Dom. Gen 20th, 2019

Gabriel al Giffoni Film Festival: la storia universale di un uomo che cerca di crescere

Al Giffoni Film Festival abbiamo assistito alla proiezione di Gabriel, diretto da Lou Howe, regista newyorkese.
Appena seduta in sala (con un po’ di ritardo, ops) ho subito pensato “ma che ci fa Kevin di Mamma ho perso l’aereo qui?”. In seguito, documentandomi, ho letto che l’attore (Rory Culkin)  è il fratello minore del più celebre… ehm, Kevin. Ad ogni modo ho continuato la visione cercando di non pensare a Gabriel mentre urla “Non voglio dormire con Fuller!”
Ma ritorniamo a noi.
Gabriel è un ragazzo psicotico, prossimo al crollo psicologico a causa del suicidio di suo padre. E’ convinto di poter trovare l’equilibrio e raggiungere la felicità ricongiungendosi con una ragazza conosciuta cinque anni prima, il suo primo amore. Pertanto farà di tutto per ritrovarla nonostante il parere familiare contrario.

La famiglia gioca un ruolo importante in questo film. La madre, vedova di un uomo instabile, si ritrova a dover fare i conti con un figlio altrettanto tormentato. Gabriel ha anche un fratello maggiore che volente o nolente ricopre il ruolo di figura paterna per quel fratello tanto fragile quanto ingestibile.
Gabriel non accetta la morte del padre, e, nei momenti di maggiore offuscatezza, accusa la madre di esserne la causa, per non averlo saputo amare come avrebbe meritato.

Questo film è un racconto di formazione. Gabriel guarda da lontano i suoi amici e suo fratello maggiore entrare nell’età adulta, desiderando di unirsi a loro. Esattamente come ognuno di noi quando pensa al proprio futuro, Gabriel ha speranze e sogni, che si rivelano tuttavia irrealizzabili perché si scontrano con la realtà del suo mondo “speciale”. I suoi obiettivi sono dunque semplici e universali: l’amore, la stabilità, una vita di cui essere orgoglioso. Purtroppo però Gabriel deve fare i conti con i suoi limiti e noi spettatori non possiamo far altro che provare compassione per i suoi atteggiamenti imprevedibili e a volte violenti.
Il regista dichiara: “L’idea per il film Gabriel mi è venuta osservando la lotta di un mio caro amico d’infanzia che soffriva di malattia mentale, e l’intento originario del film era quello di provare a capire la sua esperienza nel mondo. Molti film hanno trattato in maniera superficiale questo tema, e spesso usano la lente deformante della malattia mentale per spaventare o respingere lo spettatore. Questi approcci non mi hanno mai interessato. Il mio obiettivo era invece quello di portare sullo schermo la storia di un personaggio nel modo più autentico possibile offrendo al pubblico un tipo di legame empatico che solo un film è in grado di creare. La mia speranza è di raccontare la storia universale di un uomo che cerca di crescere”

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