Le strade della connessione transmediale nel Marvel Cinematic Universe sono infinite. E lo abbiamo ormai imparato, a giudicare dagli incroci a cui siamo stati sottoposti noi “ansiosi” fan alla ricerca di tutte le informazioni possibili su protagonisti, novità, story-arc e mash-up di Avengers e supereroi partoriti dalla mente di un grande nome del fumetto statunitense, Stan Lee.

La magia di questo universo ha però messo in discussione la possibilità di inserire o meno riferimenti e personaggi nei vari universi, andando a creare una sorta di dissidi tra la produzione televisiva e quella cinematografica. In tal senso, una delle connessioni principali tra i due mondi è sempre stata la prospettiva data dalla serie TV Agents Of S.H.I.E.L.D. in onda sul canale ABC (di proprietà di Disney, of course), nella quale l’arco narrativo dei protettori della terra dalle minacce aliene si va in qualche modo ad intrecciare ai protagonisti dei film sugli Avengers andando a creare una sorta di continuità nel tempo e nello spazio. Per tale motivo, la puntata nella quale Coulson era impegnato a ripulire Londra dalle macerie lasciate dal passaggio di Thor andò in onda nella settimana successiva all’uscita del film nelle sale, causando una sensazione di verosimiglianza nella coscienza di noi spettatori.

Ovviamente potremo fare numerosi esempi con i collegamenti di questa serie con tutti i film del MCU usciti in passato e, a quanto pare, anche stavolta le nostre aspettative non saranno tradite. Con l’arrivo della magia del nuovo eroe Marvel, Doctor Strange, i produttori di Agents of S.H.I.E.L.D. hanno dichiarato che gli effetti dei suoi poteri saranno avvertiti anche nella serie ma in maniera un po’ astratta.

In seguito ad un’intervista ad Entertainment Weekly, Jed Whedon e Maurissa Tancharoen hanno rivelato una possibile connessione tra lo show e Doctor Strange. “I legami con i film sono stati a volte molto diretti, altre volte più tematici. Quest’anno il legame tra la serie e Doctor Strange sarà più un riflesso del film, meno un intreccio di trama. Il film arriva al cinema nel momento giusto per la nostra serie, e vedrete molte idee simili venire esplorate”, questa la dichiarazione di Whedon.

L’introduzione di poteri soprannaturali non si fermerebbe nell’introduzione di temi e relazioni legate al film in uscita il 26 Ottobre nelle sale italiane, ma con l’arrivo di un nuovo personaggio: Ghost Rider un eroe che riceve i poteri da Satana in persona. Ovviamente le teorie sui possibili intrecci narrativi con la storia principale saranno risolti dall’uscita del nuovo Avengers: Infinity War che andrà a chiudere il cerchio sullo story arc legato alle gemme dell’infinito e al temibile Thanos, il villain che si cela dietro alle post-credit scene delle ultime pellicole di Marvel Studios.

Inserire lentamente una serie di fili nella trama di questa tela che è la produzione televisiva del MCU non deve lasciare i fan delusi. Il fatto che diverse produzioni si interessino alla costruzione di senso nell’Universo narrativo si dovrebbe risolvere nella costruzione di coerenza e non di necessaria evoluzione univoca della storia. Dico questo in quanto la costruzione di senso all’interno del MCU è sicuramente un passo avanti rispetto alla confusione generata da DC nella gestione delle produzioni cinematografiche e televisive, nelle quali vediamo più volte gli stessi eroi alle prese con archi narrativi identici e ripetibili. Vanno bene tutte le storie sugli universi paralleli, ma la costruzione di coerenza renderebbe più piacevole la visione anche per chi non vive alla ricerca di informazioni su questa o quell’altra uscita cinematografica.

