
Copertina generata per le notizie di cultura del 2026-06-30
Oltre il foglio Excel: come l’artigianato sta riscrivendo il management culturale
Oltre il foglio Excel: come l’artigianato sta riscrivendo il management culturale
Nel panorama contemporaneo della formazione manageriale, si sta facendo strada una consapevolezza nuova: la gestione
Nel panorama contemporaneo della formazione manageriale, si sta facendo strada una consapevolezza nuova: la gestione dei beni culturali non può più limitarsi a modelli puramente teorici o algoritmi di ottimizzazione economica. La recente conclusione del progetto Materie di Studio, documentata lo scorso 30 giugno 2026, segna un punto di svolta fondamentale in questo senso, proponendo un approccio che fonde la scienza economica con la fisicità tangibile dei materiali.
Il progetto si inserisce all’interno della cornice di Horizon Europe HAEPHESTUS, un’iniziativa che mira a colmare il divario tra la teoria gestionale e la realtà produttiva del settore artistico. L’idea di fondo è semplice quanto rivoluzionaria: per gestire efficacemente un’impresa che opera nel mondo dell’arte, è necessario comprendere profondamente la materia prima, i suoi tempi di lavorazione, i vincoli fisici e le resistenze intrinseche che ogni manufatto impone.
Il percorso formativo si è articolato in tre intensi cicli di laboratori mensili, svoltisi tra marzo e maggio 2026. Ogni mese è stato dedicato all’approfondimento di un materiale specifico, guidato da figure di spicco dell’artigianato d’eccellenza. Lara Parbellini ha curato il modulo dedicato ai tessuti, Elena Rausse di TE.RA Design Studio ha guidato i partecipanti attraverso le complessità della ceramica, mentre il duo artistico Andrea Penzo e Cristina Fiore ha offerto una prospettiva unica sulla lavorazione del vetro di Murano. Questa immersione pratica ha permesso ai manager in formazione di toccare con mano cosa significhi trasformare una risorsa grezza in un oggetto di valore, un’esperienza che nessun manuale di economia può replicare.
La necessità di questo cambio di paradigma nasce dall’evidente inadeguatezza dei percorsi formativi tradizionali. Spesso, chi si occupa di amministrazione o strategia nel settore culturale manca di una connessione diretta con il processo creativo. Il modello proposto da Materie di Studio inverte questa tendenza, ponendo l’artigiano al centro del processo decisionale. Comprendere che un pezzo di ceramica richiede tempi di asciugatura non comprimibili o che il vetro ha una soglia di tolleranza termica precisa significa, per un manager, imparare a pianificare la produzione con una consapevolezza che si traduce in efficienza reale e rispetto per il valore intrinseco dell’opera.
Le conseguenze di questo approccio sono concrete e misurabili. Durante il forum di dialogo collettivo che ha chiuso il ciclo di laboratori, è emerso chiaramente come l’integrazione tra competenze gestionali e saperi manuali permetta di superare le inefficienze tipiche di una gestione distaccata. Non si tratta solo di ottimizzare i costi, ma di valorizzare il tempo e la fatica necessari per creare bellezza, rendendo l’impresa culturale più resiliente e coerente con la propria missione.
Il successo di questa iniziativa solleva interrogativi interessanti sul futuro della formazione professionale. Se il modello dovesse essere replicato su scala più ampia, potremmo assistere a una nuova generazione di manager capaci di dialogare alla pari con gli artisti, comprendendo le sfide tecniche che si celano dietro ogni progetto. La cultura, in questo senso, smette di essere un asset astratto da gestire tramite grafici e tabelle, per tornare a essere una pratica viva, fatta di mani, strumenti e una profonda conoscenza della materia.
In un momento in cui il settore cerca nuove strade per coniugare sostenibilità economica e qualità artistica, l’esperienza di Materie di Studio offre una risposta pragmatica e lungimirante. La strada tracciata a Venezia non è solo un esercizio accademico, ma una vera e propria chiamata all’azione per chiunque operi nel mondo dell’arte: tornare alla materia per comprendere il valore, e dal valore ripartire per costruire un’economia della cultura più solida, consapevole e, soprattutto, autentica.
