
Copertina generata per le notizie di cinema del 2026-08-29. Immagine generata con intelligenza artificiale. Rappresentazione illustrativa, non fotografia documentaria.
‘Lasya: The Gentle Dance’: Anup Singh riprende a filmare a Mumbai
Anup Singh avvia le riprese di ‘Lasya: The Gentle Dance’ a Mumbai. La nuova produzione del regista di Qissa si colloca nel panorama del cinema d’autore indiano.
‘Lasya: The Gentle Dance’: Anup Singh riprende a filmare a Mumbai
Anup Singh avvia le riprese di 'Lasya: The Gentle Dance' a Mumbai. La nuova produzione del regista di Qissa si colloca nel panorama del cinema d'autore indiano.
Il regista Anup Singh ha avviato la produzione del suo nuovo film, Lasya: The Gentle Dance, con le riprese in corso a Mumbai. L’annuncio, pubblicato in esclusiva da Variety il 29 agosto 2026, segna il ritorno attivo di uno dei nomi più riconoscibili del cinema indipendente indiano contemporaneo, già autore di Qissa e The Song of Scorpions. La scelta della città come set non è casuale: Mumbai resta il cuore pulsante dell’industria cinematografica del subcontinente, un ecosistema dove convivono la produzione commerciale su larga scala e le micro-strutture che sostengono registe e registi di ricerca.
Un titolo che è già dichiarazione poetica
Lasya è un termine sanscrito che indica una forma di danza caratterizzata da grazia, fluidità e contenuta espressività: non l’esplosione ritmica del tandava, ma il movimento sottile, quasi impercettibile, in cui il corpo racconta senza urlare. Che Singh abbia scelto questa parola come titolo del suo nuovo lavoro suggerisce un’intenzione registica precisa: un cinema dell’attenuazione, della misura, della narrazione che si costruisce nel gesto più che nella parola. È un approccio coerente con la traiettoria di un autore che in Qissa ha costruito una storia d’amore su un tempo dilatato e su un paesaggio urbano che respira più di quanto i personaggi parlino.
Mumbai come spazio narrativo e industriale
La decisione di girare a Mumbai colloca la produzione nel contesto più denso e competitivo del cinema indiano. La città è al tempo stesso infrastruttura — studi, troupe, post-produzione, distribuzione — e materia narrativa: i suoi quartieri, i suoi mercati, la sua stratificazione sociale offrono un vocabolario visivo che pochi altri luoghi al mondo possono restituire con la stessa immediatezza. Per un autore di formazione indipendente, lavorare a Mumbai significa anche navigare un’industria dove la logica del budget e del ritorno si scontra quotidianamente con la necessità di raccontare storie che non rispondono a formule di mercato. Il fatto che Singh abbia scelto di muoversi in questo contesto, anziché spostarsi verso hub più piccoli o mercati internazionali, indica una fiducia nel sistema locale e una volontà di radicare il proprio lavoro nel tessuto reale della città.
Il cinema d’autore indiano oltre la cornice commerciale
Il panorama del cinema indiano è spesso letto attraverso la lente del Bollywood mainstream, con le sue mega-produzioni e i suoi cicli di franchise. Esiste però un altro cinema, più silenzioso e più resistente, che si costruisce su scritture personali, budget contenuti e una grammatica visiva che attinge alla tradizione del realismo poetico tanto quanto al cinema di montaggio europeo. Singh si colloca in questa seconda corrente: un autore che lavora con tempi lenti, che lascia spazio al non detto, che tratta la camera non come strumento di cattura ma come presenza discreta nello spazio. Lasya: The Gentle Dance si inserisce in questa linea, portando avanti un discorso estetico che si oppone alla logica dell’accelerazione narrativa dominante nell’industria.
La produzione in corso a Mumbai rappresenta dunque non solo un nuovo capitolo nella filmografia di Singh, ma anche un segnale di continuità per un cinema di ricerca che, pur operando ai margini dell’attenzione mediatica globale, costruisce un corpo di lavoro coerente e riconoscibile. In un momento in cui il mercato internazionale è saturato di contenuti seriali e formati standardizzati, la scelta di un autore di dedicarsi a un lungometraggio pensato nella sua interezza — con un titolo che è già promessa di tono e di ritmo — resta un atto di resistenza culturale significativo.
Le riprese proseguono a Mumbai. Il film, una volta completato, si aggiungerà al catalogo di un regista che ha dimostrato, con Qissa e The Song of Scorpions, di saper costruire universi narrativi autonomi, dove la storia si dispiega attraverso il paesaggio, il corpo e il tempo più che attraverso il conflitto. Lasya: The Gentle Dance promette di essere il passo successivo in questa traiettoria: un film che, dal titolo, sembra già decidere come vuole essere guardato.
