Perchè LinkedIn non è più un social professionale

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ete presente quel social in cui collezionate le foto del matrimonio di vostro cugino, le immagini hot delle modelle latine e le citazioni (inutili) di chi dice che “artista è chi legge e non chi scrive”?

Se ete risposto: “Ma certo, stiamo parlando di Facebook!”, siete sulla strada sbagliata. E, mi dispiace deludervi, ma l’artista è proprio chi scrive. Chi legge è lettore.

LinkedIn sta diventando un social destinato alle frustrazioni delle persone che, incapaci di trovare una buona rete di loro, si gettano sul portale dedicato all’upload del proprio curriculum vitae come su una spiaggia affollata di colletti bianchi desiderosi di concedere un contratto di consulenza part-time, tra un gelato al pistacchio e una racchettata sul bagnasciuga.

Peccato che nel Matrix esistano due piccole cose che sono presenti anche nel real world.

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Vi sto parlando di online reputation e personal branding ovvero quelle due caratteristiche per cui siamo qualcuno anche sulla rete e, sorpresa, se lanciamo un sasso nello stagno del web non riusciremo mai più a recuperarlo. Neanche facendo causa a Google.

Questo articolo lo scrivo per una ragione particolare prima della mia decisione di abbandonare definitivamente LinkedIn a fore di un più sobrio spazio personale online: vi prego utilizzate gli strumenti che vi forniscono nella maniera giusta. Il problema non è LinkedIn, ma purtroppo è lo stesso problema per cui la gente si arma per andare nelle redazioni dei giornali satirici.

La libertà e la democrazia esistono per le persone che ne fanno un buon uso.