
Copertina generata per le notizie di cultura del 2026-07-09
Michele Mari vince il Premio Strega 2026: “I convitati di pietra” conquista 190 voti e completa la doppietta con lo Strega Giovani
Michele Mari vince il Premio Strega 2026 con I convitati di pietra: 190 voti, Matteo Nucci secondo e doppietta dopo il successo allo Strega Giovani.
Michele Mari vince il Premio Strega 2026: “I convitati di pietra” conquista 190 voti e completa la doppietta con lo Strega Giovani
Michele Mari vince il Premio Strega 2026 con I convitati di pietra: 190 voti, Matteo Nucci secondo e doppietta dopo il successo allo Strega Giovani.
Alla fine, davanti al tabellone del Campidoglio, il numero decisivo è stato 190. Michele Mari ha vinto l’ottantesima edizione del Premio Strega con I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi, chiudendo una corsa iniziata mesi fa e già segnata da un primo risultato importante: lo stesso romanzo aveva conquistato a maggio anche il Premio Strega Giovani.
La vittoria è arrivata nella notte dell’8 luglio, al termine della seconda e ultima votazione. Su 800 aventi diritto hanno votato in 643, pari all’80,4%. Mari ha preceduto Matteo Nucci, secondo con 152 voti per Platone. Una storia d’amore, e Bianca Pitzorno, terza con 84 voti per La sonnambula. Dietro di loro si sono classificati Alcide Pierantozzi con 78 voti per Lo sbilico, Teresa Ciabatti con 75 per Donnaregina ed Elena Rui con 64 per Vedove di Camus.
La fotografia ufficiale della serata racconta tutto senza bisogno di costruire altro: Mari alza la bottiglia del Premio davanti al tabellone finale, con il proprio nome fermo sulla cifra che ha chiuso lo spoglio. È l’immagine di un autore che arriva allo Strega dopo una carriera lunga, riconoscibile e poco addomesticabile, e che lo vince con un romanzo che trasforma i compagni di scuola, il tempo e la competizione in un gioco nero.
La cosa più interessante non è però soltanto il margine finale. È il fatto che I convitati di pietra sia riuscito a conquistare nello stesso anno due giurie molto diverse. Prima gli adolescenti del Premio Strega Giovani, poi il corpo elettorale completo del Premio Strega. Due pubblici, due sistemi di voto, lo stesso libro.
La notte del Campidoglio si chiude con 190 voti per Michele Mari

Lo spoglio finale si è svolto in Piazza del Campidoglio, sede scelta per l’ottantesima edizione del Premio. La serata è stata condotta da Pino Strabioli e Gloria Campaner e trasmessa in diretta su Rai 3 dalle 23.
Gli ultimi cento voti sono stati scrutinati uno per uno fino alla proclamazione. A leggere l’ultima parte dello spoglio è stato Andrea Bajani, vincitore dell’edizione 2025. Il premio è stato poi consegnato a Michele Mari da Andrea D’Angelo, vicepresidente di Strega Alberti Benevento.
La classifica finale ha confermato la forza già mostrata da Mari nella prima votazione. Alla selezione dei finalisti, il 3 giugno, I convitati di pietra aveva infatti ottenuto 280 voti ed era arrivato davanti a Matteo Nucci, fermo a 242. Nella votazione definitiva la distanza tra i primi due si è ridotta, ma il romanzo Einaudi è rimasto in testa con 38 voti di vantaggio.
Il corpo elettorale del Premio Strega 2026 era composto da 800 aventi diritto. Il gruppo più ampio restava quello dei 460 Amici della domenica. A loro si aggiungevano 245 votanti dall’estero selezionati attraverso 35 Istituti italiani di Cultura, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura e 65 voti di lettori forti scelti tra professioni e imprenditoria.
È una struttura che mette insieme competenze, abitudini di lettura e provenienze diverse. Per questo il risultato di Mari acquista un peso particolare quando lo mettiamo accanto al successo ottenuto poche settimane prima tra le lettrici e i lettori più giovani.
Il romanzo non ha vinto soltanto una finale letteraria. Ha attraversato più generazioni di giurati senza cambiare identità.
Durante la serata sono intervenuti Roberto Gualtieri, sindaco di Roma Capitale, Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, presidente e direttore della Fondazione Bellonci, Giuseppe D’Avino, presidente di Strega Alberti Benevento, e Serena Morgagni, responsabile della Direzione Communication di BPER Banca.
Ma il momento destinato a restare è quello finale: il tabellone completato, la bottiglia sollevata e il titolo I convitati di pietra definitivamente associato all’edizione numero ottanta.
Un romanzo sulla scuola, sull’amicizia e sulla competizione che diventa lotta per sopravvivere

