Ho passato gli ultimi due anni a studiare le attitudini di produzioni major e indipendenti nella creazione di storie che potessero attrersare diversi mezzi di comunicazioni in maniera trasversale. Sono partito dalla necessità di analizzare le migliori produzioni di questo tipo e ne è uscito fuori “Transmedia Creator“, un manuale in formato cartaceo e in formato ebook che si presenta come una guida per la creazione di storie ma che, a mio viso, può risultare utilissimo per coloro che vogliono leggere le trame sommerse delle storie che amano guardare al cinema o in tv, in modo da poter allargare i propri orizzonti.

Il libro è in vendita su Amazon tramite questo link sia in formato cartaceo che digitale: http://www.amazon.it/gp/product/1507675011/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&camp=3370&creative=24114&creativeASIN=1507675011&linkCode=as2&tag=s0898b-21

Oppure sullo store di Mondadori a questo link: http://books.mondadoristore.it/Transmedia-Creator-Livio-Ascione/eae978150767501/

Di seguito una descrizione sintetica:

Impara a scrivere storie che possano attrersare differenti media e scopri le tecniche che utilizzano da diversi anni ad Hollywood per la creazione di progetti di grande successo. Puoi diventare un transmedia creator in pochi passi o, se sei interessato alle dinamiche che sono alla base delle tue serie tv preferite, puoi conoscere a fondo il mondo della produzione trasversale. Impara da casi di successo come The MatrixThe Walking Dead LOST e aumenta l’esperienza di visione!

Grazie e buona lettura aumentata!

Durante le mie lezioni di storytelling o transmedia storytelling arriva sempre il momento in cui bisogna iniziare a plasmare dal nulla i personaggi che abiteranno i mondi che abbiamo creato e che dovranno rendersi dinamici all’interno delle storie che abbiamo intenzione di narrare.

Che sia cinema, televisione, letteratura o web, fin dai tempi classici il protagonista, o comunemente detto eroe, delle storie è un personaggio dinamico e mutevole che impara dai propri errori e si muove attraverso una serie di difficoltà che lo portano, attraverso una lunga climax, al raggiungimento del catartico scioglimento dei nodi e alla vittoria finale.

Se vogliamo sintetizzare la definizione di personaggio attraverso le parole di Aristotele, filosofo vissuto in Grecia nel IV secolo a.C., potremo dire che egli è colui che agisce, ovvero, colui che compie delle azioni che porteranno a delle conseguenze. Al fine di raccontare una storia è necessario quindi definire un piano d’azione che, negli anni, ha portato alla definizione di una griglia narrativa che prende il nome di Hero’s Journey o, tradotto, Il viaggio dell’eroe. Gli scritti di Joseph Campbell prima e la ridefinizione di questi studi da parte di Chris Vogler poi, hanno portato i registi di tutto il mondo a seguire un particolare canovaccio che definisce le fondamenta e lo scheletro della sceneggiatura di un film, una serie tv, una serie web e così via.

Questo video è una simpaticissima sintesi che utilizzerò durante tutte le mie lezioni sullo storytelling, che prende come esempio una serie di film in cui l’eroe è costretto a una serie di scelte o di sifde per raggiungere il suo obiettivo finale. E voi, li riconoscete tutti?

Se vi interessa questo argomento e volete saperne di più sullo storytelling alla base di cinema e televisione potete acquistare il mio libro in offerta su Amazon a questo link.

Sei un professionista del settore Cinema, TV e Web e vuoi ampliare le tue conoscenze in ambito di scrittura e produzione? Abbiamo trovato il corso che fa al caso tuo. Si tratta del corso dedicato alle nuove Tecniche di comunicazione tramite il “transmedia e lo storytelling” applicati al digitale per accrescere la competitività dei lavoratori autonomi.

