
Copertina generata per le notizie di cultura del 2026-07-07
Aldo Grasso vince il Premio Capalbio 2026 per la critica televisiva con “Cara televisione”
“Cara televisione” di Aldo Grasso vince il Premio Capalbio Piazza Magenta 2026 per la critica televisiva. La cerimonia è il 28 agosto.
Aldo Grasso vince il Premio Capalbio 2026 per la critica televisiva con “Cara televisione”
“Cara televisione” di Aldo Grasso vince il Premio Capalbio Piazza Magenta 2026 per la critica televisiva. La cerimonia è il 28 agosto.
Per decenni Aldo Grasso ha guardato la televisione mentre la televisione, in qualche modo, guardava tutti noi. Ha osservato il servizio pubblico, il trash, i talk show, i grandi programmi popolari e le trasformazioni del piccolo schermo con quella curiosità che non ha mai separato nettamente il prestigioso dal commerciale, il raffinato dal discutibile. Ora quel lavoro di osservazione e analisi riceve un nuovo riconoscimento: “Cara televisione. Una storia d’amore e altri sentimenti”, pubblicato da Raffaello Cortina Editore, ha vinto il Premio Internazionale Capalbio Piazza Magenta 2026 per la critica televisiva.
La premiazione si terrà venerdì 28 agosto alle 19 all’Anfiteatro del Leccio di Capalbio, recentemente ristrutturato. La serata sarà condotta dalla giornalista Eleonora Daniele, mentre l’attrice Irene Grazioli leggerà alcune pagine dei libri premiati. Per il Premio Capalbio, arrivato alla quindicesima edizione, sarà ancora una volta un appuntamento costruito attorno all’incontro tra saggistica, letteratura, giornalismo e dibattito pubblico.
Un premio a un libro che racconta la televisione dall’interno dello sguardo critico

“Cara televisione” è il libro in cui Grasso decide di mettere al centro non soltanto il mezzo televisivo, ma anche il proprio mestiere di critico. È un passaggio importante, perché dopo anni trascorsi a interpretare programmi, linguaggi e mutazioni del palinsesto, l’autore entra per la prima volta in modo così diretto nel rapporto tra chi guarda professionalmente la televisione e chi la produce.
Il risultato è un racconto che attraversa la televisione italiana di ieri e di oggi senza trasformarsi in una celebrazione nostalgica. Grasso parte da una posizione precisa: quella dello spettatore professionale che continua a trovare materiale interessante tanto in un programma riuscito quanto in un fallimento spettacolare, in un grande momento di scrittura televisiva quanto nel trash più dichiarato.
È proprio questo approccio a rendere il libro particolarmente adatto al riconoscimento ricevuto. La critica televisiva, nella visione di Grasso, non è una disciplina costruita per stabilire dall’alto cosa meriti di essere visto e cosa no. È piuttosto un esercizio di attenzione. La televisione popolare, i programmi discussi, le formule ripetute e le innovazioni autentiche diventano tutti elementi di uno stesso paesaggio culturale, capace di riflettere desideri, contraddizioni e trasformazioni del Paese.
Il Premio Capalbio riconosce il legame tra qualità e spazio pubblico
Il Premio Internazionale Capalbio Piazza Magenta ha costruito negli anni la propria identità attorno a opere e personalità capaci di tenere insieme qualità culturale e presenza nel dibattito pubblico. La quindicesima edizione prosegue su questa linea, premiando autori impegnati in ambiti politici, storici, giornalistici e letterari.
I presidenti Mirella Serri e Giacomo Marramao hanno sottolineato proprio questa vocazione: il premio nasce dall’idea che un libro non debba essere valutato soltanto per il suo valore formale, ma anche per la capacità di incidere nella conversazione collettiva. Capalbio, in questa prospettiva, diventa non soltanto il luogo della cerimonia, ma uno spazio di confronto culturale e politico.
La giuria dell’edizione 2026 comprende, oltre a Serri e Marramao, Giancarlo Bosetti, il sindaco di Capalbio Gianfranco Chelini, Matteo Fabiani, Marisa Garito, Maria Concetta Monaci, Denise Pardo e Giuppi Pietromarchi. È all’interno di questo quadro che “Cara televisione” è stato scelto per la sezione dedicata alla critica televisiva.