I produttori hanno così aggiunto: “vogliamo lentamente giocare con la moralità di costruire queste cose, a partire dalle questioni scientifiche intorno alla narrazione. Questo è il primo elemento da esplorare prima di entrare in altre discussioni.” Tancharoen ha aggiunto: “È stato chiaro che in Age of Ultron siamo andati a fondo nel mondo delle intelligenze artificiali non esattamente nel modo in cui l’avevamo pianificato, così vedrete se continueremo o meno quel tema”.

Le possibilità lasciate agli sceneggiatori sembrano essere quindi numerose, in attesa del 26 Ottobre con l’appuntamento al cinema con Doctor Strange,  la quarta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. sarà presto in TV in Italia mentre negli Stati Uniti è già in onda dallo scorso 20 Settembre.

Sono passati già diversi giorni dalla mia reclusione, al fine di godermi al massimo il binge watching dedicato alla nuova cross-production di Marvel e Netflix. Vi sto parlando di DareDevil, il supereroe senza paura che era stato già portato sul grande schermo qualche anno fa ricevendo grandi entusiasmi e regalando un senso di inadeguatezza, un po’ dovuto ad una terribile interpretazione di un giovane Ben Affleck.

Il vento cambia per la nuova produzione, questa volta seriale, in cui i panni di Matt Murdock, giovane principe del foro di giorno e vigilante di notte, vengono vestiti da Charlie Cox, un giovane attore che abbiamo avuto modo di apprezzare al fianco di Eddie Redmayne nel film La Teoria del tutto, finalista agli Oscar del 2015.

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Indipendentemente dal casting, DareDevil è una serie che rapisce lo spettatore già dai primi minuti, in una climax ascendente che parte dalla (stupenda) sigla ai minuti finali del secondo episodio, in cui assistiamo ad un combattimento in piano sequenza che sa di grande citazione al coreano Old Boy e ad un Tarantino con indosso il suo vestito più buono.

In DareDevil  sono davvero tante le citazioni al grande cinema. Una su tutte la citazione a Il Padrino che avviene nel momento in cui Wesley dichiara ai russi: “This isn’t personal, it’s business” è un rimando praticamente telefonato a questa sequenza:

Daredevil non è soltanto un prodotto web-tv con le capacità tecniche di un buon titolo cinematografico, ma si inserisce perfettamente nelle dinamiche che governano la fase II del Marvel Cinematic Universe, ovvero la sequenza di eventi che si sviluppa a partire dall’avvento di Loki e dei Chitauri sulla terra, più precisamente per le strande della Grande Mela.

Inserire questo telefilm nelle esigenze narrative legate alla ricostruzione di New York ad opera di un rinnovato Wilson Fisk, qui nelle vesti di un gelido boss della Mafia prima che in quelle di Kingpin, ci introduce in una diegesi strutturata così bene da farci intendere, sin dai primi episodi, che stiamo assistendo ad un prologo, ad una presentazione di un eroe che farà parte di qualcosa di più grande. Insomma, stiamo parlando di un nuovo “disagiato”, chiamato così alla maniera degli esponenti al vertice dello S.H.I.E.L.D., che presterà il suo servizio alla città di New York. La cosa è davvero interessante, date le possibilità reali di poter incontrare in un crossing-over non soltanto Bruce Banner (una serie a fumetti importante è dedicata ad entrambi gli eroi), ma soprattutto l’altro grande difensore di New YorkSpiderMan, a cui verrà dedicato un tassello della grande creazione transmediale soltanto nel 2017, ma apparirà ufficialmente nel prossimo film su Capitan America dal titolo Civil War. Quale migliore modo, quindi, per anticipare gli eventi di cui godremo nel film live-action? Lo vedremo presto anche se, tra l’altro, Ben Urich è un giornalista del Daily Bugle, come Peter Parker. Sono comunque tanti i rimandi ai Vendicatori come ad esempio quando Wesley nella quarta puntata cerca di capire dai suoi uomini il perchè fossero stati battuti con la frase “Se avesse avuto un martello magico o un’armatura di ferro avrei capito perché vi ha battuto”, oppure quando Foggy fa alcune battute su Capitan America.Matt Murdock frequenta inoltre lo stesso orfanotrofio in cui fu lasciata Skye, il Saint Agnes, e suo padre si scontra con Creel, lo stesso che incontriamo nei primi episodi della seconda stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. 