Iscriviti su http://www.comdue.com/

Qui di seguito tutte le informazioni:

CORSO FINANZIATO PER: liberi professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, titolari di impresa e manager
Il corso è finanziato dalla Regione Lazio, per cui è necessaria la residenza o il domicilio in Lazio

DURATA: 60 ore

PARTENZA: 12 Maggio

TERMINE ISCRIZIONI: 15 Aprile oppure fino ad esaurimento posti disponibili (invitiamo a mandare la propria candidatura il prima possibile, dato che i posti sono già in esaurimento)

SEDE CORSO: Complesso Scolastico di Villa Lazzaroni – Via Appia Nuova 522 – ROMA (fermata metro Furio Camillo)

MODALITA’: Lunedì e Giovedì pomeriggio – dalle 16.30 alle 20.30

FREQUENZA: trattandosi di corso gratuito e finanziato, viene richiesto l’obbligo del 70% di partecipazione

ATTESTATO: alla fine del corso verrà riconosciuto regolare attestato di partecipazione, rilasciato dal nostro ente di formazione accreditato per l’alta formazione professionale

COME CANDIDARSI: inviare al più presto il proprio curriculum via email al’indirizzo sotto riportato specificando il corso a cui ci si candida

ARGOMENTI PRINCIPALI DEL CORSO

I MODULO – Le nuove professionalità della transmedialità: stili a confronto

Le professioni emergenti : multiplatform skills e differenza di stili
I nuovi stili per la televisione e il web

II MODULO – I principi della transmedialità

Differenze tra trans media e cross media
Transmedia come Advertising
Progettare il transmedia : Creare contenuti e spazi interattivi condivisibili su più piattaforme tecnologiche. Progettare applicazioni, installazioni ed esperienze per mondi reali e digitali. Costruire un dramatic skeleton, rappresentare plot e subplot, stabilire e modellare la forma e la giusta curvatura – scoprendone l’anatomia – di un’opera transmediale, fino alla creazione del project reference document con cui presentare il progetto ad un investitore.

III MODULO – Transmedia Storytelling

Transmedia Storytelling: la narrazione sui diversi media e la sua articolazione . Come si gestisce un progetto multiplatform e quali sono le strategie e le forme di storytelling più efficaci per \”contagiare\” le nuove audience della cross-medialità.
Visual Storytelling: cos’è e come si sviluppa Creare una sequenza narrativa (keyframe in una singola foto o con più foto, il “Third Effect”). Preparazione e organizzazione del lavoro (foto, video, elementi grafici e simboli). Il ruolo dei Social Media nella distribuzione efficace del Visual Storytelling. Il potere delle immagini nell’era dei Social Media. Gli strumenti del Visual Storytelling: dalle immagini ai video, dalle infografiche alle docu-fiction
StoryTelling e web il nuovo fenomeno delle web
Transmedia storytelling per brand, imprese e istituzioni : cos’è il Corporate Storytelling. Come si costruisce una narrazione aziendale: le variabili chiave

IV MODULO – SICUREZZA SUL LAVORO IN INGRESSO D.Lgs. N. 81/08

V MODULO – Conciliazione dei tempi di vita e di Lavoro

Iscriviti il prima possibile, i posti stanno per terminare!

Se ti piacciono questi argomenti e vuoi approfondire il loro significato puoi acquistare il libro Transmedia Creator su Amazon.it

Oggi commentiamo un interessante articolo a cura di Bruce Schneier apparso sui canali della CNN lo scorso 11 febbraio. In questo articolo Schneier indaga sulle capacità dei nuovi device presenti nelle nostre case di raccogliere informazioni sensibili sulle nostre attività quotidiane e sulle nostre attitudini alla fruizione di contenuti multimediali.

Sembra infatti che i televisori Samsung siano in grado di osservare i loro proprietari. Chi possiede uno di questi televisori collegati ad internet può attivare una funzione di comando vocale che consente di non utilizzare il telecomando. Per fare questo è però necessario che il televisore ascolti tutto quello che dici, con il conseguente invio delle informazioni attraverso la rete. Schneier afferma con ironia che questo è letteralmente Orwelliano!

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L’articolo continua in questo modo:

I nostri smartphone e computer, naturalmente, ci ascoltano quando stiamo facendo chiamate audio e video. Ma i microfoni sono sempre lì, e ci sono metodi per trasformare quei microfoni a nostra insaputa. Se abbiamo un iPhone, il sistema di elaborazione vocale Siri ci ascolta, ma solo quando spingiamo il pulsante di iPhone. Come Samsung, iPhone con la funzione di “Hey Siri” permesso ascoltare tutto il tempo. Così fanno i dispositivi Android con la funzione “OK Google” abilitato, e così fa un sistema di attivazione vocale Amazon chiamato Echo. Facebook ha la capacità di trasformare il microfono dello smartphone quando si utilizza l’applicazione.

