Recensione – NINJA GAIDEN: Ragebound (The Game Kitchen, Dotemu)

Prima di tutto mettiamo in chiaro il perché ci siamo fiondati su Ragebound: trovare l’action 2D “giusto” oggi non è banale. Scorrono infiniti platform, metroidvania, souls-like in pixel art — pochi però offrono quella combinazione di velocità, precisione e carattere che ti fa dire “ok, questo me lo porto su Switch in metro e me lo rigioco la sera su PC”. È in questo bisogno molto concreto che s’infila NINJA GAIDEN: Ragebound, spin-off laterale della serie Tecmo/Team Ninja, sviluppato da The Game Kitchen (gli autori di Blasphemous) e pubblicato da Dotemu, che di revival sa una o due cosette. Ufficialmente lanciato il 31 luglio 2025 su PC, Nintendo Switch, PlayStation e Xbox, digitale per tutti e con edizioni fisiche pianificate per le console di casa, Ragebound promette di riportare la lama affilatissima di Ninja Gaiden nel territorio 2D con una sensibilità moderna, senza rinunciare a quell’odore di cartuccia che ci fa ancora sorridere.

Qui di seguito copriamo tutti gli aspetti: introduzione, trama, gameplay, grafica, audio, rigiocabilità, l’esperienza generale e la conclusione. Cerchiamo di dare una visione completa e onesta: sì, è una bella sorpresa, ma non è perfetto.


1. Introduzione

Con Ragebound, la serie Ninja Gaiden torna – e lo fa in 2D – con una formula che richiama le sue origini. Non siamo davanti a un semplice remake o a un porting: è un’espansione/ritorno alle radici, sviluppata da The Game Kitchen e pubblicata da Dotemu. Il team dichiara di voler unire l’essenza dei titoli classici (8-bit/16-bit) con la sensibilità del nuovo hardware: meccaniche più fluide, animazioni curate, grafica pixel art di alto livello.
Le attese erano alte, soprattutto tra i fan nostalgici della trilogia NES e dei capitoli 3D che resero celebre il marchio: “ce la fanno a rendere giustizia al nome Ninja Gaiden con un titolo 2D moderno?” era la domanda. E la risposta è “in gran parte sì”.
Il gioco è disponibile su Windows, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch e le recensioni iniziali parlano di un’opera solida, ben calibrata.

La scelta di un platform-action laterale, con elementi hack & slash, è strategica: puntare sulla competenza del team e sulla nostalgia senza per forza rincorrere la complessità dei grandi action 3D moderni. Il risultato è un titolo che appare pensato sia per i veterani della serie sia per nuovi giocatori alla ricerca di un buon “colpo‐di-katana” videoludico.


2. Trama e Narrativa

La storia in Ragebound non è rivoluzionaria, ma svolge bene il suo compito: ci mette nei panni di un nuovo protagonista, Kenji Mozu (così viene indicato), che deve difendere il villaggio di Hayabusa mentre il celebre Ryu Hayabusa è impegnato altrove. L’universo Ninja Gaiden viene richiamato, vengono integrate clan demoniaci, la lotta contro le forze oscure, e – cosa interessante – uno “switch” narrativo/meccanico: un secondo personaggio, Kumori, appartenente al Clan Ragno Nero (Black Spider Clan), con cui Kenji sviluppa una fusione sovrannaturale. La fusione apre non solo la trama ma pure nuove meccaniche di gioco.
La scrittura è funzionale: i dialoghi non mirano certo a vincere premi letterari, ma svolgono la funzione di motivare l’azione e dare contesto. In alcuni punti emerge una certa “consapevolezza nostalgica” – il team sembra voler piacere agli affezionati del brand con piccoli richiami, situazioni di ambientazione ninja tradizionale, momenti di “corruzione demoniaca”, prove d’onore etc. Il carattere dei protagonisti è ben delineato: Kenji appare come il novizio ambizioso, Kumori come la figura più enigmatica che poi diventa alleata.
Il world-building va nella direzione di una realtà 2D, con scenari demoniaci, mondi paralleli, altari che richiamano dimensioni alternative. La trama si integra bene con il gameplay: quando si attiva la fusione, quando entrano in gioco sezioni specifiche dedicate a Kumori, si capisce che non siamo solo in una cornice, ma in un meccanismo narrativo che serve il gameplay. Detto questo, il ritmo della storia è piuttosto rapido: l’avventura non pretende di essere un’epopea di 40 ore, ma piuttosto un’esperienza concentrata di circa 6-8 ore (secondo le impressioni). Questo significa che lo sviluppo dei personaggi è più contenuto rispetto ai giochi “massivi”, ma sempre sufficiente per motivare l’azione e mantenere l’interesse.
In conclusione, la trama fa il suo dovere: non trasforma il gioco in un capolavoro narrativo, ma è più che adeguata per un titolo d’azione 2D, e riesce a tenere il giocatore coinvolto grazie all’alternarsi di fasi di combattimento, esplorazione e momenti più “speciali” legati alla fusione con Kumori.


