Si chiama Father and Son ed ha le giuste potenzialità e l’ambizione per rivoluzionare il concetto di turismo in Italia. Sono ormai anni che raccontiamo il transmedia storytelling come un processo di narrazione su diversi canali prendendo ad esempio la produzione cinematografica hollywoodiana, ma raccontare una storia non significa necessariamente costruire eventi e personaggi per il grande schermo.

Napoli è la città in cui sono nato e cresciuto e, essenzialmente per questo motivo, un po’ la ami e un po’ la odi. La ami perché ha tanto da offrire, ma certe volte non la sopporti per i suoi eccessi da metropoli ricca di complicazioni. Siamo tutti d’accordo però sul fatto che il capoluogo campano e i paesi vesuviani abbiano da offrire un patrimonio artistico e culturale incredibilmente vasto, capace di emozionare con le sue storie un pubblico di tutte le età.

Per questo motivo ho particolarmente apprezzato l’app Father and Son come un prodotto capace di rinnovare l’attenzione verso i beni culturali attraverso un’avventura in due dimensioni a scorrimento nella quale un giovane artista va alla ricerca del suo passato, scoprendo qualcosa in più sulla storia del nostro Paese.

Father and Son è un progetto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) che racconta la bellezza della nostra cultura e permette di visitare i luoghi della cultura grazie ad un nuovo punto di vista. Coadiuvata dagli ottimi disegni di Sean Wenham si presenta come un progetto che può seriamente portare nuova luce a Napoli attraverso una manovra di rinnovamento reale, passando per il transmedia.

La mia sensazione giocando ai primi minuti di questa avventura è stata davvero positiva: ho voglia di esplorare Napoli, salire in sella alla Vespa per raggiungere il Museo e mi diverte bere una tazza (virtuale) di caffè, ma allo stesso tempo mi emoziona tornare indietro nel tempo all’epoca dell’antica Pompei e scoprire storie e racconti di famiglie che hanno dovuto trovare un modo per salvarsi dalla storica eruzione.

Father and Son è un ottimo passatempo, a mio avviso migliorabile in quanto a tempi di fruizione (certe volte le passeggiate nei luoghi sono un po’ lente), ma con un’ottima qualità di grafiche e contenuti (le musiche sono davvero il top).

Potete scaricarla per iPhone e iPad direttamente da App store seguendo questo link

Ieri sera, con qualche giorno di ritardo rispetto al voluto, sono riuscito finalmente a vedere Arrival di Denis Villeneuve, un film che mi ha incollato alla poltrona fin dal primo trailer rilasciato online.

Su SHIFTS! scrivo spesso di Transmedia Storytelling, quindi la prima cosa di cui mi va di parlarvi è la modalità di presentazione di questo film. Con l’uscita dei primi trailer erano nascosti degli Easter egg che permettevano a chi ascoltava la voce di uno degli alieni di ricodificare l’onda audio e di trovare delle coordinate che riportavano ad alcune delle città coinvolte nella trana del film.

Inoltre, una sorta di caccia al tesoro online aveva permesso di trovare un frammento dal diario di Louise (Amy Adams) che raccontava buona parte dei dubbi (e della storia) della protagonista. Una prova di storytelling transmediale a dir poco sensazionale.

Poi, arriva il giorno della verità, sono pronto a vedere il film. La visione dura circa due ore ma sembra che ne passi un quarto quando siamo quasi alla fine. Pochi momenti per respirare, tanti in cui si tiene il fiato sospeso. Se non fosse per il fatto che ogni tanto la luce verde dell’uscita di emergenza mi ricordi di essere al cinema, direi di essere totalmente immerso nell’invasione aliena.

Tre attori eccezionali, Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker, per una storia altrettanto rivoluzionaria. Innanzitutto largo alle donne nei film di fantascienza: dopo il filone inaugurato dai nuovi film di Star Wars vediamo finalmente una donna che merita di interpretare una donna “di scienza”. Anche se Louise non si considera una vera e propria scienziata, la conoscenza è la chiave di comprensione di questo film.