[…]Gmail “ascolta” per tutto ciò che si scrive, e vi mostra la pubblicità sulla base di esso. Si potrebbe sentire come se non si è mai soli. Facebook fa lo stesso con tutto ciò che si scrive su quella piattaforma, e persino ascolta le cose che tipo, ma non inviare. Skype non ascolta ciò che pensiamo ma, come osserva Der Spiegel, i dati del servizio “sono stati accessibili a spioni della NSA” dal 2011.

Questi dati non sono utili soltanto a enti governativi ma anche a criminali informatici che utilizzano dati sensibili per qualsiasi scopo, sia esso legato a colpire grandi case di produzione e distribuzione (si veda l’attacco a Sony e al PSN di Natale), sia legato agli utenti finali. Sapevate che è semplicissimo collegarsi alla vostra webcam senza che voi lo sappiate?

Non vi sto dicendo di coprire tutti i vostri device con lo scotch carta, ma di fare attenzione ai servizi verso i quali fate abbonamento. La privacy è importante e dobbiamo imparare a rispettare noi stessi.

Una sola frase in 1.500 parole privacy policy di Samsung recita “Si prega di essere consapevoli del fatto che se le vostre parole pronunciate includono informazioni sensibili personali o altro, che l’informazione sarà tra i dati acquisiti e trasmessi una terza parte attraverso l’utilizzo del riconoscimento vocale. ” Quanto mancherà quindi all’uscita di nuovi contratti con su scritto: Siate consapevoli che il vostro provider di posta elettronica sa cosa state dicendo ai vostri colleghi e amici e che il vostro smartphone sa con chi state andando a letto?

Siamo già stati catapultati nel mondo dell’internet of things e se è vero che internet sta scomparendo è proprio perchè l’abbiamo intrappolato dentro di noi o, almeno letteralmente, addosso a noi e intorno a noi. Siamo sempre sorvegliati da governi e da case di produzione di prodotti che in realtà non sappiamo se davvero ci servono, tanto il mondo continuerà a girare allo stesso modo che nel 1815.

Non sarò certo io a dirvi che questa attitudine va cambiata. Personalmente, evito di avere un profilo personale su Facebook e condivido il meno possibile informazioni riservate attraverso telefono, mail e servizi di vario genere.

Esistono una serie di alternative per la nostra corrispondenza e la nostra navigazione online per mantenere privata la nostra vita e non essere stalkerati da servizi di qualsiasi genere, possiamo imparare ad usarli.

Cinematografari di tutto il mondo, svegliatevi! Sembra che la settima arte stia lentamente decadendo a favore dell’ottava: il web.

So cosa state pensando, che questo articolo si apre come il classico modo di parlare dell’innovazione tecnologica e di come si stia rivoluzionando il campo dell’intrattenimento. Beh, in parte avete ragione, ma non è solo una questione di stile. Quello di cui voglio parlarvi è di come si stia aprendo una voragine dove prima c’era il gap tra produzioni indipendenti e major sulla realizzazione di prodotti cinematografici. Da una parte, l’ingresso del digitale nelle produzioni ha permesso un abbattimento dei costi e delle spese di produzione, ma anche un dimezzamento della richiesta di figure professionali, con conseguenze disastrose per il settore.

La possibilità di creare prodotti di livello anche con costi bassi ha dato la possibilità a diverse produzioni indipendenti di affermarsi sul web con maggiore grinta e professionalità, gettando le basi per un unico flusso di contenuti che ci pervade ogni giorno, senza contare le potenzialità ancora inespresse del deep web. E se è vero che un giorno internet sparirà, come afferma il fondatore di Google Larry Page, allora bisogna sicuramente correre ai ripari e cercare strade alternative di investimento.

 




Investire nel buon cinema, e ripeto “buon” per chi se lo fosse perso, significa anche creare progetti di intrattenimento che possono aprirsi a mercati polifunzionali. È per questo motivo che, ad oggi, le produzioni televisive e cinematografiche americane decidono di investire anche su altri canali, promuovendo storie trasversali come quelle tipiche del transmedia storytelling (ne avrete sentito parlare spesso su questo blog come ad esempio a questo link).

Se qualche anno fa quando il volume d’affari dei videogame superò quello generato da Hollywood, oggi si indaga sulle attitudini degli spettatori di fronte agli schermi. Non ci sorprende che dai dati emerga che le persone spendono più tempo davanti ai tablet che ai televisori, insomma.