3. Gameplay

Eccoci al fulcro: cosa fa Ragebound quando accendiamo la console? La struttura di base è quella di una side-scrolling action/hack & slash con platforming: salti, corse, pareti su cui arrampicarsi, nemici da eliminare con velocità e precisione, boss da affrontare con pattern chiaramente telegraphed. Il team ha dichiarato (e la prova lo conferma) di voler un’espansione moderna della formula ninja analogica degli anni ’80/’90, anziché una riflessione radicale.
Tra le meccaniche più interessanti troviamo: la capacità di Kenji di saltare, correre, scivolare, aggrapparsi alle pareti, l’attacco principale con katana, la possibilità di “drogarsi” di ritmo nel combattimento, la presenza di nemici che richiedono abilità specifiche o tempistiche precise. Il secondo personaggio, Kumori, aggiunge un set differente: attacchi a distanza (kunai), teletrasporto corto, abilità che permettono di raggiungere zone che Kenji non può – fattore che introduce varietà nel gameplay. Pure la “fusione” tra Kenji e Kumori, che consente di attivare poteri speciali, è un tocco ben riuscito.
L’interfaccia utente è chiara, pulita: barre vita, indicatore “Ki” (utilizzato per sbloccare armi “Spider” o abilità), ranking di fine livello che premia la velocità e la precisione. Le missioni principali alternano l’avanzamento lineare attraverso stanze/ambienti, sezioni di platform puro, momenti boss, e sezioni “speciali” dove si cambia personaggio o dimensione. Ci sono anche challenge room, collezionabili nascosti, modalità speedrun implicite grazie al ranking.
La varietà è buona: non si sta confinati al solo “vai avanti e taglia”, ma la struttura varia tra esplorazione, sequenze platform più intense, combattimenti corposi, e momenti dove si usa Kumori. Il bilanciamento per un pubblico ampio è azzeccato: la difficoltà è elevata ma – e questo è apprezzabile – più equa rispetto ai titoli più spietati degli anni ’80/’90. Chi ha preso l’abitudine dei vecchi Ninja Gaiden troverà comunque sfida, ma non frustrazione gratuita. Alcuni recensori segnalano che la durata contenuta (almeno della campagna principale) può essere un aspetto negativo: è relativamente breve.
Innovazioni notevoli: la fusione dei personaggi, la modalità in cui Kumori agisce in dimensioni alternative, il ranking di fine livello con incentivo al perfezionamento. Difetti significativi: la longevità della campagna principale (come detto) è più contenuta rispetto ad altri action moderni; inoltre, mentre il combattimento è fluido e ben rifinito, alcuni upgrade/abilità secondarie risultano meno incisive o un po’ “aggiuntive” piuttosto che imprescindibili. In sintesi: un gameplay eccellente per quello che vuole essere, con qualche limite nell’ampiezza complessiva.