Non mi protrarrò in stupidi spoiler, ma vi consiglio di guardare il film e poi di fare un giro su Reddit a leggere tutte le connessioni dei fan e a confrontarle con quello che voi avete capito della storia. È qualcosa di entusiasmante.

Con Arrival il cinema di fantascienza le armi tornano ad essere una domanda e non una risposta. Se anni fa gli attacchi alieni erano quelli di Independence Day o di Mars Attacks oggi il pubblico richiede un elemento più verosimile.

Regia e montaggio sono al massimo delle potenzialità per un film che è perfetto da questi punti di vista. Forse la sceneggiatura rischia di creare dialoghi un po’ “telefonati” in alcune parti del film. La colonna sonora è una delle cose migliori del film, con musiche a tema “circolare” come quelle di Max Richter (tra le migliori On the Nature of Daylight).

Arrival rivoluziona il genere fantascientifico, per come si presenta e per come racconta una storia fatta di emozioni e di errori di uomini e donne, costretti a confrontarsi con qualcosa di più grande di loro.

E voi? L’avete visto? Cosa ne pensate?

Dopo aver dato nuova vita agli universi cinematografici di Star Trek e Star Wars, J.J. Abrams ha intenzione di rilanciare sulla sua carriera, sfidando ancora una volta le colonne d’ercole alla ricerca dell’inesplorato.

In un’intervista a People Abrams avrebbe dichiarato che tutti i lavori di storie pre-esistenti sono stati terminati e che ora il regista sarebbe più interessato a raccontare le sue storie al cinema.

“Mi sento incredibilmente fortunato ad essere stato coinvolto in qualcosa ho amato quando ero ragazzino” ha dichiarato “ma non ho alcun altro desiderio di farlo ancora. Ho voglia di lavorare ad un progetto di cui un giorno qualcun altro potrà farne un reboot.”

Secondo Abrams, in linea con il principio del transmedia storytelling, produrre dei “remake genuini” è una terribile idea. “Penso che se stai raccontando una storia che non porta innovazione, non introducendo nulla di rilevante, non stai creando una nuova mitologia o un’estensione della stessa mitologia, per cui un remake genuino di qualcosa sembra un errore”.

Se dovessi scommettere su una prossima produzione cinematografica di J.J our website. Abrams, non avrei dubbi sul suo interesse di creare un nuovo universo cinematografico, fatto secondo i suoi canoni e i suoi schemi narrativi. Qualcosa di profondamente complesso e misterioso, insomma.

Dopo aver creato TV show come LOST, Alias e Felicity e aver prodotto film come Cloverfield, l’unico film di cui abbiamo memoria che sia stato basato su uno script originale e diretto da Abrams è il “poco originale” Super 8, uscito nelle sale nel 2011.

Cosa ci conserva il futuro per le prossime produzioni di Abrams? E voi cosa ne pensate?

 

Mamma ho perso l’aereo è un  classico di Natale come Miracolo sulla trentaquattresima strada e Una poltrona per due. Tutti gli anni viene trasmesso e guardato. La cosa particolare dei filmoni che passano ogni natale in tv, è che sembrano a prova di tutto. Non invecchiano. Mantengono un loro nucleo di bontà che supera il passare delle mode,  l’evolversi dei mezzi tecnologici, la morte degli spettatori. Prendiamo La vita è meravigliosa, diretto da Frank Capra nel 1946, con James Stewart, da 70 anni continua a essere trasmesso e visto.

Dunque, per sentirmi calato del tutto nello spirito natalizio, qualche giorno fa ho deciso di rivedere la divertente avventura casalinga di Kevin McCallister alle prese con i due ladri più imbarazzanti del pianeta. Nonostante siano passate numerose notti di Natale dalla mia prima visione, ho iniziato seriamente a farmi alcune domande su quanto sia credibile una storia del genere ai nostri giorni.

Indipendentemente dal carattere “provvidenziale” della storia, per il quale è tutto così ben incastrato da risultare profondamente credibile e possibile (Kevin che dorme da solo, corrente elettrica che viene a mancare, ritardo della famiglia per arrivare in aeroporto ecc.), ci sono dei momenti in cui Mamma ho perso l’aereo è un film che fa porre parecchie domande sullo sviluppo della trama.