Secondo Wired.it “le ultime cifre rilasciate da Apple relative al suo App Store ci dicono che il fatturato 2014 è aumentato del 50% e le app hanno generato entrate per oltre 10 miliardi di dollari per gli sviluppatori e che è la stessa cifra guadagnata da Hollywood nel box office lo stesso anno negli Stati Uniti.”




A questo proposito l’analista Horace Dediu ha studiato l’andamento delle produzioni digitali e ha definito un prospetto secondo cui l’app economy negli States sostiene più posti di lavoro di Hollywood (627mila vs 374mila), ha meno barriere all’ingresso ed è un fenomeno in crescita. Alcuni sviluppatori di Hollywood guadagnano più delle star di Hollywood e, in media, esistono buone possibilità che se stai cercando di sfondare come un regista potresti avere maggiore successo come programmatore web.

Ma l’aspetto più interessante non è tanto quello economico ma, ancora una volta, la svolta culturale di questa prospettiva. Tutti quei prodotti che chiamiamo tecnologia, e che entrano nelle nostre case alla velocità della luce, stanno modificando le nostre ideologie e la nostra ricezione, nel bene o nel male. Basta pensare a Netflix o ai prodotti in streaming su YouTube, ma soprattutto agli stessi device elettronici, che probabilmente tra qualche anno saranno paragonati a scoperte sensazionali come quelle del Medioevo o a opere d’arte come l’affresco della Cappella Sistina.

Non è un caso che le produzioni italiane si stiano rendendo conto dell’investimento e stanno ritagliando degli spazi di mercato per delle sperimentazioni. L’ultimo caso è quello di RAY, la piattaforma online dedicata soprattutto ai giovani fruitori dei contenuti online e televisivi della rete nazionale RAI. Inoltre, la grande maggioranza di coloro che si sono fatti le ossa sul web stanno proponendo dei contenuti per il cinema e la televisione, spesso con un linguaggio che appare un po’ forzato rispetto agli schermi del “tubo”. D’altronde, anche Keith Haring amava dipingere sul retro dei cartelloni pubblicitari perchè la tela gli trasmetteva una certa “ansia da prestazione”.

C’è sicuramente molto da riflettere, ma non bisogna criticare l’alta velocità e cavalcare l’onda del cambiamento. Certo, andremo sempre al cinema, ma probabilmente sarà come vedere il Don Giovanni all’opera, con prezzi sempre più alti e costi di produzione insostenibili. D’altronde questa cosa non la dico certo io, ma l’hanno dichiarata due signori in un incontro alla University of South California nel 2013.

Come si chiamano questi signori? GeorgeSteven. E loro di Cinema ne sanno qualcosa.

“Biocentrism: How Life and Consciousness Are the Keys to Understanding the Nature of the Universe” è questo il libro che sta dividendo la rete. Secondo Robert Lanza, premiato dal New York Times come il terzo miglior scienziato in vita, la vita non finisce quando il nostro corpo muore, ma invece può andare anti per sempre, questo grazie alla nostra coscienza.

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Lanza, esperto in medicina rigenerativa e direttore del Advanced Cell Technology Company negli Stati Uniti, è anche conosciuto per la sua approfondita ricerca sulle cellule staminali e per l’er clonato diverse specie di animali in via d’estinzione. E’ inoltre esperto di fisica, meccanica quantistica e astrofisica.

La sua teoria del biocentrismo si basa sulla consapevolezza che la coscienza è il motore principale dell’universo. Questa forza creerebbe l’universo materiale in cui viviamo e non, come abbiamo pensato finora, il contrario. Difatti la struttura dell’universo e della materia sembrerebbero fatte per la vita stessa e da questa considerazione si potrebbe presupporre che l’intelligenza esistesse da prima della creazione dell’universo. Lanza sostiene inoltre che spazio e tempo non siano oggetti o cose, ma piuttosto strumenti della nostra comprensione: “portiamo lo spazio e il tempo in giro con noi, come le tartarughe con i propri gusci”.

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Nel momento in cui lo spazio e il tempo si staccano, noi continuiamo ad esistere, permettendo alla coscienza di trasferirsi in un altro contenitore, come un segnale satellitare decrittabile attrerso degli speciali decoder.

