Il punto su Dylan Dog: Vittima degli eventi

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Prima di pronunciarmi sul recentissimo loro di Luca Vecchi Claudio Di Biagio, ho uto bisogno di un paio di giorni per assorbire le violente critiche a fore di una lettura più matura e ponderata di quello che sembra lo sforzo più o meno riuscito di inquadrare un personaggio che soltanto il suo creatore, Tiziano Scli, ha saputo imprigionare in una dimensione cinematografica nel “criptosissimo” DellaMorte DellAmore con Rupert Everett (l’unico vero Dylan Dog  in carne ed ossa) ed Anna Falchi.

Certo, la visione di questo mediometraggio destinato al web fa fare un profondo e motivato sospiro di sollievo a chi, come me, si fosse sentito profondamente offeso da quella americanata uscita qualche anno fa che sembra una versione al maschile di Buffy L’Ammazzampiri, evirata per ragioni di copyright del personaggio più interessante del fumetto dopo l’indagatore dell’incubo: Groucho.

Ed è da questo personaggio che voglio partire nella mia lettura di Dylan Dog: Vittima degli eventi. Groucho è un personaggio essenziale, catartico, e non soltanto perchè lancia sempre la pistola nel momento del bisogno, pur non essendo talvolta presente sul luogo del crimine. Il sosia del famoso comico statunitense non è solo un aiutante, ma una pedina essenziale nello svolgimento delle trame narrative delle storie dylaniate. Luca Vecchi si propone in Vittima degli Eventi come un simpatico caratterista, ma nulla più. Manca la scrittura alla base di un personaggio che non è più simpatico ma altezzoso, fastidioso e menefreghista. In linea generale, non credo di er visto mai nulla del genere nei volumi di Dylan Dog 1.0 e invito Roberto Recchioni a correggermi se ci sono delle cose che ancora non conosco e di cui verrò a sapere nei prossimi albi dedicati al “new boy”.

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Procedendo sulla falsa riga dei personaggi vi parlerò ancora della recitazione: esiste un abisso tra le recitazioni di grandi attori come Alessandro Haber (nel medio è l’ispettore Bloch, non ancora pensionato) e Milena Vukotic (a Madame Trelkovski rei eliminato in regia qualche “erre moscia” di troppo) e dei neopatentati Valerio Di Benedetto Sara Lazzaro che, forse per qualche ingenuità in regia, tentennano nel gestire il proprio personaggio.

Il maggiore plauso va ai tecnici di fotografia effetti speciali per er saputo trattare così bene le atmosfere noir del fumetto, rendendole in un gusto meno nebbioso e londinese (ci sta tutto) e per er creato qualcosa che siamo abituati a vedere soltanto al cinema, quello statunitense, sia ben chiaro. Non voglio però in questa occasione fare una polemica su quanta volontà abbiano i nostri tecnici e quanta poca disponibilità dia il cinema nella creazione di effetti di grande valore. Ma sono tempi in cui sta appena arrivando il genere supereroi nel BelPaese con l’ultima pellicola di Gabriele Salvatores con il suo “Ragazzo Invisibile“. Dico, con questo apprezzamento, che se il film si fa guardare gradevolmente fino alla fine è grazie ad alcune scene di gran valore fotografico e di VFX.

La mia scena preferita è, infatti, quella in cui Dylan scopre il Safarà lungo le sponde del Tevere e nella quale possiamo godere della recitazione di un grande Massimo Bonetti nel ruolo di Hamlin, un personaggio reso in maniera molto intelligente in sceneggiatura e con il quale anche Di Benedetto nasconde molte delle imperfezioni presenti nelle precedenti sequenze, in un misto di sogno e realtà lontano dalla magia del fumetto, ma più vicino ad un punto di collegamento tra Matrix e mondo reale.

The last, but not the least, la regia. Caro Claudio, mi sei dvero simpatico (mi fai ridere un sacco quando prepari il presepe con la nonna) e mi rendo conto delle difficoltà nel gestire un progetto così ambizioso con un budget così ridotto, ma su alcune cose non mi sembra esattamente che tu sia stato una vittima degli eventi, così come i tuoi protagonisti. Dico questo perchè, quando ho uto la possibilità di seguire la vostra MasterClass a Giffoni in cui mi trovo per caso mentre loro non sono riuscito a dare un giudizio a quel poco che sono riuscito a vedere, d’altronde la pizza va giudicata quando è a tola e non quando è solo farina.

Ora che è passato un pò di tempo, mi sento di dire che, nonostante le difficoltà, ci sono delle scelte che fanno un pò stancare lo spettatore più legato al cinema e alla televisione. Ad esempio, i primi minuti sono troppo lenti, con un montaggio ripetitivo e monotono. Dopo qualche secondo so già cosa accadrà anche se, ragionando per assurdo, io non fossi un fan di Dylan Dog. Alcune inquadrature sono dvero sbagliate o, spero di sbagliarmi io stolta, addirittura ponderate e “lynchiane”. A mio parere, modestissimo e scevro dalla verità assoluta, sarebbe stato il caso di parlare in un linguaggio visivo meno carico ma, probabilmente sono state scelte ponderate con il D.O.P. Matteo Bruno.

Inoltre bisogna “equalizzare” un pò le recitazioni e renderle tutte su un livello in cui si notano meno le differenze. So che è difficile da fare in casi del genere in cui si lora con grandi personalità ma, stolta non ci sta niente da fare, è il loro del regista e sono cazzi. L’attore va plasmato nelle mani del regista, questa cosa non me la sono inventata stanotte.

Resto comunque dell’idea che la sequenza del Safarà ha dato grande spessore, peccato per il legame un pò forzato in sceneggiatura con il resto della trama.

In ultima analisi credo che, nonostante le dovute e ponderate critiche, resti in ogni caso il migliore fan movie su Dylan Dog e credo che, con qualche forza economica in più e qualche ambizionismo in meno, remmo uto un film di 100 minuti o una serie di più puntate che remmo potuto, con le grandi storie dedicate all’indagatore dell’incubo, presentare come la novità italiana dopo Gomorra: La serie endo la giusta reazione in tutto il mondo a questo grandissimo personaggio, così difficile da portare sullo schermo. Ma questo però, ve lo auguro e CE lo auguro di cuore.

D’altronde, cosa abbiamo da invidiare a Robert Kirkman e il suo The Walking Dead?