
Courtesy Galleria d'Arte Maggiore g.a.m. Bologna | Paris | Venezia
Giorgio Morandi a Parigi: «Un lieu de l’infini» alla Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. tra silenzi pascaliani e dialoghi contemporanei
Un lieu de l’infini / Un luogo dell’infinito Sede: Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., 208 Boulevard Saint Germain, 75007 Parigi Periodo: 6 Ottobre – 5…
Giorgio Morandi a Parigi: «Un lieu de l’infini» alla Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. tra silenzi pascaliani e dialoghi contemporanei
Un lieu de l'infini / Un luogo dell'infinito Sede: Galleria d'Arte Maggiore g.a.m., 208 Boulevard Saint Germain, 75007 Parigi Periodo: 6 Ottobre – 5…
In Sintesi: La Mostra e i Dialoghi
- Mostra: GIORGIO MORANDI. Un lieu de l’infini / Un luogo dell’infinito
- Sede: Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., 208 Boulevard Saint Germain, 75007 Parigi
- Periodo: 6 Ottobre – 5 Novembre 2026 (Inaugurazione in apertura di stagione parigina)
- Curatela & Dialoghi: Opere capitali di Giorgio Morandi a confronto serrato con Josef Albers, Lucio Fontana, Ettore Spalletti e Lee Ufan; omaggi di Arman, Bertozzi & Casoni, César, Dadamaino.
- Nuovo Volume d’Arte: Presentazione internazionale del libro «Giorgio Morandi. Mark Rothko» edito da Fondazione Calarota e Dario Cimorelli Editore, con testi di Christopher Rothko e contributi della National Gallery of Art di Washington D.C.
- Genesi Critica: A 40 anni dall’iconica monografica all’Hôtel de Ville di Parigi (1987) voluta da Bernadette Chirac e introdotta da Franco Solmi, la mostra indaga la “condizione Morandi” come forma di resistenza estetica contro i conformismi dell’era tecnologica.
«Il silenzio eterno di questi spazi infiniti mi sgomenta». Nel celebre frammento dei Pensieri di Blaise Pascal risiede la chiave d’accesso più limpida ed enigmatica all’universo di Giorgio Morandi (1890–1964). Estraneo alle mode effimere, eppure mai indifferente al battito segreto del Novecento, il maestro bolognese ha attraversato indenne le convulsioni avanguardistiche e le tragedie storiche del suo secolo per consegnarci una pittura che non cessa di stupire per la sua radicale, silenziosa attualità.
Dal 6 ottobre al 5 novembre 2026, la sede parigina della Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. (208 Boulevard Saint Germain, nel cuore pulsante di Saint-Germain-des-Prés) apre le proprie porte alla mostra «GIORGIO MORANDI. Un lieu de l’infini / Un luogo dell’infinito». Un progetto espositivo di respiro museale che sceglie la capitale francese per rinnovare una promessa critica formulata quasi quarant’anni fa: dimostrare come le bottiglie, le ciotole, i vasi di polvere e le geometrie metafisiche del solitario di via Fondazza non appartengano alla quiete rassicurante della nostalgia, bensì all’avamposto più lucido della modernità contemporanea.

La “Condizione Morandi”: dall’Hôtel de Ville del 1987 al Boulevard Saint Germain
Per comprendere la genesi di questa esposizione occorre riavvolgere il nastro del tempo fino al 1987, quando Madame Bernadette Chirac volle con forza all’interno dell’Hôtel de Ville di Parigi una memorabile retrospettiva monografica su Morandi, realizzata in stretta collaborazione con il Comune di Bologna. Nel saggio introduttivo di quel catalogo storico, il critico Franco Solmi coniò un’espressione destinata a fare epoca: la “condizione Morandi”.
Scriveva Solmi in pagine di straordinaria preveggenza:
«Le immagini emblematiche di Morandi sembrano fissarsi al centro pericoloso, o ai confini di un tema diffuso di rivolta, di un rifiuto insinuante e ormai un po’ più rumoroso del sistema dei codici che oggi sono giunti a minacciare la sostanza segreta dello stile individuale […] Se l’immagine pittorica di oggi, e forse di un ipotetico domani, riuscisse davvero a riconoscersi diversa benché fedele a se stessa, potrebbe rivelarsi uno dei rari strumenti di resistenza contro i conformismi infiniti che connotano l’immaginario, anche estetico, dell’era elettronica. Trasgressione e resistenza, non negazione assoluta, perché l’arte, e in particolare quella di Giorgio Morandi, può esistere, durare nel tempo e al di fuori del tempo della cronaca, ma soltanto per fondare la propria modernità, il proprio presente imprescindibile».
Solmi individuava nel pittore bolognese colui che aveva saputo ricomporre nell’unità inquieta ma saldissima di uno stile inconfondibile «le tensioni brucianti e le dialettiche formali» dell’esistenza. Quell’interrogativo sul significato della presenza e del distacco, dell’attualità e dell’inattualità, torna a manifestarsi oggi nella galleria di Boulevard Saint Germain non come esercizio rievocativo, ma come interrogazione aperta sul nostro presente iper-connesso e saturato di stimoli visivi effimeri.

