News del giorno - Categoria cultura (2026-07-08)

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Premio Strega BPER Art 2026, “Pagine” di Valerio Sannino trasforma il libro in una scultura da attraversare

Il Premio Strega BPER Art 2026 va a “Pagine” di Valerio Sannino, un libro-scultura che trasforma la scrittura in spazio e viene destinato alla sestina…

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Premio Strega BPER Art 2026, “Pagine” di Valerio Sannino trasforma il libro in una scultura da attraversare

Il Premio Strega BPER Art 2026 va a “Pagine” di Valerio Sannino, un libro-scultura che trasforma la scrittura in spazio e viene destinato alla sestina…

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Prima ancora che venga proclamato il vincitore dell’ottantesima edizione del Premio Strega, c’è un altro oggetto che entra nella serata finale e cambia per qualche minuto il modo in cui guardiamo ai libri. Non è un romanzo, non è una copertina e non è un trofeo tradizionale. Si chiama “Pagine” ed è l’opera realizzata da Valerio Sannino, studente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, per il Premio Strega BPER Art 2026.

La sestina finalista dell’edizione 2026 riceverà così un lavoro nato da un concorso rivolto alle Accademie di Belle Arti statali e costruito attorno a una domanda che lo Strega porta avanti dal 2018: come può un’opera visiva raccontare il mestiere di scrivere e l’importanza della lettura senza limitarsi a illustrare un libro?

Sannino ha risposto trasformando il libro stesso in una forma aperta. “Pagine” nasce come riflessione sulla scrittura intesa come gesto originario e sulla sua capacità di cambiare continuamente. L’opera assume l’aspetto di un volume che supera la funzione narrativa tradizionale, si espande nello spazio e invita chi la guarda a percorrerla attraverso configurazioni diverse.

Un libro che smette di essere soltanto un oggetto da sfogliare

Conferenza stampa ufficiale della finale del Premio Strega 2026

Il punto più interessante di “Pagine” sta proprio nel modo in cui il lavoro modifica un gesto familiare. Siamo abituati a pensare al libro come a un oggetto lineare: una copertina, un inizio, una successione di fogli e una fine. La scultura di Sannino prova invece a liberare quella sequenza e a trasformarla in spazio.

La narrazione, nelle parole con cui l’artista descrive il progetto, prende corpo e si estende tridimensionalmente. Non è più soltanto qualcosa che avviene nella mente del lettore. Diventa una forma che può cambiare configurazione e che chiede di essere osservata da più punti di vista.

È un’idea particolarmente adatta a un premio letterario che celebra l’ottantesima edizione. Lo Strega porta con sé una storia enorme, ma continua a esistere solo perché ogni anno nuovi libri, autori e lettori rimettono in movimento quella storia. “Pagine” lavora sulla stessa tensione: conservare la forma del libro e, nello stesso tempo, costringerla a cambiare.

Il progetto comprende anche il contributo di due giovani illustratori, Marta Fogliano e Antonio Danzi, autori delle immagini di due dei tre leporelli che partecipano alla costruzione dell’opera. Il risultato mette insieme scultura, illustrazione e design editoriale senza ridurre una disciplina all’altra.

Dal 2018 lo Strega chiede alle Accademie di raccontare la scrittura con altri linguaggi

Il Premio Strega BPER Art nasce nel 2018 e viene assegnato attraverso un concorso di idee rivolto alle Accademie di Belle Arti statali. L’obiettivo è realizzare una scultura ispirata al mestiere di scrivere e alla promozione della lettura.

È una scelta che allarga il perimetro del premio senza snaturarlo. La letteratura resta al centro, ma viene osservata attraverso altri linguaggi. Una scultura non deve riassumere un romanzo né rappresentare un autore. Può lavorare sui gesti, sui materiali e sui simboli che rendono possibile la scrittura.

In questo senso, “Pagine” sembra quasi una risposta naturale. Il libro è uno degli oggetti culturali più riconoscibili che esistano, ma la sua forma è spesso così familiare da diventare invisibile. Sannino la rende di nuovo strana.

Quando un libro si apre oltre il proprio dorso, si espande e cambia configurazione, siamo costretti a guardarlo come se non sapessimo già cosa sia. È una sensazione molto vicina a quella che può produrre la lettura quando funziona davvero: prendere qualcosa che credevamo di conoscere e mostrarcelo da un angolo diverso.

L’ottantesima edizione mette in dialogo più arti senza trasformare la finale in una passerella

La serata dell’8 luglio al Campidoglio resta naturalmente costruita attorno ai sei libri finalisti e agli ottocento aventi diritto al voto. Ma la presenza del Premio Strega BPER Art mostra che l’anniversario non viene trattato soltanto come una celebrazione della propria storia.