Sembra che in tutto il film sia solo la madre di Kevin a preoccuparsi davvero del fatto che suo figlio sia rimasto da solo a casa, tanto che nemmeno la polizia prova in alcun modo ad irrompere in casa per sincerarsi che il bambino sia in salute. La cosa più strana è che Kevin sa benissimo che i ladri avrebbero colpito alle “nove in punto”, ma decide di chiamare la polizia soltanto dopo averli pesantemente martoriati. Ma che cosa c’è che non va in questo bambino?

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Il sito di informazione Looper pone però l’attenzione su un aspetto di Mamma Ho Perso L’Aereo, sul quale mi sono fatto spesso molte domande: perché il ragazzo delle pizze non chiama la polizia dopo aver assistito ad un presunto omicidio? Questo sembra davvero molto strano, ma ancora più strano è il fatto che Marv, uno dei due ladri, creda alla conversazione tra gangster come se non avesse mai visto un film in vita sua.

La scena più famosa del film, quella in cui Kevin davanti allo specchio si brucia la faccia con il dopobarba di suo padre, vista dopo tante volte fa sempre sorridere ma perde sempre più di senso. Come fa Kevin a bruciarsi se non si è mai rasato? Non c’è motivo per cui possa fare così male un prodotto alcolico sulla pelle non rasata! Certo, può bruciare leggermente, ma non con una reazione del genere.

americas-favorite-child-soldier-home-alone-25-years-later-body-image-1450737070-size_1000Ed è davanti a questo eccesso che mi rendo conto di quanto sia sbagliato cercare di razionalizzare un film come Mamma Ho Perso L’Aereo, di posizionarlo in un’epoca che non è la sua, di dare un senso a tutti i comportamenti dei personaggi.

Il fatto che una storia così assurda ci possa risultare credibile sta nella grazia in cui Chris Columbus, regista del film, orchestra tutti gli elementi e ce li fa apparire reali, oltre che clamorosamente comici. Non importa se il tuo vicino di casa ha la fama di essere un serial killer, tu decidi di aiutarlo lo stesso a ricongiungersi con la sua famiglia. È questo il senso di tutto, superare l’impossibile.

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È su questi elementi che si è basato il successo di Home Alone, un film che ha raggiunto il valore di grande classico e che è stato uno tra i primi franchise del cinema contemporaneo. Dopo il primo film del 1990 sono state realizzate altre quattro storie per il grande e per il piccolo schermo: Home Alone 2 è il vero e proprio sequel in cui vediamo Kevin McCallister smarrirsi a New York, gli altri progetti del franchise comprendono invece due storie con nuovi protagonisti e un reboot della storia originale con un nuovo cast. Nella struttura transmediale del progetto sono stati realizzati addirittura tre titoli per console come Super Nintendo, Sega Master System e Playstation 2.

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Indipendentemente dai tentativi di rinnovare il franchise di Mamma Ho Perso L’Aereo, introducendo nuove storie e personaggi, scrivere una storia vincente come quella del primo film non avrebbe alcun senso ai nostri giorni, probabilmente. Nonostante il fattore nostalgia colpisca le generazioni dei nuovi trentenni, il cinema (e il mondo) sono così cambiati dal 1990 da banalizzare il senso di un film così “magico” da farci trovare necessariamente qualcosa che non va.

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Se penso che oggi un solo messaggio sul telefono avrebbe potuto risolvere tutta la trama del film in meno di 8 secondi, accetto tutte le stranezze e sorrido, ancora una volta, quando Kevin si affaccia alla finestra all’arrivo della polizia.

È una notizia che accogliamo con entusiasmo quella che ci regala Variety durante le feste: Stories International in partnership con Circle of Confusion sarebbe interessata alla produzione di adattamenti cinematografici e televisivi per i videogiochi “Altered Beast” e “Streets of Rage”.

Conoscerete Circle of Confusion per prodotti come “Fear the Walking Dead,” “The Talking Dead,” “Powers,” “Outcast,” e “Dirk Gently.” Tra i film: “Spare Parts,” “American Ultra,” e “Mr. Right,” con Sam Rockwell e Anna Kendrick.