Per quanto riguarda quello che ancora non c’è stato detto, abbiamo avuto una serie di easter eggs che anticipano la comparsa di Stone girato di spalle (incontrato da Stick nel finale di una puntata) e della presenza nell’universo di Elektra, presentata come una studentessa greca di cui si innamora Foggy negli anni dell’Università. Esiste la possibilità di un ingresso di un altro importante villain come Steel Serpent anticipato dal nome dell’eroina che prepara Madame Gao, con lo stesso logo del combattente mascherato.

Sembra proprio che i guai per Matt Murdock siano appena cominciati. Ci saranno molte altre ferite da chiudere!

 

Sono stato al cinema a vedere il capitolo finale della fase II del Marvel Cinematic Universe. Vi sto parlando di Avengers: Age Of Ultron, un film di cui difficilmente non avrete sentito parlare se disponete di una connessione ad internet.

Non tutti però sapranno perchè possiamo definire Age Of Ultron uno dei capitoli conclusivi del grande progetto transmediale che si è rivelato il Marvel Cinematic Universe, ovvero l’insieme di prodotti di intrattenimento a cura di Marvel Studios.

Per meglio comprendere questi riferimenti dobbiamo indagare nel passato, tornando al 1978, anno in cui nasce la Marvel Comics Animation, lo studio di produzione cinematografica che fa capo ad una delle più grandi case di edizione di fumetti al mondo, creatrice di importanti storie di supereroi tra i quali Spiderman, Iron Man, gli X-men e così via.

Tra gli anni ottanta e novanta la Marvel decise di vendere i diritti dei propri personaggi a diversi studios cinematografici. Questa scelta non permise, nel corso degli anni, di far apparire in un film dedicato ad un preciso personaggio, altri supereroi della stessa casa editrice, nella possibilità di creare un film corale che potesse includere più protagonisti insieme.

Nel 2004, con la nascita dei Marvel Studios, il problema si riduce e si ha la possibilità di realizzare film con citazioni, comparse, easter eggs o film corali. Nonostante ciò, ad oggi, i Marvel Studios non detengono il 100% dei diritti dei loro personaggi.

A partire dal 31 Dicembre 2011 gli studios Marvel sono acquistati da uno dei più grandi (se non il più grande in assoluto) operatori di intrattenimento al mondo, stiamo parlando del Walt Disney Motion Pictures Group che, con un’operazione miliardaria, si porta a casa una grande percentuale di diritti appartenenti alla produzione dei Vendicatori.

Ed è proprio il progetto Avengers su cui vengono posti i primi tentacoli del colosso americano, mobilitando nei fan di tutto il mondo la paura di un possibile crossing-over tra Pippo, Topolino e l’incredibile Hulk.

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Il progetto The Avengers prende vita dall’eredità lasciata dalla precedente gestione dei diritti Marvel in ambito cinematografico. La produzione dei film dedicati ad Hulk ed Iron Man avevano creato già nel 2005 l’esigenza di un crossing-over dedicato ai vendicatori ma il progetto vedrà la luce solo nel 2011 con la prima sceneggiatura di Zak Penn passata nelle mani di Joss Whedon (il papà di Buffy: The Vampire Slayer) che ne farà una produzione transmediale di successo grazie anche all’ingresso di Disney nei giochi.

Il film crossing-over nasce quindi dalla necessità di raccontare una o più storie attraverso un unico universo di riferimento. Già soltanto leggendo la trama dei vendicatori su Wikipedia ci rendiamo conto di quanto una storia del genere si presti alla transmedialità, in quanto introduce una trama fittissima fatta di personaggi con una psicologia e un background ben costruito e raccontato attraverso le peripezie dei fumetti editi in tutto il mondo.

