
La copertina di «Hydroelectric Sublime», volume fotografico sul paesaggio monumentale e idroelettrico dell'Emosson. Foto ufficiale Lars Müller Publishers.
«Hydroelectric Sublime»: il monumentale incontro tra ingegneria idroelettrica e natura alpina nel libro di Beatrice Gorelli e Keiichi Kitayama
Esploriamo «Hydroelectric Sublime» edito da Lars Müller Publishers: un viaggio visivo di tre anni nel Vallese svizzero tra la diga di Emosson, la centrale sotterranea Nant de Drance e la riflessione sul legame tra acqua, energia e civiltà.
«Hydroelectric Sublime»: il monumentale incontro tra ingegneria idroelettrica e natura alpina nel libro di Beatrice Gorelli e Keiichi Kitayama
Esploriamo «Hydroelectric Sublime» edito da Lars Müller Publishers: un viaggio visivo di tre anni nel Vallese svizzero tra la diga di Emosson, la centrale sotterranea Nant de Drance…
#Gifted Questo volume ci è stato inviato da Lars Müller Publishers per una recensione imparziale.
Nel cuore aspro e vertiginoso del Vallese svizzero, dove le pareti granitiche dell’arco alpino sfidano le quote più estreme, sorge uno dei complessi idroelettrici più imponenti e avveniristici del continente europeo. In questo teatro geologico primordiale, la grandiosità della natura incontra l’ambizione titanica della tecnica umana: la monumentale diga di Emosson e la centrale di pompaggio Nant de Drance, un colosso tecnologico nascosto in una caverna scavata a seicento metri di profondità nella roccia viva. Con il volume «Hydroelectric Sublime», la casa editrice elvetica Lars Müller Publishers consegna al pubblico un’opera di straordinario respiro visivo, frutto di un’indagine fotografica durata tre anni a firma di Beatrice Gorelli e Keiichi Kitayama (riuniti sotto il collettivo Les Hadrons).
Finalista del prestigioso Lucie Photo Book Prize 2024, il libro non si limita a celebrare una prodezza dell’ingegneria contemporanea, ma si interroga con rigore filosofico e sensibilità poetica sulla categoria estetica del “sublime”: come si ridefinisce il senso di timore e meraviglia di fronte a manufatti capaci di deviare fiumi, accumulare miliardi di litri d’acqua e governare i flussi energetici di intere nazioni? Attraverso un sapiente intreccio di fotografie panoramiche, vedute ipogee, saggi critici e testimonianze orali, l’opera svela le stratificazioni di un paesaggio in cui ecologia, geologia e modernità industriale convivono in un equilibrio tanto maestoso quanto precario.

1. Il sublime tecnologico nel cuore del Vallese: oltre il mito del paesaggio incontaminato
Dalle vedute romantiche settecentesche fino alla propaganda turistica novecentesca, l’immaginario alpino è stato a lungo alimentato dal mito di una wilderness inviolata e pura. La realtà territoriale della Svizzera contemporanea racconta tuttavia una storia ben diversa, in cui l’idrografia d’alta quota è stata metodicamente canalizzata per alimentare la transizione energetica e l’autonomia produttiva della Confederazione.
La regione di Emosson rappresenta l’epicentro simbolico di questa metamorfosi. Qui, il concetto classico di sublime teorizzato da Edmund Burke e Immanuel Kant — l’emozione sconvolgente generata dalla vastità incommensurabile e dalla forza distruttiva della natura — subisce una traslazione concettuale: diventa un sublime ingegneristico. La vertigine non scaturisce soltanto dalle cime innevate o dagli strapiombi glaciali, ma dalla vista del gigantesco muraglione ad arco in calcestruzzo che sbarra la valle, trasformando la forza cinetica delle acque di disgelo in una riserva pulsante di kilowattora.
Gorelli e Kitayama hanno approcciato questo territorio rifuggendo sia l’estetica asettica del rendering promozionale sia la facile retorica ecologista catastrofista. Il loro lavoro si colloca in una zona mediana densa e problematica: documentare la cicatrice fertile che l’uomo imprime alla montagna, rivelandone tanto la potenza visiva quanto la fragilità sistemica di fronte ai cambiamenti climatici e al ritiro progressivo dei ghiacciai circostanti.

