Scott Pilgrim EX su PS5, la recensione di un beat ’em up che picchia duro ma pensa ancora da fumetto

Introduzione

Scott Pilgrim EX arriva su PS5 il 3 marzo 2026 con un peso specifico strano e affascinante, perché non è soltanto il ritorno di una licenza amatissima: è anche il seguito spirituale di uno dei beat ’em up che più hanno contribuito a riaccendere il genere in era moderna. Tribute Games lo sviluppa e lo pubblica in prima persona, con Bryan Lee O’Malley coinvolto nella nuova storia e Anamanaguchi di nuovo alla colonna sonora, e già qui si capisce perché le aspettative fossero alte. L’uscita non riguarda solo PlayStation 5, ma anche PS4, Xbox, Switch, Switch 2 e PC; però su PS5 il gioco si presenta come una produzione perfettamente leggibile nella grammatica del catalogo contemporaneo Sony, con supporto alla vibrazione del DualSense, remapping avanzato dei comandi, co-op online opzionale e local multiplayer fino a quattro giocatori. Il genere ufficiale viene etichettato come action-adventure, ma la sostanza è quella di un beat ’em up a scorrimento laterale che tenta di fondere l’arcade puro con una struttura più da città esplorabile, più River City che Final Fight.

Il contesto del lancio conta parecchio, perché Scott Pilgrim EX non si limita a riesumare l’estetica del classico Ubisoft del 2010: prova a proseguire quel discorso dentro un panorama in cui il beat ’em up è tornato centrale grazie a nomi come Streets of Rage 4, River City Girls e TMNT: Shredder’s Revenge. La critica, infatti, lo ha letto quasi subito in questa chiave doppia. Da una parte c’è il fascino del ritorno, con tutta la potenza nostalgica del brand, della pixel art e della scrittura di O’Malley; dall’altra c’è la necessità di dimostrare che non basta l’effetto revival per reggere il confronto con i migliori esponenti moderni del genere. Il risultato, guardando al consenso generale, è positivo ma non trionfale: Metacritic lo colloca in area “generally favorable”, mentre molte recensioni convergono su una formula precisa, cioè grande carisma, combat molto solido, struttura invece più discutibile.

Trama e narrativa

La premessa è perfetta per Scott Pilgrim perché sembra una fanfiction ben riuscita che però sa esattamente dove mettere le mani. Toronto, 20XX: la città è sotto il controllo di tre gang rivali, vegani, robot e demoni, mentre i compagni di band di Scott vengono rapiti da forze misteriose. Da qui parte la rincorsa, con Scott e Ramona costretti a collaborare non solo fra loro ma anche con cinque ex-rivali, in una squadra improbabile che include personaggi come Matthew Patel, Gideon Graves, Lucas Lee, Roxie Richter e Robot-01. L’idea di fondo è molto Scott Pilgrim: prendere il melodramma relazionale della serie e trasformarlo in una scusa perfetta per fare casino, mischiare linee temporali, aprire portali, mettere in scena boss fight assurde e tenere insieme ironia romantica, mitologia nerd e combattimenti da sala giochi. È una storia che nasce per essere più giocata che contemplata, e infatti la sua efficacia sta soprattutto nell’energia con cui mette in moto personaggi e situazioni.

Dove la narrativa convince davvero è nella voce, non tanto nella profondità. Le recensioni più favorevoli sottolineano che i dialoghi scritti da O’Malley restano arguti, goffi al punto giusto, pieni di battute secche e di quella malinconia adolescenziale che ha sempre fatto la differenza nella serie. Però quasi tutte convergono anche su un limite abbastanza evidente: la trama non ha il peso emotivo o il valore di espansione dell’universo che alcuni fan si aspettavano. GamesRadar la definisce sostanzialmente sottile, The Guardian la legge come un’aggiunta più che come un capitolo davvero necessario, mentre altri critici sono più generosi e notano che, anche senza reinventare il canone, il gioco regge perché il cast funziona, i riferimenti sono divertenti e il ritmo dei dialoghi accompagna bene il loop di combattimento. In pratica, noi siamo davanti a una scrittura che resta piacevole e identitaria, ma che lavora meglio come carburante del gioco che come racconto autonomo memorabile.

Gameplay

Il cuore pulsante di Scott Pilgrim EX è naturalmente il combattimento, ed è qui che Tribute Games fa vedere di conoscere il genere come pochi. I sette personaggi giocabili non sono una semplice variazione cosmetica sullo stesso moveset, ma archetipi quasi da picchiaduro, con approcci molto diversi fra loro. Scott è il classico all-rounder leggibile e versatile, Ramona è più mobile ed evasiva, Robot-01 spinge molto sul gioco a distanza, e gli altri ampliano ulteriormente il ventaglio. Il sistema mette in mano attacchi leggeri e pesanti, prese, lanci, parry, schivate, juggles, recoveries, mosse speciali e assist, il tutto dentro un flusso che premia l’improvvisazione senza rinunciare alla tecnica. In più ci sono armi improvvisate, badge, equipaggiamenti e potenziamenti statistici acquistabili con il denaro raccolto, quindi la progressione non è soltanto lineare ma lascia spazio a build leggere e a una personalizzazione più marcata di quanto il look rétro faccia immaginare a prima vista.

