News del giorno - Categoria musica (2026-09-04); immagine generata con intelligenza artificiale

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Diiv e il video di ‘Kid’: quando la macchina da passe passa a chi non ha ancora un linguaggio

Diiv pubblica il video di ‘Kid’ per l’album ZIRP!, girato dal figlio di Zachary Cole Smith: un gesto autoriale che sposta il linguaggio visivo della rock band.

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Diiv e il video di ‘Kid’: quando la macchina da passe passa a chi non ha ancora un linguaggio

Diiv pubblica il video di 'Kid' per l'album ZIRP!, girato dal figlio di Zachary Cole Smith: un gesto autoriale che sposta il linguaggio visivo della rock band.

4 min lettura Shifts! Selection

Il video del singolo «Kid» dei Diiv, estratto dall’album ZIRP!, è stato girato da Roy, figlio di Zachary Cole Smith, e dal suo amico Julian. La regia formale è accreditata a Jaxon Whittington, che ha ceduto la macchina da presa ai due bambini, trasformando un processo produttivo standard in un atto di delega autoriale radicale. La notizia, diffusa il 3 settembre 2026 da Pitchfork, si inserisce nella fase di preparazione alla pubblicazione dell’album, prodotto da A. G. Cook, figura centrale della scena elettronica sperimentale internazionale.

La delega come gesto compositivo

Il fatto che un musicista di un gruppo rock affermi il proprio controllo creativo non attraverso l’esecuzione diretta, ma attraverso la rinuncia controllata a essa, ha una storia lunga nella cultura visiva e musicale. Dai filmati amatoriali dei primi video musicali degli anni Ottanta alle collaborazioni con registi outsider, la musica rock ha sempre negoziato il rapporto tra suono e immagine. Qui il gesto si sposta di un grado: non è un regista esterno a imporre un punto di vista alieno, ma è il musicista stesso a consegnare la grammatica visiva a chi non ha ancora interiorizzato convenzioni. Il risultato non è un documentario di processo né una performance recitata: è una prova di sguardo, un’immagine del mondo filtrata da una percezione che non ha ancora imparato a nascondere sé stessa.

Whittington, in questo schema, non scompare: il suo ruolo è quello di un architetto del quadro, di chi imposta la scena e poi la lascia. La regia diventa struttura portante, non contenuto. È una scelta che ricalca, in ambito visivo, la logica produttiva che A. G. Cook ha portato nella musica di ZIRP!: un’architettura sonora in cui il compositore orchestra lo spazio, il tempo e la densità, lasciando che le variazioni emergano da dentro il sistema anziché essere impostate dall’esterno.

ZIRP! e la produzione come linguaggio ritmico

L’album ZIRP!, di cui «Kid» è il singolo apripista, è in fase di preparazione con la produzione di A. G. Cook. La collaborazione tra una band che ha costruito la propria identità sul post-punk e sulla distorsione controllata e un produttore la cui cifra è la stratificazione elettronica, il glitch e la manipolazione granulare del segnale, apre una questione che va oltre il singolo disco: come si trasforma il linguaggio ritmico di una rock band quando passa attraverso un sistema di produzione pensato per la musica elettronica. Il ritmo, in questo incontro, non è più solo una griglia di battute e accenti: diventa materia modellabile, superficie su cui incidere micro-variazioni, pause calcolate, strati che entrano ed escono come in un mixaggio in tempo reale.

La scelta di pubblicare prima il video, con questa sua specificità autoriale, suggerisce che i Diiv stanno costruendo un contesto percettivo per l’album: non un accompagnamento promozionale, ma un primo atto di scansione. Il bambino che guarda attraverso l’obiettivo non interpreta, non recita, non performa: percepisce e registra. È la stessa logica che una produzione come quella di Cook applica al suono: isolare il gesto puro, togliere il filtro dell’intenzione adulta, lasciare che la materia si presenti prima di essere interpretata.

Il video musicale dopo l’era dell’autore unico

Nel panorama attuale, dove il video musicale è spesso ridotto a contenuto per piattaforme di streaming o a veicolo di branding, la scelta dei Diiv ha un peso diverso. Non c’è una coreografia, non c’è una narrazione, non c’è un messaggio da decodificare. C’è un bambino e un altro bambino che guardano, e c’è un regista che si fa struttura. In un’industria in cui il valore di un video si misura in visualizzazioni e in tempo di permanenza dello sguardo, consegnare la macchina a chi non sa ancora cosa sia un campo lungo o un raccordo è un atto di sfiducia nel formato stesso. È un modo per dire che l’immagine della musica non deve necessariamente essere una performance, né una metafora, né un racconto: può essere un attraversamento, un’esperienza di luce e movimento che non chiede di essere letta ma di essere subita.

La preparazione di ZIRP! con la produzione di A. G. Cook e la scelta visiva di «Kid» tracciano insieme una traiettoria coerente: i Diiv non stanno semplicemente pubblicando un album, stanno rinegoziando il rapporto tra autore e materia, sia sonora che visiva. In un’industria musicale globale che tende a standardizzare la presentazione degli artisti, questa operazione — piccola nella sua superficie, radicale nella sua logica — ricorda che la creatività non è solo ciò che si produce, ma anche ciò che si lascia accadere, e a chi si affida il gesto di guardarlo.


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