I Quattro Grandi Dialoghi: Spalletti, Lee Ufan, Albers e Fontana
Fedele all’ambizioso progetto scientifico coltivato negli anni dalla famiglia Calarota, la mostra non isola Morandi nella teca del maestro intoccabile, ma ne riattiva la forza dirompente mettendolo a confronto diretto con le figure cardine della ricerca astratta, spaziale e concettuale del secondo dopoguerra e del contemporaneo.
1. Ettore Spalletti: Il duetto fra due soprani
Il percorso espositivo si apre con l’accostamento tra una delicata Natura morta morandiana e le stesure d’impasto cromatico di Ettore Spalletti (1940–2019). Questo incontro recupera la storica mostra allestita nel 2014/2015 nella sede madre della Galleria d’Arte Maggiore a Bologna, dove Spalletti scelse di ridipingere personalmente le pareti delle sale espositive con un tenue color crema, trasformando la galleria in un’opera d’arte totale. Come sintetizzò magistralmente Francesco Bonami, quell’accostamento rappresentò un autentico «duetto fra due soprani: leggerezza e potenza». Le geometrie morbide e le superfici polverose di Spalletti dialogano con i contorni vibranti degli oggetti di Morandi in un’unica atmosfera sospesa, dove il tempo sembra rallentare fino a dissolversi.

2. Lee Ufan: L’intimità meditativa del segno
Uno dei nuclei emotivi di maggiore intensità è rappresentato da una Natura morta del 1941 di eccezionale rilievo storico: l’opera proviene infatti dalla collezione privata di Francesco Arcangeli, lo storico dell’arte bolognese legato a Morandi da un sodalizio profondo e tormentato, ed è reduce dalla recente grande rassegna di Palazzo Reale a Milano. La tela è posta in relazione diretta con le stesure segniche del maestro sudcoreano Lee Ufan (prestito reso possibile grazie alla collaborazione della Galleria Lorenzelli di Milano).
Il dialogo, già presentato con grande successo da Maggiore g.a.m. nel 2017 a The Armory Show di New York, rende tangibile la convergenza tra due mondi geograficamente distanti ma spiritualmente gemelli: ogni soggetto è calibrato con austera contemplazione, ogni tocco di pennello è pesato con un’intimità quasi rituale. Ne scaturisce una zona liminare in cui la figurazione tende vertiginosamente verso l’astrazione e l’astrazione si materializza come impronta corporea della pittura.

3. Josef Albers: L’ostinazione seriale e il rigore dello spazio
Una terza Natura morta di Morandi, la cui volumetria compositiva si addensa in blocchi serrati e squadrati, si confronta con l’iconica serie Homage to the Square di Josef Albers (1888–1976). Un’intuizione critica folgorante voluta dal fondatore Franco Calarota: sia Albers con il quadrato concentrico che Morandi con le sue forme oggettuali lavorano sulla serialità ostinata per indagare l’autonomia assoluta del colore. In entrambi i maestri, il pigmento cromatico non si limita a rivestire la superficie, ma agisce come forza architettonica capace di generare profondità, pesi visivi e varchi prospettici su piani differenti.

4. Lucio Fontana: La luce fenomenizzata e il varco verso l’infinito
Il quarto confronto mette a fuoco la materia stessa della visione: la luce. Quella luce gessosa, calda e impalpabile che Morandi sa far lievitare dagli strati di pigmento incontra la luce che erompe dai fendenti dei celebri Tagli di Lucio Fontana (Concetto spaziale, Attese). Questo ardito accostamento concettuale — analizzato per la prima volta da Maria Cristina Bandera nella mostra al CAMeC di La Spezia nel 2025 — richiama l’indagine condotta da Maggiore g.a.m. nel 2022 nel confronto tra Morandi e Joseph Beuys.
Se per Giorgio Morandi dipingere significa «stringere le maglie del linguaggio pittorico fino a fenomenizzare l’invisibile», per Lucio Fontana è il gesto netto sulla tela che squarcia il supporto bidimensionale per aprire «un varco verso l’infinito, un passo irreversibile verso la libertà dell’arte».

