
Copertina generata per le notizie di cinema del 2026-08-26. Immagine generata con intelligenza artificiale. Rappresentazione illustrativa, non fotografia documentaria.
«All of a Sudden»: Hamaguchi è la voce del Giappone nella corsa all’Oscar internazionale
Giappone: ‘All of a Sudden’ di Hamaguchi è la scelta ufficiale per l’Oscar al miglior film internazionale. Una designazione che pesa nel cinema d’autore…
«All of a Sudden»: Hamaguchi è la voce del Giappone nella corsa all’Oscar internazionale
Giappone: 'All of a Sudden' di Hamaguchi è la scelta ufficiale per l'Oscar al miglior film internazionale. Una designazione che pesa nel cinema d'autore…
Il Giappone ha designato «All of a Sudden», diretto da Ryusuke Hamaguchi, come candidato nazionale alla categoria International Feature Film degli Academy Awards. L’annuncio, pubblicato il 26 agosto 2026, chiude un ciclo di selezione che ogni anno impone a ciascun paese membro dell’Academy di scegliere un’unica opera da sottoporre al giudizio della giuria oscar. Per il cinema giapponese, la designazione non è soltanto un atto amministrativo: è una dichiarazione di identità culturale, un modo in cui un sistema cinematografico storico mette a confronto la propria voce con quella del resto del mondo.
Il peso della designazione nazionale
La procedura di selezione per l’International Feature Film è uno dei meccanismi più rigidi dell’intero calendario oscar. Ogni paese deve presentare un singolo titolo, scelto attraverso una commissione o un organismo ufficiale, e quel titolo diventa il volto cinematografico della nazione per l’intera stagione degli premi. Non esiste possibilità di ripensamento, non c’è margine per una seconda candidatura: la scelta è unica e definitiva. In un contesto in cui la categoria accoglie ogni anno decine di opere provenienti da contesti produttivi, linguistici e narrativi radicalmente diversi, il film designato dal Giappone arriva già carico di un’aspettativa strutturale. Il pubblico della giuria oscar, e più in generale il circuito dei festival di fine anno, si avvicina a quel titolo sapendo che rappresenta la sintesi di una tradizione cinematografica che ha attraversato quasi un secolo di storia.
La scelta di Hamaguchi per «All of a Sudden» inscrive il Giappone in una linea di continuità che lo lega a una tradizione di regia autoriale, dove il tempo narrativo, la struttura del dialogo e la precisione della messa in scena non sono accessori estetici ma il nucleo stesso del racconto. In un panorama internazionale dove il ritmo produttivo e la logica del franchise tendono a comprimere la complessità formale, la designazione di un regista che costruisce il film come architettura linguistica — dove ogni pausa, ogni cambio di prospettiva, ogni silenzio porta un peso semantico — costituisce un’affermazione precisa sul tipo di cinema che il Giappone intende portare nel dibattito globale.
Hamaguchi e la grammatica del tempo cinematografico
Ryusuke Hamaguchi si è affermato come uno dei registi più coerenti della nuova generazione del cinema giapponese, costruendo una filmografia che si riconosce per la sua attenzione alla parola, alla durata e alla stratificazione degli sguardi. La sua poetica si fonda su una fiducia radicale nella capacità del cinema di pensare attraverso il corpo degli attori, attraverso il ritmo delle frasi, attraverso lo spazio che si apre tra un’immagine e la successiva. Non si tratta di un cinema che si spiega con la sinossi: è un cinema che si abita, che richiede al suo fruitore di accettare una velocità diversa, una densità che non si risolve nella trama ma nella texture.
La designazione di «All of a Sudden» per l’Oscar internazionale colloca Hamaguchi in un dialogo diretto con la tradizione del cinema d’autore mondiale, quello che da Bresson a Tarkovskij, da Ozu a Kurosawa, ha dimostrato che la lingua può essere il soggetto stesso del film. In un’epoca in cui l’industria globale tende a standardizzare i formati narrativi e a comprimere la durata, la scelta di un’opera che si regge sulla complessità della struttura e sulla profondità del linguaggio diventa un gesto critico quanto un gesto artistico.
Una stagione che si gioca sul piano della forma
La corsa all’Oscar al miglior film internazionale non è soltanto una gara di merito tra opere: è un termometro che misura quanto il circuito dei premi sia disposto a valorizzare la differenza formale, la specificità linguistica, la resistenza a un’unica grammatica narrativa. La presenza di Hamaguchi in questa stagione di premi pone una domanda che va oltre il singolo film: quale idea di cinema un paese sceglie di rappresentare quando decide di parlare al mondo attraverso un’opera? E quale idea di bellezza, di tempo, di verità è disposta a difendere? «All of a Sudden» entra nel circuito oscar portando con sé queste domande, e il Giappone le fa proprie come una dichiarazione di principio. La stagione degli premi, che si avvia con le selezioni nazionali e si chiude con la cerimonia di febbraio, si gioca in larga misura su questo terreno: non solo sul cosa si racconta, ma sul come, sul perché, e sulla volontà di resistere a una semplificazione che ridurrebbe il cinema a contenuto e ne sottrarrebbe la forma.