La produzione di un film dedicato a questi personaggi definiva però un’esigenza specifica, ovvero quella di far conoscere al grande pubblico le storie di alcuni dei protagonisti che, attraverso degli espedienti narrativi, avrebbero donato dei collegamenti diretti rivolti non soltanto al “filmone collettivo” ma soprattutto agli eventi narrati negli altri film.

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Ciò significa che se andiamo al cinema a vedere Iron Man 2 troveremo dei riferimenti agli avvenimenti che sono accaduti in precedenza nel film dedicato a Capitan America in una corrispondenza spazio temporale curata nei minimi dettagli.

Questo non è l’unico espediente che consente di creare un hook per lo spettatore. Al fne di aumentare le 6 aspettative per i prossimi flm in programma sul grande cartellone Marvel gli spettatori possono assistere dopo i lunghissimi titoli di coda alle ormai famose post credit scenes che in pochi secondi raccontano una storia che anticipa gli eventi che saranno poi raccontati successivamente.

Una delle scene che preferisco è quella in cui l’agente Coulson dello S.H.I.E.L.D. durante una spedizione nel deserto del New Mexico assiste al ritrovamento del martello di Thor. Questa scena anticipa sicuramente l’arrivo del dio Asgardiano esiliato sulla terra da Odino, ma crea un’aspettativa nel pubblico sugli episodi che verranno narrati in The Avengers.

Successivamente al film corale, tutti gli avvenimenti raccontati durante la “strage di New York” infuenzeranno il comportamento dei personaggi Marvel in una serie di peripezie che porteranno al momento risolutivo in Age Of Ultron.

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Nel frattempo una trama oscura si fa spazio all’interno dello S.H.I.E.L.D., rappresentata dall’insurrezione dell’organizzazione criminale chiamata HYDRA, vengono ampiamente anticipati in Iron Man 3 e raccontati nel secondo capitolo dedicato a Capitan America. Nel frattempo Thor, nel suo secondo film (The Dark World), cercherà l’aiuto di Loki per salvare i Nove Regni dagli Elfi Oscuri. Un’interessante riferimento transmediale in questa pellicola si ritrova nel momento in cui Loki, durante un colloquio con suo fratello, assume le sembianze di Capitan America creando un riferimento comico ad un altro Vendicatore apprezzato dal pubblico.

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Ricapitolando, il primo film del Marvel Cinematic Universe è stato Iron Man (2008), che ha aperto la Fase Uno, conclusasi nel 2012 con The Avengers, la Fase Due è iniziata con Iron Man 3 (2013) e si concluderà con l’uscita di Ant-Man (2015). La Fase Tre, attualmente in sviluppo, comincerà con Captain America: Civil War (2016) e si concluderà con il doppio film Avengers: Infinity War (2019).

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L’applicazione delle tecniche transmediali si avverte non soltanto nei vari riferimenti cinematografici ma anche all’estensione dei nodi diegetici all’esterno della sala. L’esempio più interessante, oltre alla creazione di videogiochi ed action figures, è sicuramente la produzione di due serie televisive per il network ABC (di proprietà della Disney). Stiamo parlando di Agents of S.H.I.E.L.D. ed Agent Carter.

La prima di queste due serie è dedicata alla famosa organizzazione governativa messa in piedi per proteggere gli abitanti della terra dai pericoli esistenti nell’universo.

In seguito ai fatti di New York (The Avengers) Phil Coulson, presente nel primo film e morto per mano di Loki, torna misteriosamente in vita e assembla una squadra di agenti S.H.I.E.L.D. selezionati per investigare su nuovi casi di origine soprannaturale derivati dallo stravolgimento portato sulla Terra dalla comparsa dei supereroi. Nella prima stagione la squadra investiga sull’organizzazione Centipede e, in seguito ad una serie di peripezie, scopre che l’HYDRA ha dominato lo S.H.I.E.L.D. affrontandone le conseguenze.

