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Lissa deGuzman è Velma Kelly: il revival di Chicago all’Ambassador Theatre e la grammatica del gesto scenico

Lissa deGuzman è Velma Kelly nel revival di Chicago al Ambassador Theatre: tradizione musicale, gesto coreografico e il peso della scena newyorkese.

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Lissa deGuzman è Velma Kelly: il revival di Chicago all’Ambassador Theatre e la grammatica del gesto scenico

Lissa deGuzman è Velma Kelly nel revival di Chicago al Ambassador Theatre: tradizione musicale, gesto coreografico e il peso della scena newyorkese.

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Lissa deGuzman interpreterà il ruolo di Velma Kelly nella produzione di Broadway di Chicago, il revival vincitore del premio Tony che prende il via il 31 agosto 2026 al Ambassador Theatre. La conferma, diffusa da Playbill, segna l’ingresso di una nuova interpretazione in una delle opere più persistenti del repertorio musicale newyorkese, un testo che da decenni continua a interrogarsi sulla relazione tra spettacolo, desiderio e rappresentazione di sé.

Non si tratta di una semplice sostituzione di cast, né di un annuncio promozionale. Il fatto che una produzione Tony-winning scelga di affidare a deGuzman il personaggio di Velma Kelly implica una lettura specifica del ruolo: non la comprimaria, non la figura di contorno rispetto a Roxie Hart, ma una voce autonoma all’interno della struttura drammaturgica e coreografica dello spettacolo. Velma è la donna che assiste, che registra, che commenta: è il punto di vista della scena dentro la scena, e affidarla a un’interprete con una propria cifra fisica e vocale cambia la temperatura narrativa dell’intera pièce.

Il revival come atto critico

La scelta di portare in scena un revival di Chicago — anziché un’opera nuova — non è neutra. Il modello del revival a Broadway funziona come un meccanismo di rielaborazione: ogni nuova produzione rilegge i testi, le coreografie, le dinamiche di potere tra i personaggi alla luce del momento in cui si materializza. Un musical del 1975, con la sua estetica del flash mob e della cronaca-spettacolo, attraversa quarant’anni di mutamenti nella cultura della performance e torna sul palco con un significato diverso da quello originario. Il premio Tony, come marchio di qualità riconosciuto, non è una garanzia di intangibilità: è piuttosto il punto di partenza da cui ogni nuova lettura si distanzia o si avvicina.

L’Ambassador Theatre, sede della produzione, è uno dei palcoscenici storici di Broadway, un edificio che ha ospitato generazioni di musical e che porta nella sua architettura — nel rapporto tra platea, palchi e sipario — una grammatica spaziale specifica. La scelta del teatro non è mai solo logistica: determina la distanza tra corpo dell’interprete e sguardo dello spettatore, la proiezione della voce, la fisicità del gesto coreografico. In un musical dove il movimento è linguaggio primario, lo spazio scenico condiziona la lettura del testo tanto quanto la partitura.

Il gesto come sintassi narrativa

Chicago è un’opera in cui la danza non illustra la trama ma è la trama. I numeri coreografici non sono intermezzi: sono il meccanismo attraverso cui i personaggi negoziano potere, desiderio e visibilità. Velma Kelly, in questo sistema, occupa una posizione precisa: è il corpo che muove con la scena ma anche contro di essa, che partecipa al ritmo senza appartenere alla logica trionfale della protagonista. Interpretare questo ruolo significa gestire una tensione continua tra adesione e distanza, tra il fuoco della coreografia e la lucidità del commento.

La presenza di deGuzman in questa funzione, all’interno di un revival che ha già ottenuto il riconoscimento del Tony, colloca la produzione nel filone più ampio delle arti performative dove il corpo dell’interprete non è mezzo di trasmissione ma materiale di costruzione. In un contesto in cui l’industria dello spettacolo tende a standardizzare i ruoli e a trattare i cast come variabili intercambiabili, l’assegnazione di un personaggio complesso a un’interprete con una propria storia artistica resta un atto di curatela che dice qualcosa sulla direzione artistica della produzione.

Il peso della tradizione e la sua tensione

La longevità di Chicago sul circuito Broadway non è un fatto di nostalgia: è la dimostrazione che un testo capace di mettere in scena il meccanismo stesso dello spettacolo — la cronaca che si trasforma in intrattenimento, il desiderio di essere visti che diventa merce scenica — possiede una resistenza strutturale rara. Ogni revival è un test: l’opera regge al tempo o si scioglie nella ripetizione? La risposta dipende dalla qualità della lettura, dalla coerenza del cast, dalla capacità di rinnovare la tensione interna senza tradire l’architettura originale.

Con l’apertura al Ambassador Theatre il 31 agosto, la produzione entra nella fase in cui la teoria della messa in scena si confronta con la realtà della sala, del ritmo serale, della risposta fisica del pubblico. È in quel passaggio — tra il progetto e l’atto — che un revival diventa o meno un’interpretazione. E il ruolo di Velma Kelly, letto attraverso il corpo di Lissa deGuzman, sarà forse il termometro più sensibile di quella trasformazione.


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