
Immagine editoriale per le notizie di gaming del 2026-07-25.
God of War Laufey ha una data: Faye guiderà la saga su PS5 dal 16 febbraio 2027
God of War Laufey uscirà su PS5 il 16 febbraio 2027. Faye diventa protagonista tra Everywhen, nuovi alleati e combattimenti più agili.
God of War Laufey ha una data: Faye guiderà la saga su PS5 dal 16 febbraio 2027
God of War Laufey uscirà su PS5 il 16 febbraio 2027. Faye diventa protagonista tra Everywhen, nuovi alleati e combattimenti più agili.
Ci sono annunci che chiedono un trailer lungo, una presentazione piena di dettagli e settimane di anticipazioni. Poi ce ne sono altri che funzionano con una data secca, perché il resto lo fa il peso del nome. God of War Laufey arriverà su PlayStation 5 il 16 febbraio 2027, e basta questa conferma per trasformare uno dei progetti più discussi di Santa Monica Studio in un appuntamento preciso sul calendario.

Per noi la notizia conta soprattutto per ciò che rappresenta. La serie non sta semplicemente preparando un nuovo viaggio dopo Ragnarök: sta cambiando prospettiva, affidando il centro della scena a Faye, la guerriera Jötnar che nei capitoli precedenti abbiamo conosciuto soprattutto attraverso ricordi, tracce e conseguenze delle sue scelte. Kratos resta una presenza fondamentale nell’identità della saga, ma questa volta il racconto parte da chi, fino a oggi, aveva mosso molti eventi senza poterli vivere davanti ai nostri occhi.
Il 16 febbraio 2027 comincia il viaggio di Faye

La data ufficiale fissa l’uscita di God of War Laufey al 16 febbraio 2027 su PS5. Al momento PlayStation non ha ancora comunicato il prezzo né aperto una campagna completa dedicata alle diverse edizioni, ma il gioco può già essere aggiunto alla lista dei desideri. È una comunicazione essenziale, quasi trattenuta, che lascia alla data il compito di riaccendere l’attenzione dopo la presentazione iniziale.
Laufey, conosciuta anche come Faye, si risveglia dopo la propria morte in un luogo che non appartiene ai regni già attraversati da Kratos e Atreus. La sua missione nasce da una minaccia molto concreta: i piani preparati per proteggere la sua famiglia sono in pericolo, e l’unico modo per difenderli è attraversare l’aldilà degli dèi. Non siamo quindi davanti a una semplice deviazione laterale o a un episodio costruito per riempire uno spazio tra due capitoli. Santa Monica Studio presenta Laufey come il prossimo ingresso principale nella serie.
Il passaggio dalla memoria all’azione cambia il modo in cui possiamo leggere Faye. Nei giochi precedenti il suo carattere emergeva attraverso ciò che aveva lasciato dietro di sé, dalle profezie alle decisioni prese prima della morte. Adesso saremo noi a seguirla nel momento in cui quelle decisioni rischiano di crollare. È un ribaltamento narrativo interessante, perché porta in primo piano un personaggio che conosciamo già, ma solo in modo incompleto.
L’Everywhen mescola dèi, magie e mitologie diverse

Il nuovo scenario si chiama Everywhen, un regno trascendente descritto come il punto da cui la magia nasce e al quale ritorna. Qui divinità e creature provenienti da mitologie differenti convivono, si scontrano e competono per il potere. L’idea allarga l’orizzonte della saga senza cancellare ciò che è venuto prima: dopo la Grecia e i Nove Regni nordici, God of War può muoversi tra tradizioni diverse senza dover scegliere subito una sola nuova mitologia come destinazione definitiva.
Faye incontra figure come Sekhmet e Begtse, entrambe poco inclini ad accogliere con gentilezza una guerriera appena comparsa nell’aldilà. La vera domanda, però, non riguarda soltanto chi abita questo luogo. Laufey dovrà capire perché si è risvegliata, cosa abbia spezzato il flusso naturale della magia e se l’Everywhen sia una via di ritorno oppure una prigione costruita su regole che nessuno comprende davvero.
Immaginiamo il primo impatto con questo spazio: Faye si rialza dopo il proprio funerale, riconosce la propria forza ma non il terreno sotto i piedi, e scopre che la morte non ha chiuso la sua storia. Intorno a lei non c’è il silenzio di un aldilà immobile, ma una realtà attraversata da conflitti, creature e poteri in competizione. È una situazione che conserva la scala epica tipica di God of War, ma la rende più instabile. Non stiamo soltanto esplorando un nuovo regno; stiamo entrando in un luogo dove perfino le regole della fine sembrano essersi inceppate.
Un combattimento più rapido, verticale e aggressivo