La svolta più grossa rispetto al vecchio Scott Pilgrim vs. The World: The Game è però nella struttura. EX non è il classico beat ’em up da sinistra a destra e via al boss finale, ma costruisce una Toronto fatta di livelli interconnessi, strade da percorrere avanti e indietro, negozi, NPC, quest e arene chiuse in cui si consumano gli scontri principali. Sulla carta è un’evoluzione intelligente, perché prova a dare più respiro al gioco e ad allinearlo a una sensibilità più da action RPG urbano. Nella pratica è esattamente il punto che ha diviso di più la critica. Alcuni hanno apprezzato il tentativo e il modo in cui la città diventa un playground riconoscibile, pieno di negozi, richiami e deviazioni laterali. Altri hanno trovato la quest design troppo incline al backtracking, con fetch quest che allungano artificialmente una campagna che, per la prima run, resta nell’ordine delle cinque ore circa. Noi qui vediamo un’idea buona che non sempre trova il ritmo giusto: il combat regge, la struttura gli gira intorno con meno precisione.

Il bilanciamento segue la stessa logica, cioè molto divertimento e qualche inciampo vistoso. Nelle risse normali Scott Pilgrim EX sa essere frenetico, leggibile, persino esaltante, soprattutto quando lo schermo si riempie di goon, effetti, proiettili e super. I problemi emergono nei boss, che per diversi recensori rappresentano la parte più spigolosa del pacchetto. Alcuni scontri alzano bruscamente l’asticella e chiedono una precisione che il caos generale del gioco non sempre favorisce; in co-op, poi, il rischio è che i meno esperti vengano spazzati via e restino a guardare gli altri chiudere il fight. Anche la progressione per personaggio non è stata accolta con entusiasmo unanime, perché cambiare fighter a metà campagna può costringere a recuperare livelli e statistiche con una certa dose di grinding. In compenso, quando si gioca con il personaggio giusto per il proprio stile, il sistema sa davvero restituire quella sensazione da rissa “tecnica ma cialtrona” che è l’anima migliore di Scott Pilgrim.

Su PS5, inoltre, il gioco si lascia apprezzare per alcune comodità concrete che aiutano molto in un titolo tanto affollato. Il remapping avanzato dei controlli è una piccola manna per chi vuole sistemare parry, dash e special sul proprio layout ideale, la difficoltà regolabile rende meno ostile l’ingresso ai neofiti, e la vibrazione del DualSense aggiunge un minimo di presenza fisica ai colpi senza trasformarsi in gimmick. Anche l’interfaccia, da quanto emerge dai materiali ufficiali e dalle recensioni, non prova a rubare la scena: resta funzionale al combattimento e alla lettura delle statistiche, dei negozi e dell’equipaggiamento. Non è il tipo di UI che fa notizia, e in un beat ’em up spesso è un complimento.

Grafica e design

Visivamente Scott Pilgrim EX è uno di quei giochi che ci ricordano perché la pixel art non è una scorciatoia nostalgica ma una scelta di linguaggio. Tribute Games costruisce personaggi, nemici e fondali con una ricchezza di animazione che fa sembrare ogni combattimento una tavola impazzita di fumetto retro-gaming. I livelli sono pieni di personalità, i personaggi mantengono quella silhouette immediatamente leggibile che la serie si porta dietro dal fumetto al film fino all’anime, e la Toronto del gioco riesce a essere allo stesso tempo concreta e caricaturale. Alcune recensioni citano con entusiasmo trovate come il filtro CRT e aree che giocano apertamente con l’immaginario videoludico, da rimandi Zelda-like fino a una zona ribattezzata “Casa Vania”, segno che il design ambientale non si limita a fare da fondale ma dialoga continuamente con la cultura pop che Scott Pilgrim ha sempre cannibalizzato con enorme naturalezza.

Il rovescio della medaglia è tecnico, e qui la versione PS5 non esce del tutto immacolata. Alcune recensioni della build console parlano di rallentamenti percepibili quando lo schermo si riempie di esplosioni e catene di effetti, e in un gioco che vive di ritmo questo dettaglio può sporcare la fluidità dei fight più affollati. Non stiamo parlando di un disastro, ma neppure di una tenuta granitica dall’inizio alla fine. In più il periodo immediatamente successivo al lancio ha richiesto una patch piuttosto sostanziosa, intervenuta su soft lock nella progressione, collisioni, atterraggi di certi personaggi e altri aggiustamenti di gameplay. È una fotografia piuttosto onesta: Scott Pilgrim EX è bellissimo da vedere e molto coerente nella direzione artistica, ma la lucidatura finale non ha avuto la precisione assoluta che ci si potrebbe aspettare da un titolo così dipendente dal feel del combattimento.