Dalla notizia di Variety emerge anche la situazione relativa ai lavori in corso; pare infatti che Stories stia producendo film e progetti televisivi basati sui franchise sega come Shinobi, Golden Axe, Virtua Fighter, The House of the Dead e il “redivivo” Crazy Taxy, per una distribuzione internazionale.

Si tratta sicuramente di una notizia da prendere con le pinze: una tale abbondanza di produzioni dovrà sicuramente scontrarsi con l’imbuto della fattibilità. C’è da capire se i prodotti definiti “in produzione” siano ancora nella fase di scrittura e di funding e, ovviamente, se alcuni (o tutti) abbiano già trovato un canale di distribuzione interessato all’acquisto.

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Trovo davvero interessante la possibilità di produrre una serie TV chiamata Golden Axe, sarebbe una bellissima alternativa a prodotti fantasy già esistenti, ma sono assolutamente imbarazzato all’idea che ognuno di questi progetti possa ricevere lo stesso trattamento dei videogiochi che in passato sono diventati storie per il cinema o la TV.

Se guardiamo agli esperimenti fatti sul web da canali come Machinima ci rendiamo conto di come l’indipendenza produttiva possa generare prodotti effettivamente interessanti. È il caso, ad esempio, di serie web come quella dedicata a Street Fighter che ha visto sia Assassin’s Fist che il nuovissimo Resurrection.

C’è da dire che, almeno per quanto riguarda il settore televisivo, Circle of Confusion ha piazzato nella bacheca dei trofei una serie di progetti interessanti prodotti da Robert Kirkman (il papà di The Walking Dead) come Outcast e, ovviamente, Fear of the Walking Dead.

Se potessi esprimere un piccolo desiderio su una produzione tratta dai videogiochi Sega, mi piacerebbe vedere decisamente un film su Alex Kidd. Quello sì che sarebbe una grande sfida.

 

I film del franchise di Resident Evil hanno raggiunto un tale successo da indurre la Sony a trovare nuovi modi per rendere vivo il progetto e per garantirgli un maggiore successo di marketing. Una nuova esperienza chiamata Road To Raccoon City è stata messa in cantiere e i fan di Resident Evil sono già in eccitazione.

Si tratterà di un’esperienza immersiva che sfrutterà la tecnologia aptica sviluppata da Sony, combinata con i contenuti del film “Resident Evil – Final Chapter” diretto da Paul W.S. Anderson con Milla Jovovich come protagonista.

La tecnologia aptica prevede una diretta interazione tra spettacolo e audience, un’esperienza immersiva che consente di vivere in prima persona i contenuti del film. La tecnologia è già nota su smartphone e prodotti di tecnologia: viene associato un impulso tattile a un particolare segnale in ingresso o in uscita. In sintesi, potremo iniziare ad interagire con i film ed avere una sensazione più reale.

Questo progetto vedrà il suo lancio alla convention di Hong Kong di CineAsia (Dec. 6-8, 2016.)

In “Road to Raccoon City” gli utenti potranno vestire una speciale tuta equipaggiata e sparare agli zombie su uno schermo; quando gli zombie attaccano la tuta genera una risposta fisica che va a simulare l’attacco. Una sorta di dualshock integrale, insomma. Milla Jovovich accompagnerà l’azione con un voice-over. I dettagli saranno svelati durante la convention e più avanti nel tempo.

Sono convinto che ancora una volta Sony abbia trovato la chiave di lettura di innovare il mezzo cinematografico ma suona ancora una volta come un processo di marketing transmediale fine a sé stesso che non sembra andare molto lontano dai foyer delle sale cinematografiche delle grandi metropoli, dove potremo ammazzare la noia tra una fila ai pop corn e una alle casse del botteghino. C’è da dire che nei grandi parchi a tema come gli Universal Studios di Hollywood è già possibile vivere una serie di esperienze che aumentano la visione di un film, ma siamo ancora davvero lontani dal dire che una rivoluzione è in atto. Se l’avvento del 3D al cinema ha ricevuto una risposta piuttosto tiepida dal pubblico, la speranza di un cinema a 360°, in VR o legato ad una tecnologia aptica sembra ancora fantascienza.

