The Sims 4: ci stiamo giocando il cervello?

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Lo scorso 4 settembre è stato rilasciato The Sims 4, il più famoso videogioco di simulazione della vita reale.

Arredare le case e scegliere il colore dei capelli del tuo personaggio non saranno gli aspetti principali di questo gioco, o almeno non come lo erano un tempo. I Sims infatti assumeranno per la prima volta una profondità emotiva. Tali mood saranno influenzati dall’abbigliamento, dai ricordi, dagli eventi venuti nel corso del gioco e persino dall’arredamento della casa. Una bella trovata, no?

Tuttia la cosa che mi ha maggiormente colpito giocando al nuovo The Sims 4 è relativa al cambiamento nella vita dei Sims, ormai adeguata alla nostra. Tutti i Sims sono dotati di uno smartphone (perché il sim ce l’ha e mia nonna no?) con cui possono giocare, farsi i selfie e comunicare.

Il fatto che persino in un gioco i personaggi facciano le foto al cibo prima di mangiarlo dovrebbe far riflettere. Un’abitudine così futile ma che allo stesso tempo accomuna al giorno d’oggi  tanti esseri umani è riuscita a rientrare in uno dei videogiochi più famosi degli ultimi anni. A che pro?

E’ sicuramente giusto per un videogioco di simulazione rappresentare la vita reale nel modo più  dettagliato possibile, ma mi chiedo: cosa capirebbe della nostra società uno studioso nell’anno 3094 semplicemente osservando questo gioco? Molto, forse. E sfortunatamente credo che rebbe ragione.

In un mondo in cui virtuale e reale si fondono indissolubilmente, tutto si evolve parallelamente a noi. Persino le cattive abitudini. In fondo però, possiamo cogliere una duplice valenza in tutto questo: perché, se da un lato ciò rischia di insegnare soprattutto ai più giovani che alcune cose sono normali (pur non essendolo), dall’altro lato ci possono far comprendere quanto  siamo capaci di proiettare il mondo del ventunesimo secolo all’interno di migliaia di pixel.

NB: Per i furbetti che se lo stessero chiedendo, il trucco “Rosebud” funziona ancora. Alcune cose è bello sapere che non cambieranno mai! 🙂