Gelato in cono, immagine di apertura sul rincaro dei gelati confezionati

Gelato in cono. Foto: distillated/Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0. Immagine ridimensionata.

Gelati confezionati, prezzi aumentati del 40% in cinque anni: la shrinkflation spiega solo una parte

I gelati confezionati costano in media il 39,6% in più rispetto a cinque anni fa. Grammature ridotte e rincari fino al 75% al chilo.

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Gelati confezionati, prezzi aumentati del 40% in cinque anni: la shrinkflation spiega solo una parte

I gelati confezionati costano in media il 39,6% in più rispetto a cinque anni fa. Grammature ridotte e rincari fino al 75% al chilo.

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In cinque anni i prezzi dei gelati confezionati sono cresciuti in media del 39,6%, con aumenti che per alcuni prodotti raggiungono il 75% al chilo. La riduzione delle dimensioni di stecchi, biscotti e coppette ha contribuito al fenomeno, ma la cosiddetta shrinkflation non basta a spiegare da sola il conto più salato pagato dai consumatori.

Foto: distillated / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0. Immagine ridimensionata.

Il quadro emerge da una nuova analisi pubblicata da Altroconsumo, che confronta prezzi, grammature e composizione di numerosi gelati con i dati del 2021. L’associazione segnala come i rincari siano proseguiti anche per molti prodotti che non hanno cambiato formato, indicando un intreccio fra inflazione alimentare, costi energetici e logistici, materie prime e politiche commerciali differenti tra marchi.

Magnum, Maxibon e Coppa del Nonno sono diventati più piccoli

Tre esempi mostrano in modo immediato il funzionamento della shrinkflation. Il Magnum Classic è passato da 79 a 75 grammi, la Coppa del Nonno da 72 a 65 grammi e il Maxibon da 102 a 96 grammi. La riduzione della porzione non è stata accompagnata da un calo proporzionale del prezzo.

Rispetto al 2021, il prezzo per singola porzione risulta aumentato del 26% per Magnum Classic, del 43% per Maxibon e del 25% per Coppa del Nonno. Il confronto al chilo rende l’incremento ancora più evidente: +32% per Magnum, +53% per Maxibon e +38% per Coppa del Nonno.

La porzione più piccola non sembra inoltre produrre un vantaggio nutrizionale particolarmente significativo. Secondo il confronto, calorie e quantità di grassi per unità sono rimaste spesso simili o sono diminuite solo lievemente. In alcuni casi sono cambiate anche le ricette, per esempio con la sostituzione del burro con grasso di cocco.

I rincari maggiori riguardano anche formati invariati

Il dato più importante dell’indagine è che la riduzione delle grammature riguarda una minoranza dei prodotti esaminati. Molti gelati sono diventati sensibilmente più costosi pur mantenendo la stessa porzione. Tra gli stecchi ricoperti, gli aumenti al chilo rilevati vanno dall’11% di Valsoia al 75% di Nuii Ice Cream Adventure. Nel mezzo si collocano Conad con il 35%, Gruvi Sammontana con il 41% ed Eurospin con il 50%.

Anche tra i coni le differenze sono marcate: il Cono Esselunga registra un incremento del 20% al chilo, quello Coop del 27%, Cinque Stelle Sammontana del 43% e Cornetto Algida di quasi il 60%. Variazioni tanto distanti tra prodotti comparabili rendono difficile attribuire l’aumento a una sola causa.

I dati si inseriscono in una crescita più ampia dei prezzi alimentari. Altroconsumo, richiamando le serie Istat, indica per i gelati un aumento cumulato del 39,6% in cinque anni, con un balzo del 13% nel 2022 e un ulteriore 16% nel 2023. Le rilevazioni aggiornate possono essere consultate nella sezione dedicata ai prezzi al consumo dell’Istat.

Perché il prezzo al chilo è il confronto più utile

Numero di pezzi e prezzo totale della confezione possono nascondere differenze importanti. Un esempio è Cornetto Algida, disponibile sia nel formato da sei pezzi da 75 grammi sia nella confezione da otto pezzi da 60 grammi. L’opzione con più cornetti non è necessariamente più conveniente: nell’analisi il formato 6×75 grammi costa circa 13,32 euro al chilo, mentre quello 8×60 grammi arriva a circa 14,50 euro.

Per confrontare correttamente i prodotti è quindi necessario controllare prezzo al chilo, peso della singola porzione e quantità complessiva, senza fermarsi al numero di gelati indicato sulla parte anteriore della confezione. È proprio l’aumento della trasparenza l’obiettivo degli obblighi informativi introdotti nel Codice del consumo per segnalare le riduzioni di quantità non accompagnate da una diminuzione proporzionale del prezzo.

Il tema si collega anche alla più ampia formazione dei prezzi nella grande distribuzione. Nel gennaio 2026 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine conoscitiva sulla GDO e sulla filiera agroalimentare, rilevando che tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari erano aumentati del 24,9%, quasi otto punti in più rispetto all’indice generale dei prezzi al consumo.

Fonti

Altroconsumo: Gelati più cari, quanto incide davvero la shrinkflation?
Istat: statistiche e comunicati sui prezzi
AGCM: indagine conoscitiva su GDO e filiera agroalimentare

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