Ho provato Oculus Rift e puzza di pesce marcio

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Lo scorso weekend sono stato alla Maker Faire Rome, la più importante (e giovane) fiera di innovazione italiana. Per chi si fosse perso l’ottimo articolo con le impressioni di Alina potete trovarlo a questo link.

In questa sede voglio però parlarvi della mia esperienza con uno dei device che invaderà presto le nostre case. Sto parlando di Oculus Rift, un visore tridimensionale che garantisce (e garantirà, si spera) un’esperienza di realtà aumentata nei nostri salotti di casa.

I più informati tra voi sapranno che Oculus Rift è un progetto nato qualche tempo fa e lanciato su KickStarter, ricevendo così tanto successo e attenzioni da parte degli investitori che si è accaparrato subito i fori di un certo Mark Zuckerberg, che ha deciso di buttarci su qualche spicciolo. Vi siete fatti un’idea, insomma.

Non voglio star qui a tediarvi con il mio anticonformismo sociale indagando sulle eventuali condizioni di vita da qui a 50 anni quando faremo passeggiate sui nostri social, restando immobili come degli imbecilli con un visore in testa. Per quello ci hanno già pensato con Wall-e.

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Mi limiterò così a raccontarvi la mia esperienza, un attimo dopo er indossato Oculus Rift per la prima volta.

Sono stato invitato dal ragazzo che mi ha fatto accomodare sulla sedia ad infilare il visore con delle cuffie speciali che mi rebbero permesso di ascoltare, ma soprattutto di annusare gli odori che mi venivano proposti, attrerso uno speciale innesto di fragranze che interagivano con il video che mi veniva somministrato.

Una volta partito il video sono stato immerso in un ambiente casalingo dalla grafica dvero imbarazzante e trascinato controvoglia verso un lello di una cucina. Miracolo: riuscivo a sentire l’odore del detersivo per i piatti. Subito dopo è stata la volta della latrice con la sua fragranza alla landa, una situazione ancora poco interessante.

La parte peggiore è stata nel finale, quando mi hanno invitato ad aprire il frigorifero e, alla vista di sparuti pesci andati a male in una riserva vuota, Oculus ha subito lanciato nelle mie narici un fetore di tonno olio d’oliva andato a male che, ancora mi sto dannando, mi è rimasto sulla faccia per un quarto d’ora dopo l’esperienza.

La domanda che mi pongo è: quanto saremo bri a dominare questo strumento? La multimedialità è pronta per un esperienza multisensoriale? Se penso a Destiny, il videogioco con cui sto endo a che fare in questo periodo mi sembrerebbe rivoluzionario sentire gli odori dei diversi pianeti, ma poi penso a quello che il cinema mi ha insegnato. La vera esperienza di intrattenimento non sta nel realismo, ma nella verosimiglianza. E quindi lasciamo ancora un pò di spazio all’immaginazione, dopo che abbiamo strappato l’ultima sinapsi che c’era rimasta.