Lo Strega continua a cercare connessioni con altre forme espressive. In questa edizione il dialogo passa dalla scultura di Sannino, dalle illustrazioni dei leporelli e dalla stessa costruzione visiva della finale.

Non serve trasformare un premio letterario in un festival multidisciplinare per capire che i libri non vivono isolati. Le storie entrano nel cinema, nella musica, nelle arti visive, nella moda e nella memoria collettiva. Anche il modo in cui presentiamo un romanzo, lo fotografiamo, lo esponiamo o lo premiamo contribuisce alla sua vita pubblica.

Il Premio Strega BPER Art lavora proprio su questo confine. Non premia un libro, ma l’idea di libro. Non entra nella classifica della sestina, ma affianca i finalisti con un oggetto che parla dello stesso gesto da cui tutto comincia: scrivere.

Valerio Sannino arriva dall’Accademia di Belle Arti di Napoli

Il vincitore del concorso 2026 è uno studente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, una provenienza che rende il premio anche un ponte tra una delle manifestazioni letterarie più riconoscibili d’Italia e il sistema della formazione artistica pubblica.

È un dettaglio importante perché il progetto non affida l’opera celebrativa a un nome già consacrato. Sceglie invece di costruire uno spazio per artisti in formazione e di mettere il loro lavoro davanti allo stesso pubblico che segue la finale dello Strega.

Per un giovane artista, il passaggio dalla dimensione accademica a una cornice nazionale può essere enorme. Per il premio, significa evitare la tentazione di usare l’arte come semplice elemento decorativo.

“Pagine” non viene inserita nella serata per aggiungere prestigio attraverso una firma famosa. Arriva da una ricerca sviluppata dentro un’Accademia e selezionata per la sua capacità di interpretare il tema.

Il libro tridimensionale riflette anche il modo in cui oggi leggiamo

C’è un altro motivo per cui l’opera sembra particolarmente attuale. Il libro continua a essere un oggetto fisico, ma la lettura si muove ormai tra forme diverse. Leggiamo su carta, schermi, e-reader e telefoni. Torniamo indietro, apriamo collegamenti, ascoltiamo audiolibri e attraversiamo testi che non sempre seguono un percorso lineare.

“Pagine” non nasce come commento alla tecnologia, ma la sua struttura aperta entra inevitabilmente in questo presente. Il libro espanso non nega il volume tradizionale. Mostra che una narrazione può assumere configurazioni diverse senza perdere la propria identità.

È lo stesso problema che l’editoria affronta ogni giorno. Come cambiare il contenitore senza perdere il valore del testo? Come usare nuovi formati senza trasformare ogni innovazione in una distrazione?

L’opera di Sannino non offre una soluzione. Fa qualcosa di più adatto all’arte: rende visibile la domanda.

I sei finalisti ricevono un’opera mentre il premio si prepara al verdetto

La sestina 2026 comprende Teresa Ciabatti con “Donnaregina”, Michele Mari con “I convitati di pietra”, Matteo Nucci con “Platone. Una storia d’amore”, Alcide Pierantozzi con “Lo sbilico”, Bianca Pitzorno con “La sonnambula” ed Elena Rui con “Vedove di Camus”.

Alla fine della serata uno solo dei libri vincerà il Premio Strega. Il Premio Strega BPER Art segue però una logica diversa. L’opera viene associata all’intera sestina, creando un riconoscimento che non dipende dalla classifica finale.

È un gesto piccolo ma interessante. Per una sera dominata inevitabilmente dal conteggio dei voti, “Pagine” ricorda che arrivare in finale significa già essere entrati in una storia collettiva.

La competizione produce un vincitore. L’arte può permettersi di lavorare sulla pluralità.

“Pagine” è forse il simbolo più adatto per uno Strega che compie ottant’anni

Un premio così antico corre sempre due rischi opposti. Può celebrare il passato fino a trasformarsi in un monumento oppure inseguire il presente fino a perdere la propria identità.

L’opera di Valerio Sannino suggerisce una terza strada. Il libro resta riconoscibile, ma si apre. Mantiene la propria forma e contemporaneamente la mette in discussione.

È una metafora quasi perfetta per un premio che arriva all’ottantesima edizione e continua a cercare nuovi lettori, nuovi luoghi, nuove giurie e nuovi modi di raccontare la letteratura.

Quando lo Strega arriverà al verdetto, gli occhi saranno inevitabilmente puntati sull’ultimo spoglio. Ma accanto ai numeri ci sarà anche un oggetto che ricorda una cosa più semplice.

Ogni premio letterario comincia sempre nello stesso posto: da una pagina che qualcuno decide di aprire.

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