La seconda stagione di House Of Cards, innovazione e profondità.

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Ed eccoci qui, ad una settimana di distanza dalla visione dell’ultimo episodio della prima stagione di House Of Cards a parlare già della seconda parte dell’esperienza televisiva più interessante dell’ultimo periodo.

Nello scorso articolo (che potete trovare qui) mi sono soffermato sulla particolarità di questo serial di permettere allo spettatore di indagare in quello che è il suo rapporto con una tipologia shakesperiana di antieroe, così diverso dal topos del supereroe che in questo periodo fa tanto share.

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Oggi vi parlerò invece di come mi ha stupito la seconda stagione delle venture di Frank Underwood per una serie di temi fondamentalmente legati a ciò che sta intorno alla narrazione.

Primo fra tutti, la capacità di investire in temi innovativi e audaci. Difficilmente vedremmo in Italia parlare di TOR e Deep web in una serie televisiva, se non per qualche caso che potrebbe ere una produzione SKY. Se ci riflettiamo, nelle nostre fiction si parla ancora di panini con la mortazza, quando “una parola è poca e due sono troppe”. House Of Cards parla il linguaggio del web, così come dovrebbe fare una serie web che si rispetti.

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Troppo spesso assistiamo invece alla voglia della televisione di rubare “i segreti del web” al fine di rendere i prodotti online quanto più vicini possibile al linguaggio televisivo. Certo, esistono delle variazioni sul tema, si veda ad esempio il caso di Flop.tv di FOX o dei tentativi che si sviluppano negli stessi USA nel cercare di creare un senso transmediale alle maxi-produzioni (JJ Abrams era il maestro), ma c’è da dire che Netflix è, finora, la vincitrice nella realizzazione di prodotti innovativi di tal genere.

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Basti pensare al fatto che la serie in questione è girata come se fosse un film (la telecamera non va mai fuori bolla), ha una recitazione eccezionale e si distribuisce in TV che un amore. Eppure è un prodotto web. A pagamento, ma è un prodotto web.

Un secondo aspetto che mi fa riflettere sulla capacità lessicali di Netflix rispetto al web è proprio l’utilizzo di tecniche di product placement vicine ai trend della rete. Non vediamo mai prodotti fuori dagli schemi, eppure sempre in linea con ciò che il pubblico twitta nei momenti liberi.

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Questo ci fa tornare alla tipologia di serialità a cui le vicende di Underwood e signora fanno capo. Abbiamo sempre detto che il web ha bassa capacità di attenzione, ma allora perchè le puntate durano 40 minuti e sono distribuite in un’unica soluzione? Come mai hanno questo successo di pubblico nonostante non si utilizzino delle tecniche di produzione adatte al web? Che fine ha fatto la regola d’oro dei 7 minuti di attenzione?

Semplice: scrittura e recitazione da urlo.

Non stiamo parlando di 4 talentuosi giovani che mettono banane qui e lì perchè glielo chiede il pubblico (ma sì strizziamo ancora l’occhiolino a chiappe e ragazze disinibite, ce lo volete un gattino?) o di copie spudorate di serial americani lanciati da ragazzotti che parlano un pò danti alla telecamera e si credono attori (d’altronde chi è mai Stanislskij, se ho una telecamera da 100€?), ma parliamo di solide realtà e produzioni importanti.

Solo quando web e televisione riusciranno a fare produzioni del genere insieme riusciremo a parlare di rivoluzione.

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Per il momento, e vi parlo da videomaker andando contro i miei interessi, siamo ancora molto lontani dal realizzare prodotti dvero interessanti. Una questione di soldi o di troppa democrazia? Forse un pubblico non educato?

Non so dirvi, fatto sta che la storia che accompagna Frank nei 13 episodi della seconda stagione mi ha reso partecipe di tutto perchè non è soltanto verosimile, perchè sarebbe una baggianata, ma è reale e posso tradurla in qualunque tipo di situazione. Le emozioni sono reali, i moventi sono reali. Tutto è reale.

Forse ciò che mi sembra un pò azzardato è trattare alcune cose di web e sicurezza informatica strizzando un pò troppo l’occhio a chi non conosce a fondo alcuni di questi argomenti. Inoltre alcune vicende legate al deep web e al mondo degli hacker mi sono sembrate dvero poco interessanti e per nulla verosimili.

Ma d’altronde non si può ere tutto.