Lo streaming è legale secondo la UE

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E’ inutile girarci intorno. Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo guardato un film in streaming. L’impresa è stata sicuramente ardua: pop up come se piovesse, foto di perdite di peso improbabili, vincite di macchine di lusso e proposte lavorative da far invidia a Paris Hilton. Ma, alla fine, ce l’abbiamo fatta. Abbiamo risparmiato il biglietto del cinema e siamo riusciti a guardare il tanto bramato film ad una qualità degna di un cellulare anni ’90.

Fortunatamente oggi, grazie a servizi come Netflix o Infinity, questo problema si presenta sempre più di rado. Abbiamo un catalogo fin troppo ricco che ci consente non solo una visione ad alta definizione, ma soprattutto una visione legale.

Per le associazioni antipirateria infatti, guidate dall’olandese Brein, la questione è molto semplice: lo streaming e il download di materiale pirata sono esattamente la stessa cosa, dunque bisogna punire chiunque operi in tal senso. Il caso è stato sollevato negli ultimi giorni dalla Brein davanti alla Corte di Giustizia Europea, la quale però ha risposto con la teoria secondo la quale l’utente che guarda uno streaming non autorizzato di fatto non sta violando la legge.

Le motivazioni alla base di tale asserzione risiedono nella dinamica stessa della visione online: troppo semplice inciampare in contenuti pirata, dunque l’utente, a differenza di quando effettua spontaneamente un download, non può essere perseguito per la sola visione in streaming.

La Brein ha a questo punto sollevato una seconda questione: è permesso usare software di riproduttori video che permettono la visione di materiale pirata? In particolare la Brein si riferisce al venditore di media player Filmspeler.nl, accusandolo di pirateria. Infatti, sostiene l’associazione, quando si riproduce un film in streaming, sul media player usato viene creata una copia temporanea del contenuto, andando dunque a ledere il diritto d’autore e quindi cadendo nell’illegalità.

Anche in questo contenzioso la Corte europea si è mostrata in disaccordo. Motivo? Non è l’utente a compiere l’operazione di “copia” ma il dispositivo stesso. Secondo le Autorità infatti riprodurre un contenuto in streaming non equivale a effettuare un download pirata, azione che è considerata illegale, ma equivale a guardare un’opera, cosa del tutto permessa.

Questa posizione al momento non è ancora una sentenza, il verdetto finale sarà infatti atteso all’inizio del 2017.

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