
Immagine editoriale per le notizie di libri del 2026-07-20.
L’amore è impossibile: la filosofia che libera il desiderio dal copione
Recensione di L’amore è impossibile di Darío Sztajnszrajber: otto tesi per liberare desiderio e relazioni dai copioni romantici.
L’amore è impossibile: la filosofia che libera il desiderio dal copione
Recensione di L’amore è impossibile di Darío Sztajnszrajber: otto tesi per liberare desiderio e relazioni dai copioni romantici.
#Gifted Questo prodotto ci è stato inviato da Edizioni Tlon per una recensione imparziale.

La chat è ferma da tre ore. Abbiamo scritto un messaggio, lo abbiamo cancellato, poi riscritto con un tono che speriamo sembri spontaneo. Nel frattempo cerchiamo segnali: l’ultimo accesso, una storia pubblicata, una parola usata due settimane prima. Diciamo di volere relazioni autentiche, ma spesso ci muoviamo dentro copioni precisissimi. Dobbiamo incontrare la persona giusta, capire subito che è diversa dalle altre, costruire una coppia, proteggerla, farla funzionare e possibilmente dimostrare che funziona. Quando qualcosa devia, la domanda arriva puntuale: perché non riusciamo ad amare come dovremmo?
L’amore è impossibile. Otto tesi filosofiche di Darío Sztajnszrajber, pubblicato in Italia da Edizioni Tlon nella traduzione di Valerio Siviello, prende questa domanda e la capovolge. Forse il problema non è la nostra incapacità di realizzare l’amore. Forse è l’idea che l’amore debba essere realizzato come un progetto con obiettivi, tappe e garanzie. L’impossibilità del titolo non è una sentenza nichilista e nemmeno il cinismo di chi ha smesso di credere nei legami. È il tentativo di sottrarre l’evento amoroso alle istituzioni, alle narrazioni commerciali e alla pretesa di renderlo prevedibile.
Il volume è corposo, 440 pagine nel formato 13,5 per 19, e appartiene alla collana Planetari Big. Non è un manuale sentimentale e non offre tecniche per comunicare meglio in coppia. È una macchina filosofica costruita per disturbare le certezze con cui organizziamo desiderio, famiglia, esclusività, primo amore e identità. La buona notizia è che lo fa con una scrittura viva, piena di scene e domande, senza rinchiudere il discorso in una stanza accademica.
“Impossibile” non significa inutile
Il titolo può sembrare una provocazione pensata per attirare chi ha appena chiuso una relazione. In realtà contiene la tesi centrale: l’amore è impossibile perché non coincide mai completamente con le forme attraverso cui proviamo a possederlo. Appena lo definiamo come coppia, progetto, reciprocità perfetta o completamento, qualcosa eccede la definizione. Il desiderio si sposta, il tempo cambia, l’altra persona resta irriducibile alle nostre aspettative.
Sztajnszrajber non usa l’impossibilità per svalutare l’esperienza. Fa il contrario. Se l’amore fosse soltanto l’esecuzione corretta di un modello, sarebbe una procedura. Potremmo misurarne il successo, correggere gli errori e replicarlo. Ma ciò che ci espone davvero all’amore è proprio la parte che non controlliamo: l’arrivo fuori tempo, la sproporzione, l’assenza di garanzie, l’incontro con qualcuno che non esiste per confermare la nostra immagine.
Questa prospettiva può irritare chi cerca una definizione stabile, ed è esattamente il suo scopo. Il libro non vuole sostituire il romanticismo con una nuova formula filosofica più raffinata. Vuole mostrare che ogni formula rischia di addomesticare l’evento. L’impossibile, qui, non è ciò che non accade. È ciò che accade senza lasciarsi chiudere del tutto nel linguaggio con cui proviamo a raccontarlo.