La teoria di Lanza sposa gli studi sul multiverso, un concetto sostenuto da diversi fisici ed astrofisici coniato nel 1895 dallo scrittore e psicologo americano William James. In un universo, il corpo può essere morto mentre in un altro può continuare ad esistere, assorbendo la coscienza che migra in questo universo.

Senza ricorrere a ideologie religiose lo scienziato cerca quindi di spiegare la coscienza quantistica con esperienze precedenti alla morte, ultracorporee e di trasmigrazione della coscienza. Secondo la sua teoria, l’energia della coscienza a un certo punto verrebbe trasferita in un corpo diverso.

La fisica quantistica, quindi, giustificherebbe, secondo Lanza, l’esistenza della vita eterna.

La Teoria quantistica della coscienza elaborata dal medico americano Stuart Hameroff e dal fisico quantistico inglese Roger Penrose, sostiene che le nostre anime sarebbero inserite in strutture chiamate microtubuli, contenute nelle nostre cellule cerebrali. L’anima sarebbe composta da prodotti chimici quantistici che, nel momento della morte, fuggono dal sistema nervoso per entrare nell’universo.

La loro idea nasce dal concetto di cervello visto come un computer biologico e la coscienza sarebbe un software nel cervello che persiste nel mondo dopo la morte del corpo biologico.

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Tutto ciò mi fa riflettere ad uno degli ultimi film che ho visto al cinema: Transcendence con Johnny Depp di cui potete trovare qui la mia recensione.

Un’interessante conferma alle teorie di Robert Lanza si trovano nel libro Milioni di farfalle di Alexander Eben del quale vi riporto un estratto:

“Mi ritrovai in un mondo completamente nuovo. Il mondo più bello e più strano che essi mai visto… Luminoso, vibrante, estatico, stupefacente. C’era qualcuno vicino a me: una bella fanciulla dagli zigomi alti e dagli occhi intensi. Eramo circondati da milioni di farfalle, ampi ventagli svolazzanti che si immergevano nel paesaggio verdeggiante per poi tornare a volteggiare intorno a noi. Non fu un’unica farfalla ad apparire, ma tutte insieme, come un fiume di vita e colori che si muoveva nell’aria.” 

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Queste sono alcune delle parole usate da Eben Alexander, neurochirurgo e professore alla Medicai School dell’università di Harvard per descrivere il Paradiso. Il dottor Alexander è uno scienziato che non ha mai creduto alla vita dopo la morte eppure è toccato a lui esserne testimone. Nel 2008 ha contratto una rara forma di meningite e per sette giorni è entrato in coma profondo che ha azzerato completamente l’attività della sua corteccia cerebrale. In pratica il suo cervello si è completamente spento, eppure una parte di lui era ancora vigile e ha intrapreso uno straordinario viaggio verso il Paradiso. Al suo risveglio il dottor Alexander era un uomo diverso, costretto a rivedere le sue posizioni profondamente razionali sulla vita e sulla morte: esiste una vita oltre la vita, esiste il Paradiso ed è un luogo d’amore e meriglia.

Alla luce di queste considerazioni, non so se ere paura o gioia. Sicuramente, eliminando lo scetticiscmo, quello di Lanza si tratta di un trattato innovativo sul quale volevo riportare la mia opinione su SHIFTS. Onestamente non so mai quanto considerare veritiere le considerazioni sull’ultraterreno, ma la notizia di un universo continuativo in cui riprendiamo le nostre esistenze come alla ripartenza da un check-point di un videogioco mi ha sempre affascinato facendomi riflettere, ancora prima di leggere queste notizie, sulla possibilità di una narrazione rivoluzionaria.

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Un escamotage narrativo di questo tipo lo troviamo nella serie tv Agents of S.H.I.E.L.D. di cui vi ho parlato in questo articolo e nel film Edge of tomorrow  con Tom Cruise di cui vi parlerò dopo il 29 Maggio, data di uscita di questa pellicola.

 

 

Breaking Bad è stata una delle serie più discusse e seguite degli ultimi anni. Merito va anche alla splendida colonna sonora che ha accompagnato le vicende del professore di chimica più conosciuto nella storia della tv.

Ascoltiamo insieme le migliori canzoni della prima stagione:

1.Gnarls Barkley – “Who’s Gonna Se My Soul”

2. Darondo – “Didn’t I”

3.Ticklah – “Nine Years”

4.Mick Harvey – “Out Of Time Man” 

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