“Lion: la strada verso casa” è il film che merita la vostra attenzione 

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Raccontare le radici è un po’ la missione del cinema contemporaneo. Almeno di quel cinema che ancora può essere definito largamente archetipico.

Posso sicuramente dire, non senza una nota di amarezza, che il miglior cinema internazionale prodotto nel 2016 è stato quasi del tutto affidato alla distribuzione di Gennaio nel nostro Paese.

Nei prossimi giorni si sfideranno a colpi di ingressi al botteghino film come Il Grande Gigante Gentile, Assassin’s Creed, La La Land, Florence e poco importa se la battaglia la vincerà il nostrano Mister Felicità di Alessandro Siani perché dopotutto, si sa, agli italiani piace ridere.

Aprire l’anno nuovo con la visione di uno dei film più interessanti del 2016 mi ha dato un’enorme senso di piacere, Lion è un film che racconta, documenta e insegna.

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La storia parla di Saroo, un bambino di 5 anni che sale per sbaglio su un treno che lo conduce a Calcutta, lasciandosi alle spalle la famiglia e il piccolo villaggio indiano dove è nato. La sua sopravvivenza lo porta ad essere adottato da una famiglia austaliana.  Dopo molti anni Saroo non ha dimenticato le sue radici e passa le sue serate su Google Earth per rintracciare il villaggio dove vivono la madre e i fratelli.

Il film sembra quasi spaccato a metà: la prima parte racconta le avventure dei primi anni di vagabondaggio del piccolo Saroo alla ricerca della sua famiglia e documenta la penosa situazione di povertà presente nella città di Calcutta; la seconda parte rappresenta, al contrario, il momento del riscatto sociale, una vita in cui Saroo si ritrova ma di cui non sente una profonda appartenenza.

È proprio qui che si esaurisce il luogo comune sulla famiglia e inizia il viaggio verso il piacere di esistere. Saroo è un personaggio profondo, così forte da essere tormentato dal pensiero della sua famiglia in India in pena per la sua scomparsa. È un eroe che ricorda un’epica passata ai nostri tempi, un traveller without moving, un cercatore immaginario. Saroo continua a tracciare nella sua testa gli itinerari fatti da bambino, alla ricerca di sua madre e di suo fratello.

Nel raccontarci questa storia la macchina da presa corre con Saroo, gli vola accanto, lo accarezza e lo confonde tra la folla, si immerge con lui e ci avvicina al protagonista con una tale veemenza che può talvolta sfociare nel virtuosismo più feroce. Il film è girato così bene che incolla alla poltrona, attaccando addosso allo spettatore un senso di pacata trepidazione, in attesa di una soluzione ai nodi della trama.

Lion: La strada verso casa è un film che non mette solo insieme un grande cast di attori, ma li fa entrare in contatto con personaggi veri, con storie realmente avvenute. È questo, banalmente, il segreto di questa storia. Raccontare la vita, quella dei contrasti familiari alla ricerca del proprio Sè, è il sentimento alla base dell’epos antico, quelle storie in cui il pio eroe andava alla ricerca di un senso, oltre le colonne d’Ercole, confrontandosi egoisticamente con la propria Ombra.

Saroo è un personaggio contemporaneo, è un nuovo Enea, un bambino che ha combattuto la guerra della povertà portandosi alla vittoria, ma mantenendo un senso profondo di attaccamento alle proprie radici. Se dovessi proporre un film alla commissione dei prossimi Oscar, non avrei assolutamente alcun dubbio su questa scelta.