2. L’odissea triennale di Les Hadrons: dentro la roccia dell’Emosson e Nant de Drance
La realizzazione di «Hydroelectric Sublime» ha richiesto un impegno logistico e fisico eccezionale. Tra il 2020 e il 2023, i due autori hanno percorso la vallata attraverso il ciclo completo delle quattro stagioni: dalle tempeste di neve invernali che isolano i cantieri d’alta quota alle estati torride che espongono i sedimenti limosi dei bacini di raccolta.
Il cuore pulsante dell’esplorazione visiva è rappresentato dalla discesa nelle viscere di Nant de Drance. Situata a circa seicento metri sotto la superficie terrestre, tra i bacini di Emosson e del Vieux Emosson, questa centrale di pompaggio e turbinaggio è una vera e propria cattedrale sotterranea lunga quasi duecento metri e alta oltre cinquanta. Le immagini scattate nel buio illuminato dai fasci alogeni restituiscono un senso di scala quasi fantascientifico: condotte forzate colossali, valvole idrauliche titaniche e turbine Francis allineate come idoli di una liturgia industriale contemporanea.
Il contrasto luministico tra l’abbagliante chiarore del cielo d’alta quota e la penombra umida delle gallerie di servizio crea una tensione narrativa costante all’interno del volume. Lo sguardo dei fotografi scivola con fluidità tra il macroscopico — le panoramiche delle gole alpine modellate dai millenni — e il microscopico, catturando le gocce di condensa sul metallo delle valvole, le crepe superficiali nel calcestruzzo invecchiato e i cavi ad alta tensione che attraversano le pareti di roccia come sinapsi artificiali.

3. L’estetica del cemento e il respiro della montagna: una lettura visiva
Sul piano prettamente fotografico, il duo Gorelli-Kitayama dimostra una padronanza compositiva di altissimo livello. Beatrice Gorelli, forte del suo background in visual communication e creative direction a Locarno, imprime agli scatti una rigorosa impalcatura formale: le linee diagonali dei coronamenti delle dighe tagliano il quadro con precisione geometrica, dialogando con i pendii scoscesi e le stratificazioni geologiche delle rocce adiacenti.
Keiichi Kitayama, forte della sua esperienza maturata tra Tokyo, Berlino e Losanna nella ritrattistica e nella narrazione cinematografica, arricchisce la serie di una sensibilità materica unica. La luce non è mai piatta: i riflessi del sole calante sullo specchio d’acqua artificiale dell’invaso rivelano texture metalliche e tonalità cromatiche che spaziano dal blu cobalto al verde smeraldo denso dei depositi minerali.
Le doppie pagine del volume sono costruite secondo accostamenti visivi dialettici: una campitura di calcestruzzo brutalista levigato dall’acqua viene posta a fronte di un dettaglio ravvicinato di licheni abbarbicati sul granito alpino; la curva sinuosa di una strada di servizio a tornanti risponde alle geometrie frastagliate di una morena glaciale. In questo continuo contrappunto tra organico e inorganico, naturale e artificiale, il libro supera il genere della fotografia di paesaggio tradizionale per approdare a un’indagine ontologica sulla presenza dell’uomo nella biosfera.