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L’interessante processo di narrazione transmediale viene fornito attraverso l’esperienza di visione, legata non solo ai collegamenti diretti in sceneggiatura ma anche alla somministrazione degli episodi nei tempi di uscita delle storie al cinema.

Vi faccio un esempio pratico: quando sono stato a vedere al cinema Thor: The Dark World a Novembre, durante quei giorni nell’ottavo episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. mi sono ritrovato con Coulson e i suoi che ripulivano il mondo dalle macerie. La stessa manovra avverrà con il crossover con Capitan America tra il sedicesimo e il diciassettesimo episodio di Agents Of S.H.I.E.L.D..

Il cross storytelling si è ampliato con l’introduzione di un nuovo personaggio, l’agente Carter, che racconta la storia dell’istituzione dello S.H.I.E.L.D e della sua lotta contro l’HYDRA a partire dalla seconda guerra mondiale. In Captain America: The Winter Soldier, il supereroe a stelle e strisce regala il suo ultimo saluto all’agente Carter ormai anziana e in fin di vita.

Nel 1946 Peggy Carter, dopo la morte dell’amato Steve Rogers (Capitan America non è morto ma solo ibernato), si ritrova costretta a bilanciare il suo lavoro d’ufficio alla Strategic Scientific Reserve (SSR) e l’assistenza offerta in segreto a Howard Stark (padre di Tony Stark, Iron Man), incastrato con l’accusa di aver venduto armi letali al miglior offerente. Per ripulire il nome dell’uomo, trovare i veri responsabili e recuperare le armi, Peggy viene assistita dal fedele maggiordomo di Stark, Edwin Jarvis (da cui Tony Stark prenderà spunto per creare l’intelligenza artificiale J.A.R.V.I.S.).

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Già solo dalla lettura di questa trama ci rendiamo conto di quanto sia intricato il Marvel Cinematic Universe, ma soprattutto delle potenzialità transmediali che permettono di trovare terreno fertile ad uno storytelling che è capace di far guadagnare alle produzioni miliardi di dollari con investimenti proporzionati alle esigenze del pubblico.

Alla luce di questa spiegazione del Marvel Cinematic Universe è semplice spiegare due delle principali caratteristiche della transmedialità.

La prima di queste è configurabile nella continuità ovvero la capacità di una storia di risultare e rimanere coerente all’interno di un universo di riferimento. Agents of S.H.I.E.L.D. possiede questa coerenza a pieno titolo e, anzi, viene proposto al pubblico come un palliativo nell’attesa dei film distribuiti a distanza di mesi l’uno dall’altro.

La seconda caratteristica che una buona storia transmediale deve possedere è sicuramente quella della molteplicità, che consiste nella rottura dei vincoli di riferimento spaziali e temporali con l’invenzione di universi paralleli con protagonisti che vivono situazioni alternative secondo un modello di continuità rigoroso.

In questo caso ci viene in aiuto il modello di traduzione del cine-comic in quanto, nella stesura delle sceneggiature cinematografiche a partire da personaggi ampiamente raccontati nel mondo a fumetti, risulta inevitabile da parte di autori e registi di rivedere le storie da cui traggono gli eventi in una chiave nuova e più interessante per il pubblico contemporaneo, ma soprattutto per questa manovra transmediale che difficilmente combacia perfettamente al modello di narrazione a fumetti.

Per chi di voi avesse già visto Age Of Ultron vi sarà sembrato di assistere al series finale di una serie televisiva, quasi per utilizzare un trucco narrativo che fa leva sul pubblico nell’ultimo periodo. E di serie televisive, credetemi, Joss Whedon ne sa qualcosina!

Se vi piacciono questi argomenti potete leggere il mio libro Transmedia Creator in vendita su Amazon.it a questo link: https://t.co/u36h6yKu59

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Veramente interessante la modalità di annuncio del nuovo film che conclude la trilogia del Marvel Cinematic Universe prima di engers: Age Of Ultron con un video su youtube pubblicato da Marvel Studios con delle immagini tratte dalla pellicola in formato francobollo. Le prime immagini ufficiali del film potranno essere viste in concomitanza alla premiere della nuova serie TV prodotta da ABCAgent Carter, spinoff del celebre Agents of S.H.I.E.L.D..