Se Sony dovesse mettere in vendita la tuta aptica come device per un prossimo sistema Playstation sarei uno tra i primi ad acquistarla. La rivoluzione in questo senso potrebbe partire dall’industria videoludica e non tanto da quella cinematografica ma, ormai lo sappiamo bene, i confini tra un media e l’altro sono veramente molto sottili.

Non sarà lontano il giorno in cui vedremo un Resident Evil 7 Remastered in HDR 8k VR Aptic ready.

Ci vorranno copertine con più spazio per i testi.

Creare un universo cinematografico non è cosa da tutti, soprattutto se il tuo universo si propaga su differenti prospettive di narrazione. Utilizzare le tecniche del transmedia storytelling in ambito cinematografico significa in prima analisi fare attenzione ai dettagli e cercare di mantenere un rapporto coerente tra le varie costruzioni narrative.

Quentin Tarantino è un regista che ha fatto del dettaglio, ma soprattutto della citazione, il suo personale successo. Il perfetto bilanciamento tra la narrazione di una storia e il richiamo iconografico ha permesso a questo regista di produrre una serie di film, soprattutto nella prima parte della sua carriera, che possono essere considerati pressoché perfetti. La perfezione nella costruzione diegetica è facilmente riconoscibile: basta analizzare tutte le similitudini che esistono tra i suoi film e i collegamenti più o meno diretti che vengono fuori dopo aver guardato almeno una seconda volta capolavori come Pulp Fiction Le Iene. Sapevate che Vic Vega de Le Iene e Vincent Vega di Pulp Fiction sono fratelli?

Se soltanto volessimo studiare tutte le volte in cui viene aperto il cofano di una macchina all’interno dei film di Quentin Tarantino ci verrebbero in mente una serie di ipotesi sui collegamenti all’interno dell’universo cinematografico del regista. Per avere una migliore visione dell’interessante produzione di Tarantino vi rimando al video (davvero ben fatto) che trovate qui sotto. Buona visione!

Le strade della connessione transmediale nel Marvel Cinematic Universe sono infinite. E lo abbiamo ormai imparato, a giudicare dagli incroci a cui siamo stati sottoposti noi “ansiosi” fan alla ricerca di tutte le informazioni possibili su protagonisti, novità, story-arc e mash-up di Avengers e supereroi partoriti dalla mente di un grande nome del fumetto statunitense, Stan Lee.

La magia di questo universo ha però messo in discussione la possibilità di inserire o meno riferimenti e personaggi nei vari universi, andando a creare una sorta di dissidi tra la produzione televisiva e quella cinematografica. In tal senso, una delle connessioni principali tra i due mondi è sempre stata la prospettiva data dalla serie TV Agents Of S.H.I.E.L.D. in onda sul canale ABC (di proprietà di Disney, of course), nella quale l’arco narrativo dei protettori della terra dalle minacce aliene si va in qualche modo ad intrecciare ai protagonisti dei film sugli Avengers andando a creare una sorta di continuità nel tempo e nello spazio. Per tale motivo, la puntata nella quale Coulson era impegnato a ripulire Londra dalle macerie lasciate dal passaggio di Thor andò in onda nella settimana successiva all’uscita del film nelle sale, causando una sensazione di verosimiglianza nella coscienza di noi spettatori.

Ovviamente potremo fare numerosi esempi con i collegamenti di questa serie con tutti i film del MCU usciti in passato e, a quanto pare, anche stavolta le nostre aspettative non saranno tradite. Con l’arrivo della magia del nuovo eroe Marvel, Doctor Strange, i produttori di Agents of S.H.I.E.L.D. hanno dichiarato che gli effetti dei suoi poteri saranno avvertiti anche nella serie ma in maniera un po’ astratta.