Gli Omaggi: da Arman a Dadamaino, César e Bertozzi & Casoni
Ad arricchire la trama narrativa della mostra parigina contribuisce una selezione di omaggi eseguiti da figure di primo piano del Novecento e della ricerca contemporanea:
- Dadamaino: i suoi celebri Volumi e rilievi ottico-dinamici a moduli sfasati, capaci di far dialogare il vuoto e la luce con la medesima purezza geometrica ricercata da Morandi;
- Arman: con le sue accumulazioni oggettuali che rovesciano la quiete morandiana nella bulimia consumistica della società industriale;
- César: scultore della materia compressa e delle metamorfosi metalliche;
- Bertozzi & Casoni: la maestria ceramica iperrealista che trasforma gli scarti del vivere quotidiano in allegorie moderne della caducità.
L’Uscita del Volume «Giorgio Morandi. Mark Rothko»
L’inaugurazione della mostra parigina coincide con un evento editoriale di rilievo internazionale: la pubblicazione del volume «Giorgio Morandi. Mark Rothko», edito congiuntamente dalla Fondazione Calarota e da Dario Cimorelli Editore.
Il libro rappresenta il compimento dell’ultima grande intuizione storico-critica di Franco Calarota, fondatore di Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., scomparso dopo aver dedicato oltre quarant’anni alla valorizzazione di Morandi nel mondo. La pubblicazione si avvale della collaborazione di prestigiose istituzioni internazionali, prima fra tutte la National Gallery of Art di Washington D.C. e la Fondazione Rothko, rappresentata dal contributo del figlio dell’artista, Christopher Rothko. Il testo approfondisce le straordinarie risonanze mistiche e spaziali tra la ricerca del maestro bolognese e i campi cromatici pulsanti di Mark Rothko, disvelando come entrambi abbiano cercato, per vie divergenti ma convergenti, di catturare l’assoluto sulla tela.
Archivio Video: Il progetto «Giorgio Morandi – Joseph Beuys: Imaginary Dialogue» promosso da Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., antecedente filologico del dialogo spaziale oggi a Parigi.
Scheda Informativa & Coordinate della Mostra
| Titolo Mostra | GIORGIO MORANDI — Un lieu de l’infini / Un luogo dell’infinito |
| Sede Espositiva | Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. — Paris 208 Boulevard Saint Germain, 75007 Paris, Francia |
| Date di Apertura | 6 Ottobre – 5 Novembre 2026 |
| Orari di Visita | Martedì – Sabato: ore 11:00 – 13:00 e ore 14:00 – 19:00 (Domenica e Lunedì chiuso) |
| Artisti in Dialogo | Josef Albers, Lucio Fontana, Ettore Spalletti, Lee Ufan. Omaggi di: Arman, Bertozzi & Casoni, César, Dadamaino. |
| Volume Correlato | «Giorgio Morandi. Mark Rothko» — Fondazione Calarota / Dario Cimorelli Editore |
| Sito Ufficiale Galleria | www.maggioregam.com (Bologna · Paris · Venezia) |
| Ufficio Stampa & Media | Presspartners Communication — Francesco Gattuso (Tel: +39 335 678 6974 / Email: presspartnerscommunication@gmail.com) |
Domande Frequenti (FAQ)
Quando si tiene la mostra di Giorgio Morandi a Parigi?
La mostra «Giorgio Morandi. Un lieu de l’infini» è aperta al pubblico dal 6 ottobre al 5 novembre 2026 presso la Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. a Parigi.
Dove si trova la Galleria d’Arte Maggiore a Parigi?
La sede parigina della galleria si trova al 208 Boulevard Saint Germain (75007 Paris), nel celebre quartiere di Saint-Germain-des-Prés.
Quali artisti sono messi in dialogo con Morandi in questa esposizione?
Le tele di Morandi sono esposte in dialogo con opere capitali di Ettore Spalletti, Lee Ufan, Josef Albers e Lucio Fontana, oltre a omaggi di Arman, Bertozzi & Casoni, César e Dadamaino.
Qual è l’opera storica di Morandi più rilevante esposta in mostra?
Tra i capolavori spicca la Natura morta del 1941, storicamente appartenuta alla collezione personale dell’illustre storico dell’arte Francesco Arcangeli e reduce dalla rassegna di Palazzo Reale a Milano.
Quale nuovo libro d’arte viene presentato in occasione della mostra?
Viene presentato in anteprima il volume «Giorgio Morandi. Mark Rothko» edito da Fondazione Calarota e Dario Cimorelli Editore, con contributi di Christopher Rothko e della National Gallery of Art di Washington D.C.
Quali sono gli orari di apertura e le modalità di visita?
La galleria è visitabile gratuitamente da martedì a sabato dalle ore 11:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 19:00. Domenica e lunedì chiuso.