Fin qui tutto molto interessante e ottima manovra di marketing per questo film che, onestamente, interessa meno di Guardians Of Galaxy in vista dell’uscita del prossimo filmazzone con tutti gli eroi potenti, girato anche qui in Italia (al Forte di Bard in Val D’Aosta).

Qualcuno ha già detto che è disponibile in torrent, se questo fosse vero credo che nelle prossime ore Obama e la Corea faranno di sicuro la loro parte nel fermarlo.

In attesa di vederlo al cinema o in salotto credo di accodarmi alla massa di commenti che sguazzano sotto al trailer. Credo che si tratti soltanto di un paio d’ore di sonno in più da farsi.

 

Autunno è alle porte e, nonostante le alte temperature causate da un’estate non proprio benevola, siamo pronti ad accogliere le nuove stagioni delle nostre serie preferite.

Durante le ultime settimane ho uto modo di riprendere Agents of Shield, in attesa del ritorno in onda dell’attesissimo seguito di The Walking Dead.

I primi due episodi della serie dedicati all’intelligence marveliano non mi hanno entusiasmato al pari dell’esordio venuto l’anno precedente. La seconda stagione, per una serie di motivi che sto per elencarvi, mi sembra un pò una forzatura nonostante il crescente tasso tecnico dimostrato rispetto alla stagione precedente. Ma un paio di millenni di arte e intrattenimento l’hanno dimostrato, il virtuosismo non è tutto nella vita.

I motivi per cui la seconda stagione di Agents of Shield ancora non mi convince sono sostanzialmente tre:

 

  1. Ragazzi, ci stiamo prendendo troppo sul serio. Ed è vero. Sembra che ormai sia sparita quell’ironia che invadeva il substrato narrativo e che ha accompagnato tutta la prima stagione. Certo, è ancora presto per parlare di strutture narrative definite dopo la stagione precedente ricca di alti e bassi, ma mi aspetto qualche elemento ironico in più.
  2. Ma cosa çà°çàò è successo? Sembra che ci siano degli elementi che fatichino a combaciare con il finale della stagione precedente, come il rapporto tra la coppia Fitz – Simmons deterioratosi in maniera piuttosto ridicola (spoiler alert: addirittura Simmons aderisce all’HYDRA!) e questa necessità di mantenere a tutti i costi un personaggio ambiguo come Ward che, onestamente, era meglio che facesse la fine di Garrett. Almeno ci facevamo due risate.
  3. Ma la vogliamo finire con “il povero Coulson”? Onestamente spero che la finiscano di farci vedere un direttore dello SHIELD in continua crisi. Voglio capire il ciclo degli eroi caduti e degli anti-eroi che tanto va di moda, ma a sto punto preferivo un cazzutissimo Samuel L. Jackson.

Detto ciò spero dvero di ricredermi sulla continuazione della stagione e aspetto insieme a voi i prossimi update.

Stanotte ho terminato la visione di una delle serie che ho apprezzato di più durante le ultime stagioni di programmazione americana.

Sono un grande fan della produzione cinematografica Marvel Studios e non sono mai riuscito a lamentarmi, come in tanti hanno saputo fare, dell’operato di ABC su Agents of S.H.I.E.L.D.

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Non si tratta soltanto di un’ottima operazione di storytelling transmediale, ma soprattutto di un prodotto che manca dai tempi dei Power Rangers. Qualcuno forse potrà sgranare gli occhi in seguito a questa mia affermazione, ma questa è proprio la sensazione che ho uto quando ho cominciato a seguire con passione questa serie, cioè quella di seguire la storia di straordinari paladini della legge che devono confrontarsi con super poteri restando pur sempre umani, seppur speciali.