In seguito ad un’intervista ad Entertainment Weekly, Jed Whedon e Maurissa Tancharoen hanno rivelato una possibile connessione tra lo show e Doctor Strange. “I legami con i film sono stati a volte molto diretti, altre volte più tematici. Quest’anno il legame tra la serie e Doctor Strange sarà più un riflesso del film, meno un intreccio di trama. Il film arriva al cinema nel momento giusto per la nostra serie, e vedrete molte idee simili venire esplorate”, questa la dichiarazione di Whedon.

L’introduzione di poteri soprannaturali non si fermerebbe nell’introduzione di temi e relazioni legate al film in uscita il 26 Ottobre nelle sale italiane, ma con l’arrivo di un nuovo personaggio: Ghost Rider un eroe che riceve i poteri da Satana in persona. Ovviamente le teorie sui possibili intrecci narrativi con la storia principale saranno risolti dall’uscita del nuovo Avengers: Infinity War che andrà a chiudere il cerchio sullo story arc legato alle gemme dell’infinito e al temibile Thanos, il villain che si cela dietro alle post-credit scene delle ultime pellicole di Marvel Studios.

Inserire lentamente una serie di fili nella trama di questa tela che è la produzione televisiva del MCU non deve lasciare i fan delusi. Il fatto che diverse produzioni si interessino alla costruzione di senso nell’Universo narrativo si dovrebbe risolvere nella costruzione di coerenza e non di necessaria evoluzione univoca della storia. Dico questo in quanto la costruzione di senso all’interno del MCU è sicuramente un passo avanti rispetto alla confusione generata da DC nella gestione delle produzioni cinematografiche e televisive, nelle quali vediamo più volte gli stessi eroi alle prese con archi narrativi identici e ripetibili. Vanno bene tutte le storie sugli universi paralleli, ma la costruzione di coerenza renderebbe più piacevole la visione anche per chi non vive alla ricerca di informazioni su questa o quell’altra uscita cinematografica.

I produttori hanno così aggiunto: “vogliamo lentamente giocare con la moralità di costruire queste cose, a partire dalle questioni scientifiche intorno alla narrazione. Questo è il primo elemento da esplorare prima di entrare in altre discussioni.” Tancharoen ha aggiunto: “È stato chiaro che in Age of Ultron siamo andati a fondo nel mondo delle intelligenze artificiali non esattamente nel modo in cui l’avevamo pianificato, così vedrete se continueremo o meno quel tema”.

Le possibilità lasciate agli sceneggiatori sembrano essere quindi numerose, in attesa del 26 Ottobre con l’appuntamento al cinema con Doctor Strange,  la quarta stagione di Agents of S.H.I.E.L.D. sarà presto in TV in Italia mentre negli Stati Uniti è già in onda dallo scorso 20 Settembre.

Molti di voi, durante qualche incontro fuori dagli schermi, ci hanno chiesto di raccontare qualcosa in più su come si costruiscono le storie per il cinema e la TV. Abbiamo così deciso di integrare in SHIFTS! una nuova sezione di tutorial che vi aiuterà a chiarire tutte le domande che vi ponete e ad accompagnare il vostro processo di creazione.

Cominciamo con la più complessa delle operazioni: riempire una pagina bianca. Quante volte avete pensato di iniziare un progetto ma vi siete fermati al primo e più grande tra i problemi?

Niente di più semplice, vi dirò.

Come si scrive una storia? Tutto nasce dalla stesura di una buona IDEA. Se avete una buona idea siete già a metà del vostro percorso. Pertanto, alla base di una qualsiasi tipologia di scrittura creativa è necessario impostare un centro propulsore del fare. L’idea può essere di qualunque tipo: visiva, sensibile, olfattiva ecc.

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Un personaggio come Batman e la sua storia non sono nati dal nulla. Nel 1939, il successo di Superman in Superman in Action Comics, portò gli editori della divisione fumetti della National Publications (poi divenuta DC Comics) a richiedere l’ideazione di ulteriori supereroi per nuovi titoli. In risposta Bob Kane creò “the Bat-Man”. Il suo assistente Bill Finger ricorda “Kane non aveva alcuna idea per il personaggio di Batman” ma gli piaceva farmi vedere idee di disegni. Mi avvicinai a Kane, e lui aveva disegnato un personaggio che sembrava molto simile a Superman con il genere di… collant rossastri, con gli stivali…niente guanti… con una piccola maschera che ciondolava su una corda. Aveva due ali rigide che gli spuntavano, come ali di pipistrello. E sotto un grande segno…BATMAN”.