Otto tesi, otto modi di togliere sicurezza al copione
La struttura del volume è dichiaratamente filosofica. Le otto tesi affrontano l’amore come copia di un primo amore che forse non è mai esistito, come esperienza dell’impossibile e dell’ineffabile, come evento fuori tempo e incalcolabile. Il percorso passa poi attraverso il disamore, i condizionamenti istituzionali e l’alterità. Ogni tesi può essere letta in autonomia, e l’autore suggerisce perfino ordini diversi a seconda che si privilegi un approccio concettuale o emotivo.
Questa libertà di lettura non è un vezzo. Riproduce nella forma ciò che il libro sostiene sul contenuto. Non esiste un’unica sequenza corretta per arrivare alla verità dell’amore. Possiamo entrare dal punto che ci ferisce di più, saltare, tornare indietro, contraddirci. Il testo chiede partecipazione, non obbedienza.
La scelta delle tesi permette anche di mantenere una tensione costante. Non stiamo seguendo una storia lineare, ma un pensiero che cambia angolazione. A volte Sztajnszrajber lavora per paradossi, altre volte parte da una scena domestica, da un ricordo o da una parola comune e la apre fino a mostrarne il fondo politico. Il risultato è un libro che può essere sottolineato molto, ma che funziona meglio quando non trasformiamo ogni frase in una massima da condividere.
La famiglia, la sicurezza e il desiderio che resta fuori
Le pagine iniziali dedicate ai genitori dell’autore sono tra le più efficaci perché impediscono alla teoria di diventare un gioco astratto. Cinquant’anni insieme, abitudini ripetute, la stessa idea di felicità come tranquillità, un progetto familiare capace di tenere a distanza il rischio. Sztajnszrajber racconta quella coppia senza sarcasmo. Ne vede la tenerezza, la funzione protettiva e la storia di due persone segnate dalla necessità di sopravvivere.
Proprio questa delicatezza rende più forte la critica. Il problema non è la tradizione in sé, ma la regolamentazione che la trasforma nell’unica forma legittima. Quando il matrimonio, la famiglia eteronormativa e la divisione dei ruoli vengono presentati come natura, smettiamo di percepirli come istituzioni. Non descrivono semplicemente l’amore: lo ordinano, selezionano ciò che può apparire e ciò che deve essere rimosso.
Nel racconto emerge infatti un altro amore, tagliato via dalle fotografie e conservato nello stesso gesto che vorrebbe cancellarlo. L’immagine della foto mutilata è potente perché mostra quanto il passato continui a lavorare sotto la superficie dell’ordine. Ciò che non entra nel racconto ufficiale non scompare. Resta come mancanza, rabbia, possibilità non vissuta. L’amore impossibile è anche questo residuo che nessuna istituzione riesce a eliminare completamente.
Il primo amore che non è mai esistito
Una delle intuizioni più destabilizzanti riguarda l’idea del primo amore. Tendiamo a immaginare che ogni relazione venga confrontata con un’origine: la persona che ci ha insegnato ad amare, il momento in cui tutto sembrava puro, la versione di noi precedente alle delusioni. Ma l’origine è spesso una costruzione retrospettiva. La ricordiamo attraverso ciò che è accaduto dopo, la ripuliamo dalle contraddizioni e la trasformiamo in un criterio con cui giudicare il presente.
In questo senso, non copiamo un evento realmente intatto. Copiamo un fantasma. Cerchiamo nell’altra persona la conferma di una scena ideale che non è mai esistita nella forma in cui la ricordiamo. La conseguenza è feroce: il presente perde sempre, perché deve competere con un’immagine che non può essere smentita.
Sztajnszrajber non ci invita a liberarci dei ricordi come se fossero file da cancellare. Ci mostra piuttosto il potere normativo della nostalgia. Quando diciamo “non è più come all’inizio”, stiamo descrivendo un cambiamento reale, ma potremmo anche stare difendendo una mitologia. L’amore diventa possibile nella sua impossibilità quando smettiamo di chiedergli di replicare l’origine e accettiamo che ogni incontro produca un tempo nuovo, non confrontabile con un modello precedente.
