
Dalla Stazione Spaziale l’aurora sembra irreale: il video più spettacolare della missione εpsilon
Dalla Stazione Spaziale l’aurora sembra irreale: il video più spettacolare della missione εpsilon
Un nastro verde attraversa l’oscurità, si piega, ondeggia e sembra avvolgere il profilo della Terra.
Un nastro verde attraversa l’oscurità, si piega, ondeggia e sembra avvolgere il profilo della Terra. Sopra, il cielo nero dello spazio. Sotto, un fenomeno naturale che dalla superficie osserviamo raramente nella sua interezza.
È difficile descrivere con una fotografia ciò che Sophie Adenot ha visto dalla Stazione Spaziale Internazionale. Per questo l’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea ha aspettato di poter condividere anche il timelapse.
Il risultato è un video di poco più di un minuto che mostra quella che la stessa Adenot ha definito l’aurora più spettacolare osservata, almeno fino a questo momento, durante la missione εpsilon.
Il filmato è stato realizzato durante il giorno 139 della missione, mentre la Stazione Spaziale si trovava alla sua orbita numero 2155 dall’inizio dell’esperienza di Adenot nello spazio. La sequenza mostra una grande aurora australe trasformarsi continuamente sotto la Stazione, come un enorme velo luminoso sospeso sopra il pianeta.
Un nastro verde che danza sotto la Stazione Spaziale
Osservata dallo spazio, un’aurora cambia completamente prospettiva.
Dalla Terra siamo abituati a guardarla dal basso, con le luci che occupano il cielo. Dalla Stazione Spaziale Internazionale il fenomeno appare invece sotto gli astronauti e lungo la curvatura del pianeta.
Nel video realizzato da Sophie Adenot, la luce verde sembra formare un confine mobile tra la Terra e lo spazio. La struttura cambia continuamente: si allarga, si restringe e crea enormi pieghe luminose che diventano particolarmente evidenti grazie al timelapse.
Adenot ha raccontato di quanto sia facile perdersi nella magia del momento osservando quel nastro luminoso muoversi sotto la Stazione. Anche la musica che accompagna il filmato è stata scelta con l’obiettivo di avvicinare chi guarda alle emozioni provate dall’astronauta durante l’osservazione.
Non è la prima aurora incontrata dall’equipaggio durante la missione. Le immagini condivise in precedenza raccontano però quanto alcuni eventi riescano a sorprendere anche chi vive per mesi in orbita.
In occasione di un’altra aurora particolarmente intensa, Adenot aveva raccontato che la luminosità era stata sufficiente a colorare di verde persino l’interno della Stazione e che i normali parametri utilizzati per fotografare il fenomeno non erano più adeguati. In quei momenti, anche gli astronauti finiscono per contendersi il posto migliore davanti a un finestrino.
Come nasce un’aurora
La bellezza del fenomeno nasconde un processo che comincia molto lontano dalla Terra.
Le aurore si formano quando particelle elettricamente cariche provenienti dal Sole vengono guidate dal campo magnetico terrestre verso le regioni superiori dell’atmosfera.
Quando queste particelle entrano in collisione con gli atomi presenti ad alta quota, viene liberata energia sotto forma di luce.
È così che nascono le grandi strutture luminose visibili soprattutto nelle regioni vicine ai poli.
L’attività del Sole ha quindi un ruolo diretto nel fenomeno. Le aurore sono una delle manifestazioni più spettacolari di ciò che viene definito “meteo spaziale”, l’insieme delle condizioni generate dall’attività solare e dalla sua interazione con l’ambiente intorno alla Terra.
Il colore verde che domina molte delle immagini è quello che più facilmente associamo alle aurore, ma il fenomeno può presentare tonalità e strutture differenti a seconda delle condizioni in cui avviene l’interazione con l’atmosfera.
Dallo spazio, tutto questo appare su una scala completamente diversa.
Non c’è soltanto una porzione di cielo illuminata. È possibile percepire l’estensione del fenomeno lungo il pianeta e osservare le grandi strutture mentre cambiano forma.
Le fotografie degli astronauti possono servire anche alla scienza
Immagini come quelle realizzate da Sophie Adenot hanno un valore immediatamente spettacolare, ma non necessariamente soltanto estetico.
L’ESA studia da anni il modo in cui le fotografie delle aurore realizzate dagli astronauti possano essere trasformate in dati utilizzabili per la ricerca.
Conoscendo con precisione il momento in cui è stata scattata una fotografia e la direzione in cui era orientata la fotocamera, gli scienziati possono ricostruire informazioni sulla posizione e sulle dimensioni del fenomeno.
Le osservazioni dalla Stazione Spaziale possono integrare quelle effettuate dai satelliti e dalle telecamere a terra. Alcune aurore possono inoltre raggiungere altitudini molto elevate, tanto che la Stazione Spaziale può trovarsi in particolari condizioni a muoversi attraverso le regioni interessate dal fenomeno.
È uno dei casi in cui la documentazione della vita nello spazio può trasformarsi in qualcosa di più.
Una fotografia realizzata perché un astronauta trova bellissimo ciò che vede fuori dal finestrino può contenere informazioni utili a capire meglio l’ambiente intorno al nostro pianeta.
La prima missione nello spazio di Sophie Adenot
Il video arriva durante εpsilon, la prima missione di Sophie Adenot sulla Stazione Spaziale Internazionale.
L’astronauta ESA è partita il 13 febbraio 2026 a bordo di una capsula SpaceX Dragon. La durata prevista della missione è di circa nove mesi, tra le Expeditions 74 e 75.
Nel corso della permanenza in orbita, Adenot sta lavorando a esperimenti scientifici e attività tecnologiche, ma sta anche documentando la Terra attraverso fotografie e video.
La missione è stata chiamata εpsilon partendo dalla lettera greca utilizzata in matematica per indicare una piccola quantità. Il significato scelto dall’ESA richiama l’idea di contributi apparentemente piccoli che, insieme, possono produrre un impatto importante.
Il timelapse dell’aurora sembra quasi una rappresentazione perfetta di questo concetto.
Una persona guarda fuori da un finestrino a centinaia di chilometri dalla Terra, prepara una fotocamera e registra una sequenza di immagini.
Il risultato permette a milioni di persone di osservare per poco più di un minuto qualcosa che, fino a pochi decenni fa, nessun essere umano avrebbe potuto vedere da questa prospettiva.
La Terra vista da fuori continua a sembrare irreale
Siamo ormai abituati alle immagini provenienti dallo spazio.
Satelliti, sonde, telescopi e astronauti producono ogni giorno una quantità enorme di fotografie e video. Il rischio è che persino immagini straordinarie diventino parte del normale flusso di contenuti che scorriamo su uno schermo.
Poi arriva un video come questo.
Non mostra un nuovo pianeta e non annuncia una scoperta destinata a cambiare la storia della scienza. Mostra qualcosa che avviene sulla Terra da sempre.
È la prospettiva a fare la differenza.
Per settantasette secondi osserviamo il nostro pianeta come lo vede un astronauta: un enorme nastro verde che danza nell’oscurità, senza confini visibili e con lo spazio subito sopra.
Sophie Adenot l’ha definita l’aurora più spettacolare della missione εpsilon fino a questo momento.
Quel “fino a questo momento” lascia aperta una possibilità affascinante.
La sua missione continua, la Stazione continuerà a girare intorno alla Terra e, prima del ritorno a casa, fuori da quel finestrino potrebbe esserci ancora qualcosa di più incredibile.