In realtà l’idea del mantello con le ali di pipistrelli venne proprio a Bob Kane guardando alcuni disegni e progetti delle invenzioni italiane di Leonardo da Vinci sul volo, che rappresentava il sogno di ogni bambino di volare. Bill Finger suggerì di rendere il personaggio più umano, cambiare la maschera con un cappuccio, mettere un mantello al posto delle ali, inserire dei guanti neri e rimuovere le sezioni rosse dal costume che potevano ricordare il “pericolo rosso”, ovvero il comunismo antiamericano. Per quell’epoca storica, serviva un personaggio umano, difensore del bene e della giustizia, quasi con l’armatura di un soldato tra passato e futuro, in cui chiunque potesse identificarsi, un patriota, per cui Bill Finger ideò il nome di Bruce Wayne (dal normanno Re Robert Bruce di Scozia), uno dei guerrieri più famosi della sua epoca, noto per il patriottismo e per il suo impegno e perseveranza per dare la libertà dei popoli.

L’idea di Batman è stata definita grazie a una serie di fattori che i suoi creatori avevano messo insieme, al fine di creare un personaggio che potesse fare breccia nel pubblico.

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Tema, Genere e Argomento

Consideriamo adesso gli elementi principali della scrittura.

TEMA: È una frase in due sezioni che riassume il tipo di film

GENERE: È un sistema codificato in cui inserire il nostro progetto

ARGOMENTO: È ciò di cui tratterà il nostro prodotto/progetto

Quando si scrive una storia per il cinema o la TV (ma anche per il web, ovviamente) tutto ciò che scriviamo deve necessariamente essere supportato dalla sincerità verso noi stessi e verso le nostre idee. Quando scriviamo qualcosa non dobbiamo nascondere i sentimenti del nostro personaggio a noi stessi, non dobbiamo omettere degli eventi della sua vita, non dobbiamo essere poveri nella descrizione degli ambienti. Insomma, dobbiamo essere quanto più precisi possibile affinchè il racconto che andiamo a realizzare risulti veritiero e, soprattutto, verosimile.

La struttura di un progetto si suddivide in:

  • Soggetto: 3000/4000 battute che raccontano la storia del progetto senza dettagli
  • Scaletta: Due righe per ogni scena del nostro progetto
  • Definitivi: Soggetto, scaletta e trattamento con lo studio preciso dei personaggi, dei luoghi e delle azioni

È importante definire il tempo e lo spazio per chiarire dove e quando si svolgono le vicende dei nostri personaggi.

La struttura classica di un racconto, secondo il prospetto aristotelico dei 3 atti, è suddivisa in questo modo:

Three-Act-Structure-780x400Suddivisione in tre atti: setup, conflitto e risoluzione.

Abbiamo una scena catalizzante quando all’inizio ci troviamo davanti ad una situazione per il nostro protagonista costretto al cambiamento. Successivamente una prima climax: siamo dentro la storia e conosciamo i primi meccanismi di chiamata all’avventura dell’eroe. Successivamente parte il confronto con una serie di difficoltà a cui dovrà venire a capo il nostro eroe. In seguito ad una decisione o ad una serie di decisioni il protagonista entrerà nella fase risolutiva della sua storia.

Nella scrittura transmediale, quella scrittura che ci consente di aumentare il numero di mezzi di comunicazione sul quale distribuire le nostre storie, è possibile strutturare la trama principale in una serie di subplot che aumenteranno le possibilità narrative su diversi mezzi di comunicazione/distribuzione/media.

Aristotele afferma che la vita è azione e il suo fine è una modalità d’azione, non una qualità. L’azione è quindi il personaggio. Una persona è ciò che fa, non ciò che dice di essere. Un buon personaggio è fatto di conflitto, background e personalità. Per creare però un personaggio abbiamo bisogno di stabilire un contesto, davvero importante nella creazione di un universo di riferimento in ambito transmediale.