Colonna sonora e audio

Sul fronte audio, invece, il gioco va quasi sempre a segno. Il ritorno di Anamanaguchi è una di quelle mosse che sembrano ovvie solo dopo che qualcuno ha avuto l’intelligenza di farle, perché la loro miscela di energia 8-bit, chitarre, pulsazione arcade e malinconia zuccherina è praticamente il suono naturale di Scott Pilgrim in forma videoludica. Le recensioni parlano spesso di soundtrack memorabile, piena di pezzi che restano in testa e che danno ai combattimenti il giusto senso di accelerazione pop. Anche il design sonoro accompagna bene il loop di gioco: ogni pugno, schianto, super e impatto contribuisce a quell’idea di rissa ipercinetica che il titolo insegue dall’inizio alla fine. Non è un horror atmosferico né un action cinematografico, quindi non ha bisogno di lavorare di sottrazione; qui l’audio deve tenere su il groove, far salire l’adrenalina e ricordarci che stiamo giocando a un fumetto punk-rock impazzito, e lo fa con notevole coerenza.

Rigiocabilità e contenuti aggiuntivi

La longevità è uno di quei temi che vanno letti nel modo giusto. Se misuriamo Scott Pilgrim EX con il metro di un action-adventure enorme, la sua campagna iniziale può sembrare corta. Se lo leggiamo invece come beat ’em up moderno con ambizione da city-brawler, allora le circa cinque ore della prima run sono una base sensata da cui partire, non un limite assoluto. La vera rigiocabilità nasce dai personaggi, dal co-op locale o online fino a quattro utenti, dalle build leggere ottenute con badge e statistiche, e dalla voglia di rivedere il gioco con un moveset diverso. Il problema è che il titolo non rende questa curiosità sempre comodissima, perché la progressione separata dei personaggi può rendere macchinoso cambiare protagonista a metà percorso. Anche qui, insomma, il giudizio è doppio: gli incentivi a tornare ci sono eccome, ma sono più forti per chi ama davvero il genere e il roster che per chi spera in una post-campaign ricchissima o in un endgame strutturato.

Esperienza generale

Preso nel suo insieme, Scott Pilgrim EX è uno di quei sequel che funzionano meglio quando smettono di inseguire il mito del predecessore e cominciano a ragionare con la propria voce. Non supera in automatico il classico del 2010 in ogni singolo aspetto, e sicuramente non possiede la pulizia quasi chirurgica di Streets of Rage 4 o l’immediatezza perfettamente calibrata di Shredder’s Revenge. Però ha qualcosa che molti concorrenti non hanno, cioè una personalità autoriale fortissima che tiene insieme comic timing, cultura videoludica, caos cooperativo e un roster davvero ispirato. Quando meniamo le mani con Ramona, Scott o Robot-01 e vediamo il sistema incastrarsi fra parry, combo, assist e armi improvvisate, il gioco trasmette la sensazione di sapere esattamente che fantasia di potere sta vendendo. Quando invece ci rimanda avanti e indietro per l’ennesima quest o inciampa in un boss un po’ troppo severo, si sente che la sua ambizione strutturale è andata leggermente oltre la sua rifinitura.

Per questo noi lo consiglieremmo soprattutto a tre categorie di giocatori. La prima è ovvia: chi ama Scott Pilgrim come universo, tono, battute e iconografia troverà qui una celebrazione densissima e genuina. La seconda è composta dai fedeli del beat ’em up, quelli che si divertono a sentire le differenze fra un personaggio e l’altro, a spremere i sistemi, a digerire qualche angolo ruvido in cambio di un combat che sa mordere. La terza è fatta da chi vuole un co-op molto rumoroso, molto colorato e abbastanza tecnico da non spegnersi dopo venti minuti. Chi invece cerca una campagna più robusta, una progressione più elegante e una struttura senza ritorni a vuoto potrebbe trovarlo meno brillante di quanto l’hype iniziale lasci immaginare. Non è un caso che tanti giudizi positivi abbiano comunque tenuto il voto un gradino sotto l’entusiasmo totale: Scott Pilgrim EX è buono quasi sempre, grandioso a tratti, ma raramente impeccabile.

Conclusione

Alla fine noi ci siamo fatti un’idea piuttosto netta: su PS5 Scott Pilgrim EX è un beat ’em up riuscito, intelligente nel recuperare un’eredità pesante e abbastanza coraggioso da non limitarsi alla riedizione sentimentale. Il combat è il motivo principale per giocarlo, la pixel art è una goduria da fermo immagine continuo, la colonna sonora fa centro e il roster è uno dei più divertenti visti nel genere negli ultimi tempi. I difetti esistono e non vanno minimizzati, perché il backtracking si sente, i boss a volte alzano il sopracciglio in modo brusco e la tenuta tecnica non è sempre perfetta. Però dentro quel mix di ironia canadese, culto arcade e fumetto post-adolescenziale c’è ancora una scintilla autentica. Per noi vale un 8/10: acquisto consigliato ai fan del genere, ai devoti della serie e a chiunque voglia un gioco che non si vergogna di essere nerd fino al midollo, purché sia disposto ad accettare qualche spigolo in cambio di parecchio carattere.


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