La peggiore risposta alla domanda: How I Met Your Mother? (SPOILER)

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Questo articolo va letto ascoltando questo brano

How I Met Your Mother volge al termine.

Non voglio scrivere un articolo di recensione a una serie che ho amato profondamente, non adesso. Questo telefilm è stato qualcosa di diverso per me, mi ha accompagnato empaticamente con tutte le sue evoluzioni e, ora che si sono concluse le storie, mi resta un profondo vuoto.

Non credevo potesse essere possibile, soprattutto dopo una nona stagione al di sotto delle aspettative, con una qualità di scrittura molto inferiore rispetto ai gruppi di episodi precedenti. Eppure le ultime tre puntate mi hanno lasciato in crisi con me stesso.

Questo perchè sono passati tanti anni, ma soprattutto perchè ho cominciato a riflettere sul valore della storia narrata da Ted Mosby. Si tratta della storia di un uomo che vuole omaggiare la memoria di una moglie ormai defunta o ere la benedizione dei suoi figli nel tentare ancora una volta con un suo vecchio amore?

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Niente di tutto ciò, secondo me.

La verità sta nella necessità delle storie di raccontarsi ed esprimersi attrerso dei loop esistenziali.

Mi spiego meglio. La genialità di questo genere di racconto è quella di narrare delle storie così vere da essere inconcludenti e repellenti al cambiamento. I personaggi di How I Met your Mother sono statici o meglio, provano a cambiare ma non ci riescono. Ed è un pò come la vita di tutti noi: proviamo a migliorare, a fare passi in anti verso qualcosa che vorremmo diventare e poi ci ritroviamo sopraffatti dalla vita e dagli eventi, e quando troviamo un tema di quando andamo ancora a scuola, scopriamo di ere molto più in comune con quel bambino che con quello che stiamo provando ad essere.

Impossibile cambiare, ma è possibile emozionarsi.

Barney è l’unico che è coerente con sè stesso. Non vuole cambiare carattere, ma riesce a provare le più grandi emozioni tra tutti i personaggi. E’ una persona eccessiva, quasi irreale, che vive in un mondo fantastico ma è forse la più reale di tutte.

Lily e Marshall sbattono contro le loro piccole divergenze ma restano quelli di sempre, Robin non riesce a trovare un compromesso tra amore e loro (ce la farà mai?), Ted continua a provarci con Robin e a rubare quel maledetto corno azzurro, nonostante tutte le belle parole spese al matrimonio dei suoi più cari amici.

Quando ho visto la scena con il corno blu mi è salita un’ansia che rifletteva due cose: 9 anni a farmi prendere in giro e una forte pena nel vedere un uomo in una gabbia di sentimenti.

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Robin è schia della sua condizione di donna divorziata e in carriera, Ted è vedovo da ormai sei anni.

Ciò che mi ha sconvolto è stato veder tenere fede ad una promessa fatta, ovvero mettersi insieme dopo i 40 anni se si fossero ritrovati single, ma farlo con la rassegnazione di chi non è riuscito a fare le scelte giuste e di chi ha perso qualcuno di importante.

E’ qualcosa che fa parte della natura stessa delle cose, un’aristotelica copia della natura.

Forse è per questo che ci siamo sbagliati a definirla sit-comedy.

How I Met Your Mother è una tragedia. Forse la più bella tragedia della nostra generazione.