
Copertina generata per le notizie di spettacolo del 2026-09-05. Immagine generata con intelligenza artificiale. Rappresentazione illustrativa, non fotografia documentaria.
Lav Diaz a Venezia con ‘Let Us Through, Dear Ancestors’: il regista annuncia False Prophets e l’adattamento del Noli Me Tangere
Il Festival di Venezia accoglie nel 2026 una delle presenze più attese della cinematografia mondiale: Lav Diaz porta in laguna Let Us Through, Dear…
Lav Diaz a Venezia con ‘Let Us Through, Dear Ancestors’: il regista annuncia False Prophets e l’adattamento del Noli Me Tangere
Il Festival di Venezia accoglie nel 2026 una delle presenze più attese della cinematografia mondiale: Lav Diaz porta in laguna Let Us Through, Dear…
Il Festival di Venezia accoglie nel 2026 una delle presenze più attese della cinematografia mondiale: Lav Diaz porta in laguna Let Us Through, Dear Ancestors, il suo nuovo lungometraggio, e nel corso della presentazione annuncia due progetti che segnano la prossima fase del suo percorso autoriale. La notizia, pubblicata in esclusiva da Variety il 5 settembre, conferma come il regista filippino continui a muoversi ai margini delle logiche industriali dominanti, mantenendo una traiettoria che intreccia memoria storica, identità nazionale e forma cinematografica radicale.
Un titolo come invocazione collettiva
Il nome stesso del film, Let Us Through, Dear Ancestors, funziona come una formula rituale: un’appello rivolto a chi non c’è più, una richiesta di passaggio che trasforma lo schermo in soglia. Non si tratta di un titolo descrittivo, ma di una performatività linguistica che anticipa il gesto del cinema diaziano: la proiezione come rito, la sala come spazio di convocazione. La scelta di presentare l’opera a Venezia, nel cuore della stagione dei festival europei, inserisce il film in un circuito di visibilità internazionale che va oltre i confini dell’Asia sud-orientale e colloca il cinema filippino contemporaneo al centro del dibattito sulla rappresentazione storica e postcoloniale.
La distribuzione internazionale passa per Heretic
Il film è stato acquisito per la distribuzione internazionale da Heretic, una società di vendite che opera nel segmento del cinema d’autore a livello globale. L’accordo, reso noto da Deadline a fine agosto, garantisce che Let Us Through, Dear Ancestors non resti confinato in circuiti di nicchia o in mercati regionali, ma raggiunga sale e piattaforme in più aree geografiche. Per un regista che ha costruito la propria carriera su tempi dilatati, strutture non lineari e una grammatica visiva che rifiuta i ritmi del prodotto commerciale, la presenza di un partner distributivo strutturato è un passaggio industriale significativo: significa che la forma estrema può coabitare con la circolazione capillare senza essere ridotta a curiosità etnografica.
False Prophets e il nodo della profezia
Nella stessa occasione, Diaz ha annunciato la preparazione di un film intitolato False Prophets. Il titolo evoca immediatamente il tema della legittimazione del potere attraverso il racconto, della narrazione che si impone come verità e della sua decostruzione. Senza anticipare contenuti che non sono stati ancora resi pubblici, il semplice annuncio inserisce il progetto in una linea di pensiero che attraversa la storia filippina e, più ampiamente, la riflessione sul rapporto tra autorità narrativa e consenso. Nel cinema di Diaz, i personaggi non commentano: subiscono, resistono, sopravvivono. Il titolo suggerisce che la prossima opera potrebbe interrogare chi parla in nome di altri, chi trasforma la parola in strumento di controllo.
L’adattamento del Noli Me Tangere: un gesto culturale di portata nazionale
Il secondo progetto annunciato è forse il più ambizioso: l’adattamento cinematografico di Noli Me Tangere, il romanzo di Jose Rizal pubblicato nel 1887 e considerato il fondamento letterario dell’identità nazionale filippina. Rizal, medico e intellettuale, scrisse l’opera come denuncia della dominazione coloniale spagnola; il libro divenne presto un testo fondativo, una sorta di costituzione simbolica di un popolo in formazione. Portarlo sullo schermo significa affrontare una materia che è insieme letteratura, storia politica e mito fondativo. Per un regista la cui filmografia è già attraversata dalla storia coloniale e postcoloniale delle Filippine, l’adattamento di Rizal non è un esercizio di traduzione meccanica ma un atto di rielaborazione: come si trasforma in immagine una prosa che ha generato un’intera nazione? Come si rappresenta il dolore collettivo senza ridurlo a spettacolo? Queste sono le domande che il progetto pone, e che la scena cinematografica internazionale attende con attenzione.
La posizione di Diaz nel panorama contemporaneo
A differenza di gran parte del cinema d’autore attuale, che si muove tra festival e streaming in un circuito relativamente chiuso, Diaz occupa uno spazio ibrido: è un regista di respiro mondiale le cui opere trattano storie radicalmente locali, e la cui forma — i tempi lunghissimi, il rifiuto del montaggio convenzionale, la fisicità degli attori — resiste alla logica della serialità e della frammentazione. L’annuncio di due nuovi progetti a distanza ravvicinata segnala una produttività inaspettata per un autore che ha sempre lavorato con cadenze distese. La scelta di Venezia come palcoscenico per il lancio non è casuale: il festival veneziano, dalla sua nascita nel 1932, è il luogo in cui il cinema si misura con la propria funzione civile e rappresentativa, al di là del mercato. Presentare lì un film sugli antenati e annunciare un adattamento di Rizal significa rivendicare una funzione del cinema che va oltre l’intrattenimento: quella di memoria, di responsabilità, di parola tenuta per conto di chi non ha più voce.