Una lettura dopo una rottura, senza frasi consolatorie
Immaginiamo di aprire questo libro una domenica mattina, pochi giorni dopo la fine di una relazione. Sul tavolo c’è una tazza lasciata a metà e il telefono contiene ancora una conversazione che non sappiamo se archiviare. Cerchiamo conforto, ma Sztajnszrajber non ci dice che tutto accade per una ragione, che dobbiamo imparare ad amarci prima di amare qualcun altro o che arriverà la persona giusta.
All’inizio può sembrare quasi una mancanza di gentilezza. Poi ci accorgiamo che il libro ci sta offrendo qualcosa di più rispettoso: non riduce il dolore a una fase necessaria di un percorso di crescita. Prende sul serio il disamore come parte dell’amore, non come suo semplice fallimento. La fine non dimostra che ciò che abbiamo vissuto fosse falso. Mostra che nessun legame può garantire la propria permanenza senza trasformarsi in amministrazione.
Questa idea non elimina la sofferenza, ma cambia il modo in cui la giudichiamo. Non siamo necessariamente incapaci perché un rapporto è finito. Non tutto ciò che non dura è stato un errore. E non ogni durata certifica un incontro autentico. Mentre leggiamo, il bisogno di trovare un colpevole lascia spazio a una domanda più difficile: quale parte dell’altra persona abbiamo davvero incontrato e quale parte abbiamo usato per sostenere il nostro racconto?
L’amore fuori tempo e il mercato della compatibilità
Le app di dating ci hanno abituato a pensare l’incontro come un problema di selezione. Filtriamo età, distanza, interessi e intenzioni, poi interpretiamo la compatibilità come se fosse una probabilità calcolabile. Non c’è nulla di sbagliato nel desiderare chiarezza o protezione. Il problema nasce quando confondiamo la riduzione del rischio con l’amore stesso.
Per Sztajnszrajber l’amore è incalcolabile e fuori tempo. Arriva quando non dovrebbe, coinvolge chi non corrisponde alle condizioni previste, modifica i criteri con cui stavamo valutando. Questa dimensione non rende inutili i confini. Ci ricorda però che un confine è una decisione, non una legge naturale, e che il desiderio può mostrarci qualcosa che il nostro sistema di preferenze non aveva previsto.
Il libro diventa così una critica indiretta all’ottimizzazione sentimentale. Siamo incoraggiatə a scegliere partner come prodotti ad alta compatibilità, minimizzare l’incertezza e interrompere rapidamente ciò che non appare efficiente. Ma l’amore non è efficiente. Richiede tempo improduttivo, incomprensioni, esposizione e la possibilità che l’incontro non confermi il nostro piano. L’impossibilità è anche la resistenza dell’esperienza a diventare un algoritmo.
Amore e disamore non sono opposti puliti
La tesi secondo cui ogni amore è sempre anche un disamore è forse quella che richiede più pazienza. Siamo abituati a pensare il disamore come il momento in cui il sentimento scompare. Il libro suggerisce invece che la perdita, la distanza e l’impossibilità di possedere completamente l’altra persona siano presenti fin dall’inizio.
Amare qualcuno significa anche non poter essere tutto per lui o lei, non poter eliminare il resto del mondo, non poter impedire che cambi. C’è una sottrazione strutturale dentro ogni legame. Quando proviamo a negarla, possiamo trasformare l’amore in controllo. Chiediamo trasparenza totale, disponibilità costante, fusione, prova continua di una scelta che vorremmo irrevocabile.
Questa prospettiva non giustifica la trascuratezza o la violenza. Al contrario, distingue il limite inevitabile dell’incontro dal comportamento che ferisce e domina. Accettare che l’altra persona resti altra non significa tollerare tutto; significa rinunciare alla fantasia che la relazione ci dia un diritto di proprietà sulla sua interiorità. Il disamore, nel senso filosofico proposto, non è freddezza. È lo spazio che impedisce all’amore di coincidere con l’annessione.
