
Copertina generata per le notizie di musica del 2026-09-03. Immagine generata con intelligenza artificiale. Rappresentazione illustrativa, non fotografia documentaria.
Wavves e la rincisione del disco con Say Anything: quando il distacco diventa atto creativo
Wavves annuncia la rincisione dell’album collaborativo con Say Anything dopo le accuse a Max Bemis. Nathan Williams: ‘Non voglio essere associato a quel tipo’.
Wavves e la rincisione del disco con Say Anything: quando il distacco diventa atto creativo
Wavves annuncia la rincisione dell'album collaborativo con Say Anything dopo le accuse a Max Bemis. Nathan Williams: 'Non voglio essere associato a quel tipo'.
Il 2 settembre 2026 Wavves ha annunciato la rincisione integrale dell’album collaborativo registrato con Say Anything. La decisione, comunicata dal frontman Nathan Williams, non è una semplice rimozione di crediti né un ritiro dal catalogo: è la scelta di tornare in studio e rifare il disco da capo. In un contesto in cui le accuse rivolte a Max Bemis hanno portato il musicista a cancellare una serie di esibizioni acustiche, la rincisione si inserisce come risposta professionale e creativa a una frattura che tocca il cuore stesso del lavoro collaborativo in musica.
Williams ha reso pubblica la motivazione con una frase secca, priva di ambiguità: «I don’t want to be associated with the guy». Non è una dichiarazione di repudio generico, ma l’affermazione di un confine tracciato sul piano dell’identità artistica. In un genere come il surf rock e l’indie rock, dove la voce del cantante è il timbro stesso dell’album, dove ogni frase cantata diventa un’estensione fisica dell’interprete, dissociarsi da un collega di studio non equivale a cancellare un nome da una tracklist: significa riscrivere la materia sonora.
La rincisione come gesto creativo, non come censura
La scelta di rincidere, anziché semplicemente declassare il disco o toglierlo dalla circolazione, ha un peso specifico che merita attenzione. Significa che Wavves intende mantenere viva la struttura compositiva del lavoro — le melodie, le armonie, le progressioni che nascono dall’incontro tra due formazioni — ma sottrarle alla voce e all’interpretazione di Bemis. È un’operazione che nella storia del disco ha precedenti limitati: si avvicina più a una rilettura che a una cancellazione. Il disco non scompare; cambia corpo. E in un’industria musicale dove gli album collaborativi sono spesso il punto più alto di una carriera, la possibilità di «sfacciarlo» e ricostruirlo dall’interno è un gesto che pochi artisti compiono, perché richiede di accettare che la versione originale, con tutti i suoi difetti, resti un riferimento ineliminabile.
Le esibizioni cancellate e la logica della conseguenza
Parallelamente all’annuncio di Wavves, Max Bemis ha cancellato una serie di date acustiche. Non si tratta di un evento isolato: la cancellazione di un ciclo di esibizioni dal vivo, soprattutto in formato acustico, è una decisione che implica la perdita di un rapporto diretto con il pubblico e di un momento di esposizione che per molti musicisti indipendenti rappresenta la colonna vertebrale della stagione. Il fatto che due conseguenze — la rincisione da parte di Wavves e la cancellazione delle date da parte di Bemis — si siano innestate l’una sull’altra nelle stesse settimane suggerisce una dinamica in cui la risposta professionale e la risposta personale procedono su binari separati ma simultanei.
Il disco collaborativo come forma a rischio strutturale
Il formato dell’album collaborativo è, per sua natura, il più esposto a questo tipo di crisi. A differenza di un disco solista, dove l’artista può gestire in prima persona la propria immagine e il proprio percorso, il progetto condiviso crea una interdipendenza che non si scioglie con una nota legale o una rimozione da una piattaforma di streaming. La voce di Bemis dentro le canzoni di Wavves, e viceversa, è un tessuto che si tocca, si respira, si riconosce. Rincidere significa ammettere che quel tessuto non è più integro, e che l’unica via per salvare la struttura compositiva è sostituirla con un altro corpo sonoro. È una scelta che ha un costo in termini di tempo, di risorse e di identità: il disco nuovo sarà inevitabilmente diverso, e chi lo ascolterà dovrà confrontarsi con la consapevolezza che esiste un’ombra, una versione precedente che non è più quella ufficiale.
La vicenda si colloca in un momento in cui l’industria musicale indipendente americana sta rinegoziando i termini della collaborazione artistica. Non si tratta di un caso isolato di polemica, ma di una prova concreta di come il lavoro di studio, la voce, il corpo dell’interprete e la reputazione personale siano intrecciati in un modo che le formule contrattuali tradizionali non riescono a risolvere. Wavves ha scelto di affrontare il problema dentro la musica, non fuori. La rincisione, in questo senso, è la risposta più radicale e più onesta che un gruppo possa dare: non si nasconde dietro un comunicato, non si appella a una commissione, non chiede scuse. Si rimette al lavoro. E in un’epoca in cui le reazioni pubbliche tendono a essere immediate, performative, e spesso irreversibili, il gesto di tornare in studio e rifare le cose dal vivo, nota per nota, conserva una dignità che va oltre la notizia stessa.