La differenza più evidente rispetto a Kratos dovrebbe emergere dal modo in cui Faye combatte. Santa Monica Studio ha descritto il suo stile attraverso velocità, controllo e inesorabilità, costruendo un sistema capace di collegare con maggiore fluidità gli attacchi a terra e quelli in aria. L’obiettivo è mantenere la fisicità e la brutalità della serie, ma con un ritmo più mobile e reattivo.
Il riferimento dichiarato combina l’immediatezza dei capitoli greci con la costruzione del mondo e l’attenzione ai personaggi dell’era norrena. In termini pratici, questo significa che Laufey non dovrebbe limitarsi a replicare il peso di Kratos con un modello diverso. La sua maggiore agilità apre possibilità offensive e difensive nuove, mentre la capacità di mantenere lo slancio tra un colpo e l’altro suggerisce combattimenti pensati per premiare continuità, precisione e gestione dello spazio.
Faye utilizzerà anche una spada leggendaria affidata alla custodia di Rue, uno dei personaggi che incontrerà nell’Everywhen. A questa arma si aggiungono i poteri legati alla sua identità di Mano dorata dei Jötnar. Una delle abilità mostrate le permette di separare l’anima di un nemico dal corpo con un colpo del palmo, quindi di attaccarla direttamente o scagliarla contro altri avversari. Spiegato senza formule complicate, il sistema trasforma l’anima in una parte attiva del combattimento: non è soltanto un effetto visivo, ma un elemento da usare per creare combo e controllare gruppi di nemici.
Una nuova protagonista senza cancellare l’eredità di Kratos

Il cambio di protagonista era destinato a dividere il pubblico, perché God of War è legato a Kratos da oltre vent’anni. Ridurre la scelta a una sostituzione, però, significa ignorare il modo in cui la saga recente ha costruito Faye. La sua assenza era già una presenza narrativa costante: aveva segnato il percorso di Kratos e Atreus, anticipato pericoli e lasciato decisioni che continuavano a produrre conseguenze ben dopo la sua morte.
Portarla davanti alla camera consente alla serie di esplorare un’identità diversa senza fingere che tutto debba ricominciare da zero. Faye è una guerriera, una leader, una madre e una figura legata alla storia dei Giganti. Può sostenere la violenza e la scala spettacolare richieste dal nome God of War, ma porta con sé motivazioni e fragilità differenti. È proprio questa distanza da Kratos a rendere il progetto interessante, non il tentativo di somigliargli.
Il cast rafforza questa scelta. Deborah Ann Woll torna a interpretare Faye dopo God of War Ragnarök, mentre Jack Quaid dà voce a Phranque, un curioso cubo cosmico, e Perlina Lau interpreta Rue, guardiana della spada che accompagnerà la protagonista. La struttura da piccolo gruppo d’avventura suggerisce che il viaggio non sarà dominato soltanto dalla solitudine, ma da relazioni capaci di alleggerire, complicare e mettere alla prova le convinzioni di Faye.
Il 16 febbraio 2027 non segnerà quindi soltanto l’arrivo di un’altra esclusiva PS5. Sarà il momento in cui scopriremo se God of War può cambiare voce senza perdere forza, spostando l’attenzione dal guerriero che abbiamo seguito per decenni alla donna che ha orientato la sua storia da lontano. La data è fissata. Adesso resta la parte più difficile: trasformare una protagonista a lungo immaginata in qualcuno che vorremo davvero seguire fino alla fine dell’Everywhen.
Materiale stampa disponibile pubblicamente tramite il comunicato stampa di Sony Interactive Entertainment.