4. La voce della comunità: interviste, saggi ecologici e memoria locale
A scongiurare il rischio di un puro formalismo estetico interviene la solida struttura testuale e documentaria del libro. «Hydroelectric Sublime» non è soltanto un fotolibro da contemplare, ma un dispositivo polifonico di approfondimento culturale.
Il volume raccoglie i contributi teorici dell’antropologo Nicolas Nova (professore alla HEAD di Ginevra ed esperto di culture digitali ed ecologia materiale) e di Takako Itoh, che inquadrano il complesso idroelettrico nell’alveo dell’Antropocene e delle sfide geopolitiche legate alla risorsa idrica. Accanto all’analisi accademica, il libro dà voce a chi quel territorio lo vive e lo custodisce quotidianamente: tecnici delle sale di controllo, guardiani della diga, ingegneri idraulici, guide alpine e residenti dei villaggi a valle.
Dalle loro testimonianze emerge il ritratto di un patto faustiano ma necessario: l’idroelettrico garantisce il sostentamento economico e la stabilità della rete elettrica svizzera ed europea, ma esige in cambio una vigilanza instancabile, una manutenzione continua e l’accettazione di una trasformazione radicale e irreversibile della propria terra natia.

5. La cura editoriale di Lars Müller: grafica, ritmo e materialità dell’oggetto
Come in ogni produzione firmata Lars Müller Publishers, la veste grafica e cartotecnica gioca un ruolo determinante nell’esperienza di lettura. Il design editoriale, curato personalmente da Beatrice Gorelli in sinergia con lo studio zurighese, rispecchia i canoni del miglior graphic design elvetico:
- Formato monumentale: Le dimensioni generose di 24 × 30 cm consentono alle immagini panoramiche a tutta pagina di respirare, restituendo l’ampiezza prospettica dei bacini d’alta quota senza soffocare i margini;
- Scelta cartaria ad alta opacità: La carta patinata opaca da grammatura consistente offre una resa cromatica impeccabile sui neri profondi delle caverne sotterranee e una brillantezza controllata sui bianchi della neve alpina, priva di riflessi fastidiosi sotto luce artificiale;
- Rilegatura cartonata d’autore: La copertina rigida, impreziosita da una serigrafia sobria e da una fotografia applicata a filo, garantisce un’apertura a 180 gradi perfetta per la consultazione delle doppie pagine senza perdita di dettaglio nella piega centrale;
- Impaginazione tipografica rigorosa: La gabbia modulare asimmetrica accoglie i testi in lingua inglese con una spaziatura generosa, permettendo al lettore di alternare agevolmente momenti di sosta contemplativa a letture analitiche dei saggi storici.
Scheda Tecnica del Volume
| Dato Editoriale | Dettaglio Specifico |
|---|---|
| Titolo Completo | Hydroelectric Sublime |
| Autori e Fotografi | Beatrice Gorelli, Keiichi Kitayama (Les Hadrons) |
| Saggi e Contributi | Takako Itoh, Nicolas Nova |
| Progetto Grafico | Beatrice Gorelli |
| Casa Editrice | Lars Müller Publishers (Zurigo) |
| Formato e Rilegatura | 24 × 30 cm, Cartonato rigido (Hardcover) |
| Numero di Pagine | 176 pagine |
| Illustrazioni | 162 fotografie e tavole a colori e in bianco e nero |
| Lingua | Inglese |
| Codice ISBN | 978-3-03778-738-0 |
| Prezzo di Copertina | CHF 50.00 / EUR 50.00 / USD 55.00 |
| Riconoscimenti | Finalista Lucie Photo Book Prize 2024 |
Verdetto Editoriale
«Hydroelectric Sublime» è un volume raro e prezioso, capace di elevare la documentazione industriale a saggio visivo di primaria importanza. In un’epoca in cui il dibattito sulle energie rinnovabili rischia spesso di ridursi a formule astratte, il lavoro di Beatrice Gorelli e Keiichi Kitayama ci riporta con forza alla concretezza della materia: il peso del calcestruzzo, la pressione dell’acqua accumulata, il respiro cupo delle turbine ipogee e il silenzio monumentale delle vette alpine.
Per storici dell’architettura, appassionati di cultura visiva e amanti del paesaggio alpino contemporaneo, questo libro rappresenta un’acquisizione imprescindibile: una meditazione visiva profonda sull’impronta che lasciamo sulla Terra e sul prezzo estetico, umano e territoriale del nostro fabbisogno energetico.
Immagini ufficiali e scheda editoriale: Lars Müller Publishers.
