News del giorno - Categoria fumetti (2026-08-25); immagine generata con intelligenza artificiale

Copertina generata per le notizie di fumetti del 2026-08-25. Immagine generata con intelligenza artificiale. Rappresentazione illustrativa, non fotografia documentaria.

Abadzis e Watson firmano ‘My Beloved Other’: la memoir di coppia come atto di resistenza narrativa nel tempo della negazione

Nick Abadzis e Angela Watson pubblicano ‘My Beloved Other’, memoir di coppia su amore, razza e ottimismo: una riflessione visiva nel tempo della negazione

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Abadzis e Watson firmano ‘My Beloved Other’: la memoir di coppia come atto di resistenza narrativa nel tempo della negazione

Nick Abadzis e Angela Watson pubblicano 'My Beloved Other', memoir di coppia su amore, razza e ottimismo: una riflessione visiva nel tempo della negazione

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Nick Abadzis e Angela Watson hanno pubblicato My Beloved Other: A Memoir of Love, Race, and Optimism in a Time of Denial, una memoir di coppia che intreccia racconto personale, riflessione sulla razza e una posizione critica esplicita rispetto al clima culturale del presente. Il volume, edito da 23rd Street Books e uscito nel 2026, segna un punto di arrivo nella traiettoria di Abadzis, autore attivo dal tardo anni ’80 e figura di riferimento che ha attraversato il fumetto underground fino alla narrativa premiata a livello internazionale.

La scelta di una forma ibrida — memoir scritta a quattro mani, pubblicata in un contesto editoriale che non è quello della serialità o del graphic novel tradizionale — colloca l’opera in un territorio dove il fumetto e la letteratura si sovrappongono senza che l’uno assorbita l’altra. Abadzis, noto per aver creato la serie Hugo Tate e per il graphic novel Laika, vincitore di un premio Eisner, ha costruito nel corso dei decenni una pratica che rifiuta la compartimentazione tra underground e mainstream, tra autobiografia e finzione. My Beloved Other si inserisce in questa continuità: non è un’appendice promozionale alla carriera fumettistica, ma un passo ulteriore verso una forma di testimonianza che il medium del fumetto, per la sua capacità di fondere immagine e parola, rende particolarmente concreta.

Il titolo come dichiarazione di posizione

Il sottotitolo — A Memoir of Love, Race, and Optimism in a Time of Denial — non è un semplice epigrafe descrittiva. La triade amore-razza-ottimismo, posta in tensione con la negazione, disegna un arco argomentativo che la memoir sviluppa attraverso l’esperienza di coppia. La negazione, intesa come meccanismo sociale e politico che rifiuta la realtà del razzismo e delle sue conseguenze, diventa il terreno su cui la relazione tra Abadzis e Watson si gioca e si afferma. In un momento in cui il discorso pubblico tende a minimizzare o a spostare l’attenzione, la scelta di due autori che firmano insieme un testo in prima persona plurale assume una valenza che va oltre l’aneddoto privato: è un atto di presenza, di visibilità, di rifiuto della cancellazione.

Una traiettoria che attraversa quarant’anni di fumetto

La produzione di Abadzis, attiva dal tardo anni ’80, copre un arco che va dal fumetto underground alla narrativa premiata, passando per la serialità e il graphic novel d’autore. Hugo Tate, la serie che lo ha reso noto, e Laika, il graphic novel vincitore di un Eisner, rappresentano due poli di una stessa indagine: la possibilità di raccontare storie che non si lasciano ridurre a un genere o a un mercato. Il fatto che questa carriera si concluda — o si ramifichi — in una memoir di coppia firmata con Angela Watson non è un passo laterale, ma la conferma di una coerenza di fondo: il fumetto come spazio in cui il personale e il politico, l’intimo e il collettivo, non sono contrapposti ma si attraversano.

23rd Street Books e il posizionamento editoriale

La scelta di 23rd Street Books come editore colloca My Beloved Other in un contesto che non è quello delle grandi case di fumetto, ma di una realtà editoriale che lavora sulla sovrapposizione tra narrativa, saggistica e forme ibride. Questo posizionamento è significativo: la memoir non viene presentata come un graphic novel in senso stretto, né come un libro illustrato in senso classico. È un testo che abita lo spazio intermedio, quello in cui il fumetto, inteso come pratica di pensiero visivo e narrativo, si apre alla dimensione testimoniale senza perdere la propria specificità formale. In un panorama editoriale che tende a separare nettamente il comic dall’autore, il graphic novel dal memoir, la scelta di una casa editrice che accoglie questa ibridazione è in sé un segnale.

Perché questa memoir conta ora

Pubblicata nel 2026, My Beloved Other arriva in un momento in cui il discorso sulla razza e sulla negazione è al centro del dibattito culturale in più contesti. La memoir non si presenta come un saggio di denuncia né come un pamphlet: si offre come racconto, come esperienza vissuta e raccontata a due voci. È proprio questa forma — la coppia che racconta, l’ottimismo che non è ingenuità ma scelta attiva, la razza che non è tema astratto ma condizione incarnata — a renderla un testo che parla al presente senza esaurirsi in esso. In un periodo in cui il rifiuto della realtà sembra essere diventato una strategia comunicativa dominante, due autori che firmano insieme un libro sull’amore, sulla razza e sulla possibilità di restare ottimisti compiono un gesto che è insieme intimo e pubblico, narrativo e politico. Non serve che il fumetto si faccia portavoce di una causa: basta che esista, che racconti, che resista alla negazione con la semplice ostinazione di una storia che due persone hanno scelto di mettere per iscritto, a quattro mani, davanti al mondo.


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