Quello che non mi ha convinto di Agents of S.H.I.E.L.D. è stata la difficoltà nel trovare una propria dimensione e un’autonomia rispetto al filone principale delle storie degli engers. Incredibile infatti che questa realtà sia uscita fuori con coerenza soltanto nella parte finale della stagione, ovvero in quella che chiamiamo UPRISING. Difatti, nel momento in cui ci troviamo ad affrontare le difficoltà della scoperta dell’Hydra in seguito alle vicende venute in “Captain America – The Winter Soldier”, i reduci dello S.H.I.E.L.D. cominciano a maturare in un processo che porterà tutti, Coulson compreso, ad una realizzazione e ad una caratterizzazione più interessante.

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Nell’episodio finale vediamo il ritorno di Nick Fury (Samuel L. Jackson) dopo una breve comparsata venuta nelle prime puntate in seguito alla distruzione di parte del Pulmino affidato a Coulson. Insomma, più che un sostegno si tratta di un “cazziatone” al suo subordinato per er distrutto una risorsa così importante.

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Nella sua seconda apparizione però aggiungerà informazioni alle vicende già seguite nell’ultimo film Marvel e darà una mano ai nostri eroi nel tentativo di distruggere l’impero che il nuovo Garrett cerca di tirare su.

Sì, per chi l’esse visto, la scena più divertente dell’episodio è quella in cui Garrett pensa di essere diventato invincibile e poi…beh mi ha ricordato molto questa scena in basso

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Risate a parte, la consapevolezza che Coulson e co. vedranno una seconda stagione mi rende tranquillo. Credo sia necessario continuare su questa linea e proporre una serie di risposte alle domande che ci siamo posti riguardo Skye, come abbiamo già fatto in questo articolo.

Chi sarà questo padre dalla mano sanguinolenta? Lo sapremo solo tra un anno!

A presto per i nuovi dettagli..!!

Questa settimana negli U.S.A. con l’episodio 19, Agents of S.H.I.E.L.D. ci ha lasciati con il nostro team smembrato e provato dai diabolici schemi dell’HYDRA. May ha abbandonato la zona segreta, probabilmente in missione per andare alla ricerca di Maria Hill (Cobie Smulders). Coulson, Trip, il Fitz innamorato e la Simmons contesa, sono tornati da una missione e hanno scoperto che il pulmino non è più alla base segreta. Skye e Ward sono in missione per conto loro, in modo da riuscire a donare al Chiaroveggente il contenuto dell’hard disk criptato.

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Questo teaser poster è disegnato da Stephanie Hans, un’artista francese che è già conosciuta dai fan marvel per le copertine dei fumetti di Thor, Giovani engers e la serie su Loki Journey Into MysteryQuesto poster mette Skye e Ward al centro dell’attenzione, cercando di far capire come il villain di fine serie possa rivelarsi proprio Deathlock in tutta la sua cattiveria di padre modificato tecnologicamente.

Attendiamo il prossimo episodio “Nothing Personal” e stiamo a vedere cosa succederà!

 

Sebbene la domanda del chiaroveggente fosse un altra, l’interrogativo che si pongono la maggior parte dei telespettatori è chi si nasconde dietro l’identità di Skye, l’esperta informatica reclutata forzatamente da Coulson nell’episodio pilota.

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Le speculazioni sono state tante e principalmente legate al suo possibile legame con qualche razza aliena, o che possa presentare qualche possibile potere nascosto e fin ora i fan si sono divisi su tre personaggi che potrebbero celarsi dietro l’identità di Skye ovvero Carol Danvers, Jessica Jones e Jessica Drew.

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Carol Danvers alias Miss Marvel
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Jessica Jones
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Jessica Drew

Tutte e tre le superoine marvel possiedono dei tratti che seguendo la serie possono ricordare la nostra Skye per motivi diversi e sicuramente più di tutte ad attirare, anche dal punto di vista di serie future, è Jessica Jones futura compagna di Luke Cage su cui è prevista una serie collegata ad Agents of Shield nel 2015, ma a tutte loro manca qualcosa, un dettaglio che invece si incastra perfettamente con l’Agente dello Shield numero 19: BarbaraBobbiMorse.