4. Grafica e Design

Dal punto di vista visivo, Ragebound fa centro. La scelta del pixel art squisita, curata nei dettagli, con animazioni fluide e ambienti ricchi di carattere, restituisce nel 2025 un’esperienza che sembra tanto nostalgica quanto moderna. Il team parla esplicitamente di “pixel art” ma con palette e fluidità che gli hardware moderni permettono, e il risultato è evidente. Ogni sprite dei personaggi principali, Kenji e Kumori, ha animazioni di salto, attacco, scivolata, attacco speciale che risultano fluide e armoniose. Gli ambienti variano: villaggi in fiamme, dimensioni demoniache, scenari più astratti.
La cura nei modelli dei nemici, nelle telegraphed attack degli avversari e nei boss è alta: si percepisce l’attenzione a rendere ogni combattimento visivamente leggibile ma anche spettacolare. Lo stile artistico richiama molto la generazione 16-bit/32-bit ma elevato: dettagli, effetti visivi, luci, ombre, background animati.
Sul versante tecnico, le prestazioni su PC e console di ultima generazione sono solide. Le recensioni segnalano pochi bug grafici degni di nota. Tuttavia, su Nintendo Switch in modalità portatile/ dock, qualche flessione di frame‐rate è stata osservata da alcuni utenti, soprattutto nelle fasi più concitate (anche se non drammatica). Il caricamento è rapido, la fluidità buona. Il design dei livelli è ben calibrato: il platforming è costruito con logica, gli ostacoli visibili e leggibili, le collisioni precise.
In conclusione, dal lato visivo Ragebound è un ottimo esponente del pixel art moderno, con un design che unisce nostalgia e qualità tecnica, senza peggiorare su prestazioni rilevanti. Piccoli limiti su piattaforme meno potenti non inficiano l’esperienza complessiva.


5. Colonna Sonora e Audio

L’audio è un elemento che non sempre viene sbandierato ma qui fa la differenza: la colonna sonora richiama lo stile adrenalinico dei giochi di azione ninja, con tracce che alternano riff di chitarra, synth, percussioni energiche e melodie orientali quando la scena lo richiede. Gli effetti sonori – colpi di katana, salti, assalti demoniaci – sono chiari e ben mixati: nelle fasi concitate il giocatore non perde mai il senso di “colpo riuscito”, “attacco subito”, “boss in arrivo”. Il doppiaggio è minimalista (non si tratta di un blockbuster narrativo da 60 ore), ma le voci, nei momenti cinematografici, sono discrete e contribuiscono a dare peso al racconto.
L’atmosfera che ne risulta è coinvolgente: si avverte il ritmo rapido, la tensione dei boss, la fluidità dell’azione. In alcune sezioni la musica si trasforma in un vero e proprio timer emotivo che ti spinge avanti. Non ho riscontrato brani memorabili da “cult” obbligatorio, ma nel loro insieme le tracce accompagnano perfettamente la direzione artistica del gioco e si integrano bene con l’azione. Per chi ama l’audio di qualità nei giochi d’azione, Ragebound non delude.


6. Rigiocabilità e Contenuti Aggiuntivi

Per la campagna principale, come già accennato, ci orientiamo tra le 6 e le 8 ore per la prima run (a difficoltà standard). Questo può apparire un limite in un mondo dove molti giochi d’azione puntano a 15-20 ore o più. Tuttavia, Ragebound mette sul piatto ranking di fine livello (A, S, ecc), collezionabili nascosti, room di sfida e modalità “speedrun implicita”. Questi elementi stimolano la rigiocabilità: se siete appassionati nel perfezionare un livello, ottenere il punteggio migliore, rivedere i percorsi e trovare ogni segreto, c’è materiale. Alcuni utenti riportano che la curva di miglioramento è ben costruita.
D’altro canto, non sembrano presenti (al momento del lancio) modalità multiplayer o cooperative, né un supporto massivo di DLC (o almeno non ancora annunciati). Quindi, se cercate un titolo con campagna lunga e modalità infinite, qui forse non siete nel massimo. Ma se siete della categoria “voglio un’esperienza action ben fatta, la 1ª volta, poi potrò metterci mano per il perfezionamento”, allora Ragebound fa al caso vostro.
In sintesi: rigiocabilità buona per il suo tipo, ma non enorme. Buona per gli appassionati del genere, meno per chi vuole “decine di ore garantite” o multiplayer intenso.


