
Copertina editoriale generata per ChatGPT viene usato sempre di più: dopo sei mesi gli utenti inviano il 50% di messaggi in più
ChatGPT viene usato sempre di più: dopo sei mesi gli utenti inviano il 50% di messaggi in più
L’intelligenza artificiale generativa non sembra essere soltanto una tecnologia che si prova per curiosità e poi si abbandona. I nuovi dati sull’utilizzo…
ChatGPT viene usato sempre di più: dopo sei mesi gli utenti inviano il 50% di messaggi in più
L’intelligenza artificiale generativa non sembra essere soltanto una tecnologia che si prova per curiosità e poi si abbandona. I nuovi dati sull’utilizzo…
L’intelligenza artificiale generativa non sembra essere soltanto una tecnologia che si prova per curiosità e poi si abbandona. I nuovi dati sull’utilizzo di ChatGPT mostrano una tendenza opposta: più tempo passa dall’iscrizione, più gli utenti aumentano la frequenza d’uso e il numero di attività affidate al sistema.
Secondo l’analisi pubblicata a fine giugno 2026, sei mesi dopo la creazione dell’account gli utenti inviano in media il 50% di messaggi al giorno in più rispetto alle prime settimane. Nello stesso periodo raddoppia anche il numero di tipi di attività sperimentati.
È un dato importante perché descrive un cambiamento nel rapporto tra persone e intelligenza artificiale. ChatGPT non viene utilizzato soltanto per fare una domanda occasionale: tende a entrare progressivamente nel lavoro, nello studio e nelle attività quotidiane.
Da strumento curioso ad abitudine
La prima fase di adozione di una nuova tecnologia è quasi sempre dominata dalla curiosità.
Un utente apre un account, prova qualche funzione e cerca di capire cosa possa fare il sistema. La domanda più importante arriva dopo: l’utilizzo diminuisce quando passa l’effetto novità oppure cresce?
I dati indicano che, nel caso di ChatGPT, l’uso tende ad approfondirsi.
L’analisi considera un campione dello 0,1% degli utenti adulti che hanno creato un account tra ottobre 2025 e maggio 2026. Sono stati osservati sia il numero di messaggi inviati sia la varietà delle attività svolte.
Per misurare questa seconda dimensione, le conversazioni sono state classificate in 53 categorie. Il risultato suggerisce che gli utenti, con il tempo, non si limitano a ripetere lo stesso tipo di richiesta: scoprono progressivamente nuovi modi di utilizzare il sistema.
Una persona può iniziare con la scrittura di un testo e poi passare all’analisi di documenti, alla pianificazione, alla programmazione, allo studio o all’organizzazione del lavoro.
Il valore percepito cresce quando l’intelligenza artificiale smette di essere associata a un’unica funzione.
La crescita più veloce arriva da Africa e Asia
La diffusione di ChatGPT è aumentata in tutti i continenti rispetto al 2023, ma la crescita relativa più rapida è stata registrata in Africa e Asia.
Anche i Paesi con un indice di sviluppo umano più basso mostrano una crescita proporzionale particolarmente forte.
Questo elemento cambia l’immagine dell’intelligenza artificiale come tecnologia utilizzata soprattutto nei mercati più ricchi. L’accesso attraverso piani gratuiti o a basso costo permette agli strumenti generativi di raggiungere persone che, in molti casi, utilizzano lo smartphone come principale dispositivo informatico.
Per uno studente, un lavoratore autonomo o una piccola impresa, un assistente capace di scrivere, tradurre, spiegare e analizzare informazioni può avere un valore particolarmente alto proprio dove l’accesso ad altri servizi professionali è più limitato.
Naturalmente, la crescita percentuale non equivale al numero assoluto di utenti. I mercati più grandi e maturi continuano ad avere un peso enorme. Ma la velocità con cui l’adozione si sta ampliando mostra che il fenomeno è ormai globale.
Più della metà degli utenti attivi usa soprattutto lingue diverse dall’inglese
Un altro dato significativo riguarda la lingua.
Gli utenti che utilizzano prevalentemente ChatGPT in una lingua diversa dall’inglese rappresentano ormai più della metà della base attiva analizzata. Le lingue non inglesi più presenti sono spagnolo, portoghese e arabo.
È un passaggio importante per tutta l’industria dell’intelligenza artificiale.
I primi modelli generativi erano spesso percepiti come strumenti fortemente centrati sull’inglese. La qualità nelle altre lingue poteva essere meno consistente e molte funzioni avanzate arrivavano prima nei mercati anglofoni.
La crescita dell’utilizzo non inglese indica che questa barriera si sta riducendo.
Significa anche che i sistemi di intelligenza artificiale vengono inseriti in contesti culturali, lavorativi e linguistici molto diversi tra loro. Non basta più progettare un prodotto pensando a un utente americano che scrive in inglese.
Anche la base degli utenti sta diventando più diversa
L’analisi prova a osservare anche la composizione della base utenti attraverso i nomi associati agli account.
Poiché non vengono raccolte informazioni sul genere, il dato è soltanto una stima basata sulla classificazione dei nomi come tipicamente femminili o maschili. Con questo limite metodologico, l’utilizzo associato a nomi tipicamente femminili è cresciuto fino a rappresentare la maggioranza dell’attività globale considerata.
Il dato varia molto da Paese a Paese e non deve essere interpretato come una misurazione precisa del genere degli utenti. Resta però un segnale di come la diffusione stia andando oltre il pubblico tecnologico che aveva caratterizzato le prime fasi del fenomeno.
Quando un prodotto raggiunge una base più ampia, cambia anche il tipo di richieste che riceve. Aumentano gli usi legati alla vita quotidiana, alla famiglia, all’apprendimento, alla creatività e ai servizi personali.
La vera partita è diventare invisibile
Il dato più interessante non è forse la crescita del numero di utenti. È il modo in cui cresce l’utilizzo della stessa persona nel tempo.
Una tecnologia diventa davvero importante quando smettiamo di percepirla come una tecnologia.
Nessuno pensa al motore di ricerca come a un esperimento ogni volta che apre il browser. Nessuno considera il GPS una novità quando cerca un indirizzo. Sono strumenti entrati nella routine.
ChatGPT sembra muoversi nella stessa direzione. Gli utenti non soltanto tornano, ma aumentano la frequenza delle interazioni e scoprono nuove attività da delegare.
Questo non significa che ogni uso sia utile o che ogni risposta sia corretta. Significa però che l’intelligenza artificiale generativa sta superando una delle prove più difficili per qualsiasi prodotto digitale: convincere le persone a tornare anche dopo che l’effetto sorpresa è finito.
Ed è probabilmente questo il segnale più importante della nuova fase dell’IA.