Questa è la prima parte dei nostri tutorial sulla scrittura, attendiamo i vostri commenti nel riquadro qui sotto. Per ulteriori informazioni sulla scrittura di storie per il cinema, il web e la TV potete dare uno sguardo a Transmedia Creator che trovate su Amazon seguendo questo link.

Ci siamo. Dopo numerosi annunci e ritardi nella produzione di vario tipo, sembra che il film di Assassin’s Creed sia finalmente pronto a mostrarsi ai fan di tutto il mondo.

Tratto dalla famosa saga di videogiochi nella quale Desmond Miles, discendente di un’antica dinastia di assassini, rivive i ricordi dei suoi antenati, su cui si basa il gioco, per aiutare la cosiddetta Confraternita degli Assassini a combattere i Templari, il film procede verso una linea narrativa differente, alla ricerca di nuove sfumature all’interno della storia che milioni di videogiocatori in tutto il mondo hanno apprezzato.

20th Century Fox ha rilasciato così il primo trailer di Assassin’s Creed. Diretto da Justin Kurzel  ( Macbeth ), il film vede Michael Fassbender interpretare un condannato a morte chiamato Callum Lynch, che viene “salvato” dalla compagnia Abstergo al fine di collegarlo ad una tecnologia chiamata Animus per fargli rivivere i ricordi del suo antenato Aguilar vissuto nel XV secolo in Spagna.

Nel film sono presenti Michael Fassbender, Marion Cotillard,Jeremy IronsBrendan Gleeson, e Michael K. Williams.

La scelta di inserire un nuovo protagonista della storia permette di proseguire sulla linea di narrativa transmediale che Ubisoft ha sempre voluto per questo prodotto. La necessità di raccontare un universo narrativo più che una singola storia ha portato, già soltanto sul media videoludico, ad esplorare nuove storie di eroi alla ricerca del proprio passato attraverso la sempre più evoluta tecnologia dell’Animus.

Attualmente il franchise di Assassin’s Creed conta la produzione di oltre 14 episodi del videogioco (tra storia principale e spin-off) e di numerosi romanzi e cortometraggi che hanno accompagnato l’uscita dei capitoli interattivi.

La manovra di transmedia storytelling di Ubisoft si è sempre dimostrata molto efficace. La creazione di un universo da cui attingere una serie di storie aiutano lo spettatore ad appassionarsi alle vicende degli eroi e a ricercare sempre più informazioni su differenti media, soprattutto sul web. A tal proposito c’è da dire che le enciclopedie “wiki” di questo progetto abbondano di contributi da parte di utenti di tutto il mondo, con aggiornamenti che non hanno nulla da invidiare a produzioni come quelle del Signore degli Anelli e di Star Wars, giusto per fare un esempio.

Catturare l’attenzione dello spettatore non è però sempre l’unico goal da raggiungere. Spesso, c’è bisogno di creare storie attendibili e verosimili. Per questo motivo, inserire una buona dose di mistero ad avvenimenti storici realmente accaduti è stato, secondo il mio modestissimo parere, il punto di forza di una produzione che ha saputo sviluppare una storyline ramificata, affidando un prodotto ad ogni unità narrativa.

Il film in uscita il 21 dicembre viene così presentato come un nuovo capitolo della storia con un nuovo protagonista e nuova linea temporale del passato. Possiamo apprezzare i dettagli degli effetti speciali, un teaser sul fantastico volo dell’aquila nel finale del trailer, ma soprattutto la fotografia che riporta la memoria ai capitoli del videogioco in cui non ci dovevamo destreggiare tra guerra di secessione, pirati e strani aggeggi londinesi dei primi del ‘900.

L’unica preoccupazione riguarda la scelta della musica di presentazione di questo trailer che, probabilmente, sarebbe stata più adatta a una trasposizione cinematografica di Grand Theft Auto. Ma, dati i clamorosi flop sul grande schermo di tante saghe videoludiche, possiamo ritenerci, almeno per il momento, soddisfatti di vedere questo risultato.

Questo articolo è comparso su Wired Italia a questo link ed è stato condiviso su questo blog secondo le norme Creative Commons 3.0

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