Una scrittura filosofica che sale sul palco
Sztajnszrajber è uno dei divulgatori filosofici più noti del Sud America, lavora anche con il teatro, la televisione e il podcast, e questa esperienza si sente. La sua prosa non procede come un trattato tradizionale. Interroga, ripete, cambia ritmo, mette in scena obiezioni. A volte sembra di ascoltare una voce che pensa davanti a noi, con tutti i vantaggi e i rischi di questa modalità.
Il vantaggio è l’accessibilità. Concetti legati all’alterità, all’istituzione e all’impossibile entrano in scene riconoscibili senza perdere completamente la loro complessità. Il rischio è una certa ridondanza: alcune intuizioni vengono riprese più volte e chi preferisce una costruzione argomentativa asciutta potrebbe desiderare più compressione. Ma il ritmo performativo è parte del progetto. Il libro non vuole soltanto dimostrare; vuole produrre un’esperienza di spaesamento.
La traduzione di Valerio Siviello mantiene questa energia e permette alla voce di muoversi tra intimità e concettualizzazione. Il volume è lungo, ma la struttura autonoma delle tesi consente pause e deviazioni. È una lettura da attraversare senza ansia di completamento, anche perché il testo stesso ci autorizza a cambiare ordine.
Il limite: decostruire è più facile che abitare
La forza del libro è smontare. Mostra come coppia, famiglia, esclusività e romanticismo siano costruzioni storiche che tendono a presentarsi come naturali. Ma quando la critica ha liberato il campo, resta la domanda pratica: come viviamo i legami senza riprodurre automaticamente le istituzioni che abbiamo messo in discussione?
Sztajnszrajber non offre un nuovo modello, e questa assenza è coerente. Proporre la formula giusta significherebbe ricreare un altro copione. Eppure chi legge può sentire il bisogno di più attenzione alle pratiche quotidiane della cura, del consenso, della responsabilità e della negoziazione. L’alterità non basta da sola a costruire relazioni abitabili; servono anche parole, accordi e limiti.
Questo non è un difetto che annulla il libro, ma il suo punto di tensione. Decostruire le istituzioni dell’amore può diventare liberatorio oppure fornire un alibi a chi rifiuta ogni responsabilità in nome del desiderio. Il testo è più rigoroso di questa caricatura, ma richiede lettori disposti a non trasformare l’impossibilità in irresponsabilità. La sfida è restare aperti all’evento senza usare l’apertura come scusa per evitare le conseguenze delle nostre scelte.
Perché vale la pena leggerlo
L’amore è impossibile è un libro per chi sospetta che il linguaggio romantico non riesca più a descrivere ciò che vive, ma non vuole rifugiarsi nel cinismo. È utile a chi è in coppia e sente il peso delle aspettative, a chi ha appena attraversato una rottura, a chi pratica forme relazionali non normative e a chi continua a desiderare un legame tradizionale ma vuole sceglierlo, non ereditarlo come unica opzione pensabile.
La sua qualità migliore è restituire all’amore una forza perturbante. In un’epoca che trasforma ogni esperienza in identità, contenuto o progetto di ottimizzazione, Sztajnszrajber difende ciò che non torna nei conti. Non ci promette una relazione migliore in otto passaggi. Ci invita a riconoscere che l’altra persona non è la soluzione della nostra mancanza e che il desiderio non è un contratto di assicurazione contro l’incertezza.
Chiudiamo il libro senza una definizione più sicura, ma con domande più precise. Forse amare non significa trovare finalmente ciò che ci completa. Significa incontrare qualcosa che interrompe il nostro sistema, espone i limiti delle nostre categorie e ci obbliga a negoziare una vicinanza senza cancellare la distanza. È impossibile perché non può diventare possesso. Ed è proprio per questo, suggerisce il libro, che continua ad accadere.
Materiale stampa disponibile pubblicamente tramite il comunicato stampa di Edizioni Tlon.