La televisione come specchio di un Paese che cambia senza smettere di riconoscersi
Il libro arriva in un momento in cui parlare di televisione significa inevitabilmente parlare anche di streaming, social network, piattaforme digitali e frammentazione del pubblico. Eppure il piccolo schermo continua a occupare una posizione particolare nell’immaginario italiano. Può perdere centralità in termini tecnologici, ma resta uno degli strumenti attraverso cui il Paese si guarda, litiga, si rappresenta e spesso si semplifica.
Grasso affronta questa trasformazione senza limitarsi a confrontare una presunta età dell’oro con un presente impoverito. Il suo sguardo è più irrequieto. La televisione cambia, resiste, ricicla idee, produce improvvise sorprese e torna continuamente a mostrare le stesse tensioni tra qualità e popolarità, innovazione e ripetizione, servizio pubblico e logiche commerciali.
Il mestiere del critico, allora, diventa quasi una posizione scomoda per definizione. Chi analizza la televisione rischia di non essere considerato pienamente parte né della critica culturale tradizionale né dell’industria che osserva. È proprio dentro questo spazio ambiguo che Grasso costruisce il racconto del libro, trasformando la propria esperienza professionale in una lente per leggere la storia recente dei media italiani.
Una vittoria che aggiunge un nuovo capitolo alla storia del libro
Pubblicato da Raffaello Cortina Editore nel marzo 2026, “Cara televisione” conta 256 pagine e rappresenta una delle riflessioni più personali di Grasso sul proprio lavoro. Il volume era già entrato nel dibattito culturale attraverso incontri, interviste e discussioni sulla televisione contemporanea. Il Premio Capalbio aggiunge ora un riconoscimento specifico a quella dimensione critica.
Per chi segue da anni gli interventi di Grasso, il libro offre anche la possibilità di leggere in forma continuativa ciò che normalmente appare frammentato tra articoli, recensioni e commenti. La televisione emerge così non come una sequenza di programmi da promuovere o bocciare, ma come una lunga storia sentimentale fatta di attrazione, irritazione, curiosità e disincanto.
È un rapporto che molti spettatori conoscono bene. Possiamo criticare la televisione, dichiarare di guardarla sempre meno e spostarci su piattaforme diverse, ma continuiamo a usarla come riferimento per capire cosa occupa la conversazione pubblica. “Cara televisione” parte proprio da questa contraddizione: il mezzo cambia, ma il bisogno di osservarlo resta.
Il 28 agosto Capalbio celebra il mestiere di guardare
La cerimonia del 28 agosto porterà il libro sul palco dell’Anfiteatro del Leccio insieme alle altre opere premiate della quindicesima edizione. La conduzione di Eleonora Daniele e le letture di Irene Grazioli accompagneranno una serata che vuole tenere insieme libri e discussione pubblica, secondo la tradizione costruita dal premio.
Per Aldo Grasso, il riconoscimento arriva a conferma di una traiettoria professionale unica nel panorama italiano. Storico della televisione, editorialista del Corriere della Sera e professore ordinario di Storia della radio e della televisione all’Università Cattolica di Milano, Grasso ha trasformato la critica televisiva in una forma stabile di osservazione culturale.
Il Premio Capalbio 2026 riconosce proprio questo punto: guardare la televisione seriamente non significa prenderla sempre sul serio. Significa capire che tra un grande programma e il trash più sfacciato può passare la stessa storia nazionale, e che spesso per leggerla davvero serve qualcuno disposto a restare davanti allo schermo abbastanza a lungo da coglierne le contraddizioni.
“Cara televisione” nasce da quella lunga attenzione e ora aggiunge alla propria storia un premio che sembra quasi costruito per il suo autore. Il riconoscimento alla critica televisiva celebra infatti non soltanto un libro, ma un mestiere raro: quello di osservare il mezzo più popolare senza condiscendenza, senza snobismo e senza smettere di chiedersi cosa racconti di noi.