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Barbara Morse

Barbara Morse alias Mockingbird è infatti un esperta di informatica e di arti marziali, priva di superpoteri e strettamente legata alle storie dei vendicatori e di Ultron e sebbene Skye appaia troppo giovane rispetto alla controparte cartacea, la Marvel ha già scelto una Scarlet molto giovane ed essendoci già Vedova Nera ad occupare quello che nei fumetti è il ruolo adulto di Mockingbird una sua versione più giovane potrebbe ere molta presa sul pubblico televisivo.

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Stasera con un grissimo ritardo sono riuscito a vedere Capitan America al cinema. Vi tralascerò i dettagli sul mio vicino di poltrona che ha raccontato a me e alla sua fidanzata ogni colpo di scena del film, 30 secondi prima che accadesse.

Non credo che Capitan America: The Winter Soldier sia un brutto film. E’ un film che ha senso se lo si guarda da un punto di vista di storia generale sui vendicatori, ma siamo ancora lontani dal dare un’importanza al solo eroe. Ci hanno provato in tutto il film a farlo essere figo e più cattivo del solito ma, nonostante l’aria da eroe caduto, è stato difficile appassionarsi alla storia come negli ultimi film della saga.

Per quanto riguarda la scelta della storia, forse rei sviluppato maggiormente alcuni elementi legati alla trama dello SHIELD, anche dal punto di vista della serie sugli agenti in onda su ABC e Fox. Ci sarebbe piaciuto vedere in azione, fianco a fianco con Nick Fury, anche Phil Coulson, una nostra vecchia conoscenza.

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Ci dobbiamo invece accontentare di vedere, dopo i titoli di coda, soltanto lo scettro asgardiano che l’ha trafitto, ammazzandolo, mentre tutto il resto è storia.

E’ stato molto interessante dare un pò più di spazio al personaggio di Cobie Smulders, ma dopo qualche minuto già canticchio la sigla di How I Met Your Mother mentre la vedevo impegnata ai comandi delle ni spaziali.

E’ un film che mi lascia senza dubbio impressionato dalla solita grande quantita di effetti speciali e dalla qualità indiscussa della produzione. Forse in questi casi dovremmo solo parlare della scrittura che, a mio parere, rebbe potuto dare qualche indicazione in più sui segreti di Natasha Romanoff o su quello che Nick Fury sapeva della morte di Coulson.

Probabilmente non ci è dato ancora sapere.

Una cosa che rei inserito nel film, se solo si potesse per una questione di diritti e di costi di produzione, è un certo prodigio nato tra i campi di concentramento nazisti che riesce a far piegare gli oggetti metallici. In effetti non siamo così lontani dalla verità.

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Non possiamo ere Magneto all’interno di engers: Age Of Ultron ma remo di sicuro i suoi figli.

Nella prima scena post credits di Captain America: The Winter Soldier, vediamo i gemelli Quicksilver e Scarlett Witch, mentre sono tenuti prigionieri dal Barone Von Strucker, gran capo dell’Hydra. I due dimostrano i loro poteri e possiamo supporre che siano stati rivelati dalla vicinanza con il bastone di Loki. Non possiamo parlare di mutanti ma di miracoli, così come vengono chiamati nel film.

Sappiamo che negli albi a fumetto i due gemelli sono vicini a Capitan America, ma in questo caso sembra che possano essere un pericoloso strumento del villain di turno.

Se l’Hydra esse uto il suo Kapitän Deutschland forse non rebbe funzionato come Capitan America, ma probabilmente nell’intreccio dei villain ci piace pensare che ci sarebbe potuto essere uno scontro tra Magneto e gli X-Men nel prossimo film in uscita con qualche super cattivo dell’organizzazione nazista, così come accade in alcuni fumetti.

Questo incontro Wolverine – Iron Man s’ha da fare.

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