7. Esperienza Generale

Mettiamo insieme punti di forza e debolezza prima di calibrare chi dovrebbe giocarci.

Punti di forza:

  • Combattimento rapido, fluido, ben calibrato: The Game Kitchen ha colto l’essenza della serie.
  • Grafica pixel art di ottimo livello, design dei livelli e animazioni curati.
  • Meccaniche interessanti: doppio personaggio (Kenji/Kumori), fusione, armi “Spider”, dimensioni alternative che introducono varietà.
  • Atmosfera coerente: richiamo nostalgico ma senza stare “fermo al passato”.
  • Ottima scelta per chi vuole un action 2D intenso, di breve durata ma di qualità.

Punti di debolezza:

  • Durata relativamente breve per la prima campagna.
  • Mancanza finora (o annunciata) di modalità multiplayer o contenuti extra profondi al di fuori della rigiocazione.
  • Su piattaforme meno potenti (es. Switch in modalità portatile) qualche lieve flessione tecnica.
  • Per qualcuno la scrittura e la narrativa potrebbero risultare “funzionali” ma non memorabili.

Confronto con titoli simili / della serie:
Rispetto ai classici Ninja Gaiden in 2D (NES/16-bit) o ai capitoli 3D più recenti, Ragebound si posiziona come un ottimo ponte: adotta lo scorrimento laterale, la precisione d’azione, ma con meccaniche moderne. Mentre alcuni titoli moderni di azione 3D puntano su enormi mappe, loot complessi e sistemi RPG, qui si privilegia la purezza del combattimento. In confronto ad altri revival in pixel art (pensiamo ad altri team indie che rifanno brand storici), Ragebound ha il vantaggio del nome, della cura tecnica e dell’equilibrio tra “vecchia scuola” e “oggi”. Se lo mettessimo a confronto con altri action 2D recenti (ad esempio alcuni metroidvania) forse perde in lunghezza, ma vince in coerenza e qualità.

Per chi è adatto / per chi meno:

  • Perfetto per gli appassionati di action 2D, ninjas, mobilità, combattimento prestante.
  • Ottimo anche per chi ha amato i Ninja Gaiden classici e vuole rivivere qualcosa di simile in veste moderna.
  • Meno adatto a chi cerca un open world gigantesco, modalità multiplayer massive, o una campagna di 30+ ore.
  • Chi ha poco tempo potrebbe apprezzarlo come “mini-capolavoro” da recuperare; chi invece cerca “giocone” ultra-longo potrebbe rimanere col desiderio di più.

8. Conclusione

In definitiva, NINJA GAIDEN: Ragebound è un titolo che ci ha convinto. Non perfetto, ma vicino al suo scopo: offrire un’esperienza d’azione 2D di alta qualità che onora il nome Ninja Gaiden e lo porta avanti con intelligenza. Se volessimo assegnare un punteggio, lo darei 8,5/10: un voto alto, che riconosce qualità tecnica, divertimento e riuscita delle intenzioni, pur riconoscendo qualche limite (durata, modalità aggiuntive).
Vale l’acquisto? Sì, assolutamente, se siete appassionati del genere o del brand: per circa mezza giornata di prima campagna più ore di perfezionamento, avete un’esperienza solida. Anche se non siete fan accaniti di Ninja Gaiden, ma amate i giochi d’azione ben fatti, Ragebound è una scelta consigliata.
In sintesi: un must per i “shifters” che cercano un’azione concentrata, ben rifinita, con ritmo, stile e sostanza. Se invece volete un’avventura ultra-larga o piena di modalità sociali, allora consideratelo come un acquisto “mirato” piuttosto che “tuttofare”.

Buon divertimento e… affilate la katana.


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