I convitati di pietra è stato pubblicato da Einaudi il 18 novembre 2025 ed è stato proposto al Premio Strega da Vittorio Lingiardi.
La storia parte da un’idea quasi innocente e la lascia degenerare. Gli ex alunni di una III A, dopo avere superato l’esame di maturità, siglano un patto che dovrà accompagnarli per tutta la vita. La scuola resta per loro una specie di tempo sospeso, un luogo che conserva le persone anche mentre tutto il resto cambia.
Trent’anni dopo, i vecchi compagni sono ancora riconoscibili nella memoria reciproca. Ma il patto, nato quasi come uno scherzo, si trasforma in una sfida feroce. Il demone della competizione e la promessa di un premio finiscono per moltiplicare le tensioni fino a rendere la sopravvivenza stessa parte del gioco.
La presentazione ufficiale del romanzo insiste su questa contraddizione: amicizia e rivalità, memoria e calcolo, affetto e desiderio di restare l’ultimo. Il libro è descritto come commosso e giocoso, capace di osservare con perfidia ciò che può nascondersi dentro i rapporti più lunghi.
La motivazione pubblicata dal Premio Strega mette al centro proprio la scuola come tempo fuori dal tempo. I compagni diventano i “convitati di pietra” che continuano a sedere al tavolo delle nostre vite, presenti negli amori, nelle malattie, nel denaro e nell’azzardo.
La scrittura di Mari viene definita spietata ma capace di pietas, ossessiva, intrapsichica, toponomastica e filmografica. Il romanzo è letto come un libro nero che si diverte con il tempo che passa, ma anche come un’opera comica e corale.
È una combinazione molto coerente con il percorso dell’autore. Michele Mari, nato a Milano nel 1955, è scrittore, filologo, traduttore e professore di Letteratura italiana all’Università degli Studi di Milano. La sua produzione attraversa romanzi, racconti, poesia e saggistica e comprende, tra gli altri, Di bestia in bestia, Filologia dell’anfibio, Tu, sanguinosa infanzia, Tutto il ferro della torre Eiffel, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Verderame, Roderick Duddle, Leggenda privata, Le maestose rovine di Sferopoli e Locus desperatus.
Lo Strega 2026 arriva quindi su una carriera lunga e già definita da una voce molto riconoscibile. Ma arriva anche grazie a un romanzo che, almeno a giudicare dai due premi conquistati nello stesso anno, è riuscito a uscire dal recinto dei lettori già fedeli a Mari.
La doppietta con il Premio Strega Giovani è il vero dato culturale della vittoria

Il 27 maggio, al PalaCep Pianacci di Genova, Michele Mari aveva già vinto la tredicesima edizione del Premio Strega Giovani.
I convitati di pietra aveva ottenuto 83 preferenze su 579 voti espressi da una giuria di ragazze e ragazzi tra i 16 e i 18 anni provenienti da 114 scuole secondarie di secondo grado in Italia e all’estero. Dietro Mari si erano classificati Marco Vichi con 74 voti e Teresa Ciabatti con 65.
Il dato interessa perché il romanzo mette al centro proprio la scuola e la persistenza dei compagni nella memoria adulta. A premiarlo per primi sono stati lettori che quella dimensione non la stanno ancora ricordando: la stanno vivendo.
Poi, poco più di un mese dopo, lo stesso libro ha conquistato la giuria completa dello Strega.
Non serve trasformare questa doppietta in una teoria assoluta sui gusti delle generazioni. Basta osservare il fatto. Un romanzo scritto da un autore nato nel 1955, costruito intorno a una classe scolastica e al modo in cui il tempo deforma i legami, è riuscito a parlare sia a una giuria adolescente sia al sistema elettorale più ampio del principale premio letterario italiano.
È probabilmente il risultato più interessante dell’edizione.
Lo Strega tende inevitabilmente a produrre una classifica. Ci obbliga a guardare chi è primo, chi è secondo e quanti voti separano un libro dall’altro. Ma quando lo stesso titolo attraversa due giurie differenti, la vittoria suggerisce qualcosa di più del semplice posizionamento.
I convitati di pietra sembra avere trovato un punto in cui memoria adulta e percezione giovane si incontrano.
Da una parte ci sono lettori che riconoscono cosa resta dei compagni dopo decenni. Dall’altra ci sono ragazzi che vivono ancora l’aula, i nomi dell’appello, le gerarchie e la competizione quotidiana. Il libro trasforma questa distanza in una stessa domanda: quanto della nostra vita futura è già contenuto nelle persone che incontriamo a scuola?
Il successo allo Strega Giovani aveva già dato un primo segnale. I 190 voti del Campidoglio lo hanno trasformato nel risultato definitivo dell’edizione 2026.
Ora Michele Mari proseguirà lo Strega Tour. Le tappe ufficiali annunciate dopo la vittoria comprendono Lonato del Garda l’11 luglio, l’Idroscalo di Ostia il 15 luglio per il Puntasacra Film Fest, Villasimius il 17 luglio, Cervo il 19 luglio, Frascati il 24 luglio, Vieste il 25 luglio e Ugento il 26 luglio. Ad agosto il tour continuerà a Marciana Marina e Cortina d’Ampezzo, per poi arrivare a Benevento e Palermo tra fine estate e settembre.
È il passaggio successivo alla notte del Campidoglio: il libro esce dalla finale e torna davanti ai lettori.
Per l’ottantesima edizione del Premio Strega, la storia si chiude quindi con una doppia immagine. La prima è quella di una classe che promette di non dimenticarsi e trasforma il tempo in una competizione. La seconda è quella di Michele Mari davanti al tabellone, con 190 voti accanto al proprio nome.
Tra le due passa tutto ciò che il romanzo sembra voler raccontare: gli anni che cambiano le persone, i legami che non scompaiono davvero e quella strana tendenza umana a trasformare anche il tempo in una gara.

