici degli anni. (wikipedia)

Consiglio caldamente la visione di questo film che ha strinto ai Golden Globe della scorsa notte e che ha totalizzato ranking massimo sul famoso sito Rotten Tomatoes, dedicato alla critica cinematografica.

 
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